Numero 7-9 del 2002
Titolo: I ciechi e la politica sociale del governo albanese
Autore: Redazionale
Articolo:
L’Albania è un piccolo paese che si trova nell’ovest dei Balcani e sulla costa orientale del Mar Adriatico. Verso est l’Albania confina la Macedonia, verso nordest e nordovest con il Montenegro e la Serbia e verso sud con la Grecia. Ad ovest fronteggia l’Italia, dalla quale è divisa dal Mar Adriatico. Con una superficie di 28.748 kmq, l’Albania ospita 3,5 milioni di persone. Altri 3 milioni albanesi vivono all’estero. L’età media della popolazione è di 27 anni. L’Albania ha conquistato l’indipendenza dall’Impero Ottomano nel 1912. Essa è stata occupata e rioccupata da serbi, greci, italiani e tedeschi. E’ stata una monarchia nel periodo tra le due guerre mondiali. Nel 1944 fu instaurata una dittatura comunista, che è durata fino al 1991 quando per la prima volta in Albania si sono svolte delle elezioni democratiche.
Gli anni di regime comunista hanno lasciato il paese completamente isolato dal mondo; le conseguenze di questo isolamento sono ancora oggi evidenti. L’Albania ha vissuto un periodo difficile di transizione che ha provocato un momento caotico e pericoloso nel 1997. Nonostante queste difficoltà, i segni di progresso economico e di maggiore stabilità sono ora evidenti.
I ciechi durante la dittatura
Fino al 1991 era aperta una sola scuola elementare e superiore per gli alunni ciechi, sordi e muti. In questo Istituto agli alunni ciechi veniva impartita una istruzione scolastica e una formazione professionale nella musica, nel lavoro di centralinista telefonico e nell’esecuzione di riparazioni varie. Ad ogni modo, la conoscenza maturata presso l’Istituto non bastava per ottenere un lavoro. A quell’epoca il nostro Governo decise di riservare dei posti di lavoro ai disabili, e spesso i ciechi hanno tratto beneficio da questa situazione. Non esisteva, però, alcuna politica sociale effettiva relativa alla formazione professionale dei ciechi ed ipovedenti. Spesso il loro impiego era fittizio. Negli anni ottanta alla facoltà universitaria di giurisprudenza si sono iscritti i primi ciechi. Alcuni anni più tardi sono state aperte le porte delle facoltà di filosofia marxista-leninista, matematica, fisica, filologia e pedagogia.
Durante la dittatura sono furono vietati sindacati e associazioni. I primi passi nella creazione di un’organizzazione dei ciechi furono fatti nel 1981-82 da alcuni intellettuali ciechi, ma l’iniziativa fu giudicata proclamata “politicamente scorretta ed intollerabile".
L’Associazione Albanese dei Ciechi
L’Associazione Albanese dei Ciechi fu fondata nel gennaio del 1991. Il movimento anti-comunista in Albania prese piede alla fine del 1990 e subito dopo nacque il primo partito d’opposizione. L’Associazione Albanese dei Ciechi è stata tra le prime associazioni fondate in Albania. Nel 1991 è diventata membro dell’Unione Europea dei Ciechi e dell’Unione Mondiale dei Ciechi. Gli obiettivi dell’Associazione erano risolvere i problemi relativi alla cecità e alle sue conseguenze, rivendicare l’integrazione dei ciechi nella società, proteggere e rafforzare le loro condizioni personali e la loro dignità umana. L’Associazione è rapidamente cresciuta. Nel giro di un anno copriva il 60% dell’Albania. Il 2 febbraio del 1992 si è svolta la prima conferenza nazionale, durante la quale sono stati eletti i membri del Consiglio Nazionale e i dirigenti dell’organizzazione.
Durante l’anno successivo l’Associazione si è sviluppata tanto da coprire tutta l’Albania. A quell’epoca, però, la nostra esperienza al servizio dei ciechi era molto limitata. Il sig. Arne Husveg dell’Associazione Norvegese dei Ciechi ed Ipovedenti fu il primo ad offrire aiuto. Invitò, infatti, i nostri dirigenti a visitare l’organizzazione norvegese nella primavera del 1992. Una proposta simile venne anche dal Lennart Nolte, Presidente dell’Associazione Svedese dei Minorati della Vista, che donò all’Associazione Albanese dei Ciechi una macchina fax, che a quell’epoca era uno strumento di comunicazione molto importante. Nello stesso anno anche l’Unione Italiana dei Ciechi offrì un notevole sostegno finanziario, materiale e morale. Rodolfo Cattani ci diedeassistenza nel campo dell’orientamento e della mobilità e Tommaso Daniele presentò al Governo albanese il progetto per la costruzione dell’edificio per il Centro Nazionale dei Ciechi a Tirana.
Status legale e servizi per i ciechi
L’inizio del periodo di transizione è stato molto difficile e complicato per i ciechi. Quasi tutti i ciechi hanno perso il lavoro ed è diventato molto difficile qualificarsi per ricevere la pensione di disabile. Il 90% dei ciechi albanesi a quell’epoca non lavorava e affrontava problemi enormi. Il compito principale dell’Associazione è stato assicurare che i ciechi ricevessero una pensione di disabilità, pari al 70% dello stipendio minimo nel paese. Gli sforzi dell’organizzazione sono stati coronati dal successo: nell’aprile ’94, infatti, il Governo albanese ha approvato le proposte presentate dall’Associazione dei Ciechi. Un anno e