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Voce Nostra

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Numero 6 del 2019

Titolo: Il World Wide Web compie trent'anni: come è nato e come (oggi) possiamo migliorarlo

Autore: Michela Rovelli


Articolo:
(da «Corriere della Sera» del 13 marzo 2019)
Nel marzo del 1989 Tim Berners-Lee propone l'idea di una piattaforma per condividere contenuti via Internet. Oggi al web è connessa la metà della popolazione mondiale
I trent'anni del World Wide Web
Era solo un'idea. Visionaria, futuristica ma ben pensata e progettata. Una piattaforma libera - democratica - per condividere qualsiasi contenuto attraverso Internet. Il World Wide Web, invenzione rivoluzionaria, che ha stravolto il nostro modo di comunicare, di imparare, di acquistare, di ascoltare musica o vedere film. Che non è un prodotto della iper tecnologica Silicon Valley, ma nasce nel cuore dell'Europa nel marzo del 1989. All'Organizzazione europea per la ricerca nucleare, dove il 12 marzo ne è stato festeggiato il trentesimo anniversario. «La storia del web sottolinea la passione e la ricerca per l'innovazione», ha detto l'attuale direttrice generale del Cern, Fabiola Gianotti. Sottolineando che la vera rivoluzione è stata quella di «metterlo a disposizione del mondo in modo gratuito. Perché tutti potessero beneficiare di un potente strumento in grado di arricchire l'umanità e ridurre le disuguaglianze». Ma il www è molto più che una piattaforma, perché in continua evoluzione. Al Cern l'obiettivo non è soltanto festeggiare, ma anche riflettere. Sulle derive negative che la libertà di questa piattaforma ha portato e su quella prima parola, «World», globale, ancora lontano da raggiungere.
Marzo 1989, l'idea
L'idea è nata al Cern nel marzo del 1989. L'allora 33enne ingegnere Tim Berners-Lee aveva un semplice obiettivo. «Se ti serviva un documento» racconta «eri sicuro che da qualche parte del mondo qualcuno l'aveva appoggiato sulla sua scrivania. A fianco, probabilmente, aveva un computer connesso a Internet. Quindi perché non creare un sistema per condividerlo con tutti?». Scrive quindi un documento, chiamato «Information Management: A proposal», e lo presenta al suo capo Mike Sendall. Che lo definisce «Vago, ma eccitante». Lo presenta anche ad alcuni colleghi. Alcuni erano scettici, altri possibilisti, altri ancora entusiasti. Tra questi ultimi, c'era Robert Cailliau. Insieme, i due vengono ricordati oggi come i pionieri del World Wide Web. «Allora c'erano molti progetti, ma nessuno era convincente come quello di Berners-Lee» aggiunge Cailliau. «Sapevamo che sarebbe diventato grande». L'idea c'era, mancava la realizzazione. Per cui il neonato team di comunicazione digitale ha impiegato almeno due anni.
1991, la nascita
Serviva un linguaggio (l'Html), un modo per mappare i diversi «indirizzi» lungo la Rete (le Url e il protocollo Http). Serviva insomma un nuovo alfabeto tutto da costruire. Due anni dopo, Berners-Lee e Cailliau sono pronti e annunciano formalmente al mondo la nascita del World Wide Web. Il 6 agosto del 1991 i due pionieri mettono online il primo sito web della storia, info.cern.ch. Quale documento avevano scelto di condividere col mondo? Semplice: le istruzioni per gli utenti su come creare i propri siti sulla neonata piattaforma. Oggi è ancora accessibile, grazie a un progetto del Cern pensato proprio per celebrare il trentesimo anniversario.
1993, il web è per tutti
Berners-Lee aveva creato il primo browser sul suo Next Cube, uno dei computer prodotti da Steve Jobs dopo la sua uscita da Apple. Lo chiama, appunto, World Wide Web, coniando il nome che utilizziamo ancora oggi. Ma la svolta avviene due anni dopo, nel 1993, quando - grazie al benestare del direttore generale del Cern - il web diventa una piattaforma open source. Chiunque può sfruttarla e creare nuovi strumenti in modo completamente gratuito. All'università dell'Illinois - dall'altra parte dell'Atlantico - si lavora quindi a Mosaic, quello che diventerà il primo browser di massa. «È stato fantastico» ricorda Jean François Groff, «non ci aspettavamo che così tante persone avessero voglia di imparare il linguaggio del web. Ed erano persone normali, non ricercatori o smanettoni». Anche Groff, come studente, ha partecipato alla costruzione del Www. Come dice lui, scherzando: «Sono arrivato per caso nel posto giusto». La diffusione della piattaforma è sin da subito esponenziale: nel 1995 i siti nel mondo erano già 25 mila. Nel 1996 erano cresciuti di dieci volte. Nel 1999 si raggiunge il primo milione. Fino al primo miliardo, nel 2014.
Quando il web ha perso la magia
L'occasione del trentesimo anniversario, per i fondatori e per il Cern, è soprattutto un momento di riflessione. La bellezza di un'invenzione come quella del web è anche la sua più grande debolezza. Gratuito, aperto, è un sistema che ha portato anche a derive negative: disinformazione, intromissioni criminali, la creazione di «macchine di sorveglianza» che traducono ogni nostro movimento - ogni click, ogni sito web visitato, ogni lettera o immagine condivisa - in fonti di guadagno. Si è persa la «magia», dicono dal palco di Ginevra. Si deve ritrovarla: «Per ogni sfida, possiamo usare il web» assicura Berners-Lee. «Ma le persone devono capire in cosa credere, la scienza, e cosa vogliono fare, ovvero costruire una democrazia».
Rendere il web «globale»
Nel 2009 Tim Berners-Lee ha creato la Web Foundation con l'obiettivo di proteggerlo come bene pubblico e come diritto collettivo. Da allora il suo impegno per migliorare la sua creatura è continuato a crescere. Con proposte e lettere aperte, dove ogni anno analizza cosa è stato fatto e cosa ancora è da fare. Le sfide sono molteplici, ma in occasione del trentesimo anniversario è stato evidenziato un impegno per i prossimi anni: rendere «reale» la prima parola della sigla Www, ovvero «global». Dal 2018 la metà della popolazione mondiale è connessa a Internet e quindi al web. Manca ancora la seconda metà, la più difficile da raggiungere, la più povera e quella quindi che più potrebbe beneficiare dei contenuti condivisi online. Così da raggiungere una democratizzazione totale: «Il web è diventato una piazza pubblica, l'ufficio di un dottore, un negozio, una scuola, un cinema, una banca e molto altro. Per ogni nuova funzionalità e ogni nuovo sito, il divario tra coloro che sono online e coloro che non lo sono aumenta», ha sottolineato nella sua lettera del 2019.
Un nuovo web
Berners-Lee immagina un nuovo web per i prossimi trent'anni. Dove a cambiare è innanzitutto il modello di business, il più grande problema. Oggi al centro di ogni profitto online ci sono i dati degli utenti, che vengono accumulati e poi scambiati o dati in pasto ad algoritmi che profilare e prevedere i futuri comportamenti. A Ginevra si studia come potrebbe essere il modello di domani, come non focalizzarsi più sul «consenso» per la raccolta di ogni nostra azione e ogni nostra informazione ma sul rimettere in discussione l'intero sistema. «Bisogna decentralizzare di nuovo il web» dice Berners-Lee. «Tutti noi abbiamo condiviso qualcosa sul web e sono informazioni che hanno un valore. Queste informazioni devono essere liberate da un controllo esterno». Ovvero creare delle vere identità digitali, con cui è possibile lasciare traccia di tutto ciò che si fa. E mantenerne anche la proprietà.
Michela Rovelli



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