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Numero 23 del 2019

Titolo: Doriana Ruffino - L'italiana che controlla le banche americane

Autore: Fabio Dalmasso


Articolo:
(da «Donna moderna» n. 51 del 2019)
Partita 15 anni fa da un paese del Piemonte, questa economista 38enne oggi vive a Washington, guida un importante dipartimento della Federal Reserve. E certifica la solidità degli istituti di credito statunitensi. Un ruolo cruciale per evitare crisi finanziarie mondiali
Quando tra il 2007 e il 2008 il sistema bancario americano è crollato sotto il peso dei mutui «subprime», dando il via alla più grande crisi mondiale dal dopoguerra a oggi, Doriana Ruffino era «solo» una brillante dottoranda in finanza della Boston University. Non poteva certo immaginare che, proprio a seguito di quello tsunami, la Casa Bianca avrebbe deciso di mettere sotto stretto controllo gli istituti di credito americani, né tantomeno che quel compito, così gravoso e appagante insieme, sarebbe toccato proprio a lei. Invece è così che è andata: dal 2013 questa 38enne nata e cresciuta a Giaveno, comune di poco più di 16.000 anime della Val di Susa, guida il dipartimento di ricerca sullo stress test della Federal Reserve Board (Fed), la banca centrale statunitense.
«Il mio è un compito a metà tra matematica, statistica e finanza». La stampa li chiama «watchdogs», cani da guardia: «Il nostro ruolo» spiega Doriana Ruffino «è quello di sottoporre ad accertamenti annuali le banche con oltre 250 miliardi di dollari di attività, per essere sicuri che anche in caso di una nuova crisi abbiano a disposizione le risorse necessarie per continuare a prestare soldi a privati e imprese. Perché tutto funzioni, dobbiamo costantemente elaborare nuovi modelli e inserire nuovi dati nei nostri test». Un compito a metà tra matematica, statistica e finanza che anche l'Europa ha adottato da diversi anni. La differenza la fanno i valori: ogni decisione del team di Doriana, inevitabilmente, è in grado di influenzare l'economia dell'intero pianeta. «Quando la Fed riscontra delle debolezze in una o più banche, queste ultime dovranno limitare le distribuzioni di capitale finché la situazione non sarà risolta. Ma fattori di incertezza come questi, in una delle economie più stabili al mondo, possono influenzare gli scenari di molti altri Paesi».
«Ho finanziato il mio percorso con 3 borse di studio, ma l'aiuto della famiglia è stato fondamentale». Prima di 3 figli («Mio fratello ha 2 anni in meno di me, mentre mia sorella ne ha 21 e rimpiango spesso il non averla vista crescere: Skype accorcia le distanze ma non può certo annullarle»), Doriana è volata negli Usa 15 anni fa, dopo la laurea in Economia a Torino, su consiglio di un professore. Obiettivo: un dottorato a Boston, con condizioni e prospettive decisamente migliori di quelle che avrebbe trovato qua. Un percorso analogo a quello che ogni anno, secondo l'Istat, compiono almeno 7.000 neolaureati italiani. «Ma non so se definirmi un cervello in fuga» si difende. «Ho avuto dei compagni di scuola straordinari in Italia, e molti sono ancora lì. Spero che coloro che sono andati via l'abbiamo fatto per propria scelta e non per carenza di opportunità. Di certo l'estero è un'esperienza formativa che consiglierei a ogni studente. A volte si tende a restare immobili, più per timore che per pigrizia, invece dobbiamo sempre cercare di cogliere l'attimo! Detto questo, non credo che ce l'avrei fatta senza l'aiuto della mia famiglia: ho finanziato il mio percorso con 3 borse di studio, ma i pagamenti non sono sempre arrivati puntuali, e senza il loro supporto, sia morale sia economico, sarebbe stato impossibile arrivare fino a qui».
«Sono mamma di 2 gemelle, tornare in Italia è una possibilità». Dopo un passaggio alla Minnesota University, 5 anni fa è entrata alla Fed, uno dei templi della finanza pubblica mondiale. «Per loro è normale assumere economisti di Paesi diversi» racconta «tanto che il percorso è standard per tutti: presenti domanda via mail e, se sei tra i selezionati, vieni sottoposto prima a un colloquio e poi a un incontro nel quale presenti le tue ricerche ai futuri colleghi. Sapevo che molti di coloro che erano stati scelti avevano un percorso simile al mio, iniziato in università: ma mi sono lanciata lo stesso ed è andata bene!».
A Washington Doriana vive con il marito Raffaello, biochimico anche lui italiano, che lavora al National Institute of Health (l'equivalente Usa del nostro Istituto superiore di sanità), e con le loro due gemelle, Livia e Ida, che in primavera compiranno 2 anni. «Tornare nel nostro Paese è una possibilità che stiamo discutendo, specialmente dopo l'arrivo delle gemelline» ammette «ma non abbiamo ancora preso una decisione». Nel suo Piemonte, tuttavia, torna ogni volta che può: «Abbiamo trascorso le vacanze estive fra Giaveno e Lenola, dove vivono i miei suoceri. Solo 7 settimane, saremmo rimasti ini altro mese».
Fabio Dalmasso



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