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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Kaleţdos

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Numero 10 del 2020

Titolo: Le donne nei giorni del Coronavirus

Autore: Erica Monteneri


Articolo:
Dal sette marzo la mia vita Ŕ totalmente cambiata. Tutti noi con il comunicato del Presidente del Consiglio o dei vari Governatori regionali abbiamo perso di colpo la nostra libertÓ. Le semplici abitudini della nostra vita quotidiana appartengono ad un mondo lontano: abbiamo perso il piacere di passeggiare guardando negozi, il piacere di ritrovarci con amici, di comprare in profumeria prodotti di bellezza, di andare dal parrucchiere per sentirci pi¨ belle, di assistere a spettacoli interessanti. Ci mancano gli sguardi, gli abbracci e le strette di mano degli altri. In una parola ci mancano quelle relazioni umane, fisiche che ci fanno sentire vive. In questi giorni tendiamo a curar meno il nostro aspetto: alcune di noi hanno imparato a farsi la tinta da sole, altre hanno deciso che non ne vale la pena. Io cerco di dare un preciso orario alla mia giornata: riordino della casa, lettura dei quotidiani, molte telefonate agli amici per vincere in qualche modo quella atmosfera di stress permanente di paura per il futuro che tutti noi abbiamo. Le donne che lavorano da casa, curve sul computer, sentono tutto lo stress di un lavoro che non ha momenti di pausa. Spesso sono madri-lavoratrici e devono contemporaneamente evitare che i figli piccoli creino disastri. Le giovani madri sono preoccupate della assenza del ruolo degli asili nido o scuole materne per la crescita dei loro bambini a cui mancano fortemente i loro piccoli compagni di giochi. Sulle madri, dunque, grava la responsabilitÓ di sopperire in qualche modo a questo ruolo educativo. Mia figlia Chiara, ad esempio, cerca di fare collegamenti video con i compagni della mia nipotina e con le tate dell'asilo che leggono loro delle belle favole. Donatella Ŕ un insegnante di scuola superiore, prepara meticolosamente le lezioni online e cerca in tutti i modi di coinvolgere i ragazzi anche essi presi da una sottile inquietudine, da una specie di claustrofobia del loro corpo e della mente. Tutti noi non sappiamo quando usciremo da questo periodo ma l'impressione Ŕ che la vita non sarÓ pi¨ come prima. La nostra unica speranza Ŕ che possiamo ritrovare la libertÓ che abbiamo perduto e che le donne non debbano pagare il prezzo della crisi rinunciando al loro lavoro per carenza di servizi di sostegno opportuni per i loro figli.
Erica Monteneri



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