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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Kaleîdos

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Numero 10 del 2020

Titolo: Il valore del tempo

Autore: Luciana Loprete


Articolo:
L'emergenza Covid-19 è piombata nella nostra vita improvvisamente. Sembrava non potesse mai arrivare, stava avvenendo tutto lontano da noi, ma ci sbagliavamo... la Cina non è poi così lontana. Già dal mese di febbraio, quando eravamo immersi nel lavoro per i preparativi della celebrazione della seconda tappa del Centenario della Nostra Grande Unione, abbiamo avvertito i primi segnali. Difatti, la sospensione delle attività didattiche esterne agli istituti scolastici ha limitato fortemente quelle che erano le innumerevoli iniziative previste per le scolaresche durante la manifestazione, ma noi non abbiamo mollato, seppur con le restrizioni iniziali, abbiamo dato vita alle infinite attività organizzate: mostre tattili, laboratori di braille, reading al buio, dimostrazione «cani-guida».
Insomma, siamo riusciti nell'impresa, festeggiando appieno la Nostra Unione. Nei giorni seguenti la notizia shock: il virus Covid-19 prende il sopravvento e l'Italia si blocca. Ansia, paura, reclusione, isolamento: sono queste le sensazioni che iniziavano a prevalere nell'animo delle persone che già normalmente vivono condizioni di disagio, ma che io, fin da subito, in qualità di rappresentante della categoria, con l'aiuto del mio consiglio e di tutti i miei collaboratori, ho cercato in tutti i modi di limitare e di evitare. Ci siamo subito messi al lavoro per fronteggiare questa situazione difficile garantendo farmaci, beni di prima necessità ed alimenti a domicilio non soltanto agli appartenenti alla nostra categoria, bensì per tutte le persone bisognose. Fin da subito, abbiamo ampliato quelli che sono i servizi che abbiamo sempre svolto, quali l'accompagnamento casa-lavoro e viceversa, il supporto psicologico, ma anche quello scolastico che, in questa particolare situazione ha trovato molti insegnanti ed addetti al lavoro non competenti su quella che è la didattica a distanza e, quindi, mettendo ancor più in difficoltà chi, ogni giorno, combatte per sentirsi al pari degli altri. E ancora quotidiane videoconferenze per continuare le attività di coro e teatro, videochiamate con i genitori dei nostri piccoli associati per alleviare loro il peso delle lunghe giornate in casa e riunioni talkyoo per rallegrare gli animi delle persone anziane più che mai sole. In virtù di ciò abbiamo ampliato sempre di più la fruizione di libri parlati, film con audio-descrizioni ed un maggiore supporto telefonico nel quale si affrontano i temi più disparati.
Come in ogni situazione però, c'è bisogno di rimboccarsi le maniche e affrontare tutto con la forza e la volontà che ci contraddistinguono da sempre. Da oltre 20 anni la mia prerogativa è stata sempre quella di costruire in primis rapporti umani, mantenendo vivo ed acceso il rapporto con i soci e, più che mai, in questa situazione ho portato alta questa tesi. La nostra sezione di Catanzaro non ha mai chiuso le sue porte, bensì ha innalzato le sue forze e, con le dovute precauzioni ed i dovuti accorgimenti, ha attivato qualunque forma di sostegno ed ampliato quelle iniziative già attive per chi vive in condizioni economiche, sociali e affettive precarie, basti pensare alle persone pluriminorate per le quali i nostri servizi rappresentano un miglioramento notevole della qualità della loro vita.
Per quanto riguarda me, moglie e mamma di tre splendide figlie, lavoratrice, ma soprattutto donna impegnata da sempre nel sociale, questo periodo del «io resto a casa», lo sto vivendo nella riscoperta del tempo che, nella mia vita frenetica non ho mai potuto assaporare.
Fin da bambina ho sempre avuto i minuti contati, il tempo non bastava mai. Le giornate in Istituto le trascorrevo sempre a fare qualcosa e, quando rientravo a casa, per le vacanze, nonostante la mia cecità, ho sempre dato una mano alla mia famiglia; si lavorava nei campi, si sistemava la casa, si accudivano i fratelli più piccoli e si preparava loro la colazione, il pranzo e la cena e, quando la mamma e il papà rientravano a casa, ci si metteva subito a studiare. Poi è arrivato il lavoro, centralinista alla Segreteria della Regione Calabria, ma questo non escludeva ciò che ho raccontato prima e, quindi, ci si svegliava presto al mattino, si sistemava la casa, si preparava per i fratelli, si andava a prendere il pullman di corsa perché il tempo non bastava mai. Arrivata al lavoro, la mia scrivania era lì ad aspettarmi, ma le lotte sono sempre state continue.
L'integrazione, l'inclusione, l'essere considerati uguali agli altri è sempre stata una battaglia da conquistare ogni giorno. Con il passare degli anni è arrivato il giorno del matrimonio e, quindi, ho imparato ad essere moglie, ad essere la donna di casa. Poi l'arrivo della prima figlia, della seconda, e quindi la costruzione della mia famiglia, un tassello in più da aggiungere al mio tempo, il più importante della mia vita. E quindi figlia, sorella, mamma, moglie, lavoratrice, donna impegnata nel sociale e, da ormai 15 anni, presidente di una grande Associazione per la quale ho sempre creduto e lottato. Appena si finiva il turno di lavoro, infatti, si correva in sezione per organizzare tutte le attività da svolgere, riunioni, servizi, momenti ludico-ricreativi. Nello stesso anno in cui ho rivestito la carica da presidente però, l'arrivo della terza figlia, un altro tassello importante e fondamentale della mia vita e a cui dover dedicare il giusto tempo, ma che non ha tolto spazio al ruolo che occupavo e che, ancora oggi, con orgoglio occupo perché famiglia è casa, famiglia è amore, famiglia è associazionismo, famiglia è dedicare il tuo tempo agli altri. E come dice uno dei miei consiglieri più giovani, Domenico, che in questo momento sta lottando contro la malattia, in quanto malato oncologico, solo il Covid-19 poteva fermare Luciana, ed è proprio così, solo in questi mesi, dopo tanti anni di rincorse, sacrifici e lotte sono qui seduta sul divano, circondata dalla mia famiglia ad assaporare l'odore, il profumo ed il sapore del Tempo che non avevo mai provato, ma sempre impiegato in virtù della mia libertà e di quella degli altri che, come me, portano il peso della disabilità. In questo momento, il mio pensiero è rivolto soprattutto a tutti coloro stati colpiti da questo nemico invisibile togliendo loro il tempo di continuare a vivere la loro vita.
Sono certa che ci rialzeremo più forti di prima, con la speranza che questa pandemia sia per tutti un insegnamento ad apprezzare la vita nella sua semplicità e bellezza ogni singolo giorno.
Luciana Loprete



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