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Il Progresso

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Numero 13 del 2020

Titolo: Alimentazione- Mangiamo per noia se non siamo in grado di «ascoltare» le emozioni

Autore: Redazionale


Articolo:
(da «Corriere.it» del 24 giugno 2020)
Che barba, che noia, quante volte ce lo siamo detto in questo periodo di relazioni sociali limitate e lavoro da casa. E la noia porta spesso ad aprire il frigorifero o gli sportelli della cucina. Una cattiva abitudine magari acquisita (o peggiorata) di recente, da combattere. Anche perché la noia spesso è associata all'assunzione di cibi ipercalorici e poco salutari. «In letteratura più che studi specifici sulla noia, se ne trovano molti relativi all'emotional eating, una forma di alimentazione che nasce in risposta ad emozioni negative (come tristezza, rabbia, colpa, ma anche noia e solitudine) o più in generale a condizioni di stress. Tutti sentimenti che non sono mancati ultimamente» chiarisce Stefania Cella, ricercatore di psicologia clinica al Dipartimento di Psicologia dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli.
L'emotional eating: Ci può chiarire che cos'è l'emotional eating e quali sono le cause? «È un modo di mangiare legato a una disregolazione emotiva, in particolare all'incapacità di riconoscere gli stimoli del proprio corpo (fame e sazietà) e a discriminare tra le emozioni e modularle. D'altronde che cos'è la noia se non il non sapere chi si è, che cosa si vuole, il non capire cosa fare di noi stessi?». Perché si ricorre preferibilmente a cibi ipercalorici e malsani? «Perché soddisfano immediatamente, provocando una sensazione di piacere. E sono di pronto uso».
I più giovani: Questo modo di reagire riguarda anche bambini e ragazzi? «Assolutamente sì. Uno studio del 2016 indica prevalenze del 28,8 - 30,4% in un campione europeo di ragazzi in età scolare con obesità grave. Rispetto ai fattori di rischio, in una recente ricerca, condotta nella nostra Università su un campione di circa 400 bambini tra gli 8 e gli 11 anni, la percezione del padre come «rifiutante», più incline cioè a criticare, trascurare e disapprovare, influenzava in modo significativo la possibilità di sviluppare questo disturbo. In questa prospettiva, l'emotional eating è un modo per sfuggire o alleviare stati emotivi negativi».
Rischio abbuffate: Un comportamento rischioso? «L'emotional eating si associa spesso al binge eating disorder, ad abbuffate alimentari e perdita di controllo, causa di sovrappeso e di obesità anche perché dopo aver «ceduto» al richiamo del cibo, ci si sente in colpa e per far fronte a queste emozioni negative si torna a mangiare in una specie di circolo vizioso difficile da spezzare».
Impulsività e bassa autostima: Ma cosa espone gli adulti verso un'alimentazione «emotiva»? Non sarà il rapporto con i genitori. «Non è detto. È un rapporto fondamentale per la costruzione della personalità e anche crescendo non ce lo si butta alle spalle facilmente; entrano però in gioco anche altri fattori come la bassa autostima, l'impulsività e la disregolazione emotiva cui si accennava prima».
Le «risorse» della noia: Ci sono rimedi? «Regole spicciole da dare non ne ho. Per godere realmente del cibo (ma più in generale della vita) consiglierei di esercitarsi a riconoscere il «vero» senso della fame e della sazietà. Spesso questa capacità è indebolita anche da fattori esterni, come l'esposizione al cibo, al suo odore, al suo aspetto. Il vero primo passo sta nella capacità di accogliere, elaborare e modulare le tensioni, nell'imparare a conoscersi, nel mettersi in ascolto di se stessi. E la noia di questo periodo potrebbe, allora, essere l'opportunità di sperimentare una «pausa di silenzio», per ascoltare i propri pensieri e le proprie emozioni».
Differenze di genere: Donne o uomini: chi mangia più facilmente per noia? «In un studio del 2019, in 12 Paesi, non sono state rilevate differenze, tuttavia una maggiore difficoltà nell'identificare o descrivere i sentimenti è stata più specificamente associata all'emotional eating negli uomini».



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