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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Voce Nostra

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Numero 17 del 2020

Titolo: Un'altra finestra sul mondo

Autore: Angelina Pimpinella


Articolo:
Cari amici, ho deciso di condividere con voi l'esperienza di volontariato di Simona Spirito, una esperienza molto significativa dal punto di vista di relazione interpersonale. Questo scritto Simona lo ha presentato all'ultima giornata nazionale delle persone sordocieche ed è stato un messaggio importante per chi non conosce la sordocecità. Buona lettura.
«La mia prima esperienza nel soggiorno estivo socio - educativo - culturale - riabilitativo per persone sordo cieche è stato nell'estate del 2018. Collaboro con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e con il Centro regionale Sant'Alessio -Margherita di Savoia da qualche anno e attraverso di essi sono venuta a conoscenza del corso di formazione organizzato da Irifor su «Il sistema Malossi» tenutosi nel 2018.
Durante il corso ci è stata presentata la possibilità di partecipare al soggiorno estivo Irifor per sordo ciechi e così ho deciso di fare questa nuova esperienza. Non ero a conoscenza della sordocecità fino a quando, durante il corso Malossi, ho conosciuto Antonio ed Angela e i loro accompagnatori Massimiliano e Maura. Già durante il corso ero rimasta affascinata dalle loro storie e da un modo di comunicare a me sconosciuto, così ho deciso di partecipare al soggiorno.
Non nego che all'inizio ero un po' intimorita, avevo paura di non essere in grado di relazionarmi con le persone sordo cieche, avevo paura di non essere in grado di esprimermi con loro.
E invece già dal primo giorno ho conosciuto delle persone meravigliose e pronte ad aiutarmi nelle mie paure. C'erano persone sordo cieche che avevano voglia di conoscermi, di sentire la mia storia e di raccontarmi la loro, c'erano volontari che avevano già avuto esperienze nel soggiorno e che erano pronti ad aiutarmi in qualsiasi situazione. Sin dal primo giorno mi sono sentita accolta e felice di far parte di quella che era una vera grande famiglia. Molti si conoscevano già da anni ma questo non mi ha resa esterna al gruppo anzi, mi hanno subito coinvolto in quelli che erano i loro racconti, gli aneddoti, facendomi vivere una nuova esperienza.
Il soggiorno di per sé era ben strutturato e pieno di esperienze da fare tutti insieme, dalle visite guidate, al mare, alla ginnastica in acqua, ai compleanni da organizzare, alle passeggiate serali.
Ma quello che mi ha lasciato subito stupita è stato il clima che si era creato. Non eravamo volontari e sordo ciechi, eravamo un gruppo di individui che facevano un'esperienza insieme, che condividevano la loro giornata, il loro tempo, le risate, le chiacchiere, le ore piccole. Eravamo un gruppo di persone che volevano stare insieme e condividere.
Se prima di partire avevo paura, già dal viaggio in treno che ci portava verso la destinazione mi sono sentita a mio agio. E quel modo di comunicare a me sconosciuto e che tanto mi spaventava è stato solo un valore aggiunto in tutto il soggiorno. Non avevo davanti a me persone sordo cieche, avevo in viaggio con me persone, con il loro carattere, le loro abitudini, i loro gusti, i loro pensieri, la loro visione sul mondo e un modo di comunicare diverso dal mio ma non migliore né peggiore, solo diverso. Ed è stato questo che ci ha uniti, le nostre diversità, le mie e le loro.
Dire che è stata un'esperienza ricca di emozioni è dire poco ed è per questo che nell'estate 2019 ho subito detto sì al nuovo soggiorno estivo.
Credo che questa esperienza mi abbia aiutato ancora di più a capire che andare oltre le nostre paure, andare oltre quelli che sono i nostri limiti, può solo insegnarci cose nuove. Ho imparato che non serve vedere e sentire per capire chi si ha davanti, che non serve vedere e sentire per poter cantare e suonare il pianoforte, non serve vedere e sentire per potersi emozionare davanti alla storia di un'altra persona, non serve vedere e sentire per poter condividere.
Quello che serve è esserci, per quello che siamo, con quello che fa parte di noi.
Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa e ha lasciato qualcosa in me che mi ha fatto crescere e maturare anche nel mio lavoro. Con molti di loro ho contatti anche durante l'anno, tra un soggiorno e l'altro, ci scambiamo mail, ci facciamo telefonate, ci raccontiamo le nostre giornate, i nostri hobby. Il rapporto che si è creato continua nel tempo e questo è il bello dei rapporti che si costruiscono nel sociale, si ha la possibilità di guardare in quella nuova finestra che si apre su un mondo pieno di cose nuove.
Spero di poter ripetere il prima possibile il soggiorno e consiglio a tutti coloro che hanno l'opportunità di mettersi in gioco e fare questa esperienza con il cuore». (Simona Spirito)



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