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Kaleîdos

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Numero 11 del 2021

Titolo: Guida alla salute delle donne

Autore: Alessandro Pellizzari


Articolo:
Cistite: le regole perché non torni
(da «Grazia» n. 24 del 2021)
Gestisci bene i primi episodi ed eviterai recidive. Come? Innanzi tutto bevendo più acqua e poi evitando pasticci con i farmaci, a partire dagli antibiotici, che non vanno presi subito
Ogni donna sa che cos'è la cistite e che disagi provoca perché, ci insegna l'epidemiologia, tutte la sperimentano una volta nella vita.
«La vera sfida non è evitare il primo episodio, che è praticamente impossibile, ma impedire che si ripresenti o, peggio, che diventi un problema frequente», commenta Ioannis Goumas, il nostro esperto di questo mese.
D. Come si fa a capire quando arriva una cistite prima di percepire dolore?
R. I segnali premonitori sono una sensazione di fastidio, di pesantezza al basso ventre, seguita dallo stimolo ad andare in bagno in modo più frequente e urgente. A volte anche l'odore delle urine cambia se la cistite, come avviene nella maggior parte dei casi, è di origine batterica. In questa fase basta bere di più e spesso per evitare il peggio.
D. Che differenza c'è tra disinfettante delle vie urinarie, antibatterico e antibiotico? Quando uno o l'altro?
R. Il disinfettante non è un antibiotico o un antibatterico (sono la stessa cosa), ma è un farmaco che si prescrive se la cistite non dà ancora sintomi in abbinamento con l'antibiotico, se ci sono. Quest'ultimo è deputato a distruggere i batteri che la causano, mentre il disinfettante ha la funzione di rendere l'ambiente vescicale più ostile per gli aggressori; non a caso si può prescrivere a cicli anche per prevenire questa infiammazione. È importante non usare l'antibiotico senza fare prima un'urinocoltura per capire di che batterio si tratta: nell'attesa si può utilizzare il disinfettante e un antiinfiammatorio della classe Fans.
D. Quando bisogna ricorrere alla chirurgia?
R. In caso di anomalie anatomiche della vescica per esempio conseguenti a un parto difficoltoso a più parti, ma anche all'entrata in menopausa, che comporta a un indebolimento del pavimento pelvico. In questi casi si crea un prolasso vescicale che, da una parte, provoca una ritenzione di urina e quindi un proliferare di batteri, dall'altra piega l'uretra rendendo lo svuotamento completo più difficile. Risultato: più infezioni. Per fortuna l'operazione, che di solito avviene senza tagli per via vaginale, corregge in modo risolutivo il prolasso.
Alessandro Pellizzari



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