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Voce Nostra

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Numero 11 del 2021

Titolo: Medicina- La depressione non riguarda solo la mente ma l'intero organismo

Autore: Danilo di Diodoro


Articolo:
(da «Corriere Salute» del 2 giugno 2021)
In chi soffre di questa patologia in forma grave, il normale processo di invecchiamento del Dna risultata incrementato e questo può aumentare il rischio di mortalità.
Considerata tradizionalmente come disturbo della mente o del cervello, la depressione in realtà coinvolge l'intero organismo. È già noto che chi soffre di depressione maggiore va più facilmente incontro a problemi fisici, come diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi e demenza, e che può dover fronteggiare a un aumento di mortalità, anche quando si esclude l'azione di fattori concomitanti come i cambiamenti degli stili di vita che questo disturbo comporta. Ma ora una nuova ricerca mostra attraverso quali meccanismi la depressione maggiore coinvolga l'intero organismo facendo sentire i suoi effetti fino alle profondità dell'informazione genetica e interferire così con la mortalità.
La ricerca
La ricerca, pubblicata sulla rivista Translational Psychiatry, è giunta alla conclusione che chi soffre di questo disturbo va incontro a un invecchiamento precoce a livello cellulare, quantificabile in almeno due anni, anche se non sempre i segni di tale invecchiamento sono visibili esternamente. Gli autori dello studio, guidati da Ekaterina Protsenko della School of Medicine dell'University of California di San Francisco, hanno preso in esame il cosiddetto «orologio epigenetico», la verifica della condizione in cui si trovano specifici tratti del Dna che influenzano la mortalità. Infatti, in seguito al normale processo di invecchiamento il Dna tende a «rovinarsi» a livello molecolare, per la presenza sempre maggiore di fenomeni cosiddetti di «metilazione», l'aumento di gruppi chimici metilici. In chi è affetto da depressione maggiore la metilazione del Dna nei tratti specifici considerati è risultata incrementata, e questo è verosimilmente il meccanismo alla base dell'aumentato rischio di mortalità.
Un disturbo da ripensare
Lo studio ha coinvolto una cinquantina di persone affette da depressione maggiore che non erano in quel momento trattate con antidepressivi e che sono state confrontate con un gruppo di controllo sano, tenendo conto di eventuali fattori potenzialmente confondenti come sesso, età, indice di massa corporea e abitudine al fumo di sigaretta. «Il nostro studio sta modificando il modo in cui la depressione viene compresa» dice Ekaterina Protsenko. «E di conseguenza dovrebbe essere modificato il modo con il quale la affrontiamo, dovendola piuttosto ripensare come un disturbo che è parte dello stato generale di salute».
Danilo di Diodoro



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