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Corriere dei Ciechi

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Numero 7-8 del 2021

Titolo: RUBRICHE- Occhio alla ricerca

Autore: a cura di Andrea Cusumano


Articolo:
Maculopatia essudativa ed edema maculare diabetico: svolta terapeutica in arrivo con il nuovo anticorpo bispecifico faricimab

L'instabilità vascolare retinica è causa di gravi condizioni oculari, quali la degenerazione maculare legata all'età (AMD) di tipo essudativo e l'edema maculare diabetico (DME), tra le principali cause di perdita della visione centrale e cecità legale nelle persone over 60 e nella popolazione in età lavorativa rispettivamente.
Pur essendo molto diverse nella loro eziologia, la AMD essudativa e il DME presentano alcune caratteristiche in comune, in particolare la sovrapproduzione del fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF, dall'inglese Vascular Endothelial Growth Factor), una proteina essenziale per la crescita e il rinnovamento dei vasi sanguigni ma che se prodotta in eccesso determina essudazione e/o emorragia, con accumulo e ristagno di liquidi a livello della macula, la porzione della retina più centrale e più ricca di fotorecettori. Il ristagno di fluidi nel tessuto maculare altera l'organizzazione anatomica della macula e danneggia i fotorecettori, con conseguenti deficit visivi che possono portare alla perdita definitiva della visione centrale, la visione fine e dettagliata che ci permette di leggere, eseguire lavori di precisione, riconoscere un volto, guidare l'auto etc.
Nell'ultimo decennio i pazienti affetti da AMD essudativa e DME hanno potuto giovare di una nuova classe di farmaci in grado di contrastare la sovrapproduzione di VEGF inibendone l'attività e pertanto denominati anti-VEGF. Questi farmaci sono basati su anticorpi monoclonali che, una volta iniettati all'interno dell'occhio mediante un'iniezione intravitreale, sono in grado di riconoscere e inattivare in modo specifico una o più forme di VEGF.
I farmaci anti-VEGF hanno rappresentato una vera e propria svolta nella cura della AMD e del DME; tuttavia anche quello che è considerato il farmaco anti-VEGF d'elezione, l'aflibercept (Eylea), presenta un'efficacia terapeutica relativamente breve (8 settimane) e quindi la necessità di reiterare frequentemente il trattamento, con ripercussioni negative sul benessere psico-fisico dei pazienti e sulle risorse della sanità pubblica.
La ricerca ha evidenziato che il fattore VEGF non è l'unico ad intervenire nella generazione dell'instabilità vascolare, sembra infatti che in questo processo sia coinvolta anche un'altra proteina denominata Angiopoietina 2 (Ang-2); per questo motivo i nuovi farmaci volti a contrastare l'instabilità vascolare mirano ad inibire sia VEGF sia Ang-2, con l'aspettativa di rendere l'effetto terapeutico ancora più efficace e duraturo nel tempo.
È proprio con la finalità di ottenere un farmaco dalla grande efficacia terapeutica (in termini qualitativi e di durata) che è nato Faricimab, il primo anticorpo monoclonale bispecifico per VEGF e Ang-2 progettato per promuovere sinergicamente la stabilità vascolare sia nei pazienti con AMD essudativa sia in quelli con DME.
Faricimab ha già dato prova di sicurezza ed efficacia in diversi studi clinici di fase 1/2 ed è attualmente oggetto di ulteriori valutazioni in trial clinici di fase avanzata sia in pazienti affetti da AMD essudativa sia in pazienti affetti da DME.
TENAYA e LUCERNE sono studi clinici randomizzati in doppio cieco di fase 3 che valutano la doppia inibizione di VEGF e Ang-2 nei pazienti con AMD essudativa. Questi studi hanno coinvolto 671 e 658 partecipanti rispettivamente, divisi in due gruppi: uno trattato con faricimab e l'altro con aflibercept. I pazienti trattati con faricimab hanno ricevuto il farmaco a intervalli fissi di 8, 12 e 16 settimane e una parte ha seguito un trattamento personalizzato con intervalli terapeutici basati sulla risposta al trattamento (valutata mediante parametri anatomici e funzionali).
Gli studi TENAYA e LUCERNE hanno dimostrato per faricimab la non inferiorità rispetto ad aflibercept, sia per sicurezza che per efficacia, con una bassa incidenza di eventi avversi intraoculari e assenza di casi di vasculite o di retinite occlusiva. I pazienti trattati con faricimab hanno dimostrato inoltre una maggiore efficacia del farmaco, sia in termini di recupero funzionale (variazione dell'acuità visiva e dello spessore retinico centrale) sia in termini di durata terapeutica (fino a 16 settimane nel primo anno dello studio). Entrambi gli studi hanno avuto una durata di 2 anni e proseguiranno per ulteriori 2 anni.
Faricimab è stato testato anche in pazienti affetti da DME in due studi clinici di fase 3 denominati YOSEMITE e RHINE. I risultati di questi studi, durati 2 anni, sono stati recentemente presentati in occasione dell'incontro annuale virtuale della Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO) dal Dottor John Wells del Palmetto Retina Center della West Columbia (South Carolina) e hanno dimostrato sicurezza ed efficacia del farmaco.
In questi studi i partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi: uno è stato trattato con aflibercept, uno con faricimab ogni 12 settimane e uno con faricimab secondo necessità. Anche in questo caso faricimab ha dimostrato non solo la non inferiorità rispetto ad aflibercept, ma anche un'efficacia terapeutica maggiore sia in termini qualitativi (recupero dell'acuità visiva, variazioni dello spessore retinico centrale) sia di durata (fino a 16 settimane contro le 8 settimane di aflibercept). Anche in questi studi faricimab ha ottenuto un ottimo profilo di sicurezza, con bassa incidenza di eventi avversi e nessun caso di vasculite. Entrambi gli studi clinici proseguiranno per un altro anno.
I dati qui riportati rappresentano un'importante promessa per i milioni di persone affette nel mondo da AMD essudativa e DME, condizioni oculari temibili e potenzialmente in grado di danneggiare irreversibilmente la visione. Poter curare un paziente con 3 iniezioni intravitreali all'anno anziché 6 comporterebbe benefici notevoli per i pazienti, nonché un risparmio enorme a vantaggio del sistema sanitario.



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