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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere Braille

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Numero 11 del 2022

Titolo: Donne che continuano a lottare

Autore: Nadia Massimiano


Articolo:
Marzo è il mese della donna, non soltanto la giornata dell'8 marzo è dedicata ai festeggiamenti, e quindi all'omaggiare la figura femminile, ma tutto il mese, ormai da qualche anno, vede rivolte alle donne una serie di iniziative tra le più disparate che la pongano al centro dell'attenzione. Si valorizza il ruolo della figura femminile nella comunità, si dà risalto alle conquiste fatte nel mondo del lavoro e alla funzione che svolge nella vita familiare, nei rapporti amorosi ed amicali. Si vuole ricordare che le donne hanno un valore inestimabile, puntando l'accento sulle loro capacità, si vuole sensibilizzare l'opinione pubblica, si deve sottolineare la dignità della figura femminile. Ma perché c'è ancora tanto bisogno che questo accada? Perché le donne hanno ancora tutto questo bisogno di rivendicare la propria dimensione sociale e familiare? Nonostante tutte le battaglie portate avanti, nonostante tutti gli obiettivi raggiunti e i risultati ottenuti in ogni campo e in ogni situazione, esistono numerosi stereotipi e pregiudizi legati alla condizione della donna. Questi vogliono che alla donna sia demandata in primis la responsabilità del benessere familiare, quindi la cura della casa, del marito e dei figli, imputandole l'onere del benessere della famiglia e quindi la richiesta, e la tacita pretesa, di metterla al primo posto, rinunciando, semmai, alla realizzazione personale e professionale. Allo stesso tempo, è ancora radicata l'idea secondo la quale posizioni lavorative di prestigio siano affidate agli uomini; ancora oggi, a parità di curriculum e di esperienza lavorativa, vengono scelti e remunerati maggiormente gli uomini per ricoprire determinati ruoli professionali, per non parlare del destino delle donne lavoratrici in età fertile e di quante ancora subiscono il mancato rinnovo di un contratto di lavoro dopo aver partorito.
Alla donna è dunque legata in maniera atavica l'idea e la prospettiva della rinuncia, questo accade perché, sotto il peso della pressione sociale, si combatte tra il bisogno di aderire a questi stereotipi, che vengono espressi come aspettative, ed il desiderio di affermarsi. Le donne, che intimamente sentono l'urgenza ed il bisogno di avere una famiglia, cercando di non far mancare amore ed attenzioni, sperimentano il senso di colpa di negare qualcosa agli altri se decidono di prendersi dello spazio per se stesse, sentono di essere egoiste e quindi sbagliate. Da qui una lotta continua fra parti di sé, in cui tutto ciò che viene tolto da una parte per essere dato all'altra è visto come una negazione, come un torto, per cui l'unica speranza di uscire da questo conflitto è la rinuncia. Nel caso della donna, la maggior parte delle volte, la rinuncia è a scapito di se stessa, il che può comportare, conseguentemente, magari anche a distanza di tempo, un accumulo di frustrazione che diventa pian piano un malessere.
Se parliamo di donne con disabilità tutto questo è ancora più marcato, a queste donne viene riconosciuto ancora meno valore, minori capacità nel fare le cose e nel raggiungere obiettivi, minori diritti ed aspettative più limitate. A queste donne spesso non viene riconosciuto nemmeno quel ruolo di centralità familiare e la capacità genitoriale, sono relegate a ruoli servili e vengono ostacolate nel percorso di studi e nell'avviamento alla professione. Queste donne sentono il peso della solitudine e, quasi sempre, si convincono di non poter venire fuori dalla condizione nella quale sono state messe, in molti casi sono vittime di violenze, anzi sono tre volte più esposte alla violenza rispetto alle altre donne. Per potersi fare spazio hanno bisogno di lottare ancora più forte, ma per farlo spesso c'è bisogno che facciano degli intensi percorsi di accrescimento dell'autostima e della cura di sé. Negli ultimi anni il lavoro dei centri antiviolenza si sta sempre più centrando su percorsi di autonomia personale e lavorativa per donne con disabilità, a partire dalla presa in carico per la salute fisica e per il sostegno psicologico, fino ad arrivare a percorsi strutturati per l'accrescimento delle competenze lavorative, stage aziendali e corsi di formazione, fondi per l'autonomia domestica. Tutto questo proprio perché, a fronte del pregiudizio, esistono realmente professionisti, gruppi ed associazioni che credono fortemente nella forza dell'universo femminile e che tentano di tutelarlo e di valorizzarlo, che lottano per le donne e con le donne affinché possano vedersi riconosciute, non sentirsi sole e più legittimate a pretendere di potersi autodeterminare.
Marzo è il mese delle donne perché ancora siamo chiamati a combattere per sradicare una cultura della diseguaglianza e della disparità che ancora oggi ci vede tutti vittime, chi più e chi meno, di pregiudizi e di stereotipi. Che siamo donne o uomini, ancora cadiamo entrambi nelle antiche convinzioni ed è giusto che ci facciamo forza l'un l'altro, che ci prendiamo la mano per continuare a lottare fino a che non sia più necessario dover difendere alcuna donna. È per questo, dunque, che è ancora importante porre l'accento sul valore della figura femminile, sulla sua bellezza e sulla sua forza generatrice, perché sempre più sia visibile questo interesse nel voler modificare con forza una cultura che tanto ci appartiene.



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