L'Unione Italiana Ciechi

Premessa

Nell'anno 2000 l'Unione Italiana Ciechi ha celebrato l'80° anniversario dalla fondazione: si tratta di ottanta anni di lavoro ininterrotto, spesso duro ed oscuro, che ha tuttavia portato i ciechi italiani a conquiste luminose che tutto il mondo ci invidia.
Nonostante questo primato, tuttavia, il cammino verso la piena integrazione sociale non e' ancora compiuto.
Per questo l'Unione Italiana Ciechi affronta il nuovo millennio con una forte volontà rinnovatrice della propria struttura e della propria attività. In una società in cui il settore pubblico tende a lasciare al settore no-profit gran parte della responsabilità degli interventi sociali, è infatti necessario che l'unione si connoti: ancor più non solo quale ente di rappresentanza e tutela (cioè esponenziale di una comunità) ma anche quale struttura operativa che intervenga concretamente a sostegno delle minorazioni visive. Gli strumenti giuridici di questo ampliamento di attività sono stati perfezionati e sono: Le origini

L'Unione Italiana Ciechi (U.I.C.) è stata fondata a Genova il 26 ottobre 1920 da un gruppo di non vedenti guidati da Aurelio Nicolodi, un giovane ufficiale trentino che aveva perduto la vista durante la prima guerra mondiale.
I fondatori dell'Unione erano animati dalla convinzione che l'autentica integrazione sociale dei ciechi si potesse conseguire soltanto se i ciechi stessi si fossero direttamente impegnati per la rivendicazione dei loro diritti di uomini e di cittadini, liberandosi dalla mendicità e dalla tutela del filantropismo caritativo, che da sempre erano state le sole condizioni di vita loro consentite.
Il primo grande merito di Nicolodi e dei suoi collaboratori fu quello di essere riusciti a far accettare ai ciechi italiani due idee, risultate ben presto vincenti: la solidarietà fra tutti i ciechi, nonostante essi siano fra loro diversissimi per capacità personali, per esperienze e per cultura; e la socializzazione dei problemi derivanti dalla cecità. L'Unione Italiana Ciechi, nata come associazione non riconosciuta, venne eretta in ente morale con regio decreto 29 luglio 1923 n. 1789. Con decreto legislativo in data 26 settembre 1947 n.1047 sono state attribuite all'Unione le funzioni di rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali, che ancora oggi esercita. Trasformata in ente pubblico l'Unione, con Decreto del Presidente della Repubblica in data 23 dicembre 1978 è stata poi qualificata quale ente morale con personalità giuridica di diritto privato.

La realtà attuale

L'Unione Italiana Ciechi è oggi una organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS), ente morale di natura associativa, con personalità giuridica di diritto privato, che ha come scopo fondamentale statutario l'integrazione dei minorati della vista nella società, perseguendone l'unità.
Di conseguenza l'Unione promuove ed attua ogni iniziativa a favore dei minorati della vista, anche mediante convenzione con lo Stato ed enti pubblici e privati. Più in particolare l'Unione Italiana Ciechi: Con norma statutaria l'Unione si è posta il divieto di svolgere attività diverse da quelle sopra enunciate, fatta eccezione per quelle direttamente connesse, in forza dell' art.10 D.Lgs 4-12-1997 n. 460. Per il raggiungimento dei suoi fini l'Unione ha creato strumenti operativi per sopperire alla mancanza di adeguati servizi sociali dello stato e degli enti pubblici. In particolare vanno ricordati: La rappresentatività dell'Unione Italiana Ciechi

La rappresentanza che all'Unione le leggi attribuiscono nei confronti della categoria dei ciechi, è confermata dalla sua esponenzialità. Da una indagine svolta dall'Istituto DOXA nel 1993 risulta infatti che all'Unione Italiana Ciechi è iscritta la quasi totalità dei ciechi riconosciuti come tali dal Ministero dell'Interno, iscritti ad associazioni di minorati della vista.
Secondo l'Istituto DOXA, che ha operato una approfondita indagine su di un vasto campione di ciechi tratto dalla anagrafe del Ministero dell'Interno, il 68% conosce ed apprezza l'Unione, il 3% conosce il Movimento Apostolico Ciechi (i cui iscritti sono, per la maggior parte, iscritti anche all'Unione Italiana Ciechi), mentre il 30% non conosce alcuna organizzazione di ciechi (al riguardo va tenuto presente che il 60% dei ciechi ha un'età superiore ai 65 anni e ben il 37% superiore ai 74 anni).
Inoltre va notato che l'87% dei ciechi occupati ed il 79% dei ciechi con istruzione media o superiore è iscritto all'Unione. Sostanzialmente oltre il 98% di ciechi iscritto ad associazioni di e pro ciechi è iscritto all'Unione Italiana Ciechi.
Va inoltre ricordato che l'Unione è l'unica associazione di non vedenti di cui possono essere soci a pieno titolo soltanto i ciechi, e che per Statuto tutte le cariche dirigenziali sono attribuibili a non vedenti, fatta eccezione per quella di consigliere delegato delle Sezioni provinciali (peraltro dirette da un Presidente ed un Vice Presidente non vedenti). Nessun'altra associazione può, pertanto, rivendicare una pari esponenzialità e rappresentanza della categoria dei non vedenti.
Da qualche tempo l'Unione sta approfondendo le tematiche dei ciechi pluriminorati, cioè ciechi che presentano ulteriori minorazioni aggiuntive, di natura sensoriale, motoria, intellettiva e simbolico-relazionale. In ogni città capoluogo di provincia esiste una sezione dell'Unione Italiana Ciechi, alla quale si possono rivolgere tutti coloro che sono interessati ad avere informazioni più complete e dettagliate sui servizi offerti dall'Unione, sulle disposizioni di legge, sulle diverse agevolazioni, sulle iniziative programmate e sulle opportunità di collaborazione, nonché sulle preoccupazioni, sui problemi e sulle speranze dei ciechi italiani.

I risultati

Si è già osservato come l'incisiva e costante azione dell'Unione Italiana Ciechi abbia fatto sì che, per unanime riconoscimento, anche internazionale, la legislazione italiana concernente i ciechi sia tra le più avanzate, forse la più avanzata fra tutte.
A questo proposito appare utile ricordare che la legislazione italiana con la locuzione "cieco" intende tre gradi di minorazione diversi (cui corrispondono interventi sociali diversi) (1): Ai ciechi decimisti l'invalidità è utile per il solo accesso protetto al lavoro, secondo le norme che a parte saranno ampiamente esaminate, accesso spettante naturalmente anche agli altri ciechi.
I cosiddetti "ventesimisti" hanno titolo ad una modesta pensione non reversibile (cioè non trasferibile, in caso di morte, al coniuge ed ai figli minori) qualora versino in condizioni di bisogno economico. Inoltre hanno titolo, a prescindere dalla situazione economica, ad una indennità speciale, anch'essa modesta, da utilizzare per sopperire alla carenza di visus.
Ai ciechi assoluti compete la pensione non reversibile, in presenza di reddito personale inferiore ad un limite posto dalla legge. La pensione dei ciechi civili è stata ottenuta dall'Unione Italiana Ciechi con una manifestazione clamorosa (soprattutto per quei tempi, si era nel 1957): "la marcia del dolore" che vide migliaia di ciechi, convenuti da tutta Italia a Firenze, muoversi e raggiungere Roma a piedi.
L'emozione suscitata nel paese fu tale che Governo e Parlamento tolsero le riserve fino ad allora avanzate e concessero la pensione ai ciechi civili. Ben più significativa, peraltro, è la cosiddetta "indennità di accompagnamento" (meglio sarebbe tuttavia chiamarla "per l'autonomia") che compete a tutti i ciechi, indipendentemente dalla condizione economica, personale e familiare. Il titolo a tale indennità è, perciò, solo quello della minorazione, ed è principio d'altissima valenza sociale, come hanno riconosciuto la Corte di Cassazione e la stessa Corte Costituzionale, che vi hanno ravvisato non un istituto assistenziale ma uno strumento di pari dignità sociale.
L'Unione Italiana Ciechi ha poi ottenuto un particolare riconoscimento a favore dei ciechi che soffrano di ulteriori minorazioni; in tali casi è previsto il cumulo delle indennità relative alle diverse minorazioni. Inoltre è stato ottenuto il finanziamento di progetti per la piena integrazione sociale dei ciechi pluriminorati. La stessa Unione Italiana Ciechi ha in corso di realizzazione un progetto per un Centro polifunzionale di riabilitazione dei ciechi pluriminorati.
Non solo sul piano del sostegno economico l'Unione si è adoperata ma anche, ed in primo luogo la parità giuridica con gli altri cittadini. Si pensi che tra i più significativi risultati conseguiti dall'Unione, si segnalano: il diritto all'istruzione, fin dal 1923; l'istituzione della "Scuola di metodo" per la formazione degli insegnanti delle Scuole speciali; la fondazione delle Stamperie braille di Firenze e Catania e della Biblioteca italiana per ciechi, la quale opera come biblioteca circolante, distribuendo, sull'intero territorio nazionale, i testi scritti in Braille e su dischetti magnetici; l'obbligo, per le Amministrazioni provinciali, di sostenere le spese per l'assistenza scolastica dei minorati della vista, fino al conseguimento, da parte dei capaci, di una qualificazione professionale, laurea compresa.

(1) Va notato che, per quanto concerne la classificazione e quantificazione delle minorazioni visive, la legge 3 aprile 2001, n. 138, ha introdotto nuovi criteri tecnico-scientifici di classificazione della cecità che, però, non modificano la normativa vigente in materia di provvidenze economiche e sociali.

Secondo questa legge sono ciechi totali: a) coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi; b) coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore; c) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento. Sono ciechi parziali: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento. Sono ipovedenti gravi: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 30 per cento. Sono ipovedenti medio-gravi: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 50 per cento. Sono, infine, ipovedenti lievi: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60 per cento.