L'Unione Italiana Ciechi
Premessa
Nell'anno 2000 l'Unione Italiana Ciechi ha celebrato l'80° anniversario
dalla fondazione: si tratta di ottanta anni di lavoro ininterrotto,
spesso duro ed oscuro, che ha tuttavia portato i ciechi italiani a
conquiste luminose che tutto il mondo ci invidia.
Nonostante questo primato, tuttavia, il cammino verso la piena integrazione
sociale non e' ancora compiuto.
Per questo l'Unione Italiana Ciechi affronta il nuovo millennio con una
forte volontà rinnovatrice della propria struttura e della
propria attività. In una società in cui il settore
pubblico tende a lasciare al settore no-profit gran parte della
responsabilità degli interventi sociali, è infatti
necessario che l'unione si connoti: ancor più non solo quale ente
di rappresentanza e tutela (cioè esponenziale di una
comunità) ma anche quale struttura operativa che intervenga
concretamente a sostegno delle minorazioni visive.
Gli strumenti giuridici di questo ampliamento di attività sono stati
perfezionati e sono:
- a) la acquisizione da parte della unione italiana ciechi della
qualità di "organizzazione non lucrativa di utilità
sociale" (ONLUS), a norma del decreto legislativo 4 dicembre 1997 n.460.
E' noto che alle ONLUS le leggi vigenti, ma anche e più
segnatamente quelle in fieri, consentono di affiancare le istituzioni
pubbliche, e spesso di sostituirsi a queste, nell'attività di
assistenza sociale e socio-sanitaria.
- b) l'adeguamento dello Statuto dell'Unione alla sua nuova
connotazione con rafforzamento dei compiti istituzionali mirati alla
attuazione di concrete iniziative ed attività nel settore della
cecità e, più in generale, della minorazione visiva. Il
nuovo statuto dell'Unione, interamente rielaborato dal XVIII Congresso,
è stato approvato con decreto del Ministero dell'Interno in data
9 ottobre 1999.
Le origini
L'Unione Italiana Ciechi (U.I.C.) è stata fondata a Genova il 26
ottobre 1920 da un gruppo di non vedenti guidati da Aurelio Nicolodi, un
giovane ufficiale trentino che aveva perduto la vista durante la prima
guerra mondiale.
I fondatori dell'Unione erano animati dalla convinzione che l'autentica
integrazione sociale dei ciechi si potesse conseguire soltanto se i
ciechi stessi si fossero direttamente impegnati per la rivendicazione
dei loro diritti di uomini e di cittadini, liberandosi dalla
mendicità e dalla tutela del filantropismo caritativo, che da
sempre erano state le sole condizioni di vita loro consentite.
Il primo grande merito di Nicolodi e dei suoi collaboratori fu quello di
essere riusciti a far accettare ai ciechi italiani due idee, risultate
ben presto vincenti: la solidarietà fra tutti i ciechi,
nonostante essi siano fra loro diversissimi per capacità
personali, per esperienze e per cultura; e la socializzazione dei
problemi derivanti dalla cecità. L'Unione Italiana Ciechi, nata
come associazione non riconosciuta, venne eretta in ente morale con
regio decreto 29 luglio 1923 n. 1789. Con decreto legislativo in data 26
settembre 1947 n.1047 sono state attribuite all'Unione le funzioni di
rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali, che ancora
oggi esercita. Trasformata in ente pubblico l'Unione, con Decreto del
Presidente della Repubblica in data 23 dicembre 1978 è stata poi
qualificata quale ente morale con personalità giuridica di
diritto privato.
La realtà attuale
L'Unione Italiana Ciechi è oggi una organizzazione non lucrativa
di utilità sociale (ONLUS), ente morale di natura associativa,
con personalità giuridica di diritto privato, che ha come scopo
fondamentale statutario l'integrazione dei minorati della vista nella
società, perseguendone l'unità.
Di conseguenza l'Unione promuove ed attua ogni iniziativa a favore dei
minorati della vista, anche mediante convenzione con lo Stato ed enti
pubblici e privati.
Più in particolare l'Unione Italiana Ciechi:
- a) favorisce la piena attuazione dei diritti umani, civili e sociali
dei ciechi, la loro equiparazione sociale e l'integrazione in ogni
ambito della vita civile;
- b) promuove ed attua in base a specifiche convenzioni con le
pubbliche amministrazioni competenti o, relativamente a tipologie
d'interventi non realizzate da queste ultime, previa comunicazione alle
medesime, iniziative per la prevenzione della cecità, per il
recupero visivo, per la riabilitazione funzionale e sociale dei ciechi;
- c) promuove ed attua in base a specifiche convenzioni con le
pubbliche amministrazioni competenti o, relativamente a tipologie
d'interventi non realizzate da queste ultime, previa comunicazione alle
medesime, iniziative per l'istruzione dei ciechi e per la loro
formazione culturale e professionale, anche mediante la costituzione di
strutture operative, nonchè in convenzione con enti pubblici e
privati;
- d) promuove la piena attuazione del diritto al lavoro per i ciechi,
favorendone il collocamento lavorativo e l'attività professionale
in forme individuali o cooperative;
- e) attua in base a specifiche convenzioni con le pubbliche
amministrazioni competenti o, relativamente a tipologie d'interventi non
realizzate da queste ultime, previa comunicazione alle medesime,
iniziative assistenziali rispondenti alle necessità dei ciechi,
con particolare attenzione ai pluriminorati, agli anziani e a quelli in
situazione di particolare emarginazione sociale;
- f) opera in base a specifiche convenzioni con le pubbliche
amministrazioni competenti o, relativamente a tipologie d'interventi non
realizzate da queste ultime, previa comunicazione alle medesime, nel
campo tiflologico e tiflotecnico per garantire la disponibilità
di sempre più avanzati strumenti, a condizioni di mercato
accessibili;
- g) promuove specifici interventi per l'integrazione scolastica,
professionale e sociale dei minorati della vista.
Con norma statutaria l'Unione si è posta il divieto di svolgere
attività diverse da quelle sopra enunciate, fatta eccezione per
quelle direttamente connesse, in forza dell' art.10 D.Lgs 4-12-1997 n.
460. Per il raggiungimento dei suoi fini l'Unione ha creato strumenti
operativi per sopperire alla mancanza di adeguati servizi sociali dello
stato e degli enti pubblici.
In particolare vanno ricordati:
- Il Centro Nazionale del Libro
Parlato, creato nel 1957 quale strumento per l'accesso alla cultura,
umanistica e scientifica, da parte dei minorati della vista e ora,
più in generale, da parte di coloro che abbiano difficoltà
di lettura.
Il Centro produce e distribuisce, attraverso 3 centri di produzione e 13
centri di distribuzione, opere registrate su audiocassetta. Il Centro
provvede anche a registrare e distribuire su audiocassetta la stampa
sonora, compresa la riproduzione sonora dei principali periodici
(d'intesa con le case editrici).
Da alcuni anni viene registrata la colonna sonora di film, con opportune
indicazioni sulla azione scenica.
Ultimo nato, ma non meno importante, il servizio di fornitura di testi
registrati su richiesta di singoli (in prevalenza studiosi e studenti).
La validità del Centro è stata riconosciuta dallo Stato,
che lo sostiene con un contributo annuale.
- Il Centro Nazionale
Tiflotecnico, struttura di produzione e distribuzione di materiale
tecnico specifico per minorati della vista, in origine in prevalenza di
tipo ludico, didattico speciale e di sussidi tradizionali (bastone
bianco orologi sveglie braille, tavolette e punteruoli per scrittura
braille, e simili); successivamente il Centro si è dedicato a
sussidi sempre più avanzati, soprattutto informatici e d'alta
tecnologia.
Il Centro svolge due funzioni insostituibili: una di calmierazione del
mercato, l'altra di progettare, produrre e distribuire sussidi ed ausili
che, non essendo suscettibili di lucro, sono trascurati dalle aziende
del settore.
- L'Istituto per la Ricerca,
la Formazione e la Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.), anch'esso
organizzazione non lucrativa di utilità sociale(ONLUS), è
lo strumento dell'Unione per operare nel campo della ricerca, della
formazione e della riabilitazione.
Costituito nel 1991, svolge una funzione insostituibile soprattutto nel
settore della formazione e della riabilitazione, mediante la
realizzazione, ogni anno, di decine e decine di corsi formativo-
riabilitativi. Nel campo della ricerca ha realizzato la più
completa, aggiornata, e forse unica, ricerca sistematica sugli aspetti
medico-statistico-sociali della cecità. Anche l'I.Ri.Fo.R. ha
ottenuto il riconoscimento dello Stato, mediante l' attribuzione di un
contributo annuo ( legge 23.9.1993 n. 379).
La rappresentatività dell'Unione Italiana Ciechi
La rappresentanza che all'Unione le leggi attribuiscono nei confronti della
categoria dei ciechi, è confermata dalla sua esponenzialità.
Da una indagine svolta dall'Istituto DOXA nel 1993 risulta infatti che
all'Unione Italiana Ciechi è iscritta la quasi totalità dei ciechi
riconosciuti come tali dal Ministero dell'Interno, iscritti ad associazioni
di minorati della vista.
Secondo l'Istituto DOXA, che ha operato una approfondita indagine su di un
vasto campione di ciechi tratto dalla anagrafe del Ministero dell'Interno,
il 68% conosce ed apprezza l'Unione, il 3% conosce il Movimento Apostolico
Ciechi (i cui iscritti sono, per la maggior parte, iscritti anche all'Unione
Italiana Ciechi), mentre il 30% non conosce alcuna organizzazione di ciechi
(al riguardo va tenuto presente che il 60% dei ciechi ha un'età superiore ai
65 anni e ben il 37% superiore ai 74 anni).
Inoltre va notato che l'87% dei ciechi occupati ed il 79% dei ciechi con
istruzione media o superiore è iscritto all'Unione.
Sostanzialmente oltre il 98% di ciechi iscritto ad associazioni di e pro
ciechi è iscritto all'Unione Italiana Ciechi.
Va inoltre ricordato che l'Unione è l'unica associazione di non vedenti di
cui possono essere soci a pieno titolo soltanto i ciechi, e che per Statuto
tutte le cariche dirigenziali sono attribuibili a non vedenti, fatta
eccezione per quella di consigliere delegato delle Sezioni provinciali
(peraltro dirette da un Presidente ed un Vice Presidente non vedenti).
Nessun'altra associazione può, pertanto, rivendicare una pari
esponenzialità e rappresentanza della categoria dei non vedenti.
Da qualche tempo l'Unione sta approfondendo le tematiche dei ciechi
pluriminorati, cioè ciechi che presentano ulteriori minorazioni aggiuntive,
di natura sensoriale, motoria, intellettiva e simbolico-relazionale.
In ogni città capoluogo di provincia esiste una sezione dell'Unione Italiana
Ciechi, alla quale si possono rivolgere tutti coloro che sono interessati ad
avere informazioni più complete e dettagliate sui servizi offerti
dall'Unione, sulle disposizioni di legge, sulle diverse agevolazioni, sulle
iniziative programmate e sulle opportunità di collaborazione,
nonché sulle preoccupazioni, sui problemi e sulle speranze dei
ciechi italiani.
I risultati
Si è già osservato come l'incisiva e costante azione dell'Unione Italiana
Ciechi abbia fatto sì che, per unanime riconoscimento, anche internazionale,
la legislazione italiana concernente i ciechi sia tra le più avanzate, forse
la più avanzata fra tutte.
A questo proposito appare utile ricordare che la legislazione italiana con
la locuzione "cieco" intende tre gradi di minorazione diversi (cui
corrispondono interventi sociali diversi) (1):
- cieco assoluto, cioè chi è totalmente privo della
vista o il cui residuo visivo consente la sola percezione dell'ombra e
della luce.
- cieco ventesimista, cioè chi ha un residuo visivo in ciascuno
degli occhi, con eventuale correzione di lenti, non superiore ad un
ventesimo
- cieco decimista, cioè chi ha un residuo visivo non superiore
in ciascun occhio ad un decimo, sempre con eventuale correzione ottica.
Ai ciechi decimisti l'invalidità è utile per il solo accesso protetto al
lavoro, secondo le norme che a parte saranno ampiamente esaminate, accesso
spettante naturalmente anche agli altri ciechi.
I cosiddetti "ventesimisti" hanno titolo ad una modesta pensione non
reversibile (cioè non trasferibile, in caso di morte, al coniuge ed ai figli
minori) qualora versino in condizioni di bisogno economico. Inoltre hanno
titolo, a prescindere dalla situazione economica, ad una indennità
speciale, anch'essa modesta, da utilizzare per sopperire alla carenza di
visus.
Ai ciechi assoluti compete la pensione non reversibile, in presenza di
reddito personale inferiore ad un limite posto dalla legge. La pensione
dei ciechi civili è stata ottenuta dall'Unione Italiana Ciechi
con una manifestazione clamorosa (soprattutto per quei tempi, si era nel
1957): "la marcia del dolore" che vide migliaia di ciechi, convenuti da
tutta Italia a Firenze, muoversi e raggiungere Roma a piedi.
L'emozione suscitata nel paese fu tale che Governo e Parlamento tolsero
le riserve fino ad allora avanzate e concessero la pensione ai ciechi
civili. Ben più significativa, peraltro, è la cosiddetta
"indennità di accompagnamento" (meglio sarebbe tuttavia chiamarla
"per l'autonomia") che compete a tutti i ciechi, indipendentemente dalla
condizione economica, personale e familiare. Il titolo a tale
indennità è, perciò, solo quello della minorazione,
ed è principio d'altissima valenza sociale, come hanno
riconosciuto la Corte di Cassazione e la stessa Corte Costituzionale,
che vi hanno ravvisato non un istituto assistenziale ma uno strumento di
pari dignità sociale.
L'Unione Italiana Ciechi ha poi ottenuto un particolare riconoscimento a
favore dei ciechi che soffrano di ulteriori minorazioni; in tali casi è
previsto il cumulo delle indennità relative alle diverse minorazioni.
Inoltre è stato ottenuto il finanziamento di progetti per la piena
integrazione sociale dei ciechi pluriminorati. La stessa Unione Italiana
Ciechi ha in corso di realizzazione un progetto per un Centro
polifunzionale di riabilitazione dei ciechi pluriminorati.
Non solo sul piano del sostegno economico l'Unione si è adoperata
ma anche, ed in primo luogo la parità giuridica con gli altri
cittadini. Si pensi che tra i più significativi risultati
conseguiti dall'Unione, si segnalano: il diritto all'istruzione, fin dal
1923; l'istituzione della "Scuola di metodo" per la formazione degli
insegnanti delle Scuole speciali; la fondazione delle Stamperie braille
di Firenze e Catania e della Biblioteca italiana per ciechi, la quale
opera come biblioteca circolante, distribuendo, sull'intero territorio
nazionale, i testi scritti in Braille e su dischetti magnetici;
l'obbligo, per le Amministrazioni provinciali, di sostenere le spese per
l'assistenza scolastica dei minorati della vista, fino al conseguimento,
da parte dei capaci, di una qualificazione professionale, laurea
compresa.
(1) Va notato che, per quanto concerne la classificazione e
quantificazione delle minorazioni visive, la legge 3 aprile 2001, n. 138, ha
introdotto nuovi criteri tecnico-scientifici di classificazione della cecità
che, però, non modificano la normativa vigente in materia di provvidenze
economiche e sociali.
Secondo questa legge sono ciechi totali: a) coloro che
sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi; b)
coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della
mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore; c) coloro il cui
residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento. Sono ciechi
parziali: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in
entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b)
coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento. Sono
ipovedenti gravi: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a
1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale
correzione; b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore
al 30 per cento. Sono ipovedenti medio-gravi: a) coloro che hanno un
residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio
migliore, anche con eventuale correzione; b) coloro il cui residuo
perimetrico binoculare è inferiore al 50 per cento. Sono, infine, ipovedenti
lievi: a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 3/10 in
entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione; b)
coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60 per cento.