Corriere Braille
n. 10 - 17 Luglio 2001
Sommario
Una
sfida per l'associazionismo: coniugare globalizzazione e solidarietà
Lettera
aperta ai parlamentari di
Tommaso Daniele
I
Lavori della Direzione Nazionale di
Vitantonio Zito
Estratto
del Verbale Assemblea Fand del 30 maggio 2001 a cura di Benito Spadini
Estratto
del Verbale Comitato Esecutivo della Fand del 30 maggio 2001 a
cura di Benito Spadini
Centro
Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per Ciechi
Le
attività di prevenzione. Le ultime iniziative

Una
sfida per l'associazionismo: coniugare globalizzazione e solidarietà
Cari Amici, buongiorno a tutti, benvenuti in Sicilia, benvenuti alla
Perla Jonica, in questo magnifico albergo che per il passato ha ospitato
importanti incontri della nostra vita associativa.
Ci
siamo tutti: la Direzione Nazionale, il Consiglio Nazionale, i Presidenti
Provinciali, la migliore espressione del corpo associativo.
Nel convocare questa assemblea sapevamo che il fascino di questa terra
favolosa, benedetta da Dio, e la nota ospitalità dei nostri amici dirigenti
siciliani, uno per tutti Pippo Castronovo, avrebbero costituito un richiamo
irresistibile, e così è stato.
Sono davvero felice di questa presenza così massiccia e qualificata,
essa è lo specchio di un'associazione viva che ama il dialogo e il confronto
civile, e crede nella democrazia. Il Presidente Nazionale non può che gioire,
non può che emozionarsi per tutto questo e dirvi grazie.
Una volta ho scritto: è bello stare alla finestra vedere il proprio orto
che cresce e fermare lo sguardo sulla cima degli alberi più alti. Oggi vorrei
dire che è bello essere qui, in trincea, insieme a tanti amici come voi e
sentire il cuore che batte forte, come se fosse il primo amore.
$è bello anche scoprire che il nostro Congresso Nazionale conserva tutto
il suo fascino antico e si arricchisce di elementi nuovi di consapevolezza,
frutto di un'etica della responsabilità che si fa strada e si consolida nella
coscienza individuale e collettiva di ciascuno di noi. Etica della responsabilità
che sgorga come acqua fresca e limpida dalle sorgenti dei processi democratici,
che sono un fiore all'occhiello di questa associazione e, lasciatemelo dire,
soprattutto dell'associazione di questo tempo.
Processi democratici che hanno conosciuto momenti di alto profilo in
occasione delle celebrazioni dell'80o anniversario dell'Unione Italiana dei
Ciechi: la mia lettera appello ai soci, il dibattito che ne è seguito nelle
assemblee straordinarie di tutte le sezioni d'Italia, la speciale edizione del
Premio Braille, il nostro pellegrinaggio a Genova al Teatro Carlo Felice, hanno
lasciato il segno e portato nuova linfa al grande albero dell'Unione Italiana
dei Ciechi.
A Genova abbiamo chiamato per nome Aurelio Nicolodi, Paolo Bentivoglio,
Giuseppe Fucà, abbiamo reso omaggio alla loro memoria e abbiamo portato fiori
freschi alle loro tombe.
Abbiamo lasciato nelle sale del Teatro Carlo Felice l'eco della nostra
commozione, del nostro sentimento di gratitudine per la loro opera, ma
soprattutto l'eco della nostra infinita riconoscenza per averci dato questa
realtà bella e grande che è l'Unione Italiana dei Ciechi. La grande madre che
ha cambiato il destino dei propri figli, portandoli "dagli angoli delle
strade alle cattedre universitarie", attraverso la scalata della grande
montagna del pregiudizio e dell'ingiustizia, "da inabilitati del codice
civile ad artefici del proprio destino" verso la pari dignità sociale e
morale.
Ma nelle sale del teatro Carlo Felice abbiamo lasciato anche l'eco delle
nostre preoccupazioni per il futuro, abbiamo detto e scritto, infatti, che la
traversata del deserto da parte del popolo dei ciechi è ancora in atto, che la
terra promessa è ancora lontana. Abbiamo detto e scritto che l'idea di una
società che progetti il futuro a dimensioni umane, tenendo conto anche del
passo dei più deboli e delle specifiche necessità dei singoli è ancora un
traguardo lontano, forse un miraggio. Abbiamo anche detto e scritto che i ciechi
presto si dovranno confrontare con alcuni fenomeni contemporanei quali
l'economia mondiale, il libero mercato, le nuove tecnologie, il linguaggio
visivo, che, se non adeguatamente governati, possono divenire un grande rischio
di emarginazione.
Abbiamo, infine, detto e scritto che i ciechi non possono consentirsi il
lusso di sedersi sulla riva e guardare il fiume che passa, ma devono tuffarsi
nell'acqua e nuotare se occorre anche controcorrente.
Un altro momento di alto profilo democratico sono stati i seminari
interregionali, che hanno avuto luogo a Montesilvano
lo scorso maggio. Per la prima volta i consiglieri provinciali e
regionali venivano chiamati ad un dibattito preliminare sul tema del Congresso.
Per la prima volta la Presidenza Nazionale e la Direzione si mettevano in
discussione chiedendo alla base associativa un giudizio globale sullo stato
dell'arte dell'Unione per verificare se lo strumento organizzativo di cui la
nostra organizzazione dispone è in grado o meno di vincere l'ennesima sfida del
confronto con il cambiamento.
Il coraggio della Presidenza e della Direzione sono stati premiati
ampiamente da un apprezzamento generale dei nuovi spazi di democrazia offerti
all'associazione, e da un generale consenso dell'assemblea sulle strategie poste
in essere e sugli strumenti creati per portarle avanti.
Dal dibattito, che è stato intenso e partecipato, è emersa una
sostanziale condivisione delle idee forza, che sono state alla base dell'azione
della dirigenza nazionale: l'unità assoluta al nostro interno, la gestione
collegiale, il continuo aggiornamento dei quadri dirigenti, lo spostamento del
baricentro della politica associativa dal centro alla periferia, il
potenziamento delle strutture locali, la tolleranza ed il rispetto delle idee
degli altri, la ricerca della collaborazione con le altre associazioni o gruppi
di ciechi, il dialogo con le altre associazioni di invalidi, il coinvolgimento
di tutte le forze politiche nelle nostre problematiche invece della mera
denuncia e della lotta di piazza, l'apporto delle forze sindacali ai nostri
problemi occupazionali, l'approccio positivo con la società civile alla quale
ci siamo presentati con il nostro vero volto attraverso iniziative di massa, la
scelta di andare oltre il ruolo promozionale dell'Uic per ampliare sempre di più
lo spettro dei servizi, la creazione dell'Irifor, dell'Univoc, il sostegno
all'integrazione scolastica finalizzando ad essa le risorse di altre strutture
come la Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", l'Irifor,
l'Univoc, la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, la fiducia
nelle nuove tecnologie per avere nuovi spazi lavorativi, l'ostinata difesa
dell'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione, l'impegno per la
prevenzione della cecità, l'amore per i pluriminorati, l'attenzione per i
problemi delle donne e degli anziani.
Queste, ed altre, sono le discriminanti del nostro credo
politico-associativo e su di esse l'assemblea dei quadri è ancora pronta a
scommettere.
Dalle preoccupazioni per il futuro del Teatro Carlo Felice, dal dibattito
di Montesilavano all'appuntamento della Perla Jonica non c'è soluzione di
continuità.
Siamo qui per interrogarci sul nostro presente e sul nostro futuro, per
capire dove porta la strada che abbiamo davanti e per scegliere il nostro
percorso possibile.
In altre parole, siamo qui per approfondire il tema scelto dalla
Direzione Nazionale per il xx Congresso dell'Unione Italiana dei Ciechi "Il
ruolo dell'associazionismo nell'era della globalizzazione".
Carlo Monti, nel suo libro "Un cammino verso le pari opportunità",
ha scritto che il segreto dei tanti successi dell'Unione sta nel fatto che essa
ha sempre saputo adeguare le sue strategie ed i suoi progetti ai mutamenti
epocali. Egli ha perfettamente ragione, il nostro primo imperativo categorico è
prendere coscienza della grande rivoluzione culturale, sociale, economica e
politica che sta attraversando l'intero pianeta, cancellando le vecchie regole
senza peraltro scriverne di nuove.
La globalizzazione non è solo una idea, un progetto, è già una realtà,
è presente nelle nostre case, nel cibo che mangiamo, negli abiti che
indossiamo, nelle macchine che usiamo. Essa non è né un valore, né un
disvalore, è semplicemente un fatto.
Noi oggi siamo in grado di muovere le informazioni alla velocità della
luce, il pianeta è interamente interconnesso, il villaggio globale non è più
un sogno, ma una realtà.
La
parabola di Internet ha compiuto il miracolo di annullare le distanze, aprendo
grandi prospettive di sviluppo per tutti i popoli del mondo.
Le nuove tecnologie, dunque, rappresentano una grande opportunità perché
fanno circolare le idee, promuovono la cultura e la conoscenza. Esse, perciò,
sono un fiore da coltivare e rappresentano la grande speranza soprattutto per i
più poveri e per i più deboli. Ma la grande speranza può trasformarsi in una
grande paura se continueranno a prevalere le logiche del profitto ad ogni costo
e del mercato selvaggio, qualora la politica e la cultura siano sacrificate
sull'altare dell'economia.
$è di questi giorni la notizia che una bambina di Catania rischia di
morire perché la medicina di cui ha un bisogno assoluto non sarà più prodotta
dalla casa farmaceutica titolare del brevetto, perché non remunerativa
Geremia Rifkin, l'economista americano autore del libro "L'era
dell'accesso", su questo tema ha scritto pagine illuminanti. Le grandi
finanziarie multinazionali hanno già messo le mani sull'etere che è già oggi
monopolio di quattro gruppi: Vivendi, Sony, News Corporation e Fininvest, l'80%
dei navigatori di internet consulta sostanzialmente quattro siti, le grandi
praterie di internet si sono ridotte ad un piccolo orticello.
La globalizzazione dunque non è un valore, ma può diventarlo, non è un
disvalore ma può ugualmente diventarlo. C'è chi sostiene che non c'è bisogno
di interventi perché sarà il mercato a creare gli equilibri necessari. C'è
chi, invece, sostiene che è assolutamente necessario creare delle regole per
bilanciare i rischi di un mercato selvaggio. Un fenomeno mondiale quale è la
globalizzazione non può essere governato da regole nazionali od europee.
Occorrono invece regole mondiali.
Gli attuali organismi internazionali esistenti, il Fondo Monetario
Mondiale, le Nazioni Unite, il G8, sembrano assolutamente insufficienti e si
ipotizza una moneta unica mondiale, una costituzione mondiale, un tribunale di
giustizia mondiale.
Senza un nuovo ordine planetario sono a rischio la democrazia, la
giustizia, la salvaguardia dell'ambiente e la forbice tra ricchi e poveri tenderà
ad allargarsi sempre di più.
Già oggi il 40% della ricchezza della terra è posseduto da soli 36
gruppi finanziari.
Dopo la caduta del muro di Berlino, nessuno dubita più che lo strumento
migliore per creare ricchezza è il mercato. Recentemente un libro bianco del
Parlamento inglese ha dimostrato che i paesi poveri che hanno accettato la
globalizzazione si sono sviluppati più di quelli che non l' hanno accettata. Ma
il prezzo da pagare con tale tipo di sviluppo è troppo alto: minore tutela dei
lavoratori, sfruttamento del lavoro minorile, azzeramento delle garanzie
sociali, cancellazione dello stato sociale.
Il modello che ci viene proposto è quello dell'efficienza economica
senza la giustizia sociale. La competizione selvaggia porta lo smantellamento
dello stato sociale, considerato un reperto archeologico. Gli scenari che
abbiamo davanti sono tutt'altro che rassicuranti: l'economia americana e
giapponese sono avviluppate in una grave crisi; il Presidente Bush denuncia il
trattato di Kyoto e propone lo scudo spaziale; l'Europa, dopo aver trovato la
moneta unica, non riesce a decollare come realtà politica; è di questi giorni
la notizia che l'Irlanda ha votato contro il trattato di Nizza e ci sono 13
paesi dell'Europa dell'est e dell'Europa centrale che bussano alla porta del
mercato unico, creando nuovi problemi nella ripartizione delle risorse.
Il Governatore della Banca d'Italia ha indicato la via dello sviluppo in
Italia nella riduzione del costo del lavoro, nella flessibilità e nella
riduzione delle tasse, ma ha aggiunto subito che tutto questo è possibile solo
in presenza di nuovi tagli alle pensioni, di una riduzione della spesa sanitaria
e in generale della spesa pubblica.
Contro la globalizzazione si è costituito un movimento internazionale
spontaneo, il cosiddetto popolo di Seattle, che scende in piazza ogni qual volta
si riunisce il G8, costituito dai potenti dell'economia mondiale. Il popolo di
Seattle non costituisce certamente una soluzione al problema, perché esso
esaurisce la propria azione nella protesta, ma rappresenta certamente una
importante testimonianza.
La globalizzazione è un fenomeno straordinariamente complesso e
maledettamente difficile da capire e da spiegare, soprattutto da parte di chi
non possiede né gli strumenti tecnici, né culturali per farlo. Ma il nostro
intuito di osservatori attenti dei fenomeni contemporanei ci induce a pensare
che il vento che spira non è affatto favorevole ai più deboli. Gli effetti
perversi della competizione colpiscono al cuore la cultura della solidarietà
anche laddove essa è profondamente radicata come in Europa e nell'area
mediterranea.
Ma John Kennedy ci ha insegnato che piuttosto che maledire il buio è
meglio accendere una candela.
Accendere una candela significa non accettare passivamente che il mondo
sia governato esclusivamente dalla Banca Centrale d'Europa, dal Fondo Monetario
Internazionale, dalle organizzazioni mondiali del commercio, dalle
multinazionali del business.
Significa innalzare la bandiera della lotta e della resistenza, battersi
al fianco di coloro che pongono l'uomo e la sua dignità al centro dell'universo
e credono con Lev Tolstoj che nel cuore dell'uomo l'amore è il principio e la
fine di tutte le cose.
Significa battersi a fianco di coloro che non accettano che un intero
continente come l'Africa muoia di fame e di Aids, che l'effetto serra distrugga
il pianeta, che le grandi foreste del mondo siano saccheggiate e l'acqua e
l'aria inquinate, che si faccia un uso selvaggio delle biotecnologie, che
aumenti la povertà e la disoccupazione e cresca lo sfruttamento di donne e
bambini, che aumenti il divario digitale creando nuove forme di esclusione e di
emarginazione.
Significa difendere lo stato sociale dagli attacchi di chi lo vuole
privatizzare e quindi distruggere, significa, infine, impedire che i più deboli
passino dalla stagione dei diritti a quella della carità dei privati.
Aurelio Nicolodi ci ha insegnato che il riscatto dei più deboli non può
venire che dai più deboli. Esiste in Italia, in Europa, nel mondo, il ricco e
variegato universo dell'associazionismo, che crede nei valori dell'uomo e per
essi si batte. Questa meravigliosa fonte di energia costituisce una grande
risorsa, che ha la straordinaria missione di civilizzare il capitalismo e il
mercato, lavorando alla costruzione di una etica e di una politica della
globalizzazione.
All'interno di questa missione i disabili devono giocare un ruolo
fondamentale, arrecando nel progetto il segno e il sigillo di un'alta qualità.
Per farlo, i disabili devono superare se stessi e compiere un salto di qualità
progettuale, attingendo una dimensione che vada oltre il piano della
rivendicazione dei diritti di categoria per spaziare nei cieli della politica,
di una politica alta e nobile, con la p maiuscola. Non stiamo parlando né di
partiti, né di movimenti politici. I disabili in quanto tali non appartengono né
agli uni né agli altri, non sono né di destra né di sinistra.
Stiamo
parlando di un progetto che fà dell'uomo e dei suoi valori il punto più alto
di riferimento dell'agire umano.
I disabili devono iscrivere con grande urgenza, all'ordine del giorno, il
grande tema dell'era della globalizzazione e dell'accesso alla rete, che ha in sé
il pericolo, il grande pericolo, della loro emarginazione e della loro
esclusione sociale.
Questo tema non può essere riserva esclusiva di lotta dei disabili, deve
diventare questione sociale, un'idea dominante della cultura contemporanea. Una
missione alta e nobile, ma nello stesso tempo difficile, assai difficile, al
limite dell'impossibile. Ma non ci hanno insegnato che un sogno rimane un sogno
fino a che a sognare siano in pochi, ma che può diventare una realtà se a
sognare si è tanti?
I ciechi italiani vogliono sognare, vogliono volare alto e candidarsi ad
assumere la leadership in questa straordinaria avventura, vogliono correre il
rischio di scrivere parole nuove nel grande libro della civiltà contemporanea.
Il nostro grido di riscatto sarà: "le pari opportunità per le pari
responsabilità". Possiamo farcela, non partiamo da zero, la nostra
associazione da tempo ha gettato il cuore oltre la siepe e spinto lo sguardo
verso orizzonti sempre più lontani, esplorandone i confini e conoscendone le
dimensioni.
Non ci siamo mai fatti sorprendere dagli avvenimenti: dall'arrivo
dell'informatica, dall'imperversare del linguaggio visivo, dall'avvento della
moneta unica, dalla crisi dello stato sociale, dal decentramento amministrativo,
dal federalismo, dalla parabola di internet. Abbiamo sempre inventato dei
paracadute, che ci hanno consentito di continuare la nostra straordinaria
navigazione in mare aperto.
Non abbiamo mai navigato a vista, abbiamo sempre tenuto ferma la bussola
con un occhio ai progetti e alle strategie congressuali e con l'altro ai
mutamenti epocali. Non siamo mai rimasti sulla riva a contemplare il fiume che
scivolava via, non abbiamo mai perso il treno, anche quando è passato ad alta
velocità. E oggi siamo più che mai in corsa, pronti a giocare le nostre carte.
La globalizzazione, così come oggi si manifesta, costringe i continenti
e gli stati a ridisegnare le proprie politiche, le proprie strategie,
modulandole sulle leggi della libera concorrenza e della libera competizione
all'interno delle quali il più forte prevale sul più debole, "libera
volpe fra libere galline" scriveva un noto economista.
Le nostre politiche e le nostre strategie congressuali non potranno non
tener conto di questo contesto, che è innegabilmente complesso, difficile e
preoccupante, ma proprio per questo la sfida diventa più interessante, più
appassionata.
Forse, fermo restando il principio che la cecità ha dei costi propri che
devono essere compensati, è tempo di puntare meno alle rivendicazioni di tipo
monetario e squisitamente assistenziale e spendersi interamente per una reale
integrazione del cieco nella società, integrazione che passi attraverso un
autentico processo formativo, riabilitativo e di inserimento nel mondo del
lavoro reso possibile dal miracolo delle nuove tecnologie, che hanno aperto
spazi di libertà e di autonomia immensi e impensabili.
Non dobbiamo inventare la ruota, dobbiamo solo innestare sul tronco già
solido dell'albero associativo nuove gemme, capaci di irrobustirlo e di
rinverdirlo.
Il progetto di un nuovo modello associativo, proposto nel recente passato
dalla Presidenza e dalla Direzione, che ha i suoi principali pilastri
nell'ammodernamento tecnologico delle strutture centrali e periferiche, nella
gestione collegiale, nella partecipazione, nell'ampliamento della democrazia,
nella creazione di una rete di referenti locali, conserva intatto il suo valore
e merita una più attenta valutazione ed una maggiore presa di coscienza.
La mia lettera-appello ai soci per una migliore partecipazione ed una
maggiore assunzione di responsabilità, costituisce un percorso obbligato a cui
sono legati i destini dell'Unione Italiana dei Ciechi.
Una organizzazione senza una coscienza collettiva è una organizzazione
senza anima, destinata a morire ineluttabilmente.
Il ritorno a casa dei ciechi che vivono la vita associativa con distacco,
con indifferenza, e talvolta con ostilità, costituisce il tesoro nascosto che
dobbiamo portare alla luce del sole per dargli anima e vita.
C'è un altro tesoro nascosto da animare e vivificare, il mondo delle
donne e quello dei giovani, due grandissime risorse che possono fare la
differenza fra l'Unione di oggi e quella di domani. C'è nelle donne cieche
d'Italia un'ansia di riscatto che deve essere messa al servizio
dell'associazione. La ricchezza dei loro sentimenti, la profondità delle loro
intuizioni costituiscono un valore aggiunto e rappresentano una speranza per il
futuro dei ciechi italiani.
In ogni epoca storica i giovani sono stati i veri artefici del
cambiamento. Bernard Shaw scriveva che il mondo si regge sul governo dei saggi,
ma progredisce per le idee originali di alcuni pazzi. I giovani hanno antenne
sensibilissime, percepiscono i mutamenti in atto ed i diversi passaggi della
storia. I giovani dell'Unione Italiana dei Ciechi, per primi, hanno capito la
novità della rivoluzione digitale ed hanno dato vita alla democrazia
elettronica, incontrandosi nella piazza di internet; le numerose liste di
discussione rappresentano un di più di democrazia che l'Unione Italiana dei
Ciechi deve valorizzare, creando le condizioni per un dibattito civile e
costruttivo.
Ai giovani, quindi, dobbiamo guardare con fiducia, ad essi dobbiamo
affidarci come ad una speranza di futuro.
Cari amici, si è fatta sera nel nostro discorso.
Ho tentato di illustrare il tema del congresso "Il ruolo
dell'associazionismo nell'era della globalizzazione", non so se ci sono
riuscito.
L'idea era quella di individuare gli effetti perversi della
globalizzazione senza regole, che porta all'emarginazione e all'esclusione
sociale dei più deboli e gettare un sasso nello stagno "per vedere
l'effetto che fa".
L'effetto è un orizzonte cupo con tante nuvole nere che minacciano
tempesta. Per restringere lo sguardo alle nuvole che sovrastano il cielo
d'Italia ci limiteremo a ricordare il recente congresso di un importante
sindacato, qual è la Cisl, il cui Segretario Generale, nel Suo intervento, pur
difendendo lo stato sociale ha parlato esplicitamente di una Sua ridisegnazione,
che vede ridotto il ruolo dello Stato per fare spazio alle famiglie, al
volontariato, al terzo settore e immagina una rete di servizi a cui si accede
per il tramite della partecipazione alla spesa; il nuovo Governo già parla di
minori entrate per decine di migliaia di miliardi, di riduzione del costo del
lavoro e di riduzione delle tasse, che lasciano intravedere una minore
disponibilità di risorse da ridistribuire per lo stato sociale. Esiste il
rischio reale che si torni a parlare di reddito per l'indennità di
accompagnamento ed altre limitazioni che abbiamo già sperimentato in passato.
Per navigare in questo mare occorrono navi robuste e capitani coraggiosi.
Una forte mobilitazione in tutti gli uomini di buona volontà. I ciechi italiani
non si sono mai tirati indietro, questa mattina all'inizio del mio intervento ho
detto che è bello essere qui in trincea con tanti amici come voi e sentire il
cuore che batte come se fosse il primo amore.
Vorrei concludere questo discorso con parole simili: è bello essere in
trincea e tenere alta la bandiera dell'Unione Italiana dei Ciechi.
Questa è ancora la mia grande ambizione.
Tommaso
Daniele

Lettera
aperta ai parlamentari
Gentile
onorevole, è ormai prassi consolidata che l'Unione Italiana dei Ciechi, ad ogni
inizio legislatura, invii una lettera aperta a tutti i parlamentari.
Ci sembra doveroso augurare ai singoli parlamentari, rieletti o neoeletti,
buon lavoro ed esprimere l'auspicio che le loro scelte siano sempre orientate a
promuovere il bene comune, che è dovere primario della politica e in
particolare a favorire l'integrazione sociale dei soggetti più deboli. Ognuno
di noi, nello svolgimento della propria attività, ha bisogno di auguri, di
sostegno morale, ma questo vale ancora di più per i parlamentari che sono
chiamati a svolgere un lavoro di grande responsabilità, di cui rispondono
dinanzi al tribunale della propria coscienza, dei propri elettori e dell'intera
cittadinanza.
La nostra lunga consuetudine di rapporto con i lavori del Parlamento ci
dice che sbagliare è facile e che l'insidia è sempre dietro l'angolo: infatti
si è spesso costretti a decisioni rapide che talvolta devono venire assunte
senza poter acquisire la necessaria, piena conoscenza delle problematiche
trattate. L'Unione Italiana dei Ciechi, che ha per legge la rappresentanza e la
tutela di tutti i ciechi italiani, intende collaborare con i singoli
parlamentari, che dovessero ritenerlo utile, e offre la propria consulenza per
quelle materie sulle quali per forza di cose ha grande esperienza e conoscenza,
pur senza pretendere di essere l'unica depositaria della verità. Per il passato
la nostra collaborazione è stata sempre ricercata ed apprezzata; osiamo sperare
che sarà così anche da parte dell'attuale Parlamento.
La cecità è una minorazione gravissima che condiziona la vita dell'uomo
dalla culla alla bara ed ogni giorno che passa per i ciechi è una vittoria
sulla vita e per la vita. Ma la cecità può essere sconfitta e i ciechi
vogliono, fortissimamente vogliono, sconfiggerla ed a questo è mirata la loro
battaglia, anzi la loro guerra quotidiana. Ma i ciechi da soli non ce la fanno,
hanno bisogno di aiuto, da parte delle istituzioni in primo luogo, in una parola
hanno bisogno di solidarietà e la solidarietà non è un frutto da cogliere, ma
un albero da coltivare.
I ciechi non chiedono la luna, accanto alle pari opportunità chiedono le
pari responsabilità, chiedono l'accesso all'istruzione, alla formazione
professionale, all'impiego, alla cultura, all'informazione, all'ambiente, alla
fruizione del tempo libero, in una parola chiedono "di essere studenti fra
studenti, lavoratori fra lavoratori, cittadini fra cittadini". Sembra un
traguardo facile, a portata di mano, purtroppo invece per molti di noi esso
rimane ancora un sogno proibito.
Le nuove tecnologie hanno aperto ai ciechi grandi spazi di autonomia
nell'accesso all'informazione ed alla cultura. I ciechi usano il computer,
leggono il giornale elettronico, il libro elettronico, navigano in internet.
Avvezzi alla prigione del buio, ora i ciechi vedono aprirsi davanti le
sterminate praterie delle autostrade elettroniche, ma sul futuro dei ciechi
incombe il grande macigno dell'esplosione selvaggia delle nuove tecnologie
all'ombra delle regole del mercato e quindi del profitto.
L'uso esclusivo del linguaggio visivo, con l'eliminazione del sonoro,
provocherebbe l'emarginazione più totale e vi sarebbe il black-out per
l'istruzione, per la formazione, per la cultura, per l'impiego e persino le
professioni tradizionali, quali il centralinismo e la massofisioterapia
verrebbero spazzate via.
Gentile onorevole, il messaggio è semplice: i ciechi chiedono che la
politica recuperi il suo primato e detti all'economia regole compatibili con la
dignità dell'uomo, che è e deve rimanere il fine ultimo.
La globalizzazione è una grande opportunità per i popoli dell'intero
pianeta, ma può diventare un grande rischio per i più deboli, se abbandonata
al governo esclusivo del mercato.
I ciechi sanno di essere fra i cittadini i più vulnerabili e chiedono al
parlamento italiano di non essere lasciati soli.
Sappiamo che gli scenari che abbiamo davanti sono tutt'altro che
rassicuranti, che il nostro paese deve fare i conti con l'Europa e l'Europa con
gli Stati Uniti, con l'Africa, con l'Asia.
Sappiamo quindi di non essere un'isola, tanto meno felice, ma sappiamo
anche che la solidarietà che invochiamo è un valore profondamente radicato
nella cultura europea e nella civiltà mediterranea.
Il nuovo Parlamento italiano non potrà che onorare la sua storia e la
sua tradizione, e fare della politica a favore dei più deboli il suo fiore
all'occhiello.
Gentile onorevole, all'augurio dell'Unione Italiana dei Ciechi (di cui mi onoro di essere il Presidente) mi è gradito aggiungere quello della Federazione delle Associazioni Nazionali dei Disabili: Unione Italiana dei Ciechi, Ente Nazionale Sordomuti, Unione Nazionale Mutilati per Servizio, Associazione Nazionale Invalidi Civili, Associazione Nazionale Invalidi sul Lavoro, che insieme rappresentano oltre 4.500.000 di invalidi. Cordiali saluti.
Tommaso
Daniele

I
lavori della Direzione Nazionale
Il 14 giugno, a Roma, presso la Sede Centrale dell'Unione, si è riunita,
in seduta ordinaria, la Direzione Nazionale presieduta dal Presidente prof.
Tommaso Daniele con la collaborazione del vicepresidente prof. Enzo Tioli, del
Segretario Generale dott. Orlando Paladino e del responsabile
dell'amministrazione e del personale dott. Carmine Silano ed assistita, come
sempre, dal personale della segreteria.
La verbalizzazione dei lavori è stata curata, come di consueto, dal
vicesegretario generale dott.ssa Caterina Di Cresce.
Espletate le formalità di rito, in apertura dei lavori, la Direzione ha
preso atto con viva soddisfazione delle espressioni di gratitudine, di stima e
di affetto rivolte al Presidente nazionale dall'ex ministro della solidarietà
sociale on. Livia Turco per la fattiva collaborazione ricevuta durante il suo
mandato ministeriale; ha preso altresì atto di una lettera augurale di un
proficuo lavoro inviata dalla Presidenza Nazionale ai presidenti dei due rami
del Parlamento sen. Marcello Pera e on. Pierferdinando Casini e a tutti i
parlamentari.
La Direzione ha poi ascoltato i riferimenti del Presidente sulla
situazione legislativa riguardante i ciechi e tutti gli invalidi e sull'attività
associativa. in particolare:
il 23 maggio il Presidente della Fand prof. Daniele e i vicepresidenti
prof. Pietro Mercandelli e dott.ssa Ida Collu hanno incontrato a Torino il
Presidente del Consiglio dei Ministri on. Silvio Berlusconi al quale hanno posto
in evidenza la necessità di istituire un tavolo permanente di consultazione
della disabilità da parte del Governo con la stessa dignità di altre forze
sociali. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, pur riservandosi di
approfondire il problema, si è dichiarato favorevole in linea di principio;
il 30 maggio si è riunita l'assemblea della federazione delle
associazioni storiche la quale ha preso atto dei deliberati dell'Esecutivo e
della struttura della Fand composta dall'Assemblea, dall'Esecutivo, da un
Comitato tecnico e da tre commissioni di lavoro: Istruzione, Lavoro, Assistenza.
L'assemblea ha anche deciso di realizzare un notiziario mensile da inviare a
tutti i consigli sezionali e provinciali della Fand e ha deliberato di
organizzare un convegno per il 3 dicembre, in occasione della giornata mondiale
della disabilità;
il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi il 10 giugno ha
invitato il Presidente nazionale e la sua signora a partecipare al ricevimento
ufficiale nei giardini del Quirinale, in occasione della festa della Repubblica;
il consiglio centrale dell'Irifor ha deliberato di organizzare un
convegno sul tema "La Formazione nel terzo millennio fra innovazione e
tradizione", in occasione della celebrazione del decennale della fondazione
dell'ente e lo farà in collaborazione con l'Unione. Il convegno sarà
certamente l'occasione migliore per il rilancio delle attività manuali e per la
presentazione di progetti formativi. Durante la manifestazione, che avrà luogo
dal 12 al 14 ottobre prossimo a Roma, sarà allestita una mostra dei prodotti
manuali esistenti.
Dopo le comunicazioni del Presidente, la Direzione ha ascoltato i
riferimenti dei suoi singoli componenti sull'attività dei settori e nei
territori di competenza. In particolare:
Tioli: al Direttore generale dell'Inail è stata proposta la
riabilitazione psicologica dei soggetti che perdono la vista per causa di
lavoro. Il problema, al quale l'Inail si è mostrata molto interessata sarà
anche all'attenzione dell'Agenzia nazionale per la promozione del lavoro dei
ciechi.
Gumirato: a Verona il 9 e 10 giugno ha avuto luogo un seminario sulla
presentazione di software per la trascrizione in braille della musica e,
contrariamente a quanto l'iniziativa potesse far pensare si è rivelata molto
partecipata ed interessante;
la Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato L.r. 14 che riconosce la
funzione di rappresentanza e di tutela alle Associazioni storiche;
Romano: il Convegno di Verona si è rivelato interessantissimo
soprattutto per i contenuti e per i risultati presentati sui quali si è
sviluppato un dibattito molto qualificato tra esperti musicisti ed esperti in
informatica;
il Comitato Scientifico del Cisad ha già preparato la relazione
sull'attività annuale da presentare alla Federazione delle Istituzioni Pro
Ciechi. I risultati conseguiti sono da considerare certamente positivi.
La Direzione ha poi preso atto dei verbali dei seguenti gruppi e
commissioni di lavoro:
Commissione per i problemi dei cani-guida;
Comitato tecnico massofisioterapisti e terapisti della riabilitazione;
Gruppo di lavoro Radio Educational-Uic;
Gruppo di lavoro Ala.
Proseguendo i lavori, la Direzione ha
esaminato gli effetti reali della legge 138-2001, concernente la classificazione
e quantificazione delle minorazioni visive ed ha deciso di promuovere un
dibattito sulla complessa materia durante l'assemblea dei Quadri Dirigenti che
avrà luogo all'Hotel La Perla Ionica, Capo Mulini di Acireale (Catania); ha
definito i provvedimenti legislativi da proporre al Parlamento durante la xiv
Legislatura; ha esaminato gli aspetti organizzativi e l'ordine del giorno della
suddetta assemblea dei Quadri Dirigenti; ha ascoltato i riferimenti del
commissario straordinario regionale della Sardegna sulla realtà associativa
nell'isola; ha fissato per il 29 settembre la Giornata delle nozze d'oro tra
l'Unione e i suoi soci ed ha deciso di invitare quali ospiti d'onore
all'inaugurazione del xx Congresso Nazionale i dieci soci più anziani
d'iscrizione all'Unione che saranno scelti da un'apposita commissione composta
dai Direttori Stefano Sportelli, Leonardo Di Stefano e Vito Romagno; ha
giudicato positivi i risultati conseguiti con l'organizzazione e lo svolgimento
dei tre seminari interregionali svoltisi a Montesilvano (Pescara); ha deliberato
su alcuni aspetti organizzativi del Libro Parlato, decidendo di realizzare uno
spot pubblicitario per lo stesso; ha esaminato alcuni problemi connessi con
l'organizzazione del Centro Nazionale Tiflotecnico; ha preso in considerazione
una ipotesi di convenzione con la Siae e l'Associazione degli Editori; ha
fissato il soggiorno degli anziani presso la Casa Vacanze "G. Fucà"
di Tirrenia dal 9 al 23 settembre prossimo; ha preso atto degli impegni
internazionali; ha esaminato favorevolmente le istanze di contributo avanzate
dalle sezioni di: Reggio Emilia, Savona, Vercelli per il gruppo sportivo, Milano
per il gruppo sportivo, e del commissario regionale della Sardegna; ha esaminato
alcuni problemi connessi con l'amministrazione, il personale ed il patrimonio;
ha concluso i lavori con la trattazione di argomentazioni varie.
Vitantonio
Zito

Estratto del Verbale Assemblea Fand del 30 Maggio 2001
Il giorno 30 maggio 2001 si è riunita l'Assemblea Generale della Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili presieduta dal prof. Tommaso Daniele
L'Assemblea prende atto delle decisioni adottate dal Comitato Esecutivo nelle sedute del 6 marzo 2001 e del 10 aprile 2001. Prende atto, altresì, delle comunicazioni del Presidente, che ci esimiamo dal trascrivere in quanto sono le stesse già riportate nel verbale del Comitato Esecutivo della Fand del 30 maggio, precedentemente trascritto in estratto.
Si è proceduto alla costituzione delle Commissioni di Lavoro.
Il Presidente, poi, fa presente che nell'atto costitutivo della
Federazione, ma non nello Statuto,
la sede ufficiale della Federazione è stata prevista presso l'Associazione
Nazionale Mutilati Invalidi Civili. Occorrerebbe, pertanto, decidere lo
spostamento della sede presso l'Unione Italiana dei Ciechi, il cui Presidente
attualmente ha l'incarico di Presidente della Fand. L'Assemblea approva
all'unanimità.
Con riferimento ai Rapporti con il Consiglio Nazionale della Disabilità,
il Presidente riferisce che la Federazione aveva proposto che la rappresentanza
dei disabili presso il Governo italiano fosse costituito da due rappresentanti
dei minorati sensoriali, due dei minorati fisici, due dei minorati psichici;
mentre la rappresentanza presso il Foro
Europeo della Disabilità da un rappresentante dei minorati sensoriali, uno dei
minorati fisici, uno dei minorati psichici. Le proposte, tuttavia, hanno
incontrato l'opposizione dell'attuale Consiglio che non intende modificare la
propria composizione. Constatato che la disponibilità al dialogo della
Federazione non è ricambiata, il Presidente propone di segnalare al Ministero
del Lavoro che la designazione di Tescari, rappresentante della Fish, a
componente dell'Osservatorio Nazionale del
lavoro dei disabili viene revocata e sostituita con quella di Dentamaro Nicola.
L'Assemblea si dichiara d'accordo, dopo che i componenti Sechi e Pancalli hanno
sottolineato come l'Osservatorio non sia stato ufficialmente costituito ma si
sia trattato di una riunione interlocutoria.
L'Assemblea, quindi, prende in esame il bilancio preventivo della Fand
per l'anno 2001, che approva nel testo presentato.
L'Assemblea,
poi, delibera:
di autorizzare la realizzazione di un notiziario mensile diretto alle
strutture territoriali della Federazione e delle associazioni federate;
di nominare Direttore Responsabile del periodico il Presidente della Fand,
prof. Tommaso Daniele;
di costituire il Comitato di Redazione del periodico nelle persone dei
Presidenti delle Associazioni federate sigg.ri: Franco Cesareo, Ida Collu,
Pietro Mercandelli, Giovanni Pagano.
Inoltre, dà mandato al Presidente di verificare la possibilità di
reperire, per la Fand, uno spazio su una rete televisiva. Decide, altresì, di
verificare la possibilità di apertura di un canale satellitare sulla base di
uno studio di fattibilità che sarà predisposto dall'Ente Nazionale Sordomuti.
Al punto nove l'Assemblea adotta il seguente provvedimento
Costituisce
le seguenti Commissioni di lavoro:
Assistenza-Pensionistica: Cesareo Franco (coordinatore), D'Alfonso
Gianni, Balistreri Elio, Di Maio Giovanni, Marcioni Manlio.
Lavoro: Sechi Antonio Giuseppe (coordinatore), Pancalli
Luca, Dentamaro Nicola, Galati Rocco Domenico, Zito Vitantonio.
Integrazione scolastica: Piagliacampo Renato (coordinatore), Pietrella
Gilberto, Ciampagna Claudio, Tioli Enzo, Riolino Manlio.
Incarica il dr. Silvio Vitale di curare la costituzione dei Comitati
Regionali e Provinciali laddove essi ancora non esistano.
Su proposta del componente Sechi, viene stabilito di attivarsi per un
incontro dell'Ufficio di Presidenza, ed eventualmente poi dell'Assemblea, con i
rappresentanti del nuovo Governo.
Viene stabilito di inviare un telegramma di congratulazioni ai Presidenti
del Senato e della Camera, non appena saranno eletti.
Viene stabilito di predisporre un Regolamento Generale di attuazione
dello Statuto della Federazione, su proposta del componente Balistreri.
a
cura di Benito Spadini

Estratto
del Verbale Comitato Esecutivo della Fand del 30 Maggio 2001
Il giorno 30 maggio 2001 si è riunito il Comitato Esecutivo della
Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili.
In
apertura dei lavori, il Presidente prof. Tommaso Daniele ha comunicato quanto
segue:
il
contributo spettante alle Associazioni storiche in base alla legge 438-98 sul
contributo alle associazioni di promozione sociale verrà corrisposto,
nonostante l'assenza del regolamento di esecuzione della relativa legge, in
quanto il Tesoro ha concesso deroga
su richiesta del Ministro per gli Affari Sociali;
prima
dello svolgimento delle elezioni era stato inoltrato alle forze politiche un
promemoria nel quale venivano enunciati i punti che la Fand intendeva
discutere.Era stato anche chiesto un incontro al leader dell'Ulivo, Rutelli,
incontro poi non tenutosi e al leader della Casa delle Libertà, Berlusconi, che
si era impegnato ad un incontro dopo la costituzione del nuovo Governo. Tuttavia
il 23 maggio c'è stato un incontro interlocutorio a Torino. Argomento trattato
la costituzione di un tavolo permanente dei disabili, riservato alle
associazioni storiche. Berlusconi ha ammesso subito la validità del principio
di rappresentatività, ha tuttavia precisato che il tema sottopostogli sarà
trattato dopo la nomina di un
delegato all' handicap da parte del Governo.
Si
è riunito l'Osservatorio Nazionale del lavoro dei disabili. Il Ministero aveva
chiesto a tutte le associazioni di promuovere la nomina comune di tre
rappresentanti. La Federazione ha tuttavia fatto presente che essa soltanto ha
titolo in quanto operativa a livello nazionale ed ha proposto tre nomi. Il
Ministero del Lavoro ha tuttavia manifestato il proprio gradimento a che la
nomina venisse concordata con la Fish. $è stato perciò proposto alla Fish uno
scambio, nel senso che un loro rappresentante sarebbe entrato nell'Osservatorio
del lavoro mentre un rappresentante della Federazione
sarebbe entrato nell'Assemblea Generale
European Disability Forum. $è stato siglato un accordo con il Presidente
della Fish, accordo che peraltro è stato onorato soltanto dalla Fand e non
anche dalla Fish.
$è
stato chiesto all'Amministrazione Provinciale di Roma di modificare la
destinazione del contributo di L. 30.000.000 concesso a suo tempo dalla stessa
Amministrazione. Il contributo verrà utilizzato per organizzare un convegno
internazionale a dicembre su un tema diverso da quello precedentemente proposto.
La Federazione è stata
presentata in una trasmissione televisiva registrata da Rete News (all'interno
di uno spazio dell'Uic) e che sarà trasmessa su tutte le emittenti locali
collegate alla stessa rete.
Viene
stabilito che nulla osta all'inserimento nelle Commissioni di lavoro di persone
che non fanno parte dell'Assemblea.
Concluse
le comunicazioni del Presidente, il Comitato Esecutivo decide di revocare la
nomina di Bruno Tescari, rappresentante Fish presso l'Osservatorio del Ministero
del Lavoro, e di sostituirlo con Nicola Dentamaro. Questo a seguito del
comportamento della Fish che non ha dimostrato disponibilità nei confronti
della Fand, in relazione all'accordo sottoscritto tra le due Federazioni.
a
cura di Benito Spadini

Centro
Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per Ciechi
Corsi annuali e biennali, residenziali e non, per centralinisti
telefonici riservati ai minorati della vista - Af 2001-2002 e 2001-2003.
Informiamo che il Centro Regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per
ciechi organizzerà dei corsi annuali e biennali, residenziali e non, per
centralinisti telefonici non vedenti per l'Af 2001-2002 e 2001-2003.
Sono
inoltre in fase di attivazione corsi per:
1)
operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli uffici
relazioni con il pubblico;
2)
operatore telefonico addetto alla gestione e all'utilizzazione di banche dati.
La domanda di ammissione ai corsi per centralinisti, distinta per quelli
annuali e biennali, redatta in carta libera, dovrà essere inviata o fatta
pervenire al Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i ciechi,
Viale C.T. Odescalchi, 38 - 00147 Roma entro il 31 luglio p.v.
Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il Centro ai
seguenti numeri telefonici: 06-5130181-51301837-51600456-5135863.

Le
attività di prevenzione. Le ultime iniziative
Il quattro Maggio 2001, in mattinata, si è materializzata, con grande
successo, una complessa iniziativa della Sezione Italiana dell'Agenzia per la
Prevenzione della Cecità, articolata in varie sfaccettature.
Nei vasti locali e negli ampi giardini della scuola elementare "Pallavicini",
sita in un quartiere periferico residenziale di Roma, Mostacciano, si sono dati
convegno: la troupe di Raiuno de "La vita in diretta", il famoso
attore e testimonial dell'Agenzia Bud Spencer, gli esponenti della ditta che ne
coordina l'attività, la Smile Production, i dirigenti e redattori della
pubblicazione per ragazzi "Ditutticolori", i tanti insegnanti,
capeggiati dalla Direttrice, ed i moltissimi alunni della scuola ospitante,
infine il Presidente dell'Agenzia, avvocato Castronovo, ed il suo staff.
Gli scopi di questo multiforme incontro erano molteplici. Il principale
era dare ufficialmente il via alla grande iniziativa che l'Agenzia che ha messo
in elaborazione, con la collaborazione della rivista "Ditutticolori",
nei riguardi dei giovanissimi. Tale azione di penetrazione è diretta,
inizialmente, su circa 2000 scuole elementari italiane, allo scopo di diffondere
la cultura della prevenzione delle malattie visive. Essa si estrinseca nella
distribuzione, in ognuno degli istituti scolastici, della rivista menzionata,
inserita in una confezione che comprende poster, adesivi e videocassette
contenenti spot televisivi, aventi come protagonista Bud Spencer. Il tutto,
ovviamente, è incentrato sull'opportunità di controlli preventivi e visite
precoci relative alla vista.
Dato che non tutte le scuole potevano essere visitate, si è scelta
quella romana sopra menzionata per permettere al testimonial, insieme al
Presidente Castronovo, di
incontrare molti bambini ed avere un interessante scambio di idee con loro.
Nella stessa occasione la troupe radiotelevisiva ha registrato una intervista
esclusiva con l'attore, intervista poi programmata nel programma del tardissimo
pomeriggio di Raiuno "La vita in diretta".
Il grande interesse manifestato dai giovanissimi, le domande più
disparate da loro poste all'attore ed al Presidente stesso dell'Agenzia hanno
costituito un eccellente test e permettono di prevedere proficui risultati per
l'azione sopra spiegata in dettaglio.
Soltanto nei prossimi mesi, tuttavia, si sarà in grado di quantificare i
risultati reali di quanto fatto per poter così decidere se sia proponibile la
reiterazione di una complessa operazione come quella or ora portata a termine.

Maria
Marisa, Via Donizzetti 1, 34100 Trieste, tel. 040-370467, desidera acquistare
una tavoletta tascabile ballù.
Alberto
Occhipinti vende agenda parlante nuova, mai utilizzata. Prezzo da concordare.
Telefonare, se interessati, dal lunedì al venerdì dalle ore 19,30 in poi al n.
095-481487.
Adriano
Nigido, salita Trenobia 2, 34125 Trieste, telefono 040-411260, cerca tavoletta
braille di metallo a quattro, a tre o a due righe.

(Inserto
al Corriere Braille n. 10 del
17 luglio 2001)
I permessi ex art. 33 legge 104-92 non comportano decurtazione
dell'importo della tredicesima mensilità e non riducono il periodo di ferie
La materia dei permessi ex art. 33 legge 104-92 è da sempre stata
oggetto di numerose e accese discussioni su diversi aspetti e di notevoli
modificazioni ed integrazioni.
In questa sede ci interessa ribadire che i periodi d'assenza sono utili
ai fini del computo dell'anzianità di servizio e ai fini della maturazione
delle ferie e della tredicesima mensilità.
Qui di seguito pubblichiamo una sentenza del tribunale di Milano che
conferma quanto appena esposto.
L'occasione mi è gradita per ringraziare della puntuale collaborazione
della sezione Uic di Milano e per invitare tutti a seguirne l'esempio,
formulando richieste ma anche trasmettendo documentazione utile a codesto
centro.
Il Giudice del Tribunale di Milano, dr. Marasco, in funzione di Giudice
del lavoro, ha pronunciato la seguente
Sentenza
Nella
causa iscritta al n. 2155-99 R.g. promossa da
…
selettivamente domiciliato presso l'avv. Pagliarello che lo rappresenta a
difende con procura a margine del ricorso
contro
Poste
italiane Spa in persona del legale rappresentante p.i. selettivamente
domiciliato presso l'avv. Pollio che rappresenta e difende l'ente con procura in
atti
Svolgimento
del processo
Con ricorso depositato in data 8.4.1999 dipendente delle Poste italiane
Spa presso l'ufficio "Milano isola" della filiale di Milano, ha
dedotto di avere negli anni dal 1994 al 1997 usufruito dei permessi retribuiti
giornalieri e mensili spettatigli, ai sensi dell'art. 33 della legge 1992 n.
104, come lavoratore in stato di grave handicap, che per gli anni 1996 e 1997
non gli era stata riconosciuta la incidenza dei permessi retribuiti per la
maturazione dei giorni di ferie e per la quantificazione della tredicesima
mensilità.
Chiedeva il ricorrente la condanna delle Poste italiane spa alla
restituzione della somma di lire 395.000 o di quella diversa dovuta per legge,
pari alla decurtazione effettuata, e che gli fosse riconosciuto il diritto ad
usufruire di sei giorni di ferie che illegittimamente non erano stati concessi.
Instauratosi il contraddittorio, si costituiva Poste italiane spa
contestando la fondatezza della pretesa e chiedendone il rigetto.
Nel corso del giudizio veniva autorizzato il deposito di note ed
all'udienza del 27-9-1999 il giudice pronunciava sentenza con lettura del
dispositivo.
Motivi
della decisione
Il
ricorso è fondato.
Ai sensi dell'art. 33 comma 6 legge 1992 n. 104 la persona handicappata
maggiorenne in situazione di gravità può usufruire dei permessi previsti dal
comma 2, ossia di due ore di permesso giornalieri retribuiti, e dai comma 3 di
tre giorni di permesso mensile fruibili anche in maniera continuativa.
Tale normativa di tutela è richiamata nel ccnl 26-11-1994 che all'art.
22 prevede il riconoscimento delle agevolazioni di cui agli artt. 21 e 33 dalla
legge 1992 n. 104 e che i permessi mensili di cui all'art. 33 comma 3 possono
essere fruiti anche in forma frazionata.
Nel caso in esame, è stato confermato dalla società che il ricorrente
ha usufruito di tre giorni di permesso mensili ex artt. 33 commi 6 e 3 legge
1992 n. 104 che gli sono stati riconosciuti 29 giorni di ferie per ogni anno,
tre in meno rispetto ai 32 previsti per contratto, e gli sono stati trattenuti,
in fase di conguaglio, gli importi di lire 188.639 per la tredicesima relativa
all'anno 1996 di lire 197.525 per la tredicesima relativa all'anno 1997.
Secondo la parte convenuta, i permessi mensili di cui al comma 3
dell'art. 33 legge 1992 n. 104 non sono, a differenza dei permessi previsti
dall'art. 33 comma 2, permessi retribuiti e non possono quindi essere computati
ai fini della tredicesima mensilità e della maturazione delle ferie. Il
trattamento applicato al ricorrente, inoltre, era conforme alle istruzioni
indicate nella nota del febbraio 1995, proveniente dall'Area personale ed
organizzazione nella quale con riferimento ai permessi di due ore giornalieri e
quelli di tre giorni mensili, non assoggettati alla disciplina del recupero,
veniva precisato che tali permessi sono computati nella anzianità di servizio
ma incidono negativamente sulle ferie e sulla tredicesima limitandone
rispettivamente la durate e l'importo.
Si rileva che, a parte l'incongruenza del richiamo alla menzionata
circolare, che apoditticamente assimila ai fini della incidenza negativa su
ferie e tredicesima sia i permessi orari che giornalieri (per i quali nella
memoria della società è delineato un diverso regime) non ha alcun fondamento
la giustificazione addotta dalle Poste italiane spa dalla incidenza negativa dai
permessi perché si tratta di permessi non retribuiti.
$è sufficiente osservare che risulta dai prospetti delle retribuzioni,
relative ai mesi di marzo, aprile e maggio 1999 che per i tre giorni di permessi
mensili concessi al ricorrente non è stata effettuata alcuna trattenuta.
Si rileva, inoltre, che la difesa trascura il regime normativo che
prevede, a seguito della disposizione di natura interpretativa dettata dal Dl
27-8-1993 n. 324 convertito nella legge 27-10-1993 n. 423 che le parole
"hanno diritto a tre giorni di permesso mensile" dall'art. 33 comma 3
legge 1992 n. 104 devono interpretare nel senso che il permesso mensile deve
comunque essere retribuito.
Né può ritenersi che la incidenza negativa dei permessi sia
ricollegabile all'art. 7 legge 1071 n. 1204 richiamato dall'art. 33 comma 4
legge 1992 n. 104 e che stabilisce per i periodi di assenza della lavoratrice
madre, successivi al periodo di astensione obbligatoria o per la malattia del
bambino, che "i periodi di assenza sono computati nell'anzianità di
servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie ed alla tredicesima mensilità
o alla gratifica natalizia".
Tale limitazione non può che riferirsi alle sole ipotesi del permesso al
genitore di figlio minore portatore di handicap, stante il richiamo dell'art. 33
comma 4 alle ipotesi precedenti, dove non è fatta menzione al lavoratore
maggiorenne portatore di handicap, e considerato il testo della disposizione,
che riguarda appunto i permessi che si cumulano quelli previsti dall'art. 7
legge 1971 n. 1204.
Ne deriva, in assenza di limiti legali, che il carattere retributivo del
permesso non pregiudica la piena maturazione della tredicesima mensilità.
Le medesime considerazioni valgono per il trattamento per le ferie,
laddove, l'assenza retribuita non determina una diminuzione delle ferie
spettanti.
Una diversa conclusione è, inoltre, in palese contrasto con gli
obiettivi, posti dalla legge 1992 n. 104 di tutela e di recupero sociale e di
integrazione professionale della persona portatrice di handicap, laddove,
rispetto ad assenze finalizzate a rendere compatibile lo sforzo lavorativo con
la situazione personale di grave minorazione del lavoratore oltre che al
recupero delle necessarie energie, sarebbe affatto incongruo ritenere che tale
beneficio possa comportare, per altra via, il sacrificio del diritto al riposo
del lavoratore attraverso la diminuzione delle ferie spettanti.
Per i rilievi svolti, va ritenuto il diritto del ricorrente alla
maturazione della tredicesima mensilità ed alle ferie senza alcuna decurtazione
per effetto dei permessi usufruiti ai sensi dell'art. 33 comma 6 legge 1992 n.
104 con la restituzione dell'importo di lire 395.000 oltre interessi e
rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto al saldo ed il diritto di
usufruire di sei giorni di ferie per gli anni 1996 e 1997.
Per il principio della soccombenza, le spese liquidate come in
dispositivo sono poste a carico delle Poste italiane spa.
Pqm
Dichiarato che i permessi di cui all'art. 33 comma 6 legge 1992 n. 104
oggetto della domanda non comportano decurtazione dell'importo della tredicesima
mensilità e non riducono il periodo di ferie, condanna le Poste italiane spa al
pagamento a favore del ricorrente dell'importo di L. 395.000 trattenutegli per
le causali in ricorso, oltre interessi e rivalutazione monetaria, ed a
consentire al ricorrente di fruire di sei giorni di ferie per gli anni 1996 e
1997.
Condanna la parte convenuta alla riduzione delle spese liquidate in L.
1.300.000 oltre iva e cpa.
a
cura del C.D.G.

(Inserto
al Corriere Braille n. 10 del 17 luglio 2001)
Linea
verde
La Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della
Cecità ha attivato una Linea Verde di consultazione gratuita aperta a tutti
coloro che chiamano da una postazione telefonica fissa, situata in territorio
italiano.
Detta Linea è attiva dalle 10 alle 12,30 antimeridiane, tutti i giorni
feriali della settimana, dal lunedì al venerdì incluso.
Le persone chiamanti potranno consultare un medico oculista al quale
esporre il proprio caso ed ottenere i suggerimenti necessari.
Il numero verde da chiamare è: 800068506
Per ulteriori chiarimenti si potrà contattare la Sezione Italiana
dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, via G. B. Vico, 1
- 00196 Roma tel. 06-36004895 – fax 06-36086880 e-mail: sezione.italiana@iapb.it
o consultare il sito internet www.iapb.it
Un'autocertificazione
per il servizio a scuola
Dal 7 marzo 2001 è entrato in vigore il Testo unico sulla documentazione
amministrativa. Con questo provvedimento non sarà più possibile alle
amministrazioni e servizi pubblici richiedere certificati pena una denuncia per
"violazione dei doveri d'ufficio".
L'autocertificazione sarà sufficiente all'amministrazione scolastica, in
grado di reperire i certificati di servizio. Si ricorda, però, che
l'autocertificazione non vale per i certificati medici.
I
diritti della casalinga con 6 anni di versamenti
Per l'esercizio della facoltà dell'opzione per il sistema di calcolo
contributivo occorrono 15 anni di contributi di cui almeno cinque versati nel
sistema contributivo, decollato dal 1o gennaio 2001. D'altra parte, questa
facoltà di opzione è stata differita al 1o gennaio 2003 dalla legge 388-2000
(finanziaria 2001).
La lettrice, in possesso di almeno 5 anni di contributi, può chiedere
l'autorizzazione ai versamenti volontari all'Inps.
La contribuzione versata nell'assicurazione generale obbligatoria dei
lavoratori dipendenti (6 anni nel caso dell'interessata) non può essere
cumulata con la contribuzione versata al Fondo pensionistico per le casalinghe.
Quale
reddito conta ai fini dell'invalidità civile
Per l'assegno di invalidità civile si considera solo il reddito
personale del titolare dell'assegno stesso. Per completezza informativa va detto
che a partire dall'anno 1999 anche per le pensioni sociali e gli assegni sociali
derivanti da prestazioni per invalidi civili e sordomuti trasferite all'Inps
dalle prefetture anteriormente all'entrata in vigore dell'articolo 130 del
decreto legislativo 112 del 31 marzo 1998, i cui titolari sono coniugati, viene
richiesta l'acquisizione del reddito del coniuge. Questo dato reddituale occorre
all'Inps per la concessione dal 1o gennaio 1999 dell'aumento di 100 mila lire
mensili stabilito dall'articolo 67, comma 2, della legge 448 del 23 dicembre
1998 e delle altre maggiorazioni previste dalla legge finanziaria 2001.
L'operazione
riscatto gode dello sconto Irpef
L'operazione riscatto è conveniente anche sotto il profilo della
deducibilità totale dal reddito complessivo ai fini dell'Irpef a partire dal
costo sostenuto dal 1o gennaio 2001, anche se la domanda di riscatto è stata
presentata anteriormente. In altri termini, si applica il criterio di cassa, cioè
quanto pagato come costo del riscatto dal 1o gennaio 2001 in poi si deduce dal
reddito complessivo ai fini dell'Irpef.
Per
ottenere la vecchiaia il lavoro va interrotto
Chi vuole ottenere la pensione di vecchiaia, deve cessare dall'attività
lavorativa dipendente prestata presso il proprio datore di lavoro. Non si può,
cioè, passare presso lo stesso datore di lavoro alla condizione di titolare di
pensione di vecchiaia, continuando a lavorare senza soluzione di continuità.
Questo può avvenire nel caso in cui si cessi dal proprio datore di lavoro,
poniamo, il 30 settembre 2001 (60 anni di età) ottenendo la pensione di
vecchiaia con decorrenza 1o ottobre 2001 e venendo assunti da un altro datore di
lavoro dal 1o ottobre 2001 stesso.
I
criteri per i benefici ai lavoratori sordomuti
La norma presenta dei punti di incertezza (applicazione retroattiva e così
via). La circolare applicativa dell'Inpdap, quindi, si rende necessaria.
I
casi di incompatibilità con la pensione di inabilità
I compensi derivanti dallo svolgimento dell'attività di giudice di pace
e di giudice tributario (articolo 86 della legge 342-200), pur essendo
cumulabili totalmente con le pensioni, sono rilevanti, invece, a nostro avviso,
per la revoca della pensione di inabilità.
La pensione di inabilità è, infatti, incompatibile con:
lo svolgimento, successivo alla concessione, di qualsiasi attività
lavorativa dipendente e autonoma in Italia o all'estero;
l'iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli, negli
elenchi nominativi dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni,
mezzadri, artigiani e commercianti) o in albi professionali (ingegneri,
avvocati, dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro e così
via);
i trattamenti a carico dell'assicurazione obbligatoria contro la
disoccupazione e ogni altro trattamenti sostitutivo o integrativo della
retribuzione.
Il pensionato ha l'obbligo di segnalare immediatamente una delle predette
cause di incompatibilità all'istituto previdenziale che ha concesso la pensione
(Inps o Inpdap), che prevede a revocare la pensione di inabilità. La revoca
della pensione scatta anche nel caso, quasi raro, nel quale l'interessato
recuperi la capacità fisica per lo svolgimento di attività lavorativa.
Integrazione
al minimo: se la moglie è a carico
Il reddito personale più quello della moglie non devono superare i
20.261.150 lire.
Nel caso in cui i redditi posseduti risultino inferiori a questi limiti
(personale di 11.685.700 lire o cumulativo 20.261.150 lire, validi per il 2001,
per i pensionati di età tra i 65 e i 75 anni) la maggiorazione sociale della
pensione viene corrisposta, infatti, in misura tale che non comporti il
superamento dei limiti stessi.
Pensionato
Inpdap e lavoratore part-time
Si ritiene che, quando si è in presenza dei requisiti e non esistono
situazioni di esubero nella qualifica funzionale posseduta dall'interessato, e
si è nel limite del contingente
del 25%, l'amministrazione, datore di lavoro, non possa porre ulteriori ostacoli
alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale connessa alla
pensione di anzianità.
"Totalizzazione"
esclusa per le pensioni d'anzianità
L'articolo 71 della legge 388-2000 (finanziaria 2001), che disciplina
l'istituto della "totalizzazione" dei periodi assicurativi, non
prevede l'estensione di questa possibilità per i trattamenti pensionistici di
anzianità.
Il lettore, quindi, se vuole andare in pensione di anzianità, non si può
avvalere della "totalizzazione".
Il
regime dell'ex docente libero professionista
Al titolare di pensione di anzianità con decorrenza dal 1o settembre
2000, liquidata con meno di 40 anni di contribuzione, senza compimento dell'età
pensionabile per la pensione di vecchiaia, scatta l'incumulabilità parziale con
i redditi da lavoro autonomo.
La
sanzione per l'omessa segnalazione del part-time
La questione sottoposta dovrebbe riferirsi a un contratto part-time
stipulato prima dell'entrata in vigore delle nuove norme che hanno modificato la
disciplina precedente (Dlgs 61-2000) e cioè prima del 4 aprile 2000.
In base alla precedente normativa (articolo 5, legge 863-84) le
conclusioni raggiunte dall'Inps sulla base di specifica posizione del ministero
del lavoro (ministero del lavoro, circolare 2 aprile 1993, n. 37 - Inps
circolare 274-93) sono che la mancanza della forma scritta invalida l'intero
contratto a cui non può applicarsi il regime dell'articolo 5 citato e quindi
nemmeno il particolare calcolo del minimale a ore. Questa conclusione non
riguarda però l'adempimento nei confronti dell'attuale direzione provinciale
del lavoro in quanto, secondo il Ministero, resta ferma la mera applicazione
della sanzione amministrativa in caso di omesso o ritardato invio del contratto
all'ispettorato del lavoro.
Per l'Inps questa irregolarità comporta "solo" l'applicazione
della sanzione amministrativa. Questa posizione è stata poi avvalorata dalla
Cassazione nella sentenza 13445-99. In definitiva l'omesso o ritardato invio del
contratto alla Direzione provinciale del lavoro costituisce una irregolarità
che comporta solo l'irrogazione di una sanzione amministrativa, ma non invalida
il contratto che resta regolato a tutti gli effetti, compresa l'applicazione del
minimale, dall'articolo 5 della legge 863-84.
$è però essenziale che il contratto part-time sia stato stipulato in
forma scritta e non verbalmente, altrimenti viene meno anche il regime del
minimale orario. La nuova disciplina (Dlgs 61-200) prevede l'applicazione di una
sanzione amministrativa a fronte dell'omesso o ritardato invio del contratto
alla Direzione provinciale del lavoro, cosa che, alla luce anche della circolare
123-2000 dell'Inps riteniamo essere l'unica sanzione di fronte a questa
inosservanza, senza che venga pregiudicato l'intero contratto.
Quando
il dipendente è anche commerciante
Nessuna norma di legge impedisce a un lavoratore dipendente di svolgere
una parallela attività in qualità di commerciante a meno che, in base al tipo
specifico di attività, vi sia violazione dell'obbligo contrattuale di fedeltà
in base all'articolo 2105 del Codice civile.
La violazione dell'obbligo contrattuale di fedeltà si può infatti
realizzare anche svolgendo un'attività in concorrenza con il datore di lavoro.
Una volta ammesso il contemporaneo svolgimento delle due attività, fermo
restando l'obbligo di versare i contributi per quella dipendente, l'obbligo
assicurativo come commerciante sorge se la relativa attività è di tipo
prevalente sia rispetto al tempo impiegato che ai redditi conseguiti. In questo
caso verranno accreditate due contribuzioni, mentre in caso contrario verrà
accreditata solo la contribuzione al fondo pensione lavoratori dipendenti.
Quando
la lettera Inps interrompe la prescrizione
La lettera dell'Inps è da ritenersi interruttiva dei termini di
prescrizione se conteneva l'indicazione degli importi contributivi dovuti per
gli anni dal 1983 al 1990. In altri termini, a questi fini (interruzione dei
termini di prescrizione) non vale una lettera generica. Le sanzioni sono state
correttamente applicate secondo la normativa vigente all'epoca.
(da
"L'esperto risponde" de "Il sole 24 ore" n. 34 del 6 maggio
2001)
Agevolazioni
sui lavori d'allacciamento al metano
Il puro e semplice allacciamento alla rete di distribuzione del gas
metano non rientra, in genere, tra gli interventi per i quali si applica il 36%,
anche in relazione al fatto che questo intervento non comporta lavori edili. I
lavori interni all'appartamento, per contro, possono fruire della detrazione
Irpef a condizione che si tratti quanto meno di manutenzione straordinaria e non
di semplice riparazione dell'impianto. Nel caso specifico, sembra trattarsi di
interventi diversi dalla manutenzione ordinaria (spostamento di tubi e
allacciamento al contatore) che, pertanto, danno diritto alle agevolazioni a
condizione che si provveda ai prescritti adempimenti urbanistici (richiesta
della denuncia di inizio attività).
Così
il box doccia gode del beneficio
L'acquisto del box doccia con idromassaggio e sauna può fruire delle
agevolazioni fiscali del 36%, in quanto intervento di manutenzione
straordinaria. In genere, poi, tale intervento comporta anche lavori edili
(installazione) e comunque di specialisti in tale operazione (idraulico e
installatori). Ovviamente, per fruire dei benefici occorre anche in tal caso
attivare la procedura di richiesta (comunicazione al centro di servizio delle
imposte) ed essere in regola con gli adempimenti urbanistici previsti dal
regolamento edilizio per tale tipologia di intervento. Lo stesso ministero delle
Finanze ha includo l'installazione della vasca idromassaggio tra gli interventi
agevolati nella specifica guida del contribuente emanata sulla legge 449-97.
Detrazione
Irpef e Iva sulla fornitura di porte
La fornitura e posa in opera di porte interne all'appartamento non
risulta di per sé tra le spese per le quali è prevista la detrazione del 36
per cento. Per contro, la controsoffittatura deve ritenersi intervento di
manutenzione straordinaria e come tale agevolato ai sensi dell'articolo 1 della
legge 449-97. Per quanto attiene all'aliquota Iva applicabile, e tenuto conto
che le due prestazioni sono eseguite da due soggetti giuridici distinti e che
quindi devono considerarsi come due prestazioni separate, la disciplina è la
seguente. Per la fornitura delle porte (bene significativo ai sensi del decreto
ministeriale 29 dicembre 1999) si applica l'Iva del 10% per i primi due milioni
(1 milione di manodopera e 1 milione riferito alle porte) e l'Iva al 20% per i
restanti 6 milioni, in modo che complessivamente su 8 milioni, l'Iva è pari a
1.400.000 (l'articolo 7 della legge 488-99 consente l'Iva al 10 sui beni
significativi solo fino a concorrenza del valore della manodopera). I lavori di
controsoffittatura sono invece soggetti all'Iva del 10 per cento.
Termini
di riacquisto della "prima casa"
Acclarato che il lettore deve effettuare il nuovo acquisto agevolato
entro un anno dalla vendita, deve ritenersi che il semplice contratto
preliminare di compravendita (anche se autenticato, registrato e trascritto) non
sia sufficiente a evitare la decadenza dalle prime agevolazioni ottenute.
Per altro verso, si suggerisce al lettore di procedere - entro questo
termine - alla stipula del contratto definitivo di compravendita della nuova
abitazione, anche se al momento non ancora completata: tale acquisto sarà
assoggettabile ad agevolazioni, e quindi eviterà la temuta decadenza.
A favore dell'applicabilità delle agevolazioni per la prima casa anche alle ipotesi di vendita di immobile in costruzione o in ristrutturazione si vedano:
-
la normativa iva (Dpr 633-72 tabella a, parte ii, n. 21): che consente
agevolazioni per le case di abitazione "ancorché non ultimate";
-
una vasta giurisprudenza di merito;
-
la Corte di Cassazione (sentenza 9150-2000).
Nonostante il parere contrario di alcuni uffici del registro, la
destinazione a uso abitativo non deve essere una concreta possibilità
contemporanea al rogito, ma può costituire una situazione futura. $è
sufficiente che, al momento del rogito, sussistano obiettive condizioni perché
possa parlarsi di immobile a uso abitativo (ad esempio, il rilascio di
corrispondente concessione); la prova della sussistenza dei requisiti
qualitativi dell'immobile potrà essere data al termine della costruzione.
Nel caso specifico, nel contratto di vendita si avrà cura di specificare
che la destinazione abitativa si rileva (se non già dalla struttura finora
realizzata) dalla concessione edilizia (potrà allegarsi copia delle planimetrie
di progetto); ove l'immobile non fosse ancora
inserito nel catasto del fabbricati, sarà necessario un successivo atto
d'identificazione catastale, che potrà avere positivi effetti sulla conferma
delle ottenute agevolazioni, ribadendo - con l'attribuzione di categoria
abitativa - l'effettiva destinazione dell'immobile stesso.
Il
beneficio per la casa abitata dalla figlia
La deduzione, pari alla rendita catastale (e non più, quindi, al limite
di 1.800.000 lire) che il padre deve dichiarare in quanto usufruttuario, è
dallo stesso conseguibile se la figlia utilizza l'unità immobiliare come dimora
abituale (articolo 10, comma 3 bis del Dpr 917-86 del tuir).
Il possesso, da parte dell'altro genitore, di un altro immobile - in cui
dimorano abitualmente entrambi i coniugi - non preclude il conseguimento del
beneficio.
Immobili
contestati: chi assolve le imposte
Dalla data di stipula del rogito, l'immobile è diventato di proprietà
dell'assegnatario. Dalla stessa data, inoltre, il 50% di tale immobile, visto il
regime di comunione legale, è divenuto di proprietà del coniuge. Ai fini dell'Irpef
sul reddito del fabbricato in oggetto, ciò che rileva è quest'ultimo dato, per
cui ognuno dei due coniugi dovrà dichiarare la parte di sua competenza.
Così
il collaboratore deduce i contributi
Innanzitutto, va chiarita la questione dei limiti di deducibilità
riguardo a contributi versati a un fondo di pensione integrativa: questi limiti
sono stati innalzati a 10 milioni sino a un massimo del 12% del reddito, non più
riferibile a quello di lavoro autonomo, ma bensì a quello complessivo. Il
contribuente potrà perciò portare in deduzione i contributi che non eccedano
il sopraccitato tetto.
La questione più delicata certamente è quella inerente all'incertezza
riguardante la possibilità di continuare a portare in detrazione i contributi
versati, in ragione del fatto che il contribuente considera i redditi percepiti
del tutto analoghi a quelli da lavoro dipendente e il punto e-bis dell'articolo
10 del Tuir, limita la deduzione dei redditi da lavoro dipendente al doppio
della quota di Tfr destinata alla forme pensionistiche collettive. Non si può
certo smentire che le recenti direttive del legislatore vadano nella direzione
di uniformare le disposizioni riguardanti la collaborazione coordinata e
continuativa a quelle del lavoro dipendente. Tuttavia, il tenore della norma
spinge a circoscrivere quest'ultima limitazione (ossia subordinare la deduzione
al versamento di parte del Tfr alle forme pensionistiche collettive) nell'ambito
della fattispecie dei redditi da lavoro dipendente, e quindi l'ipotesi dei
redditi assimilati a lavoro dipendente (collaborazioni coordinate e
continuative) non sembra dover sottostare alle medesime condizioni.
Tale valutazione pare quindi offrire indirettamente sostegno all'ipotesi
di deduzione dei contributi anche da parte dei collaboratori, purché nei limiti
quantitativi sopra menzionati.
Quanto detto viene confermato al punto 2.4 della circolare citata dal contribuente (29-e del 2001): viene infatti affermato che i redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente seguono le regole fissate per i primi, ma sono qualora sia prevista l'erogazione del Tfr a una forma pensionistica collettiva; dato che per le collaborazioni il trattamento di fine mandato non è assimilabile al Tfr deriva esclusivamente da accordo negoziale tra le parti, si può avere un ulteriore elemento di conforto alla tesi sopra esposta, cioè la deducibilità del versamento alla previdenza complementare.
Quando
la prestazione rientra tra le "Co.co.co"
Si considerano collaborazioni coordinate e continuative quei rapporti
che, nel rispetto dei requisiti di cui alla lettera c-bis dell'articolo 47 del
Testo unico delle imposte sui redditi Dpr 917-86 hanno per oggetto la
prestazione di attività, non rientranti nell'oggetto dell'arte o professione
esercitata dal contribuente.
Quindi, i soggetti con partita Iva, indicati nel quesito, potranno essere
inquadrati nel rapporto di collaborazione coordinata e continuativa solo se le
prestazioni da questi rese nei confronti della scuola privata non rientrano
nell'oggetto dell'arte o professione esercitata.
Ad esempio, si ritiene che l'ingegnere che insegna disegno tecnico svolga
un'attività inerente alla propria professione, perciò non inquadrabile tra le
collaborazioni e quindi tra i redditi assimilati al lavoro dipendente, ma tra i
redditi da lavoro autonomo. Si ritiene, inoltre, probabile che un medico con
partita iva insegni presso una scuola privata di estetista materie inerenti la
propria professione e che quindi non si possa configurare un rapporto di
collaborazione, bensì di lavoro autonomo.
(da
"L'esperto risponde" de "Il sole 24 ore" n. 35 del 7 maggio
2001)
a
cura di Vincenzo Barbera

Mariolina Lombardi
Ufficio Stampa Uic
