Corriere Braille

n. 10 - 17 Luglio 2001

  

Sommario  

Una sfida per l'associazionismo: coniugare globalizzazione e solidarietà di Tommaso Daniele

Lettera aperta ai parlamentari di Tommaso Daniele

I Lavori della Direzione Nazionale di Vitantonio Zito

Estratto del Verbale Assemblea Fand del 30 maggio 2001 a cura di Benito Spadini

Estratto del Verbale Comitato Esecutivo della Fand del 30 maggio 2001 a cura di Benito Spadini

Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per Ciechi

Le attività di prevenzione. Le ultime iniziative

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A Lume di Legge (Inserto)

Informatutto (Inserto)

 

Una sfida per l'associazionismo: coniugare globalizzazione e solidarietà

  Cari Amici, buongiorno a tutti, benvenuti in Sicilia, benvenuti alla Perla Jonica, in questo magnifico albergo che per il passato ha ospitato importanti incontri della nostra vita associativa.

Ci siamo tutti: la Direzione Nazionale, il Consiglio Nazionale, i Presidenti Provinciali, la migliore espressione del corpo associativo.

  Nel convocare questa assemblea sapevamo che il fascino di questa terra favolosa, benedetta da Dio, e la nota ospitalità dei nostri amici dirigenti siciliani, uno per tutti Pippo Castronovo, avrebbero costituito un richiamo irresistibile, e così è stato.

  Sono davvero felice di questa presenza così massiccia e qualificata, essa è lo specchio di un'associazione viva che ama il dialogo e il confronto civile, e crede nella democrazia. Il Presidente Nazionale non può che gioire, non può che emozionarsi per tutto questo e dirvi grazie.

  Una volta ho scritto: è bello stare alla finestra vedere il proprio orto che cresce e fermare lo sguardo sulla cima degli alberi più alti. Oggi vorrei dire che è bello essere qui, in trincea, insieme a tanti amici come voi e sentire il cuore che batte forte, come se fosse il primo amore.

  $è bello anche scoprire che il nostro Congresso Nazionale conserva tutto il suo fascino antico e si arricchisce di elementi nuovi di consapevolezza, frutto di un'etica della responsabilità che si fa strada e si consolida nella coscienza individuale e collettiva di ciascuno di noi. Etica della responsabilità che sgorga come acqua fresca e limpida dalle sorgenti dei processi democratici, che sono un fiore all'occhiello di questa associazione e, lasciatemelo dire, soprattutto dell'associazione di questo tempo.

  Processi democratici che hanno conosciuto momenti di alto profilo in occasione delle celebrazioni dell'80o anniversario dell'Unione Italiana dei Ciechi: la mia lettera appello ai soci, il dibattito che ne è seguito nelle assemblee straordinarie di tutte le sezioni d'Italia, la speciale edizione del Premio Braille, il nostro pellegrinaggio a Genova al Teatro Carlo Felice, hanno lasciato il segno e portato nuova linfa al grande albero dell'Unione Italiana dei Ciechi.

  A Genova abbiamo chiamato per nome Aurelio Nicolodi, Paolo Bentivoglio, Giuseppe Fucà, abbiamo reso omaggio alla loro memoria e abbiamo portato fiori freschi alle loro tombe.

  Abbiamo lasciato nelle sale del Teatro Carlo Felice l'eco della nostra commozione, del nostro sentimento di gratitudine per la loro opera, ma soprattutto l'eco della nostra infinita riconoscenza per averci dato questa realtà bella e grande che è l'Unione Italiana dei Ciechi. La grande madre che ha cambiato il destino dei propri figli, portandoli "dagli angoli delle strade alle cattedre universitarie", attraverso la scalata della grande montagna del pregiudizio e dell'ingiustizia, "da inabilitati del codice civile ad artefici del proprio destino" verso la pari dignità sociale e morale.

  Ma nelle sale del teatro Carlo Felice abbiamo lasciato anche l'eco delle nostre preoccupazioni per il futuro, abbiamo detto e scritto, infatti, che la traversata del deserto da parte del popolo dei ciechi è ancora in atto, che la terra promessa è ancora lontana. Abbiamo detto e scritto che l'idea di una società che progetti il futuro a dimensioni umane, tenendo conto anche del passo dei più deboli e delle specifiche necessità dei singoli è ancora un traguardo lontano, forse un miraggio. Abbiamo anche detto e scritto che i ciechi presto si dovranno confrontare con alcuni fenomeni contemporanei quali l'economia mondiale, il libero mercato, le nuove tecnologie, il linguaggio visivo, che, se non adeguatamente governati, possono divenire un grande rischio di emarginazione.

  Abbiamo, infine, detto e scritto che i ciechi non possono consentirsi il lusso di sedersi sulla riva e guardare il fiume che passa, ma devono tuffarsi nell'acqua e nuotare se occorre anche controcorrente.

  Un altro momento di alto profilo democratico sono stati i seminari interregionali, che hanno avuto luogo a Montesilvano  lo scorso maggio. Per la prima volta i consiglieri provinciali e regionali venivano chiamati ad un dibattito preliminare sul tema del Congresso. Per la prima volta la Presidenza Nazionale e la Direzione si mettevano in discussione chiedendo alla base associativa un giudizio globale sullo stato dell'arte dell'Unione per verificare se lo strumento organizzativo di cui la nostra organizzazione dispone è in grado o meno di vincere l'ennesima sfida del confronto con il cambiamento.

  Il coraggio della Presidenza e della Direzione sono stati premiati ampiamente da un apprezzamento generale dei nuovi spazi di democrazia offerti all'associazione, e da un generale consenso dell'assemblea sulle strategie poste in essere e sugli strumenti creati per portarle avanti.

  Dal dibattito, che è stato intenso e partecipato, è emersa una sostanziale condivisione delle idee forza, che sono state alla base dell'azione della dirigenza nazionale: l'unità assoluta al nostro interno, la gestione collegiale, il continuo aggiornamento dei quadri dirigenti, lo spostamento del baricentro della politica associativa dal centro alla periferia, il potenziamento delle strutture locali, la tolleranza ed il rispetto delle idee degli altri, la ricerca della collaborazione con le altre associazioni o gruppi di ciechi, il dialogo con le altre associazioni di invalidi, il coinvolgimento di tutte le forze politiche nelle nostre problematiche invece della mera denuncia e della lotta di piazza, l'apporto delle forze sindacali ai nostri problemi occupazionali, l'approccio positivo con la società civile alla quale ci siamo presentati con il nostro vero volto attraverso iniziative di massa, la scelta di andare oltre il ruolo promozionale dell'Uic per ampliare sempre di più lo spettro dei servizi, la creazione dell'Irifor, dell'Univoc, il sostegno all'integrazione scolastica finalizzando ad essa le risorse di altre strutture come la Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", l'Irifor, l'Univoc, la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, la fiducia nelle nuove tecnologie per avere nuovi spazi lavorativi, l'ostinata difesa dell'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione, l'impegno per la prevenzione della cecità, l'amore per i pluriminorati, l'attenzione per i problemi delle donne e degli anziani.

  Queste, ed altre, sono le discriminanti del nostro credo politico-associativo e su di esse l'assemblea dei quadri è ancora pronta a scommettere.

  Dalle preoccupazioni per il futuro del Teatro Carlo Felice, dal dibattito di Montesilavano all'appuntamento della Perla Jonica non c'è soluzione di continuità.

  Siamo qui per interrogarci sul nostro presente e sul nostro futuro, per capire dove porta la strada che abbiamo davanti e per scegliere il nostro percorso possibile.

  In altre parole, siamo qui per approfondire il tema scelto dalla Direzione Nazionale per il xx Congresso dell'Unione Italiana dei Ciechi "Il ruolo dell'associazionismo nell'era della globalizzazione".

  Carlo Monti, nel suo libro "Un cammino verso le pari opportunità", ha scritto che il segreto dei tanti successi dell'Unione sta nel fatto che essa ha sempre saputo adeguare le sue strategie ed i suoi progetti ai mutamenti epocali. Egli ha perfettamente ragione, il nostro primo imperativo categorico è prendere coscienza della grande rivoluzione culturale, sociale, economica e politica che sta attraversando l'intero pianeta, cancellando le vecchie regole senza peraltro scriverne di nuove.

  La globalizzazione non è solo una idea, un progetto, è già una realtà, è presente nelle nostre case, nel cibo che mangiamo, negli abiti che indossiamo, nelle macchine che usiamo. Essa non è né un valore, né un disvalore, è semplicemente un fatto.

  Noi oggi siamo in grado di muovere le informazioni alla velocità della luce, il pianeta è interamente interconnesso, il villaggio globale non è più un sogno, ma una realtà.

La parabola di Internet ha compiuto il miracolo di annullare le distanze, aprendo grandi prospettive di sviluppo per tutti i popoli del mondo.

  Le nuove tecnologie, dunque, rappresentano una grande opportunità perché fanno circolare le idee, promuovono la cultura e la conoscenza. Esse, perciò, sono un fiore da coltivare e rappresentano la grande speranza soprattutto per i più poveri e per i più deboli. Ma la grande speranza può trasformarsi in una grande paura se continueranno a prevalere le logiche del profitto ad ogni costo e del mercato selvaggio, qualora la politica e la cultura siano sacrificate sull'altare dell'economia.

  $è di questi giorni la notizia che una bambina di Catania rischia di morire perché la medicina di cui ha un bisogno assoluto non sarà più prodotta dalla casa farmaceutica titolare del brevetto, perché non remunerativa

  Geremia Rifkin, l'economista americano autore del libro "L'era dell'accesso", su questo tema ha scritto pagine illuminanti. Le grandi finanziarie multinazionali hanno già messo le mani sull'etere che è già oggi monopolio di quattro gruppi: Vivendi, Sony, News Corporation e Fininvest, l'80% dei navigatori di internet consulta sostanzialmente quattro siti, le grandi praterie di internet si sono ridotte ad un piccolo orticello.

  La globalizzazione dunque non è un valore, ma può diventarlo, non è un disvalore ma può ugualmente diventarlo. C'è chi sostiene che non c'è bisogno di interventi perché sarà il mercato a creare gli equilibri necessari. C'è chi, invece, sostiene che è assolutamente necessario creare delle regole per bilanciare i rischi di un mercato selvaggio. Un fenomeno mondiale quale è la globalizzazione non può essere governato da regole nazionali od europee. Occorrono invece regole mondiali.

  Gli attuali organismi internazionali esistenti, il Fondo Monetario Mondiale, le Nazioni Unite, il G8, sembrano assolutamente insufficienti e si ipotizza una moneta unica mondiale, una costituzione mondiale, un tribunale di giustizia mondiale.

  Senza un nuovo ordine planetario sono a rischio la democrazia, la giustizia, la salvaguardia dell'ambiente e la forbice tra ricchi e poveri tenderà ad allargarsi sempre di più.

  Già oggi il 40% della ricchezza della terra è posseduto da soli 36 gruppi finanziari.

  Dopo la caduta del muro di Berlino, nessuno dubita più che lo strumento migliore per creare ricchezza è il mercato. Recentemente un libro bianco del Parlamento inglese ha dimostrato che i paesi poveri che hanno accettato la globalizzazione si sono sviluppati più di quelli che non l' hanno accettata. Ma il prezzo da pagare con tale tipo di sviluppo è troppo alto: minore tutela dei lavoratori, sfruttamento del lavoro minorile, azzeramento delle garanzie sociali, cancellazione dello stato sociale.

  Il modello che ci viene proposto è quello dell'efficienza economica senza la giustizia sociale. La competizione selvaggia porta lo smantellamento dello stato sociale, considerato un reperto archeologico. Gli scenari che abbiamo davanti sono tutt'altro che rassicuranti: l'economia americana e giapponese sono avviluppate in una grave crisi; il Presidente Bush denuncia il trattato di Kyoto e propone lo scudo spaziale; l'Europa, dopo aver trovato la moneta unica, non riesce a decollare come realtà politica; è di questi giorni la notizia che l'Irlanda ha votato contro il trattato di Nizza e ci sono 13 paesi dell'Europa dell'est e dell'Europa centrale che bussano alla porta del mercato unico, creando nuovi problemi nella ripartizione delle risorse.

  Il Governatore della Banca d'Italia ha indicato la via dello sviluppo in Italia nella riduzione del costo del lavoro, nella flessibilità e nella riduzione delle tasse, ma ha aggiunto subito che tutto questo è possibile solo in presenza di nuovi tagli alle pensioni, di una riduzione della spesa sanitaria e in generale della spesa pubblica.

  Contro la globalizzazione si è costituito un movimento internazionale spontaneo, il cosiddetto popolo di Seattle, che scende in piazza ogni qual volta si riunisce il G8, costituito dai potenti dell'economia mondiale. Il popolo di Seattle non costituisce certamente una soluzione al problema, perché esso esaurisce la propria azione nella protesta, ma rappresenta certamente una importante testimonianza.

  La globalizzazione è un fenomeno straordinariamente complesso e maledettamente difficile da capire e da spiegare, soprattutto da parte di chi non possiede né gli strumenti tecnici, né culturali per farlo. Ma il nostro intuito di osservatori attenti dei fenomeni contemporanei ci induce a pensare che il vento che spira non è affatto favorevole ai più deboli. Gli effetti perversi della competizione colpiscono al cuore la cultura della solidarietà anche laddove essa è profondamente radicata come in Europa e nell'area mediterranea.

  Ma John Kennedy ci ha insegnato che piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela.

  Accendere una candela significa non accettare passivamente che il mondo sia governato esclusivamente dalla Banca Centrale d'Europa, dal Fondo Monetario Internazionale, dalle organizzazioni mondiali del commercio, dalle multinazionali del business.

  Significa innalzare la bandiera della lotta e della resistenza, battersi al fianco di coloro che pongono l'uomo e la sua dignità al centro dell'universo e credono con Lev Tolstoj che nel cuore dell'uomo l'amore è il principio e la fine di tutte le cose.

  Significa battersi a fianco di coloro che non accettano che un intero continente come l'Africa muoia di fame e di Aids, che l'effetto serra distrugga il pianeta, che le grandi foreste del mondo siano saccheggiate e l'acqua e l'aria inquinate, che si faccia un uso selvaggio delle biotecnologie, che aumenti la povertà e la disoccupazione e cresca lo sfruttamento di donne e bambini, che aumenti il divario digitale creando nuove forme di esclusione e di emarginazione.

  Significa difendere lo stato sociale dagli attacchi di chi lo vuole privatizzare e quindi distruggere, significa, infine, impedire che i più deboli passino dalla stagione dei diritti a quella della carità dei privati.

  Aurelio Nicolodi ci ha insegnato che il riscatto dei più deboli non può venire che dai più deboli. Esiste in Italia, in Europa, nel mondo, il ricco e variegato universo dell'associazionismo, che crede nei valori dell'uomo e per essi si batte. Questa meravigliosa fonte di energia costituisce una grande risorsa, che ha la straordinaria missione di civilizzare il capitalismo e il mercato, lavorando alla costruzione di una etica e di una politica della globalizzazione.

  All'interno di questa missione i disabili devono giocare un ruolo fondamentale, arrecando nel progetto il segno e il sigillo di un'alta qualità. Per farlo, i disabili devono superare se stessi e compiere un salto di qualità progettuale, attingendo una dimensione che vada oltre il piano della rivendicazione dei diritti di categoria per spaziare nei cieli della politica, di una politica alta e nobile, con la p maiuscola. Non stiamo parlando né di partiti, né di movimenti politici. I disabili in quanto tali non appartengono né agli uni né agli altri, non sono né di destra né di sinistra.

Stiamo parlando di un progetto che fà dell'uomo e dei suoi valori il punto più alto di riferimento dell'agire umano.

  I disabili devono iscrivere con grande urgenza, all'ordine del giorno, il grande tema dell'era della globalizzazione e dell'accesso alla rete, che ha in sé il pericolo, il grande pericolo, della loro emarginazione e della loro esclusione sociale.

  Questo tema non può essere riserva esclusiva di lotta dei disabili, deve diventare questione sociale, un'idea dominante della cultura contemporanea. Una missione alta e nobile, ma nello stesso tempo difficile, assai difficile, al limite dell'impossibile. Ma non ci hanno insegnato che un sogno rimane un sogno fino a che a sognare siano in pochi, ma che può diventare una realtà se a sognare si è tanti?

  I ciechi italiani vogliono sognare, vogliono volare alto e candidarsi ad assumere la leadership in questa straordinaria avventura, vogliono correre il rischio di scrivere parole nuove nel grande libro della civiltà contemporanea.

  Il nostro grido di riscatto sarà: "le pari opportunità per le pari responsabilità". Possiamo farcela, non partiamo da zero, la nostra associazione da tempo ha gettato il cuore oltre la siepe e spinto lo sguardo verso orizzonti sempre più lontani, esplorandone i confini e conoscendone le dimensioni.

  Non ci siamo mai fatti sorprendere dagli avvenimenti: dall'arrivo dell'informatica, dall'imperversare del linguaggio visivo, dall'avvento della moneta unica, dalla crisi dello stato sociale, dal decentramento amministrativo, dal federalismo, dalla parabola di internet. Abbiamo sempre inventato dei paracadute, che ci hanno consentito di continuare la nostra straordinaria navigazione in mare aperto.

  Non abbiamo mai navigato a vista, abbiamo sempre tenuto ferma la bussola con un occhio ai progetti e alle strategie congressuali e con l'altro ai mutamenti epocali. Non siamo mai rimasti sulla riva a contemplare il fiume che scivolava via, non abbiamo mai perso il treno, anche quando è passato ad alta velocità. E oggi siamo più che mai in corsa, pronti a giocare le nostre carte.

  La globalizzazione, così come oggi si manifesta, costringe i continenti e gli stati a ridisegnare le proprie politiche, le proprie strategie, modulandole sulle leggi della libera concorrenza e della libera competizione all'interno delle quali il più forte prevale sul più debole, "libera volpe fra libere galline" scriveva un noto economista.

  Le nostre politiche e le nostre strategie congressuali non potranno non tener conto di questo contesto, che è innegabilmente complesso, difficile e preoccupante, ma proprio per questo la sfida diventa più interessante, più appassionata.

  Forse, fermo restando il principio che la cecità ha dei costi propri che devono essere compensati, è tempo di puntare meno alle rivendicazioni di tipo monetario e squisitamente assistenziale e spendersi interamente per una reale integrazione del cieco nella società, integrazione che passi attraverso un autentico processo formativo, riabilitativo e di inserimento nel mondo del lavoro reso possibile dal miracolo delle nuove tecnologie, che hanno aperto spazi di libertà e di autonomia immensi e impensabili.

  Non dobbiamo inventare la ruota, dobbiamo solo innestare sul tronco già solido dell'albero associativo nuove gemme, capaci di irrobustirlo e di rinverdirlo.

  Il progetto di un nuovo modello associativo, proposto nel recente passato dalla Presidenza e dalla Direzione, che ha i suoi principali pilastri nell'ammodernamento tecnologico delle strutture centrali e periferiche, nella gestione collegiale, nella partecipazione, nell'ampliamento della democrazia, nella creazione di una rete di referenti locali, conserva intatto il suo valore e merita una più attenta valutazione ed una maggiore presa di coscienza.

  La mia lettera-appello ai soci per una migliore partecipazione ed una maggiore assunzione di responsabilità, costituisce un percorso obbligato a cui sono legati i destini dell'Unione Italiana dei Ciechi.

  Una organizzazione senza una coscienza collettiva è una organizzazione senza anima, destinata a morire ineluttabilmente.

  Il ritorno a casa dei ciechi che vivono la vita associativa con distacco, con indifferenza, e talvolta con ostilità, costituisce il tesoro nascosto che dobbiamo portare alla luce del sole per dargli anima e vita.

  C'è un altro tesoro nascosto da animare e vivificare, il mondo delle donne e quello dei giovani, due grandissime risorse che possono fare la differenza fra l'Unione di oggi e quella di domani. C'è nelle donne cieche d'Italia un'ansia di riscatto che deve essere messa al servizio dell'associazione. La ricchezza dei loro sentimenti, la profondità delle loro intuizioni costituiscono un valore aggiunto e rappresentano una speranza per il futuro dei ciechi italiani.

  In ogni epoca storica i giovani sono stati i veri artefici del cambiamento. Bernard Shaw scriveva che il mondo si regge sul governo dei saggi, ma progredisce per le idee originali di alcuni pazzi. I giovani hanno antenne sensibilissime, percepiscono i mutamenti in atto ed i diversi passaggi della storia. I giovani dell'Unione Italiana dei Ciechi, per primi, hanno capito la novità della rivoluzione digitale ed hanno dato vita alla democrazia elettronica, incontrandosi nella piazza di internet; le numerose liste di discussione rappresentano un di più di democrazia che l'Unione Italiana dei Ciechi deve valorizzare, creando le condizioni per un dibattito civile e costruttivo.

  Ai giovani, quindi, dobbiamo guardare con fiducia, ad essi dobbiamo affidarci come ad una speranza di futuro.

  Cari amici, si è fatta sera nel nostro discorso.

  Ho tentato di illustrare il tema del congresso "Il ruolo dell'associazionismo nell'era della globalizzazione", non so se ci sono riuscito.

  L'idea era quella di individuare gli effetti perversi della globalizzazione senza regole, che porta all'emarginazione e all'esclusione sociale dei più deboli e gettare un sasso nello stagno "per vedere l'effetto che fa".

  L'effetto è un orizzonte cupo con tante nuvole nere che minacciano tempesta. Per restringere lo sguardo alle nuvole che sovrastano il cielo d'Italia ci limiteremo a ricordare il recente congresso di un importante sindacato, qual è la Cisl, il cui Segretario Generale, nel Suo intervento, pur difendendo lo stato sociale ha parlato esplicitamente di una Sua ridisegnazione, che vede ridotto il ruolo dello Stato per fare spazio alle famiglie, al volontariato, al terzo settore e immagina una rete di servizi a cui si accede per il tramite della partecipazione alla spesa; il nuovo Governo già parla di minori entrate per decine di migliaia di miliardi, di riduzione del costo del lavoro e di riduzione delle tasse, che lasciano intravedere una minore disponibilità di risorse da ridistribuire per lo stato sociale. Esiste il rischio reale che si torni a parlare di reddito per l'indennità di accompagnamento ed altre limitazioni che abbiamo già sperimentato in passato.

  Per navigare in questo mare occorrono navi robuste e capitani coraggiosi. Una forte mobilitazione in tutti gli uomini di buona volontà. I ciechi italiani non si sono mai tirati indietro, questa mattina all'inizio del mio intervento ho detto che è bello essere qui in trincea con tanti amici come voi e sentire il cuore che batte come se fosse il primo amore.

  Vorrei concludere questo discorso con parole simili: è bello essere in trincea e tenere alta la bandiera dell'Unione Italiana dei Ciechi.

  Questa è ancora la mia grande ambizione.

Tommaso Daniele

 

Lettera aperta ai parlamentari

Gentile onorevole, è ormai prassi consolidata che l'Unione Italiana dei Ciechi, ad ogni inizio legislatura, invii una lettera aperta a tutti i parlamentari.

  Ci sembra doveroso augurare ai singoli parlamentari, rieletti o neoeletti, buon lavoro ed esprimere l'auspicio che le loro scelte siano sempre orientate a promuovere il bene comune, che è dovere primario della politica e in particolare a favorire l'integrazione sociale dei soggetti più deboli. Ognuno di noi, nello svolgimento della propria attività, ha bisogno di auguri, di sostegno morale, ma questo vale ancora di più per i parlamentari che sono chiamati a svolgere un lavoro di grande responsabilità, di cui rispondono dinanzi al tribunale della propria coscienza, dei propri elettori e dell'intera cittadinanza.

  La nostra lunga consuetudine di rapporto con i lavori del Parlamento ci dice che sbagliare è facile e che l'insidia è sempre dietro l'angolo: infatti si è spesso costretti a decisioni rapide che talvolta devono venire assunte senza poter acquisire la necessaria, piena conoscenza delle problematiche trattate. L'Unione Italiana dei Ciechi, che ha per legge la rappresentanza e la tutela di tutti i ciechi italiani, intende collaborare con i singoli parlamentari, che dovessero ritenerlo utile, e offre la propria consulenza per quelle materie sulle quali per forza di cose ha grande esperienza e conoscenza, pur senza pretendere di essere l'unica depositaria della verità. Per il passato la nostra collaborazione è stata sempre ricercata ed apprezzata; osiamo sperare che sarà così anche da parte dell'attuale Parlamento.

  La cecità è una minorazione gravissima che condiziona la vita dell'uomo dalla culla alla bara ed ogni giorno che passa per i ciechi è una vittoria sulla vita e per la vita. Ma la cecità può essere sconfitta e i ciechi vogliono, fortissimamente vogliono, sconfiggerla ed a questo è mirata la loro battaglia, anzi la loro guerra quotidiana. Ma i ciechi da soli non ce la fanno, hanno bisogno di aiuto, da parte delle istituzioni in primo luogo, in una parola hanno bisogno di solidarietà e la solidarietà non è un frutto da cogliere, ma un albero da coltivare.

  I ciechi non chiedono la luna, accanto alle pari opportunità chiedono le pari responsabilità, chiedono l'accesso all'istruzione, alla formazione professionale, all'impiego, alla cultura, all'informazione, all'ambiente, alla fruizione del tempo libero, in una parola chiedono "di essere studenti fra studenti, lavoratori fra lavoratori, cittadini fra cittadini". Sembra un traguardo facile, a portata di mano, purtroppo invece per molti di noi esso rimane ancora un sogno proibito.

  Le nuove tecnologie hanno aperto ai ciechi grandi spazi di autonomia nell'accesso all'informazione ed alla cultura. I ciechi usano il computer, leggono il giornale elettronico, il libro elettronico, navigano in internet. Avvezzi alla prigione del buio, ora i ciechi vedono aprirsi davanti le sterminate praterie delle autostrade elettroniche, ma sul futuro dei ciechi incombe il grande macigno dell'esplosione selvaggia delle nuove tecnologie all'ombra delle regole del mercato e quindi del profitto.

  L'uso esclusivo del linguaggio visivo, con l'eliminazione del sonoro, provocherebbe l'emarginazione più totale e vi sarebbe il black-out per l'istruzione, per la formazione, per la cultura, per l'impiego e persino le professioni tradizionali, quali il centralinismo e la massofisioterapia verrebbero spazzate via.

  Gentile onorevole, il messaggio è semplice: i ciechi chiedono che la politica recuperi il suo primato e detti all'economia regole compatibili con la dignità dell'uomo, che è e deve rimanere il fine ultimo.

  La globalizzazione è una grande opportunità per i popoli dell'intero pianeta, ma può diventare un grande rischio per i più deboli, se abbandonata al governo esclusivo del mercato.

  I ciechi sanno di essere fra i cittadini i più vulnerabili e chiedono al parlamento italiano di non essere lasciati soli.

  Sappiamo che gli scenari che abbiamo davanti sono tutt'altro che rassicuranti, che il nostro paese deve fare i conti con l'Europa e l'Europa con gli Stati Uniti, con l'Africa, con l'Asia.

  Sappiamo quindi di non essere un'isola, tanto meno felice, ma sappiamo anche che la solidarietà che invochiamo è un valore profondamente radicato nella cultura europea e nella civiltà mediterranea.

  Il nuovo Parlamento italiano non potrà che onorare la sua storia e la sua tradizione, e fare della politica a favore dei più deboli il suo fiore all'occhiello.

  Gentile onorevole, all'augurio dell'Unione Italiana dei Ciechi (di cui mi onoro di essere il Presidente) mi è gradito aggiungere quello della Federazione delle Associazioni Nazionali dei Disabili: Unione Italiana dei Ciechi, Ente Nazionale Sordomuti, Unione Nazionale Mutilati per Servizio, Associazione Nazionale Invalidi Civili, Associazione Nazionale Invalidi sul Lavoro, che insieme rappresentano oltre 4.500.000 di invalidi. Cordiali saluti.

Tommaso Daniele

 

I lavori della Direzione Nazionale

  Il 14 giugno, a Roma, presso la Sede Centrale dell'Unione, si è riunita, in seduta ordinaria, la Direzione Nazionale presieduta dal Presidente prof. Tommaso Daniele con la collaborazione del vicepresidente prof. Enzo Tioli, del Segretario Generale dott. Orlando Paladino e del responsabile dell'amministrazione e del personale dott. Carmine Silano ed assistita, come sempre, dal personale della segreteria.

  La verbalizzazione dei lavori è stata curata, come di consueto, dal vicesegretario generale dott.ssa Caterina Di Cresce.

  Espletate le formalità di rito, in apertura dei lavori, la Direzione ha preso atto con viva soddisfazione delle espressioni di gratitudine, di stima e di affetto rivolte al Presidente nazionale dall'ex ministro della solidarietà sociale on. Livia Turco per la fattiva collaborazione ricevuta durante il suo mandato ministeriale; ha preso altresì atto di una lettera augurale di un proficuo lavoro inviata dalla Presidenza Nazionale ai presidenti dei due rami del Parlamento sen. Marcello Pera e on. Pierferdinando Casini e a tutti i parlamentari.

  La Direzione ha poi ascoltato i riferimenti del Presidente sulla situazione legislativa riguardante i ciechi e tutti gli invalidi e sull'attività associativa. in particolare:

  il 23 maggio il Presidente della Fand prof. Daniele e i vicepresidenti prof. Pietro Mercandelli e dott.ssa Ida Collu hanno incontrato a Torino il Presidente del Consiglio dei Ministri on. Silvio Berlusconi al quale hanno posto in evidenza la necessità di istituire un tavolo permanente di consultazione della disabilità da parte del Governo con la stessa dignità di altre forze sociali. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, pur riservandosi di approfondire il problema, si è dichiarato favorevole in linea di principio;

  il 30 maggio si è riunita l'assemblea della federazione delle associazioni storiche la quale ha preso atto dei deliberati dell'Esecutivo e della struttura della Fand composta dall'Assemblea, dall'Esecutivo, da un Comitato tecnico e da tre commissioni di lavoro: Istruzione, Lavoro, Assistenza. L'assemblea ha anche deciso di realizzare un notiziario mensile da inviare a tutti i consigli sezionali e provinciali della Fand e ha deliberato di organizzare un convegno per il 3 dicembre, in occasione della giornata mondiale della disabilità;

  il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi il 10 giugno ha invitato il Presidente nazionale e la sua signora a partecipare al ricevimento ufficiale nei giardini del Quirinale, in occasione della festa della Repubblica;

  il consiglio centrale dell'Irifor ha deliberato di organizzare un convegno sul tema "La Formazione nel terzo millennio fra innovazione e tradizione", in occasione della celebrazione del decennale della fondazione dell'ente e lo farà in collaborazione con l'Unione. Il convegno sarà certamente l'occasione migliore per il rilancio delle attività manuali e per la presentazione di progetti formativi. Durante la manifestazione, che avrà luogo dal 12 al 14 ottobre prossimo a Roma, sarà allestita una mostra dei prodotti manuali esistenti.

  Dopo le comunicazioni del Presidente, la Direzione ha ascoltato i riferimenti dei suoi singoli componenti sull'attività dei settori e nei territori di competenza. In particolare:

  Tioli: al Direttore generale dell'Inail è stata proposta la riabilitazione psicologica dei soggetti che perdono la vista per causa di lavoro. Il problema, al quale l'Inail si è mostrata molto interessata sarà anche all'attenzione dell'Agenzia nazionale per la promozione del lavoro dei ciechi.

  Gumirato: a Verona il 9 e 10 giugno ha avuto luogo un seminario sulla presentazione di software per la trascrizione in braille della musica e, contrariamente a quanto l'iniziativa potesse far pensare si è rivelata molto partecipata ed interessante;

  la Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato L.r. 14 che riconosce la funzione di rappresentanza e di tutela alle Associazioni storiche;

  Romano: il Convegno di Verona si è rivelato interessantissimo soprattutto per i contenuti e per i risultati presentati sui quali si è sviluppato un dibattito molto qualificato tra esperti musicisti ed esperti in informatica;

  il Comitato Scientifico del Cisad ha già preparato la relazione sull'attività annuale da presentare alla Federazione delle Istituzioni Pro Ciechi. I risultati conseguiti sono da considerare certamente positivi.

  La Direzione ha poi preso atto dei verbali dei seguenti gruppi e commissioni di lavoro:

  Commissione per i problemi dei cani-guida;

  Comitato tecnico massofisioterapisti e terapisti della riabilitazione;

  Gruppo di lavoro Radio Educational-Uic;

  Gruppo di lavoro Ala.

  Proseguendo i lavori, la Direzione ha esaminato gli effetti reali della legge 138-2001, concernente la classificazione e quantificazione delle minorazioni visive ed ha deciso di promuovere un dibattito sulla complessa materia durante l'assemblea dei Quadri Dirigenti che avrà luogo all'Hotel La Perla Ionica, Capo Mulini di Acireale (Catania); ha definito i provvedimenti legislativi da proporre al Parlamento durante la xiv Legislatura; ha esaminato gli aspetti organizzativi e l'ordine del giorno della suddetta assemblea dei Quadri Dirigenti; ha ascoltato i riferimenti del commissario straordinario regionale della Sardegna sulla realtà associativa nell'isola; ha fissato per il 29 settembre la Giornata delle nozze d'oro tra l'Unione e i suoi soci ed ha deciso di invitare quali ospiti d'onore all'inaugurazione del xx Congresso Nazionale i dieci soci più anziani d'iscrizione all'Unione che saranno scelti da un'apposita commissione composta dai Direttori Stefano Sportelli, Leonardo Di Stefano e Vito Romagno; ha giudicato positivi i risultati conseguiti con l'organizzazione e lo svolgimento dei tre seminari interregionali svoltisi a Montesilvano (Pescara); ha deliberato su alcuni aspetti organizzativi del Libro Parlato, decidendo di realizzare uno spot pubblicitario per lo stesso; ha esaminato alcuni problemi connessi con l'organizzazione del Centro Nazionale Tiflotecnico; ha preso in considerazione una ipotesi di convenzione con la Siae e l'Associazione degli Editori; ha fissato il soggiorno degli anziani presso la Casa Vacanze "G. Fucà" di Tirrenia dal 9 al 23 settembre prossimo; ha preso atto degli impegni internazionali; ha esaminato favorevolmente le istanze di contributo avanzate dalle sezioni di: Reggio Emilia, Savona, Vercelli per il gruppo sportivo, Milano per il gruppo sportivo, e del commissario regionale della Sardegna; ha esaminato alcuni problemi connessi con l'amministrazione, il personale ed il patrimonio; ha concluso i lavori con la trattazione di argomentazioni varie.

Vitantonio Zito

 

Estratto del Verbale Assemblea Fand del 30 Maggio 2001 

  Il giorno 30 maggio 2001 si è riunita l'Assemblea Generale della Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili presieduta dal prof. Tommaso Daniele

  L'Assemblea prende atto delle decisioni adottate dal Comitato Esecutivo nelle sedute del 6 marzo 2001 e del 10 aprile 2001. Prende atto, altresì, delle comunicazioni del Presidente, che ci esimiamo dal trascrivere in quanto sono le stesse già riportate nel verbale del Comitato Esecutivo della Fand del 30 maggio, precedentemente trascritto in estratto.

  Si è proceduto alla costituzione delle Commissioni di Lavoro.

  Il Presidente, poi, fa presente che nell'atto costitutivo della Federazione, ma non nello Statuto, la sede ufficiale della Federazione è stata prevista presso l'Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili. Occorrerebbe, pertanto, decidere lo spostamento della sede presso l'Unione Italiana dei Ciechi, il cui Presidente attualmente ha l'incarico di Presidente della Fand. L'Assemblea approva all'unanimità.

  Con riferimento ai Rapporti con il Consiglio Nazionale della Disabilità, il Presidente riferisce che la Federazione aveva proposto che la rappresentanza dei disabili presso il Governo italiano fosse costituito da due rappresentanti dei minorati sensoriali, due dei minorati fisici, due dei minorati psichici; mentre la rappresentanza presso il  Foro Europeo della Disabilità da un rappresentante dei minorati sensoriali, uno dei minorati fisici, uno dei minorati psichici. Le proposte, tuttavia, hanno incontrato l'opposizione dell'attuale Consiglio che non intende modificare la propria composizione. Constatato che la disponibilità al dialogo della Federazione non è ricambiata, il Presidente propone di segnalare al Ministero del Lavoro che la designazione di Tescari, rappresentante della Fish, a componente dell'Osservatorio Nazionale  del lavoro dei disabili viene revocata e sostituita con quella di Dentamaro Nicola. L'Assemblea si dichiara d'accordo, dopo che i componenti Sechi e Pancalli hanno sottolineato come l'Osservatorio non sia stato ufficialmente costituito ma si sia trattato di una riunione interlocutoria.

  L'Assemblea, quindi, prende in esame il bilancio preventivo della Fand per l'anno 2001, che approva nel testo presentato.

L'Assemblea, poi, delibera:

  di autorizzare la realizzazione di un notiziario mensile diretto alle strutture territoriali della Federazione e delle associazioni federate;

  di nominare Direttore Responsabile del periodico il Presidente della Fand, prof. Tommaso Daniele;

  di costituire il Comitato di Redazione del periodico nelle persone dei Presidenti delle Associazioni federate sigg.ri: Franco Cesareo, Ida Collu, Pietro Mercandelli, Giovanni Pagano.

  Inoltre, dà mandato al Presidente di verificare la possibilità di reperire, per la Fand, uno spazio su una rete televisiva. Decide, altresì, di verificare la possibilità di apertura di un canale satellitare sulla base di uno studio di fattibilità che sarà predisposto dall'Ente Nazionale Sordomuti.

  Al punto nove l'Assemblea adotta il seguente provvedimento

Costituisce le seguenti Commissioni di lavoro:

  Assistenza-Pensionistica: Cesareo Franco (coordinatore), D'Alfonso Gianni, Balistreri Elio, Di Maio Giovanni, Marcioni Manlio.

  Lavoro: Sechi Antonio Giuseppe (coordinatore), Pancalli Luca, Dentamaro Nicola, Galati Rocco Domenico, Zito Vitantonio.

  Integrazione scolastica: Piagliacampo Renato (coordinatore), Pietrella Gilberto, Ciampagna Claudio, Tioli Enzo, Riolino Manlio.

  Incarica il dr. Silvio Vitale di curare la costituzione dei Comitati Regionali e Provinciali laddove essi ancora non esistano.

  Su proposta del componente Sechi, viene stabilito di attivarsi per un incontro dell'Ufficio di Presidenza, ed eventualmente poi dell'Assemblea, con i rappresentanti del nuovo Governo.

  Viene stabilito di inviare un telegramma di congratulazioni ai Presidenti del Senato e della Camera, non appena saranno eletti.

  Viene stabilito di predisporre un Regolamento Generale di attuazione dello Statuto della Federazione, su proposta del componente Balistreri.

a cura di Benito Spadini

 

Estratto del Verbale Comitato Esecutivo della Fand del 30 Maggio 2001

  Il giorno 30 maggio 2001 si è riunito il Comitato Esecutivo della Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili.

In apertura dei lavori, il Presidente prof. Tommaso Daniele ha comunicato quanto segue:

il contributo spettante alle Associazioni storiche in base alla legge 438-98 sul contributo alle associazioni di promozione sociale verrà corrisposto, nonostante l'assenza del regolamento di esecuzione della relativa legge, in quanto il Tesoro ha concesso  deroga su richiesta del Ministro per gli Affari Sociali;

prima dello svolgimento delle elezioni era stato inoltrato alle forze politiche un promemoria nel quale venivano enunciati i punti che la Fand intendeva discutere.Era stato anche chiesto un incontro al leader dell'Ulivo, Rutelli, incontro poi non tenutosi e al leader della Casa delle Libertà, Berlusconi, che si era impegnato ad un incontro dopo la costituzione del nuovo Governo. Tuttavia il 23 maggio c'è stato un incontro interlocutorio a Torino. Argomento trattato la costituzione di un tavolo permanente dei disabili, riservato alle associazioni storiche. Berlusconi ha ammesso subito la validità del principio di rappresentatività, ha tuttavia precisato che il tema sottopostogli sarà trattato dopo la nomina  di un delegato all' handicap da parte del Governo.

Si è riunito l'Osservatorio Nazionale del lavoro dei disabili. Il Ministero aveva chiesto a tutte le associazioni di promuovere la nomina comune di tre rappresentanti. La Federazione ha tuttavia fatto presente che essa soltanto ha titolo in quanto operativa a livello nazionale ed ha proposto tre nomi. Il Ministero del Lavoro ha tuttavia manifestato il proprio gradimento a che la nomina venisse concordata con la Fish. $è stato perciò proposto alla Fish uno scambio, nel senso che un loro rappresentante sarebbe entrato nell'Osservatorio del lavoro mentre un rappresentante della Federazione  sarebbe entrato nell'Assemblea Generale  European Disability Forum. $è stato siglato un accordo con il Presidente della Fish, accordo che peraltro è stato onorato soltanto dalla Fand e non anche dalla Fish.

$è stato chiesto all'Amministrazione Provinciale di Roma di modificare la destinazione del contributo di L. 30.000.000 concesso a suo tempo dalla stessa Amministrazione. Il contributo verrà utilizzato per organizzare un convegno internazionale a dicembre su un tema diverso da quello precedentemente proposto.

La Federazione è stata presentata in una trasmissione televisiva registrata da Rete News (all'interno di uno spazio dell'Uic) e che sarà trasmessa su tutte le emittenti locali collegate alla stessa rete.

Viene stabilito che nulla osta all'inserimento nelle Commissioni di lavoro di persone che non fanno parte dell'Assemblea.

Concluse le comunicazioni del Presidente, il Comitato Esecutivo decide di revocare la nomina di Bruno Tescari, rappresentante Fish presso l'Osservatorio del Ministero del Lavoro, e di sostituirlo con Nicola Dentamaro. Questo a seguito del comportamento della Fish che non ha dimostrato disponibilità nei confronti della Fand, in relazione all'accordo sottoscritto tra le due Federazioni.

a cura di Benito Spadini

 

Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per Ciechi

  Corsi annuali e biennali, residenziali e non, per centralinisti telefonici riservati ai minorati della vista - Af 2001-2002 e 2001-2003.

  Informiamo che il Centro Regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per ciechi organizzerà dei corsi annuali e biennali, residenziali e non, per centralinisti telefonici non vedenti per l'Af 2001-2002 e 2001-2003.

Sono inoltre in fase di attivazione corsi per:

1) operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli uffici relazioni con il pubblico;

2) operatore telefonico addetto alla gestione e all'utilizzazione di banche dati.

  La domanda di ammissione ai corsi per centralinisti, distinta per quelli annuali e biennali, redatta in carta libera, dovrà essere inviata o fatta pervenire al Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, Viale C.T. Odescalchi, 38 - 00147 Roma entro il 31 luglio p.v.

  Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il Centro ai seguenti numeri telefonici: 06-5130181-51301837-51600456-5135863.

 

Le attività di prevenzione. Le ultime iniziative

  Il quattro Maggio 2001, in mattinata, si è materializzata, con grande successo, una complessa iniziativa della Sezione Italiana dell'Agenzia per la Prevenzione della Cecità, articolata in varie sfaccettature.

  Nei vasti locali e negli ampi giardini della scuola elementare "Pallavicini", sita in un quartiere periferico residenziale di Roma, Mostacciano, si sono dati convegno: la troupe di Raiuno de "La vita in diretta", il famoso attore e testimonial dell'Agenzia Bud Spencer, gli esponenti della ditta che ne coordina l'attività, la Smile Production, i dirigenti e redattori della pubblicazione per ragazzi "Ditutticolori", i tanti insegnanti, capeggiati dalla Direttrice, ed i moltissimi alunni della scuola ospitante, infine il Presidente dell'Agenzia, avvocato Castronovo, ed il suo staff.

  Gli scopi di questo multiforme incontro erano molteplici. Il principale era dare ufficialmente il via alla grande iniziativa che l'Agenzia che ha messo in elaborazione, con la collaborazione della rivista "Ditutticolori", nei riguardi dei giovanissimi. Tale azione di penetrazione è diretta, inizialmente, su circa 2000 scuole elementari italiane, allo scopo di diffondere la cultura della prevenzione delle malattie visive. Essa si estrinseca nella distribuzione, in ognuno degli istituti scolastici, della rivista menzionata, inserita in una confezione che comprende poster, adesivi e videocassette contenenti spot televisivi, aventi come protagonista Bud Spencer. Il tutto, ovviamente, è incentrato sull'opportunità di controlli preventivi e visite precoci relative alla vista.

  Dato che non tutte le scuole potevano essere visitate, si è scelta quella romana sopra menzionata per permettere al testimonial, insieme al Presidente Castronovo,  di incontrare molti bambini ed avere un interessante scambio di idee con loro. Nella stessa occasione la troupe radiotelevisiva ha registrato una intervista esclusiva con l'attore, intervista poi programmata nel programma del tardissimo pomeriggio di Raiuno "La vita in diretta".

  Il grande interesse manifestato dai giovanissimi, le domande più disparate da loro poste all'attore ed al Presidente stesso dell'Agenzia hanno costituito un eccellente test e permettono di prevedere proficui risultati per l'azione sopra spiegata in dettaglio.

  Soltanto nei prossimi mesi, tuttavia, si sarà in grado di quantificare i risultati reali di quanto fatto per poter così decidere se sia proponibile la reiterazione di una complessa operazione come quella or ora portata a termine.

 

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A Lume di Legge

(Inserto al Corriere Braille n. 10 del 17 luglio 2001)

  I permessi ex art. 33 legge 104-92 non comportano decurtazione dell'importo della tredicesima mensilità e non riducono il periodo di ferie

  La materia dei permessi ex art. 33 legge 104-92 è da sempre stata oggetto di numerose e accese discussioni su diversi aspetti e di notevoli modificazioni ed integrazioni.

  In questa sede ci interessa ribadire che i periodi d'assenza sono utili ai fini del computo dell'anzianità di servizio e ai fini della maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità.

  Qui di seguito pubblichiamo una sentenza del tribunale di Milano che conferma quanto appena esposto.

  L'occasione mi è gradita per ringraziare della puntuale collaborazione della sezione Uic di Milano e per invitare tutti a seguirne l'esempio, formulando richieste ma anche trasmettendo documentazione utile a codesto centro.

  Il Giudice del Tribunale di Milano, dr. Marasco, in funzione di Giudice del lavoro, ha pronunciato la seguente

Sentenza

Nella causa iscritta al n. 2155-99 R.g. promossa da

… selettivamente domiciliato presso l'avv. Pagliarello che lo rappresenta a difende con procura a margine del ricorso

contro

Poste italiane Spa in persona del legale rappresentante p.i. selettivamente domiciliato presso l'avv. Pollio che rappresenta e difende l'ente con procura in atti

Svolgimento del processo

  Con ricorso depositato in data 8.4.1999 dipendente delle Poste italiane Spa presso l'ufficio "Milano isola" della filiale di Milano, ha dedotto di avere negli anni dal 1994 al 1997 usufruito dei permessi retribuiti giornalieri e mensili spettatigli, ai sensi dell'art. 33 della legge 1992 n. 104, come lavoratore in stato di grave handicap, che per gli anni 1996 e 1997 non gli era stata riconosciuta la incidenza dei permessi retribuiti per la maturazione dei giorni di ferie e per la quantificazione della tredicesima mensilità.

  Chiedeva il ricorrente la condanna delle Poste italiane spa alla restituzione della somma di lire 395.000 o di quella diversa dovuta per legge, pari alla decurtazione effettuata, e che gli fosse riconosciuto il diritto ad usufruire di sei giorni di ferie che illegittimamente non erano stati concessi.

  Instauratosi il contraddittorio, si costituiva Poste italiane spa contestando la fondatezza della pretesa e chiedendone il rigetto.

  Nel corso del giudizio veniva autorizzato il deposito di note ed all'udienza del 27-9-1999 il giudice pronunciava sentenza con lettura del dispositivo.

Motivi della decisione

Il ricorso è fondato.

  Ai sensi dell'art. 33 comma 6 legge 1992 n. 104 la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire dei permessi previsti dal comma 2, ossia di due ore di permesso giornalieri retribuiti, e dai comma 3 di tre giorni di permesso mensile fruibili anche in maniera continuativa.

  Tale normativa di tutela è richiamata nel ccnl 26-11-1994 che all'art. 22 prevede il riconoscimento delle agevolazioni di cui agli artt. 21 e 33 dalla legge 1992 n. 104 e che i permessi mensili di cui all'art. 33 comma 3 possono essere fruiti anche in forma frazionata.

  Nel caso in esame, è stato confermato dalla società che il ricorrente ha usufruito di tre giorni di permesso mensili ex artt. 33 commi 6 e 3 legge 1992 n. 104 che gli sono stati riconosciuti 29 giorni di ferie per ogni anno, tre in meno rispetto ai 32 previsti per contratto, e gli sono stati trattenuti, in fase di conguaglio, gli importi di lire 188.639 per la tredicesima relativa all'anno 1996 di lire 197.525 per la tredicesima relativa all'anno 1997.

  Secondo la parte convenuta, i permessi mensili di cui al comma 3 dell'art. 33 legge 1992 n. 104 non sono, a differenza dei permessi previsti dall'art. 33 comma 2, permessi retribuiti e non possono quindi essere computati ai fini della tredicesima mensilità e della maturazione delle ferie. Il trattamento applicato al ricorrente, inoltre, era conforme alle istruzioni indicate nella nota del febbraio 1995, proveniente dall'Area personale ed organizzazione nella quale con riferimento ai permessi di due ore giornalieri e quelli di tre giorni mensili, non assoggettati alla disciplina del recupero, veniva precisato che tali permessi sono computati nella anzianità di servizio ma incidono negativamente sulle ferie e sulla tredicesima limitandone rispettivamente la durate e l'importo.

  Si rileva che, a parte l'incongruenza del richiamo alla menzionata circolare, che apoditticamente assimila ai fini della incidenza negativa su ferie e tredicesima sia i permessi orari che giornalieri (per i quali nella memoria della società è delineato un diverso regime) non ha alcun fondamento la giustificazione addotta dalle Poste italiane spa dalla incidenza negativa dai permessi perché si tratta di permessi non retribuiti.

  $è sufficiente osservare che risulta dai prospetti delle retribuzioni, relative ai mesi di marzo, aprile e maggio 1999 che per i tre giorni di permessi mensili concessi al ricorrente non è stata effettuata alcuna trattenuta.

  Si rileva, inoltre, che la difesa trascura il regime normativo che prevede, a seguito della disposizione di natura interpretativa dettata dal Dl 27-8-1993 n. 324 convertito nella legge 27-10-1993 n. 423 che le parole "hanno diritto a tre giorni di permesso mensile" dall'art. 33 comma 3 legge 1992 n. 104 devono interpretare nel senso che il permesso mensile deve comunque essere retribuito.

  Né può ritenersi che la incidenza negativa dei permessi sia ricollegabile all'art. 7 legge 1071 n. 1204 richiamato dall'art. 33 comma 4 legge 1992 n. 104 e che stabilisce per i periodi di assenza della lavoratrice madre, successivi al periodo di astensione obbligatoria o per la malattia del bambino, che "i periodi di assenza sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie ed alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia".

  Tale limitazione non può che riferirsi alle sole ipotesi del permesso al genitore di figlio minore portatore di handicap, stante il richiamo dell'art. 33 comma 4 alle ipotesi precedenti, dove non è fatta menzione al lavoratore maggiorenne portatore di handicap, e considerato il testo della disposizione, che riguarda appunto i permessi che si cumulano quelli previsti dall'art. 7 legge 1971 n. 1204.

  Ne deriva, in assenza di limiti legali, che il carattere retributivo del permesso non pregiudica la piena maturazione della tredicesima mensilità.

  Le medesime considerazioni valgono per il trattamento per le ferie, laddove, l'assenza retribuita non determina una diminuzione delle ferie spettanti.

  Una diversa conclusione è, inoltre, in palese contrasto con gli obiettivi, posti dalla legge 1992 n. 104 di tutela e di recupero sociale e di integrazione professionale della persona portatrice di handicap, laddove, rispetto ad assenze finalizzate a rendere compatibile lo sforzo lavorativo con la situazione personale di grave minorazione del lavoratore oltre che al recupero delle necessarie energie, sarebbe affatto incongruo ritenere che tale beneficio possa comportare, per altra via, il sacrificio del diritto al riposo del lavoratore attraverso la diminuzione delle ferie spettanti.

  Per i rilievi svolti, va ritenuto il diritto del ricorrente alla maturazione della tredicesima mensilità ed alle ferie senza alcuna decurtazione per effetto dei permessi usufruiti ai sensi dell'art. 33 comma 6 legge 1992 n. 104 con la restituzione dell'importo di lire 395.000 oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto al saldo ed il diritto di usufruire di sei giorni di ferie per gli anni 1996 e 1997.

  Per il principio della soccombenza, le spese liquidate come in dispositivo sono poste a carico delle Poste italiane spa.

  Pqm

  Dichiarato che i permessi di cui all'art. 33 comma 6 legge 1992 n. 104 oggetto della domanda non comportano decurtazione dell'importo della tredicesima mensilità e non riducono il periodo di ferie, condanna le Poste italiane spa al pagamento a favore del ricorrente dell'importo di L. 395.000 trattenutegli per le causali in ricorso, oltre interessi e rivalutazione monetaria, ed a consentire al ricorrente di fruire di sei giorni di ferie per gli anni 1996 e 1997.

  Condanna la parte convenuta alla riduzione delle spese liquidate in L. 1.300.000 oltre iva e cpa.

a cura del C.D.G.

 

Informatutto

(Inserto al Corriere Braille n. 10 del 17 luglio 2001)

Linea verde

  La Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità ha attivato una Linea Verde di consultazione gratuita aperta a tutti coloro che chiamano da una postazione telefonica fissa, situata in territorio italiano.

  Detta Linea è attiva dalle 10 alle 12,30 antimeridiane, tutti i giorni feriali della settimana, dal lunedì al venerdì incluso.

  Le persone chiamanti potranno consultare un medico oculista al quale esporre il proprio caso ed ottenere i suggerimenti necessari.

  Il numero verde da chiamare è: 800068506

  Per ulteriori chiarimenti si potrà contattare la Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, via G. B. Vico, 1 - 00196 Roma tel. 06-36004895 – fax 06-36086880 e-mail: sezione.italiana@iapb.it o consultare il sito internet www.iapb.it

 

Un'autocertificazione per il servizio a scuola

  Dal 7 marzo 2001 è entrato in vigore il Testo unico sulla documentazione amministrativa. Con questo provvedimento non sarà più possibile alle amministrazioni e servizi pubblici richiedere certificati pena una denuncia per "violazione dei doveri d'ufficio".

  L'autocertificazione sarà sufficiente all'amministrazione scolastica, in grado di reperire i certificati di servizio. Si ricorda, però, che l'autocertificazione non vale per i certificati medici.

 

I diritti della casalinga con 6 anni di versamenti

  Per l'esercizio della facoltà dell'opzione per il sistema di calcolo contributivo occorrono 15 anni di contributi di cui almeno cinque versati nel sistema contributivo, decollato dal 1o gennaio 2001. D'altra parte, questa facoltà di opzione è stata differita al 1o gennaio 2003 dalla legge 388-2000 (finanziaria 2001).

  La lettrice, in possesso di almeno 5 anni di contributi, può chiedere l'autorizzazione ai versamenti volontari all'Inps.

  La contribuzione versata nell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (6 anni nel caso dell'interessata) non può essere cumulata con la contribuzione versata al Fondo pensionistico per le casalinghe.

 

Quale reddito conta ai fini dell'invalidità civile

  Per l'assegno di invalidità civile si considera solo il reddito personale del titolare dell'assegno stesso. Per completezza informativa va detto che a partire dall'anno 1999 anche per le pensioni sociali e gli assegni sociali derivanti da prestazioni per invalidi civili e sordomuti trasferite all'Inps dalle prefetture anteriormente all'entrata in vigore dell'articolo 130 del decreto legislativo 112 del 31 marzo 1998, i cui titolari sono coniugati, viene richiesta l'acquisizione del reddito del coniuge. Questo dato reddituale occorre all'Inps per la concessione dal 1o gennaio 1999 dell'aumento di 100 mila lire mensili stabilito dall'articolo 67, comma 2, della legge 448 del 23 dicembre 1998 e delle altre maggiorazioni previste dalla legge finanziaria 2001.

 

L'operazione riscatto gode dello sconto Irpef

  L'operazione riscatto è conveniente anche sotto il profilo della deducibilità totale dal reddito complessivo ai fini dell'Irpef a partire dal costo sostenuto dal 1o gennaio 2001, anche se la domanda di riscatto è stata presentata anteriormente. In altri termini, si applica il criterio di cassa, cioè quanto pagato come costo del riscatto dal 1o gennaio 2001 in poi si deduce dal reddito complessivo ai fini dell'Irpef.

 

Per ottenere la vecchiaia il lavoro va interrotto

  Chi vuole ottenere la pensione di vecchiaia, deve cessare dall'attività lavorativa dipendente prestata presso il proprio datore di lavoro. Non si può, cioè, passare presso lo stesso datore di lavoro alla condizione di titolare di pensione di vecchiaia, continuando a lavorare senza soluzione di continuità. Questo può avvenire nel caso in cui si cessi dal proprio datore di lavoro, poniamo, il 30 settembre 2001 (60 anni di età) ottenendo la pensione di vecchiaia con decorrenza 1o ottobre 2001 e venendo assunti da un altro datore di lavoro dal 1o ottobre 2001 stesso.

 

I criteri per i benefici ai lavoratori sordomuti

  La norma presenta dei punti di incertezza (applicazione retroattiva e così via). La circolare applicativa dell'Inpdap, quindi, si rende necessaria.

 

I casi di incompatibilità con la pensione di inabilità

  I compensi derivanti dallo svolgimento dell'attività di giudice di pace e di giudice tributario (articolo 86 della legge 342-200), pur essendo cumulabili totalmente con le pensioni, sono rilevanti, invece, a nostro avviso, per la revoca della pensione di inabilità.

  La pensione di inabilità è, infatti, incompatibile con:

  lo svolgimento, successivo alla concessione, di qualsiasi attività lavorativa dipendente e autonoma in Italia o all'estero;

  l'iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli, negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, artigiani e commercianti) o in albi professionali (ingegneri, avvocati, dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro e così via);

  i trattamenti a carico dell'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e ogni altro trattamenti sostitutivo o integrativo della retribuzione.

  Il pensionato ha l'obbligo di segnalare immediatamente una delle predette cause di incompatibilità all'istituto previdenziale che ha concesso la pensione (Inps o Inpdap), che prevede a revocare la pensione di inabilità. La revoca della pensione scatta anche nel caso, quasi raro, nel quale l'interessato recuperi la capacità fisica per lo svolgimento di attività lavorativa.

 

Integrazione al minimo: se la moglie è a carico

  Il reddito personale più quello della moglie non devono superare i 20.261.150 lire.

  Nel caso in cui i redditi posseduti risultino inferiori a questi limiti (personale di 11.685.700 lire o cumulativo 20.261.150 lire, validi per il 2001, per i pensionati di età tra i 65 e i 75 anni) la maggiorazione sociale della pensione viene corrisposta, infatti, in misura tale che non comporti il superamento dei limiti stessi.

 

Pensionato Inpdap e lavoratore part-time

  Si ritiene che, quando si è in presenza dei requisiti e non esistono situazioni di esubero nella qualifica funzionale posseduta dall'interessato, e si è nel limite del  contingente del 25%, l'amministrazione, datore di lavoro, non possa porre ulteriori ostacoli alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale connessa alla pensione di anzianità.

 

"Totalizzazione" esclusa per le pensioni d'anzianità

  L'articolo 71 della legge 388-2000 (finanziaria 2001), che disciplina l'istituto della "totalizzazione" dei periodi assicurativi, non prevede l'estensione di questa possibilità per i trattamenti pensionistici di anzianità.

  Il lettore, quindi, se vuole andare in pensione di anzianità, non si può avvalere della "totalizzazione".

 

Il regime dell'ex docente libero professionista

  Al titolare di pensione di anzianità con decorrenza dal 1o settembre 2000, liquidata con meno di 40 anni di contribuzione, senza compimento dell'età pensionabile per la pensione di vecchiaia, scatta l'incumulabilità parziale con i redditi da lavoro autonomo.

 

La sanzione per l'omessa segnalazione del part-time

  La questione sottoposta dovrebbe riferirsi a un contratto part-time stipulato prima dell'entrata in vigore delle nuove norme che hanno modificato la disciplina precedente (Dlgs 61-2000) e cioè prima del 4 aprile 2000.

  In base alla precedente normativa (articolo 5, legge 863-84) le conclusioni raggiunte dall'Inps sulla base di specifica posizione del ministero del lavoro (ministero del lavoro, circolare 2 aprile 1993, n. 37 - Inps circolare 274-93) sono che la mancanza della forma scritta invalida l'intero contratto a cui non può applicarsi il regime dell'articolo 5 citato e quindi nemmeno il particolare calcolo del minimale a ore. Questa conclusione non riguarda però l'adempimento nei confronti dell'attuale direzione provinciale del lavoro in quanto, secondo il Ministero, resta ferma la mera applicazione della sanzione amministrativa in caso di omesso o ritardato invio del contratto all'ispettorato del lavoro.

  Per l'Inps questa irregolarità comporta "solo" l'applicazione della sanzione amministrativa. Questa posizione è stata poi avvalorata dalla Cassazione nella sentenza 13445-99. In definitiva l'omesso o ritardato invio del contratto alla Direzione provinciale del lavoro costituisce una irregolarità che comporta solo l'irrogazione di una sanzione amministrativa, ma non invalida il contratto che resta regolato a tutti gli effetti, compresa l'applicazione del minimale, dall'articolo 5 della legge 863-84.

  $è però essenziale che il contratto part-time sia stato stipulato in forma scritta e non verbalmente, altrimenti viene meno anche il regime del minimale orario. La nuova disciplina (Dlgs 61-200) prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa a fronte dell'omesso o ritardato invio del contratto alla Direzione provinciale del lavoro, cosa che, alla luce anche della circolare 123-2000 dell'Inps riteniamo essere l'unica sanzione di fronte a questa inosservanza, senza che venga pregiudicato l'intero contratto.

 

Quando il dipendente è anche commerciante

  Nessuna norma di legge impedisce a un lavoratore dipendente di svolgere una parallela attività in qualità di commerciante a meno che, in base al tipo specifico di attività, vi sia violazione dell'obbligo contrattuale di fedeltà in base all'articolo 2105 del Codice civile.

  La violazione dell'obbligo contrattuale di fedeltà si può infatti realizzare anche svolgendo un'attività in concorrenza con il datore di lavoro.

  Una volta ammesso il contemporaneo svolgimento delle due attività, fermo restando l'obbligo di versare i contributi per quella dipendente, l'obbligo assicurativo come commerciante sorge se la relativa attività è di tipo prevalente sia rispetto al tempo impiegato che ai redditi conseguiti. In questo caso verranno accreditate due contribuzioni, mentre in caso contrario verrà accreditata solo la contribuzione al fondo pensione lavoratori dipendenti.

 

Quando la lettera Inps interrompe la prescrizione

  La lettera dell'Inps è da ritenersi interruttiva dei termini di prescrizione se conteneva l'indicazione degli importi contributivi dovuti per gli anni dal 1983 al 1990. In altri termini, a questi fini (interruzione dei termini di prescrizione) non vale una lettera generica. Le sanzioni sono state correttamente applicate secondo la normativa vigente all'epoca.

(da "L'esperto risponde" de "Il sole 24 ore" n. 34 del 6 maggio 2001)

 

Agevolazioni sui lavori d'allacciamento al metano

  Il puro e semplice allacciamento alla rete di distribuzione del gas metano non rientra, in genere, tra gli interventi per i quali si applica il 36%, anche in relazione al fatto che questo intervento non comporta lavori edili. I lavori interni all'appartamento, per contro, possono fruire della detrazione Irpef a condizione che si tratti quanto meno di manutenzione straordinaria e non di semplice riparazione dell'impianto. Nel caso specifico, sembra trattarsi di interventi diversi dalla manutenzione ordinaria (spostamento di tubi e allacciamento al contatore) che, pertanto, danno diritto alle agevolazioni a condizione che si provveda ai prescritti adempimenti urbanistici (richiesta della denuncia di inizio attività).

 

Così il box doccia gode del beneficio

  L'acquisto del box doccia con idromassaggio e sauna può fruire delle agevolazioni fiscali del 36%, in quanto intervento di manutenzione straordinaria. In genere, poi, tale intervento comporta anche lavori edili (installazione) e comunque di specialisti in tale operazione (idraulico e installatori). Ovviamente, per fruire dei benefici occorre anche in tal caso attivare la procedura di richiesta (comunicazione al centro di servizio delle imposte) ed essere in regola con gli adempimenti urbanistici previsti dal regolamento edilizio per tale tipologia di intervento. Lo stesso ministero delle Finanze ha includo l'installazione della vasca idromassaggio tra gli interventi agevolati nella specifica guida del contribuente emanata sulla legge 449-97.

 

Detrazione Irpef e Iva sulla fornitura di porte

  La fornitura e posa in opera di porte interne all'appartamento non risulta di per sé tra le spese per le quali è prevista la detrazione del 36 per cento. Per contro, la controsoffittatura deve ritenersi intervento di manutenzione straordinaria e come tale agevolato ai sensi dell'articolo 1 della legge 449-97. Per quanto attiene all'aliquota Iva applicabile, e tenuto conto che le due prestazioni sono eseguite da due soggetti giuridici distinti e che quindi devono considerarsi come due prestazioni separate, la disciplina è la seguente. Per la fornitura delle porte (bene significativo ai sensi del decreto ministeriale 29 dicembre 1999) si applica l'Iva del 10% per i primi due milioni (1 milione di manodopera e 1 milione riferito alle porte) e l'Iva al 20% per i restanti 6 milioni, in modo che complessivamente su 8 milioni, l'Iva è pari a 1.400.000 (l'articolo 7 della legge 488-99 consente l'Iva al 10 sui beni significativi solo fino a concorrenza del valore della manodopera). I lavori di controsoffittatura sono invece soggetti all'Iva del 10 per cento.

 

Termini di riacquisto della "prima casa"

  Acclarato che il lettore deve effettuare il nuovo acquisto agevolato entro un anno dalla vendita, deve ritenersi che il semplice contratto preliminare di compravendita (anche se autenticato, registrato e trascritto) non sia sufficiente a evitare la decadenza dalle prime agevolazioni ottenute.

  Per altro verso, si suggerisce al lettore di procedere - entro questo termine - alla stipula del contratto definitivo di compravendita della nuova abitazione, anche se al momento non ancora completata: tale acquisto sarà assoggettabile ad agevolazioni, e quindi eviterà la temuta decadenza.

  A favore dell'applicabilità delle agevolazioni per la prima casa anche alle ipotesi di vendita di immobile in costruzione o in ristrutturazione si vedano:

- la normativa iva (Dpr 633-72 tabella a, parte ii, n. 21): che consente agevolazioni per le case di abitazione "ancorché non ultimate";

- una vasta giurisprudenza di merito;

- la Corte di Cassazione (sentenza 9150-2000).

  Nonostante il parere contrario di alcuni uffici del registro, la destinazione a uso abitativo non deve essere una concreta possibilità contemporanea al rogito, ma può costituire una situazione futura. $è sufficiente che, al momento del rogito, sussistano obiettive condizioni perché possa parlarsi di immobile a uso abitativo (ad esempio, il rilascio di corrispondente concessione); la prova della sussistenza dei requisiti qualitativi dell'immobile potrà essere data al termine della costruzione.

  Nel caso specifico, nel contratto di vendita si avrà cura di specificare che la destinazione abitativa si rileva (se non già dalla struttura finora realizzata) dalla concessione edilizia (potrà allegarsi copia delle planimetrie di progetto); ove l'immobile non fosse ancora  inserito nel catasto del fabbricati, sarà necessario un successivo atto d'identificazione catastale, che potrà avere positivi effetti sulla conferma delle ottenute agevolazioni, ribadendo - con l'attribuzione di categoria abitativa - l'effettiva destinazione dell'immobile stesso.

 

Il beneficio per la casa abitata dalla figlia

  La deduzione, pari alla rendita catastale (e non più, quindi, al limite di 1.800.000 lire) che il padre deve dichiarare in quanto usufruttuario, è dallo stesso conseguibile se la figlia utilizza l'unità immobiliare come dimora abituale (articolo 10, comma 3 bis del Dpr 917-86 del tuir).

  Il possesso, da parte dell'altro genitore, di un altro immobile - in cui dimorano abitualmente entrambi i coniugi - non preclude il conseguimento del beneficio.

 

Immobili contestati: chi assolve le imposte

  Dalla data di stipula del rogito, l'immobile è diventato di proprietà dell'assegnatario. Dalla stessa data, inoltre, il 50% di tale immobile, visto il regime di comunione legale, è divenuto di proprietà del coniuge. Ai fini dell'Irpef sul reddito del fabbricato in oggetto, ciò che rileva è quest'ultimo dato, per cui ognuno dei due coniugi dovrà dichiarare la parte di sua competenza.

 

Così il collaboratore deduce i contributi

  Innanzitutto, va chiarita la questione dei limiti di deducibilità riguardo a contributi versati a un fondo di pensione integrativa: questi limiti sono stati innalzati a 10 milioni sino a un massimo del 12% del reddito, non più riferibile a quello di lavoro autonomo, ma bensì a quello complessivo. Il contribuente potrà perciò portare in deduzione i contributi che non eccedano il sopraccitato tetto.

  La questione più delicata certamente è quella inerente all'incertezza riguardante la possibilità di continuare a portare in detrazione i contributi versati, in ragione del fatto che il contribuente considera i redditi percepiti del tutto analoghi a quelli da lavoro dipendente e il punto e-bis dell'articolo 10 del Tuir, limita la deduzione dei redditi da lavoro dipendente al doppio della quota di Tfr destinata alla forme pensionistiche collettive. Non si può certo smentire che le recenti direttive del legislatore vadano nella direzione di uniformare le disposizioni riguardanti la collaborazione coordinata e continuativa a quelle del lavoro dipendente. Tuttavia, il tenore della norma spinge a circoscrivere quest'ultima limitazione (ossia subordinare la deduzione al versamento di parte del Tfr alle forme pensionistiche collettive) nell'ambito della fattispecie dei redditi da lavoro dipendente, e quindi l'ipotesi dei redditi assimilati a lavoro dipendente (collaborazioni coordinate e continuative) non sembra dover sottostare alle medesime condizioni.

  Tale valutazione pare quindi offrire indirettamente sostegno all'ipotesi di deduzione dei contributi anche da parte dei collaboratori, purché nei limiti quantitativi sopra menzionati.

  Quanto detto viene confermato al punto 2.4 della circolare citata dal contribuente (29-e del 2001): viene infatti affermato che i redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente seguono le regole fissate per i primi, ma sono qualora sia prevista l'erogazione del Tfr a una forma pensionistica collettiva; dato che per le collaborazioni il trattamento di fine mandato non è assimilabile al Tfr deriva esclusivamente da accordo negoziale tra le parti, si può avere un ulteriore elemento di conforto alla tesi sopra esposta, cioè la deducibilità del versamento alla previdenza complementare.

 

Quando la prestazione rientra tra le "Co.co.co"

  Si considerano collaborazioni coordinate e continuative quei rapporti che, nel rispetto dei requisiti di cui alla lettera c-bis dell'articolo 47 del Testo unico delle imposte sui redditi Dpr 917-86 hanno per oggetto la prestazione di attività, non rientranti nell'oggetto dell'arte o professione esercitata dal contribuente.

  Quindi, i soggetti con partita Iva, indicati nel quesito, potranno essere inquadrati nel rapporto di collaborazione coordinata e continuativa solo se le prestazioni da questi rese nei confronti della scuola privata non rientrano nell'oggetto dell'arte o professione esercitata.

  Ad esempio, si ritiene che l'ingegnere che insegna disegno tecnico svolga un'attività inerente alla propria professione, perciò non inquadrabile tra le collaborazioni e quindi tra i redditi assimilati al lavoro dipendente, ma tra i redditi da lavoro autonomo. Si ritiene, inoltre, probabile che un medico con partita iva insegni presso una scuola privata di estetista materie inerenti la propria professione e che quindi non si possa configurare un rapporto di collaborazione, bensì di lavoro autonomo.

(da "L'esperto risponde" de "Il sole 24 ore" n. 35 del 7 maggio 2001)

a cura di Vincenzo Barbera

 

 

Mariolina Lombardi

Ufficio Stampa Uic

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