Corriere dei Ciechi n. 6
Giugno
1999
Per il rinnovamento associativo di Tommaso Daniele
In Europa di Vito RomagnoL'Uspi contro i ritardi postali
Gli anni del piombo di Renato Terrosi
Speciale Lavoro a cura di Luisa Bartolucci
Anche Tersicore: danzaterapia di Elena Cerruto e Patrizia Viaro
consiglio e Direzione Nazionali di Vitantonio Zito
Spartiti braille: indirizzi dei centri
Segnalibro sonoro di F. Visentin
Vita associativa di e. Flamigni
Una iniezione di
coraggio e di entusiasmo
di Tommaso Daniele
Nell’introdurre i lavori di questo nostro ormai consueto incontro, saluto con viva soddisfazione la presenza di diversi sostituti dei Presidenti a questa assemblea. Naturalmente se questo significasse un volere snobbare l’appuntamento da parte di questi ultimi, sarebbe un segno assolutamente negativo. Ma io credo invece che essi vogliano incoraggiare la partecipazione attiva dei vicepresidenti alla vita associativa; e quindi considero questo un fatto altamente positivo.
Questo nostro incontro, oggi, assume un’importanza straordinaria, soprattutto per un confronto sincero e costruttivo sulla definizione di un nuovo modello organizzativo della vita associativa. È, questa, una necessità assoluta sulla quale invito tutti ad una riflessione approfondita, ad una discussione consapevole e responsabile. Dobbiamo avere presente il ruolo che ognuno di noi ricopre, cioè quello di essere responsabili del futuro e dei destini di un’Associazione, la nostra, che ha una lunga storia, una forte tradizione ed un grande prestigio che viene riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.
Un seminario sul problema dell’accesso degli anziani al mondo del lavoro, svoltosi di recente, a Erice (Trapani) nell’ambito di un progetto transnazionale finanziato dall’Unione Europea, attraverso un confronto tra le varie esperienze lavorative in Inghilterra, in Irlanda, in Svezia, in Finlandia ed in altri Paesi d’Europa ha confermato, ancora una volta, che la legislazione italiana sul lavoro è una delle più avanzate; anche se viene giudicata arretrata da taluni, perché trattasi di una legislazione protettiva fondata sulla obbligatorietà. Quel che importa è che in Italia lavora un’alta percentuale di ciechi rispetto ad altri Paesi, dove i minorati della vista occupati sono pochi, perché non esistono leggi speciali sul collocamento al lavoro.
Credibilità
Un riconoscimento analogo noi abbiamo ottenuto tempo addietro a Parigi durante un convegno internazionale sulla formazione professionale; e proprio per questo primato il Comune della capitale francese ha voluto conferirci una medaglia. Ma questi riconoscimenti prestigiosi ci vengono attestati in tutti i congressi internazionali nei quali l’Unione è rappresentata, e soprattutto nel Direttivo europeo e nelle varie commissioni di lavoro.
Il prestigio e la credibilità dell’Unione sono però forti anche nel nostro Paese, infatti siamo prepotentemente accreditati presso l’opinione pubblica, presso il Parlamento, presso il Governo e presso le istituzioni locali al punto da essere invidiati da altre associazioni di disabili per l’unità, l’organizzazione e l’attivismo.
Non va sottaciuto che in questi ultimi tempi, nei politici questa credibilità dell’Unione si è trasformata in una sorta di invidia che li rende sempre meno disponibili nei confronti dei ciechi i quali, a loro dire, hanno già tanto. Questo tanto ci deriva dalla nostra minorazione. Non è certo un regalo della società o del Parlamento o del Governo.
Prestigio e credibilità noi li abbiamo conquistati nel tempo con i sacrifici, la sofferenza, le umiliazioni, la capacità di lotta, la efficienza organizzativa, la capacità di interpretare e rappresentare i bisogni dei ciechi, l’intelligenza di leggere i fenomeni sociali, culturali, economici e politici
I nostri padri storici, quelli che noi definiamo i giganti dell’Unione Italiana dei Ciechi, hanno avuto il merito di sapere sempre adeguare la struttura associativa alle esigenze ed al ritmo dei tempi; ed hanno saputo far progredire i ciechi italiani ed emanciparli dalla miseria, dall’ignoranza e dalla inabilitazione.
Sono, queste, cose già note; ma le ribadisco perché spesso noi abbiamo la memoria labile: abbiamo in considerazione il presente, ma ci sfugge il passato. Invece, per capire realmente la condizione di vita dei ciechi oggi, bisogna rapportarla alla condizione di vita di ieri. I nostri predecessori, dunque hanno riscattato la condizione dei ciechi in maniera ammirevole.
Anche questa nostra generazione, però, l’Unione di questi ultimi dieci, dodici anni, ha fatto la sua parte. Sapendo di poter continuare a camminare sulle orme dei giganti, ha continuato ad operare per il progresso sociale dei ciechi ed ha fatto certamente qualche passo in più sulla via del riscatto dal bisogno.
Naturalmente il successo dell’Unione è, soprattutto, dei dirigenti locali i quali, non solo hanno seguito sempre le direttive degli organi centrali, ma hanno saputo anche lavorare in condizioni di assoluta precarietà. È ancora vivo, infatti, il ricordo di alcune sezioni che hanno dovuto operare senza una struttura e senza l’aiuto di un impiegato, per le ristrettezze economiche. Nell’attività dell’Unione dunque, il ruolo dei dirigenti locali è sempre stato altamente significativo e determinante.
Non è però pensabile che degli eroi, come i nostri Presidenti provinciali, possano anche compiere dei miracoli, giacché la realtà che siamo chiamati a fronteggiare è tale da preoccupare tutti, anche gli eroi.
Più uniti
Infatti, il ritmo vertiginoso della vita e il progresso tecnologico hanno posto nuovi problemi di non facile soluzione; ed i bisogni dei ciechi si sono moltiplicati per quantità e per qualità. Ieri, l’Unione si doveva battere per fare ottenere ai ciechi la pensione, l’indennità di accompagnamento, le leggi sull’istruzione, sul lavoro e sull’assistenza. Oggi le cose sono sostanzialmente cambiate: i ciechi vogliono di più, molto di più. Vogliono avere la possibilità di leggere la stampa quotidiana, più libri su carta, su floppy disk, libri ingranditi e registrati; i ragazzi nella scuola comune hanno bisogno di molti libri di materiale didattico che in passato mettevano a loro disposizione gli istituti. Inoltre, le nuove tecnologie hanno ristretto l’area occupazionale per i minorati della vista.
Tutto questo ha causato un progressivo allontanamento dei soci dall’Organizzazione; si è purtroppo verificata anche la nascita di altre associazioni e di piccoli gruppi di dissenso. Ma questo non deve meravigliare: la gran mole di lavoro ci ha costretti a lasciare scoperti degli spazi che, ovviamente, sono stati occupati da altre organizzazioni. Naturalmente ciò è stato di nocumento all’Unione: i ciechi non sono più uniti come un tempo; ed è noto a tutti che l’unità ha sempre costituito e costituisce il mezzo fondamentale per i successi dell’Unione rispetto ad altri Paesi.
In Italia, i ciechi hanno ottenuto di più perché sono stati più uniti. In Francia, dove sono divisi in tante organizzazioni, i ciechi sono nel Medioevo rispetto agli italiani.
La frantumazione dell’Organizzazione indebolisce quindi il ruolo dell’Unione rispetto al passato. Noi però abbiamo l’obbligo di rimediare a questo danno oggettivo; dobbiamo creare le condizioni per invogliare il ritorno di coloro i quali sono usciti dall’Unione e favorire l’apertura delle sezioni ai soci. Bisogna compiere una necessaria rivoluzione per far uscire l’Organizzazione dalla condizione attuale, per inaugurare una nuova politica, quella dell’erogazione dei servizi a pieno regime, per rispondere in maniera adeguata alla crescente molteplicità dei bisogni.
Il nuovo modello proposto all’attenzione dei Quadri Dirigenti risponde proprio a queste esigenze. Naturalmente, la proposta non vuole essere originale: molte cose in essa contenute sono già realizzate dalla maggior parte delle sezioni; ma perché l’Unione possa realmente rispondere alle crescenti necessità dei ciechi bisogna renderla meglio organizzata, più democratica ed anche più efficiente. Solo così potrà essere al passo coi tempi.
Se è dunque vero, come diceva Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del "Piccolo Principe" che "solo le cose che si trasformano non muoiono", noi che vogliamo un’Associazione piena di vitalità, più unita, più forte, più democratica e quindi più moderna dobbiamo trasformarla.
Certo, il momento per compiere questa rivoluzione culturale ed organizzativa, non è dei più facili; anzi, direi che è dei più difficili. Infatti, l’Europa, in particolare, è travagliata da una profonda crisi occupazionale e da una stagnazione economica che arrestano il processo di sviluppo e sottraggono risorse allo Stato sociale. Lo stesso Presidente Ciampi, che ha sempre avuto una concezione solidale dello Stato, comincia ora a dire che per rilanciare l’economia è necessario ridurre le tasse; per fare questo bisogna ridurre le spese; ridurre le spese significa però por mano alle riforme e alla revisione dello Stato sociale.
Abbiamo quindi davanti a noi un orizzonte denso di nubi; e il modo migliore per squarciare il velo di queste nubi è certamente quello di affrontarle con coraggio e con consapevolezza.
Il segreto della vittoria sta nella fiducia che non può però essere semplicemente fiducia nella speranza e nella buona volontà; dovrà essere una fiducia nella ragione che dovrà aiutarci a costruire la nostra Organizzazione, conoscendo il presente ed immaginando il futuro.
Mi auguro che questo nostro incontro ed il dibattito che lo animerà offrano una proposta associativa che porti l’Unione Italiana dei Ciechi ancora una volta all’avanguardia rispetto alle altre associazioni e le consenta di vincere le sfide che questi tempi difficili ci pongono.
Lettera all’on. Elsa Signorino della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati
Gentile onorevole, le scrivo per esprimerle la delusione e l’amarezza dei ciechi italiani per quel che riguarda l’approvazione dei primi sei articoli della legge quadro sull’assistenza.
Due richieste fondamentali non hanno trovato accoglimento: precisamente che la consultazione del Governo riguardasse non tutte le associazioni ma quelle più rappresentative, consultarle tutte equivale a non consultarne alcuna; che l’assistenza scolastica dei minorati sensoriali rimanesse in capo alle province, o comunque fosse erogata in un ambito territoriale più ampio di quello comunale. Quando ho riferito all’Assemblea dei Quadri Dirigenti, oltre 300, tenutasi a Tirrenia sabato 15 maggio, si sono levate fortissime voci di protesta e richiesta di mobilitazione generale della categoria.
Personalmente poi sono amareggiato per una Sua promessa non mantenuta; mi ha più volte dichiarato che mi avrebbe fatto conoscere la Sua opinione sui nostri emendamenti prima di qualsiasi votazione, purtroppo non lo ha fatto e ora capisco il perché.
Gentile onorevole, i ciechi sono persone generalmente ragionevoli e inclini al dialogo, ma capaci anche di battersi con coraggio e costanza quando sono convinti che la loro causa è giusta. Quando questo testo arriverà in aula, spero tanto che non ci arrivi mai, i ciechi italiani saranno davanti al Parlamento a tempo indeterminato, 500 al giorno, fino a quando non avranno ottenuto giustizia.
Distinti saluti.
Il Presidente Nazionale Uic
Prof. Tommaso Daniele
Nei giorni scorsi (26 - 30 maggio 1999) si è riunita a Dniepropetrosvk, in Ucraina, la Commissione dell’Unione Europea dei Ciechi sui Diritti Sociali. Per l’Italia era presente lo scrivente in rappresentanza dell’Unione Italiana dei Ciechi. Dopo il saluto del Presidente Tony Aston e delle autorità politiche, sindacali e associative la Commissione ha affrontato i vari punti all’Ordine del Giorno. L’argomento più importante che ha comportato una lunga, serena e dialettica discussione ha riguardato il conflitto militare nel Kossovo e nella Yugoslavia e le conseguenze che certamente si prefigurano nefaste non solo per i paesi direttamente interessati ma per l’intera Europa. La Commissione ha deciso di condividere la preoccupazione espressa dal Direttivo EBU e l’idea di trasmettere una lettera al fine di indicare la cessazione immediata del conflitto. Ha riflettuto a lungo su quanto i ciechi di quei paesi stiano soffrendo e sulle ulteriori condizioni di cecità che certamente si verificheranno attraverso il terribile conflitto militare. È compito quindi della Commissione verificare se nei campi profughi si trovino persone cieche e quale sia la situazione dei soggetti ciechi nei paesi in conflitto. Per pervenire alla formulazione di una mappa ricognitiva la Commissione ha costituito un gruppo di lavoro capace di individuare le diverse situazioni e di proporle al Direttivo EBU affinché si adoperi a ricercare le soluzioni e i rimedi necessari. Allo scrivente è stato affidato il compito di coordinare le attività di questo gruppo di lavoro e di valutare eventuali proposte solutive da concordare con il Presidente della Commissione Tony Aston e di inviarle al Direttivo EBU.
Successivamente la Commissione ha esaminato le agevolazioni che nei singoli paesi europei vengono accordate sui trasporti ferroviari alle persone non vedenti, ne ha preso atto e ha dichiarato di condividere le iniziative che la Commissione Mobilità e Cani Guida ha in mente di intraprendere.
Ha quindi valutato la bozza della Convenzione preparata da Enrique Elissalde, Presidente dell’Unione Latinoamericana dei Ciechi, da sottoporre all’attenzione e approvazione dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. Tale convenzione mira ad eliminare od, almeno, ridurre la discriminazione in atto contro le persone con disabilità. Per rendere più efficace la Convenzione, i rappresentanti dei vari paesi presenti nella commissione faranno pervenire a Tony Aston gli emendamenti che riterranno più opportuni in riferimento anche alla rielaborazione che di quella bozza sta approntando il Presidente del Direttivo Europeo John Wall.
La Commissione ha valutato positivamente i risultati che l’azione dei Responsabili di Collegamento della Rete Hermes vanno attuando nelle rispettive zone di competenza per garantire l’applicazione delle Norme Standard delle Nazioni Unite per le Pari Opportunità delle Persone con Disabilità. A tal fine si rende necessario aggiornare le leggi emanate dai singoli paesi a favore dei disabili visivi per compilare una raccolta da trasmettere al Direttivo EBU e farla conoscere durante i lavori della prossima Assemblea Generale dell’Unione Europea dei Ciechi.
Infine si è esaminato il rapporto di Tony Aston sulla attività e sul lavoro della Commissione che sarà presentato all’Assemblea Generale. Il documento con alcune brevi modifiche è stato condiviso da tutti i componenti la Commissione. I lavori si sono svolti in un clima di serena e produttiva collaborazione a testimonianza della armonia e della fraterna amicizia condivisa dai vari componenti la Commissione chiamati nel corso di tutte le riunioni della Commissione fin qui svolte a fronteggiare gli innumerevoli problemi che ancora oggi si registrano nei vari paesi dell’Europa al fine di individuare alcuni rimedi capaci di alleviare le sofferenze e di offrire una più serena e dignitosa esistenza alle persone prive della vista. L’ospitalità dei dirigenti ucraini è stata davvero ammirevole per la profondità umana con cui hanno accompagnato le loro azioni quotidiane e per la disponibilità a risolvere i lievi problemi cui si va incontro quando si raggiungono paesi così lontani e dalle diverse condizioni sociali e culturali.
Vito Romagno
Auguri Presidente!
Pubblichiamo con vivo piacere il telegramma, che l’Assemblea dei Quadri Dirigenti dell’Uic ha inviato al nuovo Capo dello Stato subito dopo la sua elezione e, nella fausta occasione, l’intervista che Luisa Bartolucci effettuò a Carlo Azeglio Ciampi insignito del Premio Braille dell’Unione Italiana Ciechi nel 1995
L’Assemblea dei Quadri Dirigenti dell’Unione Italiana Ciechi riunitasi il 15 maggio in Tirrenia, uditi riferimenti Presidente Nazionale esprimenti soddisfazione et gioia elezione Carlo Azeglio Ciampi ad suprema carica Stato formula voti augurali et pone mani Presidente Repubblica tutela integrazione sociale minorati vista con particolare riferimento indennità accompagnamento, istruzione cultura et lavoro stop.
Carlo Azeglio Ciampi
L’intervista di Luisa Bartolucci
Magnifica cornice, quella del teatro San Carlo di Napoli, per un’edizione del Premio Braille, la quinta, che ha visto alternarsi sul palco, oltre ai quattro premiati, (il Governatore Onorario della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, la giornalista Emanuela Falcetti ed il regista e scrittore Luciano De Crescenzo), bravi attori di teatro e musicisti, tra i quali ricordiamo Mariano Rigillo e Anna Maria Ackermann. La magistrale esecuzione, da parte dell’Orchestra del Teatro San Carlo, dello "Stabat Mater" di Pergolesi ha, inoltre, contribuito a nobilitare uno spettacolo di ottimo livello. Massiccia e calorosissima è stata la partecipazione del pubblico, tale da rendere questa manifestazione davvero indimenticabile.
Ma cosa hanno detto premiati, ospiti e dirigenti? Scopriamolo dalle dichiarazioni che seguono.
"Ricevere questo Premio - afferma Carlo Azelio Ciampi - è per me un onore. Ho sempre seguito l’attività della vostra Associazione, ritengo che l’Unione Italiana Ciechi sia particolarmente importante, non soltanto per quanto fa in ambito assistenziale, ma soprattutto per le iniziative che intraprende nel campo della formazione e l’inserimento dei non vedenti nella vita civile e professionale.
Ritengo che questo debba essere uno dei punti fondamentali della vostra Unione: quello che dovrete sempre più sviluppare anche nel futuro. I non vedenti sono e debbono seguitare ad essere un elemento di forza per il Paese; proprio coloro che non hanno più il dono della vista, sono quelli che possono meglio vedere nel futuro, vedere, soprattutto, quelle che debbono essere linee guida per il rinnovamento civile e morale dell’Italia". (…)
Luisa Bartolucci
Nel Museo di Rivoreta
È stato inaugurato il "Museo della gente dell’Appennino Pistoiese" in località Rivoreta, un piccolo paesino di ottanta anime sotto la vetta del Libro Aperto, nel Comune di Cutigliano in Provincia di Pistoia, il 1° percorso museale italiano al chiuso per non vedenti.
L’iniziativa patrocinata dalla Provincia di Pistoia, dalla Regione Toscana, dal Comune di Cutigliano, dall’Unione Italiana Ciechi, è parte integrante di un progetto museale ben più ampio denominato Ecomuseo della Montagna Pistoiese, che vede altri piccoli musei sparsi per l’Appennino Pistoiese.
La cerimonia di inaugurazione è stata preceduta da una breve presentazione del progetto a cui erano presenti oltre ad una delegazione di soci dell’Unione Italiana Ciechi Pistoiese ed il Presidente dell’Unione Sig. Virgilio Moreno Rafanelli, il vice Presidente Regionale dell’Unione Italiana Ciechi Sig. Carlo Piccini, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Pistoia, Architetto Nicola Risaliti, la Consigliera Regionale Sig.ra Simonetta Pecini ed il Sindaco di Cutigliano Sig. Graziano Nesti.
Per meglio comprendere il perché dell’iniziativa in un piccolo paese della montagna pistoiese, è opportuno conoscere qualche notizia in più sul paese di Rivoreta.
Il destino moderno di Rivoreta fu segnato nel 1778 con la costruzione della strada progettata da Leonardo Xiemenes per il Granduca Pietro Leopoldo, che di fatto tagliò fuori la piccola località montana dagli scambi sempre più intensi con il territorio modenese. Per secoli infatti Rivoreta era stata sulla traiettoria di un percorso che valicava l’Appennino a Serra del Monte e giungeva fino a Fiumalbo nel modenese.
Museo vivente
Ciò che caratterizza quindi il Museo della gente dell’Appennino Pistoiese di Rivoreta, allestito nella ex scuola elementare del paese dopo un intervento di ristrutturazione completa, ultimato nel 1995, è lo stretto rapporto fra la struttura museale e la gente del paese, fra la ricerca degli esperti ed il sapere degli abitanti, un dialogo che si manifesta ogni anno quando si svolge la giornata del "museo vivente" in cui gli abitanti del paesino ripropongono nelle strette vie, pratiche e mestieri documentati negli oggetti conservati nel Museo.
Il Museo realizzato si pone dunque come un museo di idee e non di cose, un museo in cui si usano più linguaggi per comunicare con il visitatore; oltre a toccare gli oggetti, si possono vedere immagini, sentire suoni ed ascoltare storie.
Il Museo è strutturato per aree tematiche: la nascita, il trasporto, la carbonaia, il festivo ed il sacro ed infine il deposito del Museo dove il visitatore può consultare le schede informative degli oggetti che ha visto lungo il percorso espositivo.
I curatori del Museo hanno puntato molto a sottolineare le capacità che avevano le popolazioni montane all’uso indifferenziato dei 5 sensi; curiose, ad esempio, l’usanza secondo la quale i bambini dovevano abituarsi a stimolare il tatto, toccando al buio alcuni oggetti sconosciuti, per abituarsi a discernerli di notte, oppure l’importanza della perfetta percezione dei sensi per riuscire a capire dal crepitare del legno che ardeva o dall’odore della brace quando il carbone era pronto.
Segnalazioni vibratili
Per allestire il percorso museale per non vedenti, il 1° al chiuso in tutta Italia, è stato utilizzato il sistema di informazione ed orientamento denominato Walk Assistant prodotto dalla Capodarco Elettronica di Roma. Tale sistema, il cui costo di installazione e fornitura, è stato finanziato per la metà, dalla Provincia di Pistoia e per l’altra metà con fondi Europei, consiste nell’installare sotto la pavimentazione del percorso prestabilito, un filo di rame alimentato da segnali elettromagnetici in bassa frequenza, rilevati da un sensore posto in punta di un normale bastone bianco lungo per non vedenti. I segnali guida vengono quindi trasformati in segnalazioni vibratili, percettibili all’impugnatura del bastone ed il non vedente è così condotto senza alcun accompagnatore o guida a visitare il Museo. Quando il non vedente si trova in prossimità degli oggetti esposti si attiva una guida vocale che, oltre a spiegare durante il percorso l’area tematica in cui si trova, lo mette al corrente dell’utensile che ha davanti e la sua giusta posizione.
L’audioguida, ascoltabile dal fruitore con una auricolare, si attiva automaticamente senza alcuna pressione di tasti ed è fornita anche di una bussola per permettere in ogni momento di conoscere la propria posizione e di poter quindi raggiungere l’uscita.
Virgilio Moreno Rafaelli
Da un po’ di tempo per gran parte della pubblica opinione del nostro Paese è tornata di moda l’idea che di notte tutte le vacche sono nere.
Roba da Medio Evo, insomma, quando qualsiasi tipo di disabilità, a non dire di piccola diversità meritava solo qualche scampolo di pietà e, usualmente, il ghetto dell’isolamento e dell’indifferenza. Tutto ciò oggi più che tragicamente ridicolo è ingiusto, anche perché tutti gli interventi e tutte le provvidenze sarebbero caratterizzati da un vuoto genericismo, in sostanza, si farebbero parti uguali tra disuguali.
Per reagire a questo pericoloso stato di cose e dare una rappresentazione scientifica della cecità e delle altre minorazioni sensoriali, fisiche e psichiche l’Unione Italiana Ciechi ha tenuto a Roma un Seminario sulla specificità dell’handicap con il titolo "Obiettivo integrazione".
Hanno esaminato l’argomento, quantomai vasto e complesso, il Presidente Nazionale dell’Uic, Tommaso Daniele, i professori Francesco Gatto, Riccardo Chiarelli, Ferdinando Antoniotti e i dottori Rossella Castrica e Tommaso Feola. Sono intervenuti parlamentari e esponenti politici - tra i quali l’onorevole Elsa Signorino della XII Commissione della Camera dei Deputati. Nel prossimo numero un ampio servizio.
di Bruno Bertucci
Ho avuto un simpatico incontro con Renato Rappo, uno degli speaker più noti della radio e voce inconfondibile per i non vedenti che ascoltano le trasmissioni via etere. Il personaggio si è presentato in tutta la sua semplicità e umanità. Ecco un breve tratto della sua storia il cui timbro vocale ci ha trasmesso tante sensazioni.
D: Come e quando ha iniziato a fare lo speaker?
R: Ho scoperto questa mia capacità per caso, da giovane mi ero convertito alla religione evangelica. Se leggevo un brano del Vangelo la gente si complimentava con me perché riuscivo a dare un senso compiuto alla Scrittura. Così ho capito che se avessi coltivato la mia voce avrei potuto arrivare a qualcosa di più costruttivo. A circa vent’anni mi hanno consigliato di fare la domanda per diventare speaker alla Rai in quanto in quel periodo lo speaker aveva ancora una grande importanza sia al Tg che al Gr dal momento che avevano la "magna pars".... Dopo qualche tempo avvenne una selezione e successivamente fui convocato a Milano. Era richiesta anche la conoscenza di lingue straniere. Avevo studiato l’inglese e il tedesco e conoscevo lo spagnolo.
Giornale Radio
Essendo risultato idoneo alla selezione, successivamente, partecipai a una seconda a Roma e quindi partii per le vacanze estive. Durante le stesse mi fu detto che era arrivata una lettera di convocazione in relazione all’assunzione in Rai. Ritornato mi presentai alla sede Rai di Venezia e venni informato che dovevo partecipare ad un corso di formazione per speaker a Firenze. Fino ad allora avevo lavorato in Banca, chiesi un permesso e fortunatamente lo ottenni poiché il "Credito Italiano" faceva parte dell’"Iri" assieme alla Rai!
D: Ricorda la sua prima trasmissione?
R: Certamente, ho iniziato a trasmettere il "Giornale Radio", ma non andai subito in voce. Mi affiancarono ad alcuni colleghi più anziani e dopo un paio di giorni dall’assunzione lessi quello che iniziava il fatidico: "Giornale Radio"! Questa trasmissione si è ripetuta per molti anni fino al ‘98.
D: Quando c’è stato il cambiamento in Rai, come siete stati utilizzati?
R: Siccome la Rai è sempre stata molto politicizzata e, all’epoca, era "refugium peccatorum" di quei giornalisti assunti con i più disparati motivi, allora, progressivamente, tolsero le mansioni agli speaker e le diedero proprio ai suddetti giornalisti. Lo speaker è scomparso completamente dalla televisione poiché la radio è meno appetibile e gli speaker partecipano ancora alle varie edizioni del "Giornale Radio".
D: Per i non vedenti un certo timbro di voce può risultare anche coinvolgente in modo da ascoltare le notizie con più attenzione. Cosa ne pensa?
R: Lo speaker professionista è preparato, corregge al volo errori anche madornali che trova nei testi.
Spesso questi vengono preparati frettolosamente da persone che commettono errori sintattici, lessicali, grammaticali a volte scandalosi!
D: Ha un aneddoto simpatico a questo proposito?
R: La maggior parte dei giornalisti della Rai non conosceva le lingue straniere, quindi scrivevano l’inglese in modo del tutto sbagliato e leggendo letteralmente veniva fuor …esperanto…
D:…Esperanto?…
R: Anche peggio!
D: E quando accadono errori tecnici? Non c’è un attimo di panico?
R: C’è il tecnico più distratto e quello più attento. Può capitare che il primo faccia partire un servizio che non c’entra niente con quello annunciato. Allora bisogna scusarsi con gli ascoltatori facendo presente che non è stato trasmesso il servizio annunciato, per errore.
D: Come è iniziato il suo rapporto con le riviste per non vedenti?
R: C’era una giornalista la cui zia non vedente si lamentava spesso perché i libri che riceveva erano mal letti, con voci frettolose e poco attente al senso delle frasi. Mi chiese allora di interessarmi a leggere per l’Uic Ho telefonato ed ho parlato con Giacomo Elmi, responsabile del Libro Parlato, il quale mi invitò a fare un provino. La voce venne sottoposta all’ascolto di una commissione di esperti del "Libro Parlato".
D: Cosa le ha dato questa collaborazione?
R: Mi piace molto: dover rispettare delle scadenze mi stimola a terminare i libri che voglio leggere. Inoltre i libri non li scelgo io, ma qualche volta posso optare tra un titolo e l’altro. Da ciò è nata anche la collaborazione con le riviste "Il Portavoce", "Il Corriere dei Ciechi", "Sonorama", ecc. nonché con Marino Fossatelli che ne è il responsabile. Inoltre, ho ricevuto telefonate di complimenti da tutta Italia e questo mi ha fatto sempre molto piacere.
Stamperia Braille
"La Stamperia dell’Istituto "L. Configliachi" ha trascritto in braille, fra l’altro, la legge 12 marzo 1999, n. 68 - recante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili" (che sostituisce la legge 2 aprile 1968, n. 482: "Disciplina generale delle assunzioni obbligatorie presso le pubbliche amministrazioni e le aziende private") - , come pure il Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70 - "Regolamento recante disciplina del telelavoro nelle pubbliche amministrazioni, a norma dell’articolo 4, comma 3, della legge 16 giugno 1998, n. 191". Entrambi i testi sono corredati delle relative "Note". La Stamperia suddetta, inoltre, effettua la trascrizione, la stampa e/o la ristampa di testi scolastici e non, nonché la riproduzione in rilievo (su carta a microcapsule) di tavole a corredo dei testi stessi, con la specificazione, per "stampa", si deve intendere la trasposizione in braille di testi forniti dall’interessato su floppy disk, già trascodificati in Pcbra o Italbra; mentre, per la "ristampa", la riproduzione di matrici già disponibili presso la Stamperia medesima. La stessa, infine, ha in allestimento il catalogo aggiornato dei testi normativi prodotto in braille. Per ulteriori informazioni, ci si deve rivolgere a: Istituto "L. Configliachi" per i minorati della vista - Via Sette Martiri, 33 - 35143 Padova - Tel. e fax: 049/8713433 - 8712822".
Denunce dell’Uspi sul disinteresse governativo ai veri problemi dell’editoria. Riportiamo un articolo pubblicato nel Bollettino dell’Unione Stampa Periodica Italiana
"Illusione, dolce chimera sei tu..." Così iniziava una vecchia, bella canzone. Mi è tornata in mente di recente nel leggere le notizie che parlano di riassetto postale, velocizzazione e via dicendo.
A tutte queste cose, ovviamente, quanti si occupano di giornali sono molto sensibili perché sperano che il prodotto del loro impegno professionale, della loro buona volontà per assolvere al meglio i propri compiti, giunga a destinazione in tempo debito.
Purtroppo non va così e spessissimo non per loro colpa.
Qualche malizioso potrebbe pensare diversamente e pertanto non la facciamo troppo lunga e preferiamo pubblicare un "pezzo" autorevole e ben mirato dell’Uspi (Unione Stampa Periodica Italiana) alla quale anche il nostro mensile è associato.
Con la speranza di relegare nel dimenticatoio la canzone alla quale abbiamo fatto cenno allorché le poste italiane avranno davvero velocizzato la distribuzione e la consegna dei periodici.
R.T.
La riforma del servizio postale è il più impellente obbligo del Governo. La sperimentazione, approvata senza il necessario intervento di riforma sulle Poste Italiane, non solo non avrà alcun utile risultato, ma produrrà nuovi e ulteriori "guasti" per i piccoli e medi editori. Prima della sperimentazione, sarebbe stato doveroso per il legislatore porre rimedio ad una situazione di degrado del servizio postale indegna di un Paese civile. Così non è stato, e l’Uspi denuncia con fermezza questa " non politica " della attuale maggioranza, sorda alle vere esigenze del Paese e alle sue reali necessità.
In attesa dell’avvio (e delle ripercussioni sul mercato) della sperimentazione, ennesima dimostrazione di malgoverno del settore editoriale, l’Unione Stampa Periodica Italiana, rappresentativa di oltre 4.000 testate, denuncia per l’ennesima volta lo stato di degrado delle Poste Italiane S.p.A., che rende impossibili la sopravvivenza e lo sviluppo della piccola e media editoria. I servizi postali, nel nostro Paese, non sono paragonabili neanche lontanamente a quelli dei paesi più evoluti. Nel Regno Unito, ad es., il 93% delle testate viene distribuito in abbonamento postale. Nel nostro Paese questo mezzo viene usato soltanto per il 7%. Le cause di tale condizione sono da ricercare nella assoluta inadeguatezza del servizio, con ritardi epocali, quando le riviste arrivano a destinazione, e con costi esagerati rispetto alla qualità.
La legge sulla sperimentazione avrebbe dovuto, necessariamente, rappresentare l’occasione di una riforma totale del servizio di distribuzione, e quindi anche di quello postale. Questa riforma avrebbe dovuto salvare le piccole e medie testate da tutte le conseguenze devastanti della nuova legge, assicurando la sopravvivenza della editoria debole e tutelando, inoltre, tutte le testate e i rivenditori sotto il profilo della parità di trattamento.
Tutto ciò non si è verificato e, anzi, a partire dal 1 gennaio del 2000 verranno completamente riformulate anche, per l’art. 41 della Finanziaria 1999, le agevolazioni tariffarie per le pubblicazioni periodiche.
Tutto ciò produrrà un immediato rincaro delle tariffe del 150%, per ottenere poi, a posteriori, un rimborso assolutamente incerto nell’"an" e nel "quantum", con quali conseguenze per l’editoria medio-piccola è facile immaginare.
Se questa è la politica di un Governo attento alle libertà dei cittadini....
Non possiamo nasconderci i rischi che queste sciagurate, ma molto probabili, evenienze comportano. Tutto il patrimonio culturale dell’editoria media e minore sarebbe destinato alla scomparsa, per colpa di una politica del Governo attenta soltanto agli interessi delle grandi concentrazioni, agli aspetti mercantili e imprenditoriali dell’editoria e ai conseguenti ricavi economici.
Pensiamo alla vicenda dei gadget: consentirne l’accesso nella sperimentazione vuol dire farla fallire in partenza soltanto per favorire l’aumento delle vendite di una piccola parte della grande editoria, a discapito della concorrenza. Quali risultati saranno verificati dalla Commissione ad hoc: l’aumento delle vendite o l’aumento della distribuzione dei gadget?
Cosa vuol dire, in lingua italiana, sperimentare?
Ma tutto questo sembra che non abbia alcuna importanza per il legislatore.
La libertà di stampa, la libertà di espressione dei cittadini, la libertà di formazione dell’opinione pubblica, sono concetti vuoti, senza senso per chi ci governa. Un Paese in cui il valore degli uomini e delle loro opere è misurato con il criterio dei soldi è destinato a perdere la sua stessa libertà, perchè non la saprà neanche riconoscere.
Contratto di lavoro del personale
del servizio Sanitario Nazionale
Per evitare dubbi interpretativi sul nuovo contratto del personale del servizio sanitario nazionale (1998/2001), la Presidenza Nazionale Uic in considerazione dell’importanza dell’argomento ha fornito alcuni chiarimenti. Li riportiamo.
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Nel contratto in parola, all’art. 19, comma 3, fra l’altro, si legge: "Sono confermati i profili di... massaggiatore non vedente" e nell’allegato 1 del contratto stesso i massaggiatori non vedenti sono compresi nella Cat. "C" con riferimento alla legge n. 403/1971". Al riguardo, bisogna tener presente che il termine "massofisioterapista non vedente" si riferisce alla professione e non alla qualifica di dipendente del Comparto Sanità che, come previsto dal DPR 761/79, viene indicata con l’espressione "massaggiatore non vedente". La stessa qualifica di massaggiatore non vedente viene riportata nel contratto di che trattasi e, pertanto, il massaggiatore non vednete rimane tra il personale con funzioni di riabilitazione di 1ª categoria. Questa affermazione è convalidata dall’inserimento dei massaggiatori non vedenti nella Cat. "C" di cui all’allegato 1 del contratto stesso. Eventuali timori che il mancato uso della parola "massofissioterapista" possa considerarsi motivo per retrocedere dall’attuale posizione è semplicemente infondato. Non è, infatti, pensabile, in sede di rinnovo contrattuale, una riforma peggiorativa.
Questo al fine di evitare il perdurare di dubbi interpretativi dell’attuale contratto, tali da ritenere che la qualifica di "massaggiatore non vedente" possa considerarsi - per assurdo equivalente a quella di semplice "massaggiatore" (di cui all’art. 18 e non 19) prevista nel contratto per i vedenti, con assegnazione di detto personale alla fascia "Bs" (operatore professionale di 2° Cat.) e non alla fascia "C". Nel contratto all’art. 18, viene citata la legge 403/71 con riferimento ai massofisioterapisti, ma è necessario considerare che l’art. 1 di detta legge, per la sua genericità, è stato inteso estensibile ai vedenti. Comunque, se l’inquadramento dei massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti, per errore, avvenisse alla fascia "Bs" anziché alla fascia "C", gli interessati potranno impugnare il provvedimento nelle sedi competenti.
Oggi è meglio. Ieri era più faticoso far giornali
Per motivi di lavoro navigo spesso su Internet, e sempre mi sorprendo a pensare alle sgobbate che mi toccavano anni fa, quando le ricerche necessarie a buttar giù un buon articolo erano lunghe e per niente facili. Ora invece mi sembra di essere uno scansafatiche. Bastano pochi tasti per scavalcare virtualmente monti e mari, quasi sfiorarli, entrare in un sito e far apparire, sul prato grigio dello schermo, notizie a volontà.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta: qualche colpetto e lui, il benedetto secchione, ce la mette tutta per servirmi. Ed è proprio allora, in quei pochi secondi di attesa, che sullo schermo della memoria mi appare qualche luogo ben conosciuto della città negli anni della militanza giornalistica.
Un luogo al centro di Roma mi torna più spesso alla mente: Largo Goldoni, l’ingresso angusto della tipografia del Grottino, dove si stampavano tre o quattro quotidiani. E io, tutti i giorni, nel primo pomeriggio, imboccavo quella sorta di antro. Lasciavo fuori il sole d’agosto, specializzato a sciogliere l’asfalto, o la tramontana che spifferava da Piazza del Popolo. Tre rampe di scale strette e tortuose: sembrava di scendere in una cantina. In fondo, il locale delle linotype con il loro piombo liquido, in un vago sentore di zolfo.
Oltre un arco vecchio di secoli ecco il grande locale dell’impaginazione con i banconi scuri, le lampadine sempre accese e la schiera dei tipografi in camice bigio, le pinze in mano e un’aria perennemente scocciata.
"Mezzanotte arriva presto, dottò!", dicevano. In effetti per quell’ora tutti i giochi dovevano essere fatti. E la grande rotativa, nera come una locomotiva d’inizio secolo, sembrava attendere impaziente il via per la stampa del giornale. E quando partiva, tutto l’edificio vibrava, tanto che i frati del piccolo convento adiacente non facevano che indirizzare proteste.
Se tutto filava liscio, verso le due, con una copia del giornale in mano, imboccavo la "natural burella" delle scale, che mi portava a "riveder le stelle". E Roma, maliarda in ogni stagione, era pronta a spalancarmi le braccia per farmi scordare le Malebolge del Grottino. Una sciacquata alle mani e alla faccia, e via con la fedele 500.
Riapro gli occhi. Il computer è ancora lì. Silenzioso, pulitissimo, quasi sterile ectoplasma elettronico pronto a lanciarsi sui sentieri informatici. E il Grottino con tutto il suo piombo e il suo nerofumo è di nuovo svanito.
Nei labirintici anfratti della mente.
Renato Terrosi
SPECIALE
IL LAVORO nella
prospettiva integrazione
A cura di LUISA BARTOLUCCI
Nella realtà italiana ed europea
Inserimento lavorativo in Europa, nei paesi
extraeuropei.
I progetti Irifor in vista delle nuove
professioni
"Il lavoro dei ciechi nella realtà italiana e nella prospettiva dell’integrazione europea", questo l’impegnativo tema di un significativo convegno tenutosi presso l’Hotel Cala Rossa di Terrasini (Palermo). Organizzato dalla Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana Ciechi con la Collaborazione della Sezione di Palermo e del Consiglio Regionale Uic della Sicilia, l’incontro è stato patrocinato dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dalla Regione Sicilia, dalla Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, dalla Provincia di Palermo, dai Comuni di Palermo e Terrasini. Molteplici le questioni affrontate, sia mediante puntuali relazioni che grazie ad un dibattito costruttivo ed estremamente partecipato. In questa sede abbiamo voluto focalizzare alcuni punti, mediante interviste.
Formazione professionale ed inserimento
lavorativo in Europa Intervista al dott. Philippe Chazal,
direttore dell’Istituto per la Formazione
Professionale "Valentin Haüy" di Parigi
D. - Dottor Chazal, quali differenze, intercorrono tra le condizioni deilavoratori ciechi italiani, i quali possono contare su alcune "leggi protettive" e quelle dei lavoratori ciechi d’Europa?
R. - Desidero dire che, dal mio punto di vista, le leggi italiane sono davvero molto positive; esse favoriscono realmente l’impiego dei non vedenti. Purtroppo laddove non esistono leggi speciali i ciechi vengono accomunati agli altri handicappati; ciò comporta una forma di discriminazione del cieco da parte del datore di lavoro, il quale preferisce, di solito, assumere persone con altri handicaps, giacché risulta meno costoso e più agevole adattare il posto di lavoro, oltre che meno lungo.
Questo stesso discorso vale anche per l’istruzione; mi spiego con un esempio: è certamente molto più semplice adattare una porta, o una rampa di scale perché possa passarvi un carrozzellato che non fornire ad uno studente cieco del materiale trascritto in Braille. Così, se la Legge non prevede adattamenti per i ciechi questi avranno molti, troppi problemi di inserimento.
D. - Quali sono le professioni alle quali un cieco può accedere nel Suo Paese?
R. - Principalmente le professioni cosiddette tradizionali, quella di centralinista, di massofisioterapista. Penso che la Francia sia l’unico Paese in Europa in cui i ciechi fisioterapisti possono avere la stessa occupazione delle persone che vedono. Abbiamo, infatti una legge specifica che consente ai ciechi di accedere alle scuole di fisioterapia. Non vi sono problemi per questo tipo di professione.
D. - Lei ha pubblicato un libro di estremo interesse "I ciechi a lavoro". Come è nata l’idea di questo libro?
R. - L’idea di realizzare questo volume mi è venuta in mente ben due anni orsono, dopo aver partecipato ad una trasmissione televisiva, nel corso della quale si è parlato dei ciechi. Ho pensato che i datori di lavoro non hanno alcuna conoscenza di tutte le potenzialità dei ciechi nell’ambito professionale e che i non vedenti stessi, talvolta, non sanno quali e quante siano le professioni alle quali sono in grado di accedere. Io stesso, circa 25 anni fa, desideravo svolgere la professione di avvocato, così ho cercato qualcuno che fosse non vedente e svolgesse questa professione. Non sono riuscito a trovare nessuno. Così ho deciso di realizzare questo volume per informare. Esso si rivolge principalmente alle Amministrazioni, ai medici del lavoro, ai datori di lavoro, oltre che, come ho già precisato, ai non vedenti. È importante che tutti costoro sappiano e constatino, nel modo più pratico, tutto ciò che è possibile per i ciechi. Così mi sono impegnato moltissimo al fine di trovare persone con minorazione visiva, che svolgessero differenti professioni. Ho raccolto numerosissime testimonianze, 110 persone hanno fatto sì che fosse possibile la realizzazione di questo volume. Costoro hanno reso delle testimonianze molto circostanziate, nelle quali si sono diffusi su quale strada hanno seguito per giungere all’attuale professione e le modalità con cui la stessa viene esercitata. Tra queste 110 testimonianze ho trovato 75/76 professioni differenti che sono fatte per i ciechi. Vi è un fotografo,il quale si serviva di particolari apparecchi, vi è un panettiere, il quale svolge questo lavoro servendosi di strumenti adattati, come apparecchi che parlano per rilevare la temperatura del forno. Vi sono anche professioni originali, quali quella del dietologo (in America), o allevatori di vacche, (in Francia). Due erano i requisiti che richiedevo per entrare a far parte di questo nutrito gruppo di testimonial: la prima condizione era quella di essere ciechi assoluti; questo perché le persone che hanno un residuo visivo hanno molte più possibilità e diverse facilitazioni, pertanto non sarebbe, né giusto, né corretto, parlare dei ciechi al lavoro. L’altro requisito consisteva nel fatto che il lavoratore doveva risultare economicamente autonomo proprio grazie a quella determinata professione.
L’attività doveva dunque essere un vero lavoro e non un hobby. Il volume non si compone unicamente di queste testimonianze, ma ha anche una prima parte scritta appositamente per informare le persone che non abbiano mai interagito o conosciuto dei non vedenti circa le problematiche più specifiche, come ad esempio, i metodi di lettura e scrittura, la riabilitazione, l’orientamento professionale, le diverse leggi esistenti in Europa che favoriscono l’integrazione lavorativa dei non vedenti e così via.
D. - Secondo quanto è emerso dalle sue ricerche e dalla propria esperienza di Direttore di un Centro di Formazione, quale è il livello culturale medio e dei non vedenti in Europa? È lo stesso delle persone normodotate, oppure è più elevato, o più basso?
R. - Coloro che hanno quale handicap la sola cecità sono in condizione di andare, molto più che nel passato, all’università, riescono ad avere maggiori supporti: testi trascritti o registrati, insomma, ricevono maggiore assistenza rispetto al passato.Tuttavia, dopo la formazione universitaria, risulta per loro molto più difficile trovare un impiego adeguato al titolo di studio, giacché i datori di lavoro, laddove non esistano "leggi speciali", come è noto, preferiscono dare lavoro a persone normodotate. I ciechi hanno grosse difficoltà anche se il loro livello di preparazione, risulta maggiormente elevato. In generale, il livello richiesto per ottenere un posto di lavoro è, per il portatore di handicap, di gran lunga più alto. Certo le leggi speciali in qualche modo ghettizzano, limitano, però offrono sicuramente ai ciechi molte più occasioni di impiego.
D. - Quale è il livello di disoccupazione tra i ciechi in Nazioni quali la Francia o la civilissima Svezia?
R. - In questi Paesi vi è moltissima disoccupazione poiché non vi sono leggi speciali. Ove non vi sono queste leggi i ciechi restano, per la maggior parte, senza lavoro. In Francia due ciechi su tre sono disoccupati.
D. - Cosa si augura per il futuro dei non vedenti di tutta l’Europa?
R. - Credo che i non vedenti debbano far sì che possano essere maggiormente ascoltati dai Governi, per non rischiare di perdere quei "vantaggi" che con tante lotte e fatica hanno nel tempo conquistato. Credo che voi italiani siate molto fortunati ad avere una Associazione unica, che prende in considerazione i vostri problemi. In questo modo voi avete la forza necessaria per obbligare il Governo ad ascoltarvi. Questo è davvero un grosso vantaggio, perché in Francia abbiamo circa 15 associazioni ed il governo non si preoccupa dei nostri problemi come dovrebbe. I ciechi debbono essere uniti per affrontare il futuro se desiderano essere ascoltati. Spero che anche grazie alle nuove tecnologie e ad una maggiore consapevolezza da parte della società, i ciechi saranno, in un prossimo futuro, maggiormente accettati.
Convegno sull’Acrometopia
Si è svolto a Verona a Villa Monastero il primo Convegno nazionale degli acromati e delle loro famiglie con il patrocinio dell’Associazione Culturale "Nuovi sapori" e dell’Unione Italiana Ciechi veronese.
L’acromatopia (cioè la mancanza della visione a colori) in Italia poco conosciuta e di difficile diagnosi, è un difetto genetico della vista che negli Stati Uniti, ad esempio, colpisce una persona ogni 33mila.
Hanno partecipato al convegno il prof. Ted Sharpe dell’università di Tubinga e lo scienziato norvegese (anch’egli acromate) Knut Nordby.
Formazione professionale ed inserimento lavorativo nei Paesi extraeuropei
Intervista al dott. Pedro Zurita,
Segretario generale dell’Unione Mondiale dei Ciechi
D. - In che cosa le attività professionali svolte nei Paesi extraeuropei si differenziano da quelle dei lavoratori italiani?
R. - In molti Paesi si scelgono delle professioni che vengono considerate più idonee per i non vedenti; come avviene in Italia dove voi avete le vostre professioni tradizionali, quella del centralinista, del massofisioterapista e dell’insegnante.
Io ritengo che questo approccio debba essere modificato, perché in realtà, ciò che succede, è che vi sono persone che hanno svariati interessi e differenti abilità. Quindi non vi sono professioni per non vedenti, piuttosto, invece, vi sono dei non vedenti adatti per talune professioni. In questo, a me sembra, si differenzia maggiormente la realtà italiana caratterizzata da leggi speciali e professioni tradizionali e quella statunitense, ove il ventaglio di professioni accessibili ai minorati della vista risulta più ampio.
D. - Negli Stati Uniti quali sono le professioni più diffuse?
R. - Negli Usa esistono problemi nei livelli medio-bassi, mentre nei livelli medio-alti vi è una grande varietà di professioni svolte da non vedenti. Negli Stati Uniti puoi trovare persone che insegnano nelle università le materie più svariate. La Fondazione Americana per i Ciechi possiede una banca dati all’interno della quale sono classificate oltre duemila persone, secondo la professione e secondo le apparecchiature di cui si servono per svolgere il proprio lavoro. In tutti i Paesi, tranne che in Spagna, esiste il problema della disoccupazione dei non vedenti in età da lavoro.
D. - Quali possono essere le attività del futuro?
R. - Io penso che nell’ambito della telefonia potranno effettuarsi trasformazioni, conservando il valore del telefono, ma tenendo conto che, oggi come oggi, il telefono si abbina al computer. Ciò richiederà, in molti casi, una preparazione certamente superiore rispetto a quella propria dei tradizionali operatori telefonici. Nella nuova realtà economica dell’Unione Europea, ma anche dei Paesi extraeuropei, un modello come quello italiano dubito potrà essere conservato per moltissimo tempo. Il problema va studiato seriamente, senza voler ad oltranza conservare l’esistente così com’è, ma guardando al futuro e tenendo conto che queste professioni possono essere esercitate a patto che le persone abbiano la opportunità di ricevere una formazione più consona ai tempi. Oggi non basta solo far approvare delle leggi per il collocamento obbligatorio, ma è necessario che i potenziali lavoratori siano davvero in possesso di specifiche e puntuali competenze. Le nuove tecnologie potranno certamente essere molto utili per i non vedenti, tuttavia bisognerà far sì che queste divengano amichevoli. Si dovrà sempre tenere presente che l’importante è che le cose possano essere fatte. Non importa se per utilizzare i nuovi sistemi operativi verranno utilizzati dei metodi che si discostano dalla logica utilizzata dai vedenti, ciò che conta è il risultato finale.
D. - Quale è la situazione lavorativa dei non vedenti nel mondo?
R. - Da un punto di vista quantitativo i minorati della vista in grado di lavorare non sono la maggioranza. Infatti, con l’allungarsi della vita sempre crescente è il numero di persone che hanno problemi di vista in età avanzata. Inoltre, grazie ai progressi della medicina aumenta anche il numero di persone per le quali la minorazione della vista è solo uno dei tanti problemi. Salvo eccezioni, la percentuale di disoccupati fra i minorati della vista in età lavorativa è comunque elevatissima. La maggior parte di soggetti affetti da gravi minorazioni della vista possono e debbono lavorare. Bisogna riconoscere che la Spagna costituisce un’eccezione in questo panorama negativo di disoccupazione, grazie alla Once, Organizzazione Nazionale dei Ciechi Spagnoli ed al suo sistema di vendita dei biglietti della lotteria.
Ai posti riservati ai minorati della vista nell’ambito della propria struttura amministrativa, oltre che delle imprese che da essa dipendono, grazie anche alla Fondazione Once, creata per quei soggetti affetti anche da minorazioni aggiuntive, la quale offre posti di lavoro al proprio interno e nelle proprie aziende, la percentuale di occupati, tra i non vedenti, in questa nazione si avvicina moltissimo a quella del resto della popolazione normodotata. In passato la percentuale dei lavoratori ciechi era molto elevata anche nei Paesi dell’est europeo.
Infatti le imprese "speciali" appartenenti alle Associazioni di quei Paesi offrivano oltre il 50% dei loro posti di lavoro ai non vedenti. Il graduale inserimento di questi Paesi nel sistema dell’economia di mercato ha provocato una perdita di competitività di queste imprese nella nuova realtà, facendo aumentare, in modo scandaloso, la disoccupazione fra i minorati della vista. Se consideriamo le possibilità di inserimento lavorativo dei ciechi da una prospettiva mondiale vi sono, a mio parere, motivi per essere ottimisti. Ovunque è possibile trovare persone con gravi minorazioni della vista impegnate nello svolgimento di una vastissima gamma di attività, sia nei Paesi avanzati che in quelli in via di sviluppo. Troviamo non vedenti tra i ministri di Governo o tra i parlamentari.
Altri soggetti appartengono o sono appartenuti al corpo diplomatico in Paesi così diversi come gli Usa, la Repubblica Federale Tedesca, o la Repubblica di Panama. Persone con adeguate competenze lavorano in qualità di interpreti di conferenze. Diffuse sono anche le professioni giuridiche: nella Repubblica Federale Tedesca, ad esempio, non è raro incontrare non vedenti magistrati o funzionari di medio ed alto livello della Pubblica Amministrazione. In Sud Africa un non vedente è stato nominato membro della Corte Costituzionale. In molti Paesi è possibile trovare insegnanti non vedenti, in quasi ogni ordine di scuola, persino nelle università, come ho già precisato. Diffusi sono anche i massaggiatori, sia nei Paesi occidentali sia nell’estremo oriente. A Parigi ho avuto modo di conoscere una signora non vedente che esercita la professione di psichiatra. Un po’ ovunque troviamo non vedenti che svolgono professioni legati al telefono ed al Pc. Troppo spesso si cade nella tentazione di assimilare la cecità alla musica: sono in molti a ritenere che i non vedenti siano eccezionalmente dotati e particolarmente portati per le professioni musicali. Io stesso, invece, sono un chiarissimo esempio dell’infondatezza di una simile teoria. È comunque vero che, rispetto ad altre attività, la musica presenta, sotto certi aspetti, meno ostacoli al successo, ovviamente per chi abbia le capacità e l’interesse adeguato. In Italia tutti conoscete il successo che sta avendo Andrea Bocelli. In molti Paesi del mondo possiamo vantare carriere di successo in diverse attività collegate alla musica e sappiamo anche che numerosi minorati della vista svolgono in modo soddisfacente il mestiere di accordatori e riparatori di strumenti. In passato in numerosi Paesi i non vedenti lavoravano con macchine utensili.
Oggi ciò non avviene più grazie all’avvento di macchinari a controllo digitale. Tuttavia in Giappone formano non vedenti in grado di utilizzare in modo soddisfacente detti macchinari. Nel mondo un certo numero di non vedenti abita in zone rurali, un po’ ovunque costoro si occupano con successo dell’agricoltura. La nostra immaginazione può aiutarci a trovare il modo di svolgere con successo qualsiasi attività nella quale la vista non si dimostri essenziale. Dobbiamo, tuttavia, riconoscere che vi sono persone con minorazioni psichiche e/o altre minorazioni aggiuntive, che necessitano di essere inserite nei cosiddetti laboratori protetti. Non mancano, comunque, casi di pluriminorati impegnati, con ottimi risultati, in talune attività. Del resto è sempre meglio fare qualcosa che non fare nulla. Dobbiamo sforzarci senza posa e lottare per l’eliminazione dei pregiudizi e delle barriere della discriminazione; occorre fare tutto il possibile affinché gli unici ostacoli insuperabili siano solo le realtà obbiettive che ci impediscono davvero di realizzare qualcosa. Ed è proprio compito di un’organizzazione internazionale come la World Blind Union difendere universalmente l’idea che la cecità è più una caratteristica, che un limite.
Norme per il diritto al lavoro dei disabili:
Legge 12 marzo 1999 n. 68 Luci ed ombre
Intervista al prof. Vitantonio Zito componente della Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e Responsabile Nazionale del Settore Lavoro
D. - Professor Zito da qualche mese la Legge 68 ha sostituito la vecchia Legge 482 che regolava le norme per il diritto dei disabili al lavoro. Quali sono le innovazioni apportate da questa legge, se ve ne sono; quali i punti qualificanti e quali parti possono interessare, in modo specifico, i non vedenti?
R. - La vecchia Legge 482 ha dato i suoi frutti e non è mai stata applicata nella sua interezza. Dopo quattordici anni si è riusciti ad avere la riforma generale del collocamento obbligatorio, infatti la Legge 68 è stata pubblicata sul supplemento alla Gazzetta Ufficiale 57L del 23 Marzo ultimo scorso. Noi, come ho avuto modo di dire in occasione di un Convegno tenutosi alla Biblioteca della Camera, siamo veramente fortunati; sembrerebbe che il mese di Marzo ci porti, per così dire, bene: infatti la Legge 113 del 1985 è del 29 Marzo; la Legge 120 del 1991 è del 28 Marzo; la 68 è del 12 Marzo.
La legge di Riforma del collocamento obbligatorio non è certamente perfetta, ha indubbiamente le sue carenze, ma si tratta della migliore riforma avuta sino ad ora. Questa predilige il lavoro mirato, richiede pertanto una formazione mirata. Questo a noi sta bene, anche perché consente di evitare le "mucchiate". Finalmente il legislatore ha fatto qualcosa che può andar bene per le persone affette da disabilità, ma anche per il datore di lavoro, che molto spesso, in passato, si è trovato costretto a pagare stipendi a vuoto. Per quanto riguarda i ciechi dobbiamo dire di essere stati avversati lungo tutto l’iter parlamentare, perché i datori di lavoro desideravano fossero abrogate tutte le leggi speciali esistenti a nostra tutela. Si sosteneva, infatti, che i ciechi, una volta riconosciuta la loro professionalità, potevano essere assunti tranquillamente senza alcuna legge protettiva.
Noi non abbiamo creduto a queste parole, giacché non siamo certo stati noi ad invocare la legislazione speciale, nel senso che abbiamo dovuto invocarla perché costretti, giacché il muro del pregiudizio era duro ad essere abbattuto, nonostante la nostra provata professionalità. I tempi sono mutati, ma lo zoccolo duro del pregiudizio resiste ancora. Non ci siamo perciò lasciati vincere dalla tentazione di lasciar perdere le leggi protettive, anzi, ne abbiamo sostenuta l’importanza sino alla fine. Per nostra fortuna abbiamo trovato anche dei parlamentari molto ricettivi in questo senso. Abbiamo fatto salve le "leggi speciali" nella loro interezza, a partire dalla 594 sino alla 113, per quanto riguarda i centralinisti; e a partire dalla Legge 686 del 61 per ciò che concerne i massofisioterapisti, alla Legge 403 del 71, alla legge 29 del 94, riguardante i terapisti della riabilitazione. Non solo, abbiamo fatto salvo anche l’articolo 61 della Legge 270 del 1982, riguardante gli insegnanti. Salva resta, inoltre, la Legge 120.
Queste leggi sono state tutte richiamate e specificamente elencate nel testo della 68, perché noi abbiamo insistito giacché si temeva che, prima o poi, si potesse dire che esse si intendevano implicitamente abrogate.
È stata inoltre ribadita la definizione di cecità, così come riportata nell’articolo 6 della Legge 482. Abbiamo ottenuto qualcosa in più rispetto a quanto si aveva già, ossia, trattandosi di una riforma del collocamento basata sul collocamento mirato, quindi su di una formazione mirata, la qualificazione e riqualificazione professionale possono essere demandate, dalle Regioni, che ne hanno la competenza sancita dalla Legge 845 del 1978, alle aziende assuntrici, tramite convenzione, oppure alle associazioni di tutela e rappresentanza delle categorie come l’Unione, o ancora ad enti speciali di formazione di loro emanazione, quali l’I.ri.for.. Questo rappresenta davvero un notevole passo in avanti, perché noi non siamo mai riusciti, attraverso la Regione, attraverso qualsiasi Regione, dicevo non abbiamo mai avuto la possibilità di curare seriamente la nostra formazione professionale. Pertanto ci auguriamo di poterlo fare a partire da ora, essendo in possesso di tutti gli strumenti necessari.
Ovviamente le associazioni di categoria che possono fare formazione non sono tutte, sono solo quelle tabellate all’articolo 115 del DPR 616 del 1977, sono per intenderci, quelle associazioni che furono fatte salve durante lo scioglimento degli Enti inutili. Riteniamo che un ente come l’Irifor, riconosciuto dallo Stato, con Legge 379 del 1993, possa fare una vera formazione professionale mediante convenzioni con le Regioni, ma anche, per corsi che siano sperimentali, mediante i fondi europei.
Questo per quanto riguarda i ciechi. Ma la Legge prevede anche che le aziende disponibili ad assumere soggetti portatori di handicap, possano fruire di agevolazioni fiscali proporzionate al grado di invalidità del personale assunto: minore è l’invalidità, minore sarà l’agevolazione fiscale. L’azienda con 15 dipendenti è tenuta ad assumere una unità lavorativa disabile, fino a 35 dipendenti dovrà assumere due unità di disabili, mentre a partire dai cinquanta dipendenti subentra la percentuale che è fissata al 7%. Questo è, in buona sostanza, quanto prevede la riforma del collocamento, che, come ripeto, non è regolata da una Legge perfetta, ma è la migliore avuta sino ad oggi. Non siamo solo noi ad affermarlo, con noi concordano anche i sindacati e devo dire che la pensano così anche alcune associazioni che tutelano gli interessi morali e materiali di altri portatori di handicap e che tutelano anche l’aspetto morale dell’handicappato, che mirano alla realizzazione sociale del soggetto portatore di handicap.
D. - Professore, ritiene che la Legge 68 avrà maggior successo rispetto alla 482, vale a dire, crede che troverà più completa e puntuale applicazione?
R. - Ritengo che questa Legge possa avere maggiore successo della 482 per un solo motivo: perché ieri le aziende erano costrette ad assumere chiunque purché fosse invalido. Oggi le aziende sono sì costrette ad assumere, ma sono obbligate a tenere in organico personale preparato professionalmente ed hanno anche la possibilità di formare esse stesse detto personale. Inoltre per quanto concerne la trasformazione del posto di lavoro, avranno il rimborso forfettario delle spese, pertanto lo faranno più agevolmente. Quando andranno ad assumere, ad esempio un centralinista, le aziende sapranno già che quello assunto è un vero centralinista, perché, prima di arrivare ad espletare la professione a tempo indeterminato, quel centralinista deve fare anche del tirocinio, se preparato mediante corsi esterni.
I Sindacati
Il mio giudizio conclusivo su questa Legge, pertanto, è che se le strutture periferiche dell’Unione Italiana dei Ciechi riusciranno a dialogare con gli enti competenti (ossia con la Direzione Provinciale del Lavoro, con l’Ispettorato Regionale del Lavoro) se tutte le strutture si adopereranno perché questa Legge sia realmente applicata nella sua completezza, io credo che potremmo averne delle agevolazioni. Mi ripeto ancora: non è l’optimum, ma è una legge che, senza dubbio, valorizza maggiormente l’handicappato.
D. - Professore, l’Unione Italiana dei Ciechi tutela i non vedenti in tutto e per tutto. Ed i Sindacati? Fino a che punto tutelano il non vedente sul posto di lavoro?
R. - I sindacati arrivano a tutelare il cieco sul posto di lavoro se l’Unione riesce a sensibilizzarli; in passato non abbiamo mai avuto particolari rapporti con i sindacati, oggi, invece, abbiamo costruito questo rapporto, abbiamo anche costituito, a livello Centrale, una Commissione che si occupa dei rapporti con i sindacati. Ma desidero qui dire che soprattutto attualmente abbiamo un certo feeling con i sindacati. Noi lavoriamo con le organizzazioni sindacali, alle quali poniamo i nostri problemi.
I progetti dell’Irifor in vista delle nuove professioni
Intervista al dott. Orlando Paladino, Segretario Generale dell’Unione Italiana Ciechi
D. - Dottor Paladino l’Irifor va sempre più acquistando un ruolo importante nella formazione e nella riabilitazione dei soggetti non vedenti. Quali sono i progetti per il futuro?
R. - I programmi futuri, come ho spiegato nella relazione da me presentata al Convegno di Terrasini sulle problematiche del lavoro, consisteranno non tanto nell’identificare figure professionali specifiche per i ciechi, le quali poi potrebbero venire a costituire gabbie lavorative, così come è stata quella del centralinista o del massofisioterapista. Nostra intenzione è fornire delle competenze, che consentano a chi non vede di muoversi con la maggior autonomia possibile in un ambiente di lavoro che, difficilmente, è disposto a modificarsi, a strutturarsi per un uso amichevole, se vogliamo dire, da parte dei ciechi. Anche le conoscenze informatiche dovranno essere ben padroneggiate dai non vedenti, giacché l’informatica è ormai divenuta lo strumento necessario per qualunque genere di lavoro.
D. - Lei ha giustamente affermato che l’Irifor non sarà soddisfatto fino a che non sarà modificato lo scenario delle condizioni professionali dei non vedenti. Attualmente la maggior parte dei ciechi esercita la professione di centralinista, vi sono poi gli insegnanti, i fisioterapisti ed alcuni programmatori. Come pensa potrà realmente cambiare questo scenario?
R. - Cerco di non immaginarlo uno scenario preciso, proprio per non ingessarmi in una visione predefinita. I centralini stanno scomparendo, mancheranno pochi anni; non sarà possibile difendere i centralini, proprio come non era possibile difendere la targa metallica per i cani. È necessario, invece, difendere il cieco nella sua potenzialità lavorativa, che è enorme, ove venga adeguatamente sviluppata. Io vedo ciò in qualunque attività che sia basata prevalentemente sulla comunicazione, sulle telecomunicazioni, sulle forme maggiormente avanzate di utilizzo delle banche dati. Perché parlo anche di telecomunicazioni? Perché, come ho avuto modo di precisare nel corso del convegno, quando si parla per telefono non si è in grado di sapere se l’operatore veda o meno. Sostanzialmente in quel momento, per il tramite del telefono, il cieco è alla pari con tutti gli altri. Non viene giudicato con compassione, non è oggetto di pregiudizio. Il giudizio è dato per il suo reale valore. Io penso che proprio quella sia la conquista del cieco, ciò vale per qualunque lavoro: essere giudicato per quel che vale indipendentemente dal suo essere cieco.
D. - Lo scorso anno l’Irifor ha commissionato ad una società un’indagine sulle esigenze formative dei ciechi. Quale commento può fare ai risultati dell’indagine?
R. - L’indagine non ha fatto altro che confermare quella che era stata la nostra intuizione, per cui sotto un certo aspetto si potrebbe dire che essa è stata inutile, giacché non ha fatto altro che confermare le nostre nozioni. D’altro canto, però, è stata di grande utilità perché è servita a confermarci che la nostra intuizione era corretta. Voglio in particolare sottolineare che, quasi tutti i ciechi di una certa età sono in pensione. Hanno usufruito delle leggi previdenziali di favore, vigenti nei loro confronti. Tuttavia quasi tutti coloro che sono già in quiescenza, ma che sono ancora in età lavorativa, hanno dichiarato che volentieri riprenderebbero a lavorare, purché in attività professionali più gratificanti. Anche ciò ha confermato quanto pensato da noi: la professione del centralinista e le professioni tradizionali dei ciechi sono divenute delle gabbie professionali, che comprimono o che possono anche condurre a forme di depressione, che fanno fuggire il cieco, mediante gli strumenti delle leggi di favore, dal lavoro. Sarebbe, invece, opportuno, che il cieco non fuggisse dal lavoro, ma che desse il proprio contributo fattivo al massimo delle sue capacità per la crescita della società.
Anche Tersicore
"Ad un fiore bisogna chiedere solo ciò che è conforme alla sua natura" G. Herrigel
Danza terapeutica: scrivendo questo termine provo una sensazione di tranquillità interiore che mi dà fiducia: essere "terapeutica" è una qualità propria della danza, la terapia si fa attraverso la pratica della danza. Si tratta per l’insegnante di preparare le condizioni perché la pratica della danza si faccia in piena consapevolezza.
Noi non viviamo più in epoche in cui la danza era parte integrante della vita quotidiana e in cui il sentimento del sacro era mescolato alle attività comuni, "noi non sappiamo più pregare danzando". Ma ho voglia di cancellare questa frase di Curt Sachs, che peraltro mi ha guidata fin dalla mia adolescenza.
Quando vedo i cambiamenti nelle persone, quando le vedo manifestare più tranquillamente le loro emozioni, accettare di rotolarsi per terra, di lasciare i loro bimbi a piedi nudi, mi chiedo se la danza non sia un raro momento di concentrazione, interiore e sacra, una preghiera completa e corporea, e soprattutto una meditazione semplice che non chiede nulla, ma ci permette di sentire unità con le persone intorno a noi. In questi momenti vedo muovere la danza, meravigliandomi al suo passaggio, ascoltando la sua respirazione, da qualsiasi persona essa provenga...
Il ruolo di ascolto dell’insegnante che lavora in funzione di una danza terapeutica è fondamentale; permette ogni volta di trovare un nuovo linguaggio che spesso passa attraverso la musica, i tessuti, gli oggetti, ma che soprattutto è comunicazione "da cuore a cuore". Più che di guarigione parliamo allora di cambiamento, di stato di nuova consapevolezza. In questa dimensione terapeutica, la sensibilità del terapeuta artista sta nella disponibilità in ogni momento a parlare un diverso linguaggio. Questo comunicare diventa ogni volta una creazione, sia per il terapeuta sia per l’allievo. La relazione che si costruisce è mutevole, con situazioni da cogliere e da vivere nella loro immediatezza.
Una notte sognai grandi fiori di loto, a ogni passo scorgevo un nuovo fiore, ma la cosa che mi meravigliava era il movimento continuo di apertura e chiusura dei fiori; era questo a creare il senso del ritmo di ogni mio passo. La consapevolezza del nostro ritmo ci mette in relazione con le nostre emozioni profonde permettendoci di esprimerle in modo corporeo, concreto. In questo senso la danza è terapeutica. Si rivolge a tutti proprio per la sua possibilità di adattarsi come l’acqua al suo contenitore. Un contenuto forte in una forma fluida, mutevole.
Anche chi ha un handicap non deve far riferimento a forme esterne a cui non potrebbe adeguarsi, ma trovare una forma personale che nasce da un vissuto interiore, da un ascolto di sé. Sento questo come un approccio "dell’Oriente", dove la danza ha sempre avuto e coltivato il suo valore sacro, dove le pratiche meditative e terapeutiche attraverso il corpo hanno trovato terreno per progredire; ma ormai non è più solo orientale. Da anni la medicina occidentale si è accorta dello stretto legame tra psiche e corpo. Questa nuova visione da parte dell’Occidente dell’"integrazione" psicosomatica diventa anche "integrazione" fra le due culture. L’insegnante di danza terapeutica si rivolge a un individuo nella sua interezza e totalità. Si rivolge a un corpo il cui obiettivo non è il risultato tecnico-agonistico, ma l’espressione del suo essere in quel momento. Ciò comporta per l’insegnante anche un’apertura, e quindi una preparazione, agli importantissimi aspetti psicologici del rapporto con il proprio corpo e del proprio corpo con quello degli altri.
La danza quindi è un ponte: un porte tra corpo e mente, un ponte tra arte e terapia, un ponte tra maestro e allievo, un ponte tra Oriente e Occidente, un ponte tra chi sta leggendo e chi ha scritto.
Buona lettura!
Elena Cerruto
Una testimonianza di prima mano
Mi chiamo Patrizia Viaro.
Sono una ragazza cieca di trentuno anni. Propongo a voi e alle persone, cieche e non, che vi contattano un corso di danza terapia.
Io sono divenuta cieca (vedo ormai solo la luce) a causa della retinite pigmentosa. Quando ho capito che cos’era questa malattia, mi sono chiusa: non volevo smettere di vedere. Dato che questo era inevitabile, ho cercato un altro modo di vedere e l’ho trovato attraverso la danza e grazie alla sensibilità ed esperienza della mia maestra di danza, Elena Cerruto. Una delle qualità che una danzaterapeuta deve avere è la generosità. Partendo da questa riflessione Elena ed io abbiamo deciso di aprire la nostra esperienza ad altri.
Il corso che desidero proporre nasce da quello che è stato il mio percorso con la danza terapia, lo shiatsu, la danza classica e la danza contemporanea. Elena ed io abbiamo iniziato una ricerca quattro anni fa quando io sono arrivata nella sua scuola e le ho chiesto di poter partecipare a un corso di danza classica.
Laboratorio
Lei non aveva mai avuto esperienza con persone cieche. Io non avevo mai danzato. Insieme abbiamo iniziato ad elaborare un metodo che mi ha permesso di fare le sequenze nelle lezioni di danza, di usare il disegno, i colori e di danzare con le mie emozioni nelle lezioni di danza terapia. Nel marzo scorso abbiamo presentato un laboratorio con le diapositive (un metodo creato dalla danza terapeuta Maria Fux per far danzare i sordi usando, al posto dei suoni, il ritmo delle linee e dei colori) in occasione di un convegno sull’arte terapia svoltosi all’Accademia di Brera. Io ero così integrata nel gruppo (elemento fondamentale nella danza terapia) che nessuno dei presenti è riuscito a capire chi fosse la danzatrice cieca. Il nostro metodo si propone di far vedere la danza ai ciechi attraverso la percezione del proprio corpo, dello spazio attorno, degli altri. Sappiamo che si tratta di qualcosa di sperimentale e innovativo: la danza viene considerata una disciplina visiva.
Questo corso intende rivolgersi sì a persone non vedenti, ma anche a persone non cieche che desiderano o devono (magari per lavoro o perché familiari di ciechi) avvicinarsi a un modo diverso di vedere. Il senso della danza terapia non può essere raccontato in poche righe. Per questo ho raccomandato la pubblicazione dell’introduzione del libro di Elena Cerruto "A ritmo di cuore" ed ovviamente raccomando la lettura di tutto il libro. Inoltre, se desiderate approfondire questo argomento, vi prego di contattarmi. Il mio recapito è: Patrizia Viaro, Via Vittadini, 4 - 27100 Pavia.
Patrizia Viaro
Ricordando Alba
Ecco: un altro tassello della nostra scuola speciale è caduto. Si è spenta, all’età di 79 anni, Alba Cuttini, già insegnante di lavoro femminile alla scuola elementare e media dell’Istituto Rittmeyer di Trieste. Penso che parecchie delle sue alunne si ricorderanno di essersi sedute, a sette/otto anni, sulle sue ginocchia, per essere avviate, con amore e pazienza, all’uso dei ferri e dell’uncinetto. In quinta elementare molte erano già autonome: in grado cioè di eseguire addirittura dei centri all’uncinetto. Era diventata persino un po’ curva, a forza di stare chinata alle spalle delle bambine, per controllare il loro lavoro. Le sue ore erano distese e serene, allietate da brani di musica, commedie o sceneggiati. Era particolarmente dotata per insegnare a ragazze plurihandicappate: pur disponendo di un residuo visivo minimo, le addestrava nell’orientamento e nell’autonomia personale. Anche in pensione ha seguito giovani in difficoltà, mettendole in grado di frequentare un corso per centralinisti. In un momento in cui all’Istituto si volevano abolire le attività manuali nella suola elementare, si è battuta come una leonessa. Per tutta la vita ha creduto fermamente nell’utilità di una buona formazione dei non vedenti, e si è molto preoccupata per il nuovo corso.
La scuola ha sostituito in parte per lei la famiglia, ma il desiderio di una famiglia propria è stato il suo più amaro, insuperabile rimpianto. Sarebbe stata una madre e una nonna premurosissima; è stata un’amica buona e generosa. Qualcuno la chiamava "la Verde"; se n’è andata vestita di un abito verde, lasciando dietro di sé un grande vuoto, in cui aleggia lieve un sottile profumo di lavanda.
Alida Giacomini
Le mani e il corpo.
Veicolo d’espressione artistica
Dalla musica allo sport la gestualità
diventa importantissima
Le mani, hanno una loro importanza d’espressione in vari campi del mondo che ci circonda, nel teatro, nel cinema, nello sport, nella musica e nella vita quotidiana di ognuno di noi, quindi le mani hanno una loro funzione principale.
Un attore senza l’uso delle mani, non riuscirebbe a comunicarci quanto il copione si prefigge.
Nei primi film, senza il sonoro, le mani e la gestualità in generale hanno avuto la loro funzione nel trasmetterci e farci capire un’intera sceneggiatura. Nel cinema e nella televisione la gestualità ci trasmette un’emozione a volte superiore alle parole. Il gesto può riassumere in se stesso tutto il potenziale informativo di un atto comunicativo del soggetto trasmittente o può partecipare, con valore complementare, alla costituzione di un messaggio segnico integrandosi con altri gesti, con parole, o con entrambi i tipi di segnalazione comunemente usati dall’uomo. Nel comportamento di un attore il gesto ha un’importanza fondamentale, perché assume le caratteristiche di un veicolo scenico utilissimo, valido tanto per condizionare lo spettatore nell’attribuzione di un certo significato alle battute del dialogo quanto per sviluppare il discorso drammatico durante le pause verbali: il gesto può costituire un contrappunto alla recitazione o può accompagnarla all’unisono, può seguirne i ritmi e la processione temporale o può prescinderne in assoluta libertà, adeguandosi a linee espressive intenzionalmente diverse. L’attore, può gestire, in conformità a paradigmi spaziali predeterminati con rigida precisione dalla regia o può lasciarsi, trascinare, da estri improvvisi e da estemporanee sollecitazioni interpretative del suo istinto drammatico: ogni integrazione soggettiva al lavoro del regista comporta il rischio di discontinuità stilistiche (e a volte addirittura espressive), ma può anche determinare un magico incremento del potenziale scenico posseduto dalla primitiva ideazione. Alcuni registi costruiscono per gli attori una piattaforma teorica, una struttura ideale della loro futura spazializzazione scenica, e li lascia liberi di inventare atteggiamenti e movimenti, in una sagra ricreativa che si ripete ad ogni replica, altri registi impongono, al contrario, delle forme gestuali preordinate e costituiscono una meccanica scenica così precisa, che assume l’aspetto di un gioco dalle regole note, nel quale s’inseriscono gli attori ad ogni accensione della ribalta (o ad ogni annuncio del teleschermo). In un caso o nell’altro, l’importanza e l’efficacia segnica del gesto è inversamente proporzionale alla distanza (vera o teorica) dello spettatore dal luogo nel quale il gesto è agito: nella fruizione teatrale molti, si dimostrano inutili, perché non sono percepiti dal pubblico o lo sono confusamente. In televisione, al contrario, il rapporto è tutto a favore del gesto che può sopportare intere fasi espressive, può essere veicolo d’intere comunicazioni, risolvendo in assoluta semplicità passaggi narrativi difficili o indispensabili indicazioni interpretative. Sullo schermo televisivo il gesto può estendersi in dettaglio fino ai suoi limiti e allora la mano, il braccio, il piede, la gamba dell’attore può acquistarvi una vita espressiva e un’efficacia comunicativa sconosciuta allo scambio segnico della sala teatrale.
Nello sport invece, le mani, hanno una funzione d’equilibrio, poniamo il caso che uno dei concorrenti avesse le mani legate, sicuramente l’altro sarebbe molto più avvantaggiato.
Nella musica la funzione delle mani è importantissima. Non esistono strumenti che possono essere usati senza le mani e nessun direttore d’orchestra potrebbe dirigere senza il gesto delle mani.
Antonio Vaiano
Dalla Maiella alla Foresta Umbra
Ventidue coppie di tandemisti non vedenti hanno dato vita ad una manifestazione turistico - sportiva di cicloamatori dalla Maiella alla Foresta Umbra per complessivi 341 Km, all’insegna dell’autentica amicizia ed allegria. Si è trattato del Gran Fondo della Pace, manifestazione non competitiva organizzata dalla Polisportiva Eureka dell’Uic di Chieti alla quale hanno partecipato tandemisti di Brescia, Modena, Reggio Emilia, Rimini, Teramo, Pescara, L’Aquila, Chieti e Reggio Calabria. Alla presenza del Vice Presidente Nazionale della Fisd Oronzo Capriglia, di molte scolaresche e di curiosi, la mattina di sabato 15 maggio il campione del mondo di tandem Gianluca Capitano ha dato il via alla carovana la quale è partita dalla Villa Comunale alla volta di Lanciano, dopo aver ricevuto la benedizione dell’Arcivescovo Menichelli impartita dal parroco Don Camillo Nella città frentana è stata ricevuta dal Sindaco Fosco e da tanta gente. I corridori hanno attraversato diversi Comuni accolti dalle scolaresche di Miglianico, Villamagna, Ari. In quest’ultima località è stato posto un gran premio della montagna offerto dalla Pro-loco e vinto dalla coppia Galli-Campedelli. Nel primo pomeriggio il gruppo si è trasferito a Vasto per ripartire la mattina di domenica alla volta di S. Giovanni Rotondo, il paese del Beato Padre Pio, con sosta a Foggia.
In quest’ultima località i corridori sono stati accolti da una gran folla di cittadini, da scolaresche, dal Prefetto, dal Sindaco, dall’on. Pepe, dal Presidente sezionale dell’Uic Corcio e da altre autorità che con brevi interventi hanno salutato i tandemisti a nome dei quali hanno ringraziato i Presidenti Capriglia e della sezione Uic di Chieti D’Achille. All’inizio della salita per S. Giovanni Rotondo i corridori, tutt’altro che stanchi hanno rotto le righe e si sono scatenati in una vivace competizione, lungo gli stretti tornanti incuranti del gran traffico di automezzi che scendevano dal colle. Eccellente è risultata l’organizzazione durante tutto il percorso grazie all’assistenza delle Forze dell’Ordine, Polstrada, Carabinieri e Polizia Municipale di tutti i Comuni attraversati, nonché delle moto ed auto dell’organizzazione. Ricchi per oltre 5 milioni, sono stati i premi per tutti i partecipanti. La Polisportiva Eureka, negli ultimi anni, ha organizzato delle simpatiche ed interessanti iniziative tandemistiche inserite nel calendario ufficiale della Fisd: nel 1996 la prima prova del campionato italiano in tandem da Guardiagrele a Canosa Sannita; nel 1998 il Gran Prix Coppa Italia di tandem, a Lanciano, di tre giorni con 2 prove su strada e una su pista e come riferito il Gran Fondo della pace Chieti - S. Giovanni Rotondo nel 1999, oltre ad altre manifestazioni a carattere locale.
Per tutti gli operatori dell’informazione un utile e pratico strumento di lavoro: "L’agenda del cronista", edita dal Sindacato Cronisti Romani, C.so Vittorio Emanuele 349 - 00186 Tel. 06 68308140 Tel e Fax 06 68308295. Centr. 06 6893545.
L’agenda del cronista è anche presente in Internet al sito www.sindacatocronisti.com. Per aggiornamenti in tempi reali, rivolgersi alla pagina servizi SCR del sito.
Centro di
Documentazione Giuridica
In questo inserto, curato dall’omonimo Centro dell’Uic, confluiscono:
- documenti integrali o stralci di leggi, regolamenti, circolari, proposte di legge, atti amministrativi e sentenze di interesse generale o specifico;
- pareri espressi dagli uffici della sede centrale sulla normativa vigente;
- commenti sull’attualità giuridica;
- interviste con gli operatori del diritto;
- notizie in breve.
PARERI
RICHIESTA TARDIVA DI APPLICAZIONE DELLA
CONTRIBUZIONE FIGURATIVA
Come è noto la richiesta di computo della contribuzione figurativa , in quanto incide sulla maturazione stessa del diritto alla pensione nonché sulla sua entità, va presentata - per essere considerata tempestiva - per lo meno contestualmente all’istanza di pensionamento.
Qualora ciò non sia stato fatto e fino a quando non ci sia un provvedimento definitivo di liquidazione della pensione, l’interessato o, in caso di sua morte, gli eredi, possono presentare una richiesta tardiva di computo della contribuzione figurativa.
In questo caso, essendo peraltro opinabile sia una simile istanza, sia il termine di decadenza applicabile, si ritiene che ove siano trascorsi più di cinque anni dalla domanda di pensionamento, o dal decesso dell’interessato, facilmente l’ente erogatore della pensione si opporrà al computo eccependo l’intervenuta prescrizione del diritto.
Condizione per la riammissione in servizio dei docenti.
La materia delle riammissioni in servizio del personale docente è regolata dall’art. 115 del DPR 17/74 ed in particolare - per quanto qui interessa - dal secondo comma di detto articolo ove si afferma che la riammissione è possibile:
a) se esiste la disponibilità del posto della cattedra;
b) se le dimissioni non sono avvenute in forza di leggi speciali o transitorie.
Per quanto riguarda la condizione sub a) va quindi verificato se per l’anno scolastico di riferimento esistano o meno posti o cattedre disponibili, atteso che se ve ne sono risulta applicabile la precedenza di cui alla legge 120/91 per i docenti non vedenti; ma se non ve ne sono, risulta applicabile l’istituto stesso della riammissione.
Per quanto riguarda la condizione sub b), essa significa che il docente cieco richiedente la riammissione deve aver conseguito il pensionamento di anzianità a prescindere dalla maggiorazione della contribuzione figurativa prevista dall’art. 2 della legge 120/91. Ove invece tale maggiorazione sia stata determinante per il raggiungimento del limite minimo di anzianità per conseguire il trattamento di quiescenza, viene a configurarsi una ipotesi di dimissioni in forza di leggi speciali e quindi l’inapplicabilità della riammissione in servizio.
In caso di riammissione comunque, non sono applicabili le riserve di posti previsti dalla legge 482/68 o dalle norme speciali in favore dei ciechi, in quanto esse attendono alla costituzione iniziale di un rapporto di lavoro e non al suo eventuale ripristino in un secondo tempo.
Convenzioni con Enti pubblici per servizi di integrazione scolastica
Ricordiamo anzitutto che in forza del principio di sussidiarietà stabilito dall’art. 4 terzo comma lettera a) della legge 15 marzo 1997 n. 59 è in ogni caso legittimo il convenzionamento di uno o più Enti pubblici con l’Uic per la gestione e l’erogazione di servizi.
Anche il testo in discussione in Parlamento sul riordino della rete dei servizi, prevede ampiamente lo strumento della convenzione come modalità normale di disciplina dei rapporti fra soggetti pubblici e privati.
Aggiungasi che in forza dell’art. 13 della legge 104/92, che richiama gli accordi di programma di cui all’art. 27 della legge 142/90, appare legittima la partecipazione dell’Uic alla formazione e alla gestione di accordi concernenti i servizi in oggetto.
L’aspetto più problematico è quello relativo ai compiti attuali delle province in materia di servizi per l’integrazione scolastica.
I ripetuti interventi del legislatore in questi ultimi anni sulla materia provocano incertezze diffuse e non poche contraddizioni sì da rendere arduo il lavoro degli interpreti e degli operatori.
Rammentiamo che ai sensi dell’art. 5 del D.L. n. 9 del 18 gennaio 1993 (convertito nella legge 67/93) venivano restituite alle province le competenze - per l’assistenza scolastica in favore dei ciechi - esercitate prima dell’entrata in vigore della legge 142/90 (nel caso di specie quelle previste dall’art. 144 del Testo Unico della legge comunale e provinciale del 1934).
Tuttavia i decreti legislativi emanati in forza della delega contenuta nella legge 59/97, vanno affermando il criterio generale della titolarità dei Comuni - singoli o associati - in ordine alla gestione di tutti i servizi sociali riguardanti i non vedenti (vedasi a riguardo l’art. 132 comma primo lettera e) del D. Lgs. 112 del 31 marzo 1998).
Pur non essendo sempre chiara ed univoca la linea di demarcazione fra servizi educativi e servizi sociali, se i secondi sembrano totalmente attribuiti ai Comuni, i primi risultano ripartiti e le province mantengono talune competenze come quelle previste all’art. 139 comma primo lettera c) del D. Lgs. 112/98 in materia di "servizi di supporto organizzativo" per gli alunni portatori di handicap nelle scuole secondarie superiori.
L’ambito di questa locuzione non è di per sé molto chiarificatore ed occorrerà verificare, Regione per Regione, la portata delle norme di attuazione delegate appunto alle Regioni dallo stesso D. Lgs. 112/98.
Non escludiamo comunque che il D. L. n. 9/93 debba considerarsi tuttora in vigore, sia perché norma speciale che prevale sulle norme generali successive, sia perché non esplicitamente abrogato nell’apposito elenco stabilito dal D. Lgs. 112/98.
Fatte queste doverose precisazioni che nulla tolgono - laddove essa esista - alla volontà politico-istituzionale delle province di convenzionarsi con l’Uic, ma che doverosamente prefigurano possibili conflitti di competenze con i Comuni, sembrano invece tuttora più chiari e definiti i compiti dei Provveditorati agli Studi che intendano partecipare alle progettate convenzioni.
Si ricorda da ultimo che in forza della legge 104/92 in ordine alla diagnosi funzionale ed agli accordi di programma di cui all’art. 13, sembrerebbe opportuno coinvolgere nella convenzione le aziende sanitarie locali territorialmente competenti per una effettiva gestione unitaria della problematica in oggetto.
Diritto all’accompagnamento od obbligo ad essere accompagnati?
In un procedimento per separazione giudiziale, il presidente di un Tribunale, nell’affidare i figli alla madre, ha subordinato - per il padre cieco - la facoltà di tenere i figli con sé, alla condizione della presenza di una "adeguata assistenza". Esprimiamo il più netto dissenso rispetto a quanto stabilito in via provvisionale dal presidente del Tribunale in ordine alla "adeguata assistenza" a cui viene condizionata la facoltà del padre non vedente di tenere con sé i figli nei periodi determinati nella disciplina della separazione.
In primo luogo è da ribadire che la cecità - da sola ed in quanto tale - non comporta alcuna limitazione della capacità giuridica e di agire e quindi - fra le altre - nessuna limitazione all’esercizio della podestà parentale.
Sull’argomento basterà ricordare l’art. 415 terzo comma C.C. e da ultimo, l’art. 1 della legge 3 febbraio 1975 n. 18. La prima disposizione ammette l’inabilitazione solo per i ciechi dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbiano adeguata istruzione, la seconda afferma emblematicamente che tutti i ciechi (congeniti o non) hanno piena capacità giuridica e di agire se non inabilitati o interdetti.
Stabilite queste premesse, occorre poi smantellare un equivoco: le norme riguardanti l’accompagnamento e l’assistenza del cieco non introducono un obbligo per lo stesso di avvalersi dell’assistente e dell’accompagnatore, bensì un diritto ed una facoltà che il non vedente esercita all’interno della propria, autonoma e responsabile valutazione della sua condizione di vita, anche in rapporto all’esercizio di doveri di vigilanza quali quelli connessi - ad esempio - ai compiti di genitore o di docente.
L’assimilazione - nelle funzioni di vigilanza - fra il ruolo di genitore e quello di docente è particolarmente importante perché proprio una norma concernente gli insegnanti non vedenti (art. 61 comma 2 legge 270/82) stabilisce che è in facoltà del docente cieco di avvalersi o meno di un assistente per il disbrigo dei compiti più delicati di controllo durante le esercitazioni scritte. In ogni caso il docente non vedente è autonomamente ed individualmente responsabile - al pari dei colleghi normodotati - della disciplina e dell’incolumità degli studenti.
Altrettanto quindi deve affermarsi - in via di principio - per l’esercizio della podestà parentale ed a maggior ragione nei confronti di figli che abbiano superato l’età della prima infanzia.
Sempre con riferimento al quesito se l’accompagnamento sia un dovere o un diritto del cieco, si ricorda che le stesse provvidenze economiche stabilite dallo Stato in materia, non impongono minimamente l’utilizzo degli accompagnatori, ma determinano un parziale ristoro economico dei maggiori oneri che la cecità comporta, al fine di ridurre lo svantaggio di detta condizione rispetto al pieno sviluppo delle facoltà della persona umana, sancito come obiettivo fondamentale al 2° comma dell’art. 3 della Costituzione.
Fra questi maggiori costi della cecità, l’eventuale onere per l’utilizzo (facoltativo) di un accompagnatore è solo uno degli aggravi potenziali a cui il cieco va incontro e gli importi che la legge determina (circa 1.100.000 lire mensili per i ciechi assoluti) confermano che si tratta di un diritto all’accompagnamento e non di un obbligo ad essere assistiti, in quanto è del tutto evidente che, ove sussistesse un obbligo di assistenza per 24 ore al giorno, il costo relativo dovrebbe essere totalmente indennizzato e sarebbe notevolmente superiore a quello attualmente riconosciuto dalla legge.
Posta nei termini di cui sopra la questione generale, le eventuali limitazioni all’esercizio della potestà parentale da parte di un genitore non vedente possono e devono trovare fondamento e motivazione in fattori fisio-psichici diversi dalla cecità stessa, purché il tutto venga adeguatamente documentato e motivato. La mancanza di una tale documentazione e motivazione rende il provvedimento giudiziario illegittimo e reclamabile, sia - appunto - per difetto o insufficienza di motivazione, sia per violazione di legge (art. 1 legge 3 febbraio 1975 n. 18 ed art. 415 3° comma C.C.).
BARRIERE
Il Presidente della Sezione di Biella, signor Adriano Gilberti, è stato chiamato a far parte della Consulta istituita presso il Comune della città, la quale ha lo scopo di evidenziare tutte le barriere architettoniche esistenti sul territorio e di studiarne la graduale eliminazione.
Inoltre, la Consulta si occuperà di facilitare l’accesso, mediante l’uso di accorgimenti idonei, a tutte quelle strutture che comunemente sono frequentate dai cittadini e quindi anche da quelli pià svantaggiati.
Di recente, a seguito di un progetto presentato dall’I.ri.fo.r., si è svolto un corso mirato all’apprendimento di alcuni momenti della vita quotidiana, come ad esempio: preparazione di semplici piatti e uso di alcuni strumenti in cucina: comportamento corretto a tavola; cucito e stiro.
Segreteria interattiva
A seguito delle segnalazioni degli utenti è stata installata una segreteria telefonica interattiva in grado di attuare la comunicazione bilaterale e reciproca.
Da un lato rendiamo note le novità e dall’altro i soci Uic possono chiedere chiarimenti, altre notizie associative o sull’assistenza, sull’istruzione e sul lavoro e, se lo desiderano, formulare proposte ed esprimere opinioni.
Le risposte saranno trasmesse entro la settimana successiva a quella di ricevimento.
Alla fine del comunicato chi telefona ha la possibilità di lasciare un messaggio della durata massima di due minuti componendo il seguente numero telefonico: 06/6789346.
A cura di
EDZIN WAUGHAN
ESSERE CIECHI IN CINA
La sorte di un gran numero di persone minorate
attraverso vicende storiche e sconvolgimenti politici e sociali
Anche la divinazione
C. Edzin Vaughan è un sociologo ed insegnante americano non vedente che ha avuto l’occasione di soggiornare in Cina a più riprese. Vi ha trascorso nove mesi nel 1991 ; due mesi nel 1992 ed altrettanti nel 1994. Ha percorso la Cina in lungo ed in largo particolarmente interessato alla storia e alla sorte attuale dei non vedenti di questo Paese.
La sua conoscenza dei problemi provocati dalla cecità negli Stati Uniti ed in Cina lo ha portato a paragonare in un articolo recente (comparso nel numero 15 giugno 1998 della rivista "I ciechi nel mondo", organo dell’Unione Mondiale dei Ciechi) la condizione dei ciechi in questi due Paesi. Noi abbiamo estratto i passaggi dedicati essenzialmente alla Cina.
I ciechi nell’impero di mezzo
Dati storici ci danno notizia di personalità non vedenti vissute all’epoca di Confucio : Tsu Song Ming, Tzu Hsia, Shih Luang e Tso Chiu (contemporaneo diretto di Confucio). Prima della comparsa delle corporazioni di ciechi in Cina questi ultimi esercitavano già in gran parte attività come il racconto orale, la musica, il massaggio e la divinazione. Nella stessa epoca anche nella penisola di Corea i ciechi vivevano principalmente della divinazione e del massaggio.
Mackenzie e Flowers infatti hanno osservato che anche prima dell’epoca di Shih Kuang i ciechi suonavano diversi strumenti musicali e cantavano le epopee. I musicisti erano pagati per divertire i ricchi e si esibivano anche in luoghi pubblici dove gli spettatori li remuneravano a loro piacere. Decifrare gli astri ed interpretare i segni sono elementi importanti della cultura tradizionale cinese e molti ciechi esercitavano la divinazione, cosa che continua a verificarsi tuttora.
Le corporazioni di lavoratori ciechi erano comunque eccezionali. Appartenere ad una di queste organizzazioni esigeva infatti una grande autonomia. I membri stessi ne assicuravano il buon andamento e ne sceglievano i capi.
Nel 1919 John Burgess descrisse una riunione di lavoratori ciechi membri di una stessa corporazione e gli incontri informali nel corso dei quali alcuni amici scambiavano opinioni su problemi politici, economici e sociali. In particolare Burgess ci dice come era sorprendente vedere una tale concentrazione di ciechi tutti muniti di un bastone di bambù con il quale essi battevano il terreno per dirigere il passo. I quarantotto responsabili della corporazione erano tutti ciechi, tranne uno. I novizi dovevano pagare il loro apprendistato e badare alla loro sicurezza personale. Infatti i maestri di corporazione erano sollevati da ogni responsabilità e soprattutto nel caso di incidenti che si fossero verificati per strada. Da questa testimonianza si evince che non esisteva alcuna struttura adatta o specializzata e che le organizzazioni di persone cieche erano completamente autonome. In più queste ultime erano organizzate e gestite sul modello delle altre corporazioni.
La nobiltà non comporta obblighi
Nel corso del periodo imperiale i ciechi non godettero di nessun privilegio. La maggioranza di essi viveva in famiglia e contribuiva alla sua economia. Non esistevano, come nei paesi occidentali, istituzioni create da filantropi o dallo Stato stesso. Numerosi ciechi si raggruppavano quindi in corporazioni indipendenti ed autogestite che si sviluppavano allo stesso ritmo delle altre corporazioni di mestieri. Se l’opinione della società sui ciechi era costituita di pregiudizi atavici sembra però che l’attività delle loro corporazioni fosse generalmente riconosciuta come normale e legittima.
Secondo Harrison, Salisbury (1991) l’umanitarismo è estraneo alla società tradizionale cinese. Infatti gli insegnamenti di Confucio o di Buddha non invitano all’umanitarismo che, fin dai loro tempi, non ha mai avuto proseliti in Cina. Ciò spiegherebbe l’assenza di organizzazioni caritatevoli, religiose o meno, in Cina indirizzate alla fondazione di scuole o di ricoveri o di ogni altra forma d’assistenza istituzionale alle persone cieche o comunque disabili.
Anche il marxismo si oppose con veemenza all’umanitarismo che avrebbe costituito un ostacolo alla rivoluzione del proletariato. Mancando così "imprenditori filantropi", i lavoratori ciechi si organizzarono come ogni altro gruppo di lavoratori. Residenze adattate, edifici su misura, scuole e programmi speciali, laboratori protetti non fanno parte della realtà cinese. Qualunque sia la percezione della cecità in Cina, è incontestabile che le istituzioni e una particolare considerazione del problema "cecità" sono totalmente estranee alle immagini associate alle persone cieche.
I ciechi nella Repubblica Popolare Cinese
La Cina conobbe profonde mutazioni durante la rivoluzione sociale, politica ed economica soprattutto tra il 1949 ed 1976. Il partito comunista con il suo avvento portò nuovi valori. Ruppe con il passato feudale e gettò le fondamenta di una società completamente rinnovata. Nuove forme di educazione, impiego ed organizzazione sociale si svilupparono sotto il diretto controllo dello stato. La Cina voltò risolutamente le spalle al passato. Dal 1982 con l’avvento di Deng Tsiao Ping, la Cina intraprende un processo di riforme economiche, si orienta prevalentemente verso l’economia di mercato e si dispone ad aprirsi al mondo esterno per prenderne in prestito idee nuove e ultime tecnologie. La morte di Deng Tsiao Ping nel 1997 non sembra aver posto fine alle riforme economiche di cui egli fu il promotore ed iniziatore. La nuova équipe al potere le ha riprese in carico e a sua volta persegue la loro messa a punto. Ma come si sono evoluti i ciechi nel corso di questo recente periodo di storia cinese. In materia di impiego, un’attività antichissima, il massaggio, ha conosciuto un nuovo splendore grazie al sostegno dello Stato. Nel 1988, la Repubblica Popolare Cinese mette a punto il primo piano quinquennale per la rieducazione della persona handicappata. Se il piano quinquennale contiene le disposizioni specifiche per i ciechi, pone tuttavia l’accento sull’importanza del massaggio e prevede l’appoggio dello Stato per l’esercizio di questa attività. La Cina conta più di ottocento ospedali e cliniche per massaggio dove esercitano più di ottantamila massaggiatori ciechi. È difficile farsi un’idea precisa sulla situazione dell’impiego lavorativo dei ciechi in Cina. Alcuni svolgono impieghi relativamente ben remunerati. È questo il caso dei massaggiatori menzionati precedentemente e delle migliaia di lavoratori il cui impiego in fabbrica è assicurato in larga parte della Federazione degli handicappati della Cina. La presenza in Cina di un settore pubblico forte rende gli inviti alle assunzioni più efficaci e la creazione di nuovi posti di lavoro per i disabili più agevole. Per esempio le imprese dirette da una persona handicappata o che impiegano un certo numero di disabili beneficiano di esoneri fiscali totali o parziali.
Esistono differenze socioculturali marcate tra città e campagne : le misure governative miranti a promuovere l’impiego e l’educazione delle persone handicappate hanno un esito più positivo nelle zone urbane. Dal 1949 al 1982 l’economia pianificata cinese pone l’accento sullo sviluppo delle infrastrutture. L’assistenza della persona handicappata figura come quella del parente povero.
Storicamente i primi programmi specializzati, le scuole e le altre iniziative fondate sui valori occidentali, sono nati gradualmente grazie a missionari giunti in Cina nel corso dei secoli precedenti. Se l’azione di questi missionari sia stata più o meno unita a mire imperialiste, tuttavia essa contribuì all’istruzione e allo sviluppo dell’umanitarismo in Cina. Deng Tsiao Ping è senza dubbio la figura di punta del potere cinese di questi ultimi anni. Suo figlio, Deng Pufang, fisico di formazione, è handicappato motorio. Durante la rivoluzione culturale subi un assalto della folla ostile e, ferito, perse definitivamente l’uso degli arti inferiori. Durante il lungo periodo di convalescenza egli sviluppò una nuova filosofia che fece barcollare in parte le fondamenta del pensiero cinese tradizionale in materia di handicap. Pufang divenne il centro dell’umanitarismo cinese e consacrò la sua vita ad aiutare gli altri. In partenza, data l’assenza di misure governative di sostegno alle persone disabili, Deng Pufang prese l’iniziativa di raccogliere delle offerte per creare un fondo di solidarietà a favore delle persone portatrici di handicap. Egli ricoprì in seguito un ruolo di prim’ordine nello sviluppo della Federazione degli handicappati in Cina. Un paragone della situazione attuale dei ciechi in Cina e negli Stati Uniti d’America evidenzia molti punti in comune. Questo si evince dalle mie interviste con le cinquantadue persone handicappate avute in Cina. Queste persone hanno fornito risposte identiche. Alla domanda "Beneficiate dei programmi della Federazione degli handicappati di Cina ?" la quasi totalità delle risposte è stata negativa. Hanno infatti fatto osservare che solo persone ben introdotte o facenti parte di famiglie influenti oppure gli anziani militari vi hanno pienamente accesso. Non voglio minimizzare l’influenza di questi programmi sulla creazione di impieghi, tuttavia devo constatare che a causa del loro carattere lucrativo, essi hanno avuto come effetto l’originarsi di strati sociali distinti tra gli stessi ciechi. Questo stesso fenomeno si è verificato negli Stati Uniti d’America. In effetti gli interventi a favore dell’handicap si effettuano meglio quando la persona handicappata sembra promettere un bell’avvenire : diventerà una persona a cui ci si potrà riferire per raccolte di fondi o per la mobilitazione di sostegno politico. I disabili che non pongono problemi e propongono una buona immagine di se stessi hanno più possibilità di accedere a posizioni elevate che faranno di loro personalità di spicco. Qualcuno tra gli intervistati ha anche fatto cenno ad un deterioramento della loro situazione a partire dalle misure di liberalizzazione economica.
Prima le brigate dei lavoratori o le comuni assicuravano loro un impiego, seppure modesto, e consentivano di guadagnarsi da vivere; oggi, a meno di non appartenere alla classe dei privilegiati, i ciechi sono abbandonati a se stessi e sono costretti a svolgere piccole mansioni sulla pubblica via. Non esistono associazioni quali l’americana "National Federation of the blind". Le corporazioni autonome di cui abbiamo parlato precedentemente sono state abolite dal governo all’indomani della liberazione (1949). Oggi gli interessi dei ciechi cinesi sono rappresentati e tutelati da un’organizzazione che raggruppa tutti i disabili: la "Federazione degli handicappati di Cina" ("China Disabled People’s Federation").
Il peso della tradizione è tale che la società cinese continua a pensare che il cieco non sia atto ad altre attività che non siano i mestieri tradizionali già citati. Fino a poco tempo fa la legge cinese vietava loro di seguire gli studi a livello superiore. Per i pianificatori cinesi aprire le università ai ciechi non presentava alcun vantaggio per lo sviluppo economico del Paese. Comunque sia la preparazione agli studi superiori è sempre stata inadatta e insufficiente. A mio avviso bisognerà attendere molto tempo ancora prima che la cultura cinese si sbarazzi delle sue idee riduttive a proposito dei ciechi. Il ritorno di Hong Kong alla Cina potrebbe contribuire a rinforzare i programmi di educazione e di riadattamento del paese. L’associazione per i ciechi di Hong Kong si è sviluppata molto ed è oggi una delle organizzazioni più in vista sulla scena asiatica. In un suo articolo apparso nel 1996 in "Les aveugles dans le monde", Grace Chan ricorda la cooperazione che la sua organizzazione intrattiene con la "China Disabled People’s Federation". Si nota inoltre che leaders potenziali fanno la loro apparizione in Cina; questo è il caso di Xu Eailun, di cui l’intensa attività a favore dei ciechi è ammirevole. In particolare il suo progetto "chiave d’oro" mira a sviluppare l’introduzione del braille nel Paese.
Partecipazione sociale
Come abbiamo già detto tutti i non vedenti, ovunque essi si trovino, devono affrontare gli stessi problemi. Provvedere alle loro necessità quotidiane e condurre una vita normale nonostante il loro handicap. Fattori culturali a parte, le risposte a queste preoccupazioni saranno in funzione dei mezzi messi a loro disposizione. Uno degli ostacoli maggiori alla partecipazione sociale della Cina di oggi sta nella forte persistenza d’immagini negative associate ai ciechi. Giudicati inadatti, il loro rapporto con la società non può essere che insignificante. La maggioranza di loro non ha mai fatto l’esperienza dell’integrazione sotto qualsiasi forma. Oggi i non vedenti americani incontrano ancora numerosi problemi e ne sono perfettamente consapevoli. Nonostante ciò i bambini ciechi frequentano le stesse scuole, ricevono la stessa istruzione, partecipano agli stessi giochi dei loro compagni che vedono. Se la società cinese parla sempre di più d’integrazione ed educazione specializzata bisogna constatare però che niente di concreto viene fatto per rendere operativi tali programmi.
A causa della sua debolezza il sistema di assistenza sociale cinese ha un impatto d’insieme molto negativo. I ciechi non possono contare che su se stessi nella misura in cui questo sistema non soddisfa i loro bisogni. I numerosi ciechi che esercitano i piccoli mestieri tradizionali sulla pubblica via ottengono un guadagno superiore ai salari percepiti negli impieghi sovvenzionati dallo Stato. Le attività di strada come il massaggio (dove il cliente è fatto accomodare su di uno sgabello), la musica e la divinazione sono ancora mezzi di sostentamento correnti. Rare persone sono privilegiate o traggono vantaggio dalle possibilità alle quali la maggior parte dei ciechi non ha possibilità di accesso. Un cieco se è uscito dall’armata popolare di liberazione o da una famiglia prospera e ben introdotta, allora può star sicuro di ottenere un impiego sia nel settore pubblico che in quello privato.
Io faccio parte di questa minoranza di ciechi americani che si sono potuti costruire una professione, infatti sono al contempo insegnante di liceo e sociologo. Per questo mi è difficile parlare di quelli che non hanno altro aiuto se non quello della sovvenzione sociale. Tuttavia sono tentato di pensare che la debolezza della protezione sociale in Cina ha contribuito al raggiungimento di livelli di autonomia da parte di alcuni ciechi raramente eguagliati negli Stati Uniti.
La maggioranza dei miei interlocutori cinesi ha mostrato una grande curiosità nei confronti della situazione dei ciechi americani. Infatti è solo imparando a conoscerci e facendo riferimento ai risultati ottenuti altrove - attraverso organizzazioni quali l’UnioneMondiale dei Ciechi - che arriveremo a migliorare la sorte dei non vedenti nel mondo.
Traduzione
di Lucia Russo
L’Ufficio per l’autonomia
di Vitantonio Zito
Il 22 aprile a Terrasini (Pa), presso l’Hotel Calarossa, in occasione del convegno nazionale sul tema: "Il lavoro dei ciechi nella realtà italiana e nella prospettiva dell’integrazione europea", ha avuto luogo la seduta ordinaria primaverile del Consiglio Nazionale presieduta dal Presidente Prof. Tommaso Daniele con la collaborazione del Vice-Presidente, Prof. Enzo Tioli e del Segretario Generale, Dott. Orlando Paladino. La verbalizzazione è stata affidata al Vice-Segretario, Dott.ssa Caterina Di Cresce.
Espletate le consuete formalità, prima dell’inizio dei lavori, il Consiglio, su proposta del Presidente, all’unanimità, ha inserito all’ordine del giorno la modifica dell’art. 63 bis del regolamento riguardante i giovani e la richiesta della Sezione di Milano di realizzare uno spot finalizzato alla raccolta fondi.
I lavori sono stati introdotti, come di consueto, da una relazione del Presidente sull’attività dell’Unione e sui rapporti con il Parlamento e con il Governo. In particolare, il Presidente ha riferito:
presso la Sede Centrale dell’Unione è stata installata una nuova segreteria telefonica in grado di informare gli utenti sull’attività immediata della Presidenza e della Direzione e di ricevere messaggi e quesiti da parte dei soci.
È stato creato l’Ufficio per l’autonomia del non vedente che, attraverso un’attenta ricerca, contribuirà certamente ad alleviare i disagi derivanti dalla minorazione alla vita familiare e personale.
La richiesta congressuale di una linea verde per l’informazione non sembra di facile realizzazione a causa dei costi molto elevati. La Direzione ha perciò deciso di presentare un progetto transnazionale all’Unione Europea e tentare di ottenerne il finanziamento.
Come è noto, è stata costituita la rete dei rappresentanti provinciali del Libro Parlato, naturalmente con l’obiettivo di avere una struttura permanente capace di intensificare la diffusione del Servizio ponendo in evidenza il bisogno della cultura. La rete, che conta già circa 90 persone, ha intrapreso i lavori a Tirrenia e tutti i partecipanti, con concreti interventi, hanno dimostrato vivo interessamento alla soluzione dei problemi connessi alla divulgazione del Libro Parlato.
Le contestazioni dei massofisioterapisti, derivanti soprattutto da disinformazione, sono state risolte positivamente attraverso una maggiore autonomia della categoria e con il superamento delle difficoltà evidenziate.
Sono in atto i seminari di aggiornamento richiesti dal Congresso, ma la partecipazione dei dirigenti purtroppo è molto bassa e non risponde alle aspettative della vigilia.
La conferenza dei Presidenti Regionali a Fiumara di Reggio Calabria ha posto in evidenza la necessità di un cambiamento di modello delle strutture periferiche dell’unione per una maggiore autonomia e per una migliore e più collegiale organizzazione delle nostre Sezioni.
L’argomento sarà posto all’attenzione dei quadri dirigenti per un maggior approfondimento nella tornata del 15 maggio.
L’Unione partecipa a due progetti transnazionali di grande importanza: il primo riguarda la creazione e lo sviluppo di chioschi ciberneutici e l’altro ha come tema "vedere un futuro".
Il primo mira allo sviluppo della rete Internet a livello europeo con il potenziamento dei siti Internet già esistenti e con la creazione di altri in quelle organizzazioni dove non esiste ancora Internet, istruendo il maggior numero possibile di ciechi per l’accesso ad Internet. Il progetto è finanziato per il 90% dall’Unione Europea.
Il secondo progetto "vedere il futuro" riguarda gli anziani e alla sua realizzazione vi partecipano, insieme all’Italia, la Finlandia, l’Irlanda, l’Inghilterra e la Svezia. Il progetto prevede un seminario per ogni paese partecipante e mira a dare una soluzione idonea al problema del recupero degli anziani. In Italia, il seminario avrà luogo ad Erice (Tp) l’8 e 9 maggio prossimi.
Sono cominciati i lavori di ristrutturazione del centro Studi e di Riabilitazione "G. Fucà" di Tirrenia e l’augurio è che l’impegno per valorizzare al massimo la struttura secondo il desiderio dei ciechi italiani possa concretizzarsi al più presto.
L’Univoc ha un nuovo Presidente nella persona di Vito Romagno in sostituzione del dimissionario Avv. Gianni Fucà. L’Univoc va potenziata perché il volontariato si rende indispensabile alle Sezioni per la realizzazione dei loro programmi.
L’Irifor, fiore all’occhiello dell’Unione e sogno divenuto realtà è presente, sul territorio nazionale, con 13 strutture regionali e 71 provinciali; ma la sua attività va potenziata ulteriormente con il contributo dell’ente pubblico.
La Federazione delle Istituzioni Pro-Ciechi, ravvivata con l’ossigeno del finanziamento statale, ha potenziato la struttura, ha aumentato la produzione di materiale didattico e va realizzando progetti di grande importanza di cui uno è affidato all’Istituto Cavazza e riguarda la realizzazione di un centro di competenze per i programmi informatici a livello scolastico naturalmente con fini pedagogici e didattici; un altro all’Istituto Chiossone di Genova e riguarda una ricerca sull’ipovisione; un terzo progetto sui problemi degli anziani è stato affidato all’Istituto Florio e Salomone di Palermo; un progetto sui pluriminorati è stato inoltre affidato all’Istituto Martuscelli di Napoli.
Attualmente la Federazione ha anche organizzato una mostra itinerante del materiale didattico a partire dalla Campania coinvolgendo tutti gli insegnanti di sostegno e curriculari. L’iniziativa, se positiva, sarà nel tempo ripetuta in tutto il territorio nazionale.
La Biblioteca per Ciechi "Regina Margherita" di Monza inaugurerà presto il Centro di documentazione pedagogica a Roma. Tale Centro avrà il compito di coordinare i 15 centri di documentazione didattica dislocati su tutto il territorio nazionale ed organizzati in numero di 12 dalla stessa biblioteca e 3 dalla Federazione, naturalmente tutti con la medesima finalità: favorire l’integrazione scolastica.
Il coordinamento costituito dall’Unione, l’Irifor, il Libro Parlato, la Biblioteca Regina Margherita di Monza, la Federazione delle Istituzioni Pro-Ciechi e l’Agenzia per la Prevenzione della cecità va realizzando una programmazione concreta ed organica a beneficio dei ciechi.
La Consulta Nazionale delle Associazioni degli Invalidi, della quale l’Unione fa parte, organizzata dal Ministero della Sanità, non riesce ancora a parlare un linguaggio unico e concreto e non avvia a soluzione i problemi delle categorie che rappresenta. L’unica decisione positiva finora assunta è l’organizzazione di una conferenza sui temi ormai consueti dell’istruzione, del collocamento al lavoro e dell’assistenza, che avrà luogo nel prossimo autunno.
È stato realizzato un bollettino mensile "Notizie internazionali" che darà conto delle attività dei diversi organismi europei.
È già all’ordine del giorno della Commissione Istruzione e Cultura del Senato la proposta di legge concernente l’istituzione di un museo tattile nazionale; ci auguriamo che l’iter sia breve e dia risultati positivi.
È stata approvata la legge di riforma del collocamento obbligatorio, la legge n. 68/99, che ci auguriamo possa essere sollecitamente applicata.
Nel campo dell’istruzione, purtroppo, non si fanno passi avanti e per questo la Direzione ha deciso di organizzare una manifestazione di protesta se l’ordine del giorno proposto dal Presidente ed approvato all’unanimità dal Consiglio Nazionale, da inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro per la Pubblica Istruzione e al Sottosegretario Minniti della Presidenza del Consiglio, non sortirà nessun effetto positivo.
Terminate le comunicazioni del Presidente, il Consiglio, dopo un attento ed approfondito dibattito, all’unanimità ha approvato i riferimenti, la relazione morale anno ‘98; ha altresì approvato il conto consuntivo per l’esercizio ‘98 su proposta della Direzione Nazionale; ha poi approvato le modifiche allo Statuto sociale approvato dal XIX Congresso Nazionale richieste dal Ministero dell’Interno; ha anche esaminato ed approvato il nuovo regolamento generale nella parte delle modifiche statutarie approvate con decreto ministeriale del 12 novembre 1997; ha approvato il nuovo regolamento amministrativo contabile; ha conferito la qualifica di socio onorario all’insigne oculista Prof. Gallenga, docente presso l’Università di Chieti; ha modificato l’art. 63 bis del regolamento generale per consentire l’elezione del Comitato nazionale dei giovani direttamente da parte delle Regioni; in riferimento alla richiesta della Sezione di Milano dell’autorizzazione per la realizzazione di uno spot pubblicitario finalizzato alla raccolta fondi, il consiglio dopo un attento esame, ha deciso di rinviare l’argomento alla prossima seduta e di nominare una Commissione composta dai consiglieri Giuseppe Castronovo, Mario Censabella e Mario Sartorelli per lo studio di eventuali progetti similari da proporre al Consiglio.
L’intensa giornata di lavoro si è conclusa con espressioni di vivo compiacimento del Presidente Nazionale per la serenità e l’attenzione che hanno caratterizzato i lavori del Consiglio.
Concorso Munoz
per l’anno scolastico 1998/99
Il Mac (Movimento apostolico ciechi), al fine di facilitare la frequenza di alunni minorati della vista alla scuola materna (basilare per l’acquisizione dei prerequisiti), alla scuola superiore - escluse le scuole speciali - ed all’università, bandisce borse di studio come di seguito specificato:
Sezione a: per la Scuola Materna, n° 3 borse di studio da L. 200.000;
Sezione b: per la Scuola Superiore n° 3 borse di studio da L. 300.000;
Sezione c: per l’Università n° 3 borse di studio da L. 400.000.
I vincitori di precedenti edizioni non potranno più concorrere. Domanda e certificazione devono pervenire al Mac entro il 19 luglio 1999. Per informazioni: tel. 06 6861977; fax 06 68307206.
La Direzione Nazionale
Cooperative sociali
Il 20 maggio, a Roma presso la Sede Centrale dell’Unione, si è riunita, in seduta ordinaria, la Direzione Nazionale, presieduta dal Presidente prof. Tommaso Daniele con la collaborazione del Vicepresidente prof. Enzo Tioli, del segretario generale dott. Orlando Paladino e del Vicesegretario, dott.ssa Caterina Di Cresce che ha curato, come di consueto, la verbalizzazione.
Espletate le rituali formalità, in apertura dei lavori, che sintetizziamo per i lettori della stampa associativa, il Presidente e la Direzione hanno espresso vivo dolore che l’improvvisa scomparsa del consigliere nazionale e Presidente della Sezione Uic di Avellino prof. Giuseppe Caputo, a tutti noto per il suo attaccamento all’Unione e per la tenacia con cui si batteva per la soluzione dei problemi dei ciechi. I lavori sono poi proseguiti con una relazione del Presidente sui rapporti dell’Unione con il Governo e con il Parlamento e sull’attività e sui problemi associativi.
In particolare, il Presidente ha riferito:
- la p.d.l. istitutiva del Museo Tattile Nazionale è ancora all’esame della commissione cultura del Senato;
- la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha già approvato, in sede referente, i primi 6 articoli della p.d.l. sulla riforma dell’assistenza; e la situazione appare tutt’altro che rosea per i non vedenti. Per questo, il Presidente ha scritto una lettera di protesta che la Direzione ha fatto propria ed ha denunciato, nello scritto, la mancata considerazione degli emendamenti fatti proporre dall’Unione, ponendo in evidenza lo scontento della categoria, pronta a manifestare per protesta;
- a Palermo, nell’ultima decade di aprile ha avuto luogo un convegno nazionale sul tema "Il lavoro dei ciechi nella realtà italiana e nella prospettiva dell’integrazione europea". Il convegno ha riscosso molti consensi per l’organizzazione e per i contenuti concreti delle relazioni e del dibattito;
- a Roma il 19 maggio si è svolto un seminario sulla specifcità delle minorazioni, al quale hanno preso parte la stampa, i mass-media e diverse personalità del mondo politico. L’incontro è stato molto interessante sia per il confronto con i politici sui problemi dei ciechi, sia per i contenuti delle specifiche relazioni sull’istruzione, sul lavoro, e sull’assistenza;
- a Erice (Trapani), nella prima decade di maggio ha avuto luogo un seminario internazionale sull’accesso degli anziani non vedenti al mondo del lavoro e, dal confronto tra i vari Paesi partecipanti è emerso ancora una volta che la situazione occupazionale italiana è la migliore, perché è favorita dalla legislazione speciale sul lavoro, altrove inesistente.
Esauriti i riferimenti del Presidente Nazionale, la Direzione ha ascoltato quelli dei singoli componenti sull’attività nei settori e nei territori di competenza. In particolare:
Sportelli: a Napoli e in tutta la Campania, ha avuto luogo una mostra tiflodidattica presso le scuole. L’iniziativa ha avuto esito positivo a Napoli, a Caserta e a Benevento; ma è stata meno partecipata altrove;
Presidente: la mostra itinerante tiflodidattica sarà fatta in Calabria e in Sicilia a partire dalla metà di ottobre fino alla fine dell’anno per decisione del Consiglio Direttivo della Federazione delle Istituzioni pro-ciechi.
La Direzione ha poi preso atto dei verbali dei seguenti Comitati e Commissioni di lavoro: Comitato nazionale giovani; Comitato di redazione della rivista "Dal pensiero alla mano"; Commissione istruzione; Commissione per l’autonomia.
Proseguendo i lavori, la Direzione ha approvato la seconda Conferenza dei Presidenti regionali che avrà luogo a Serino (Avellino) il 18 giugno prossimo per discutere sul seguente O.d.G.:
1) Comunicazioni del Presidente;
2) Riferimenti dei Presidenti regionali;
3) Ipotesi di collaborazione della Direzione e del Consiglio Nazionale per la realizzazione del modello associativo presentato ai Quadri Dirigenti;
4) Ipotesi di costituzione di cooperative sociali;
5) Ipotesi di assunzione di segretari o consulenti regionali da parte della Sede Centrale;
6) Question Time per i componenti della Direzione Nazionale;
7) Varie.
Premio Braille
La Direzione ha inoltre deciso di verificare la possibilità di costituire delle cooperative sociali, acquisendo elementi conoscitivi tramite esperti in materia di cooperazione; ha preso atto del programma definitivo del Raid ciclistico nel Trentino Alto Adige; ha esaminato un ordine del giorno dei massofisioterapisti della Toscana che chiedono l’istituzione del quinquennio presso la scuola atipica di Firenze per il conseguimento della maturità, e per l’accesso all’Università e per il conseguimento del D.U. ed ha deciso di intervenire presso i competenti Ministeri della Sanità e della Pubblica Istruzione; ha esaminato la possibilità di realizzare la manifestazione del "Premio Braille" anche per il 1999; ha ascoltato i riferimenti della competente commissione per la realizzazione del progetto "Mercurio" per sordociechi; ha deliberato l’istituzione di un centro di distribuzione del Libro Parlato a Messina; ha nominato un’apposita commissione composta dal Presidente Nazionale, dal prof. Ferruccio Gumirato e da Gianfranco Deturris per lo studio di un progetto per l’istituzione di un premio letterario da parte del centro Nazionale del Libro Parlato; ha deliberato l’estensione della quota di abbonamento di lire 15.000 annue al mensile "Notizie dall’estero" a partire dal 1° settembre prossimo; ha nominato il dr. Marco Guizzi rappresentante dell’Unione per il bando di concorso Munoz del Movimento Apostolico Ciechi; su proposta della competente commissione, ha deciso di far preparare un questionario da inviare a tutte le Sezioni e da divulgare a mezzo stampa associativa, per un’indagine sui cani guida; suo malgrado, è stata costretta a rinviare l’esame di un’ipotesi di collaborazione tra il Centro Nazionale Tiflotecnico e la Tiflosystem, perché le proposte di quest’ultima, pur sollecitate, non sono pervenute; ha esaminato positivamente alcuni problemi connessi con il personale; ha esaminato alcune pratiche relative al patrimonio ed ha concluso i lavori con la trattazione di argomenti vari.
Vitantonio Zito
Il "Giorno" visto da Emiliani
Lo storico Guido Crainz, i giornalisti Alfonso Madeo, Ettore Masina e Mario Pirani hanno presentato, coordinati da Gerardo Mombelli, l’ultimo libro di Vittorio Emiliani. Si intitola "Gli anni del Giorno, il quotidiano del signor Mattei", è edito da Baldini & Castoldi e racconta la storia un grande quotidiano.
La presentazione, alla presenza dell’autore, ha avuto luogo a Roma presso la Fnsi.
Ascoltatori magnifici ma…
Alla Rai le associazioni degli utenti, del volontariato e dei consumatori.
Non si è spento l’eco dell’Incontro di Lavoro che ha tenuto di recente a Roma il professor Roberto Zaccaria, Presidente della Rai con i rappresentanti delle associazioni degli utenti, del volontariato e dei consumatori.
Un incontro articolato in due parti: una prima riguardante la presentazione della Carta dei doveri e degli obblighi degli operatori radiotelevisivi del servizio pubblico, elaborata da un gruppo operativo coordinato dai consiglieri Rai, Vittorio Emiliani e Giampiero Gamaleri; una seconda parte, per analizzare tra servizio pubblico e associazionismo da un punto di vista dei risultati raggiunti e dei problemi aperti.
L’ampia relazione dell’Incontro - dopo la premessa di Enzo Scotto Lavina, Direzione Comunicazione e Relazioni Esterne, gli interventi di Giancarlo Leone, Direttore Marketing Strategico Offerta e Palinsesti, Roberto Zaccaria, Presidente Rai, Giampiero Gamaleri ed una prima conclusione dello stesso Enzo Scotto Lavina - reca testimonianze di Nuccio Iovene (Forum del Terzo Settore), Paolo Landi (Adiconsum), Grazia Francescato (Portavoce WWF Int.), Paolo Springhetti (Fondazione per il volontariato); Roberto Di Gioacchino (Auser), Giovanna Rossiello (Usigrai), Giuseppe Cotturri (Mov. Fed. Democratico), Ileana Argentin (Uildm), Luigi Bobba (Acli), (Giancarlo Leone (Rai), Ida Collu (Ente Naz. Sordomuti), Marco Griffini (Aibi), Luisa Morganini (Associazione per la paca), Paolo Ferrara (Survival), Maura Viezzoli (Cisp), Roberto Natale (Usigrai), Fulvio Vicerè (Avis), Vittorio Sammarco (Adiconsum), Lapo Orlandi (Associazione esperanto) e Gianni Di Maio (della Direzione Nazionale dell’Unione Italiana Ciechi).
In considerazione dell’importanza dell’Incontro, degli argomenti trattati, tanto significativi ed attuali, ci sembra opportuno riportare l’intervento del nostro Gianni Di Maio, anche per testimoniare e ribadire l’impegno costante dell’Unione nel campo della comunicazione in genere ed in quella dell’Ente di Stato in particolare.
"Mi congratulo - ha affermato di Maio - con la Rai per questa iniziativa. Dialogare è sempre costruttivo anche se procediamo con lentezza ma cerchiamo di camminare, quindi speriamo bene. Dobbiamo essere sempre animati da un pizzico di ottimismo altrimenti sarebbe una sofferenza continua.
Per quanto riguarda noi ciechi le esigenze sono particolarissime. I ciechi sono magnifici ascoltatori di radio perché hanno difficoltà con l’immagine e con la televisione.
Abbiamo tentato in tutti i modi, di collaborare con la Rai per cercare degli spazi in maniera che anche i ciechi potessero usufruire della televisione.
Qualcosa si è ottenuto ma è ancora veramente troppo poco, quindi noi raccomandiamo che si proceda su questa strada, perché tra l’altro devo precisare che due terzi dei ciechi sono persone anziane. La vita media si è allungata, ed è una cosa buona per tutti, però quando la vita si allunga aumentano i fenomeni della minorazione della vista. E allora i due terzi dei disabili visivi restano in casa. Quindi occorre dare a questa gente la possibilità di seguire i programmi, di capirli. E io mi auguro che tutto ciò succeda in tempi più brevi del passato, perché in passato si è proceduto veramente con grande lentezza.
Buon lavoro
Mi dispiace che il presidente non sia presente, ma io prego coloro che lo rappresentano in questo momento di riferirgli la nostra preoccupazione. Noi come categoria, come Presidenza nazionale Uic, abbiamo scritto diverse lettere, per trattare i problemi sopraccennati, ma la sollecitiamo ancora la risposta".
UN RICORDO
Domenica 16 maggio, in occasione di un viaggio di lavoro a Tirrenia, è improvvisamente scomparso il prof. Giuseppe Caputo, Presidente da molti anni della Sezione Provinciale Uic di Avellino, gettando nello sgomento e nella costernazione, parenti, amici e non vedenti.
Uomo scrupoloso, archetipo insuperabile di educatore, acuto osservatore e testimone della società contemporanea con le sue inquietudini, le sue contraddizioni, i suoi rapidi e vorticosi mutamenti e dei suoi fermenti innovatori; integerrima coscienza morale, è stato sempre ben visto, stimato ed altamente apprezzato nel mondo della scuola, a cui ha dedicato il meglio delle sue energie, lasciandolo solo per raggiunti limiti di età, in quello politico e in quello dell’Unione Italiana dei Ciechi, che ha guidato con competenza, dedizione e capacità direttive ed organizzative. La squisitezza e cordialità dei modi, l’umiltà di chi si dispone a rispettare tutti e pensa socraticamente di avere da imparare qualcosa da tutti, la tendenza a dire con forza le proprie ragioni, ma ad ascoltare anche quelle degli altri, hanno sempre connotato il suo stile di vita.
Spirito battagliero, inquieto, vulcanico, dominato da un "vero e proprio eroico furore", attinto al mondo filosofico di un Giordano Bruno, ha condotto battaglie memorabili fin dagli anni cinquanta nel partito socialista italiano, con spirito turatiano, predicando il verbo della giustizia sociale e del riscatto dalla servitù patronale nel mondo contadino della sua terra. Ha ricoperto cariche amministrative fino agli ultimi giorni della sua vita a San Potito Ultra, riscuotendo sempre lusinghieri consensi nel suo elettorato. Al sincero cordoglio dei suoi familiari, compaesani e numerosi amici ed estimatori, si unisce quello del Consiglio Sezionale Uic di Avellino. Spirito sinceramente democratico, ha favorito il dibattito ampio, sereno, costruttivo,il confronto dialettico delle opinioni, mediandole nell’interesse generale dei "compagni d’ombra", come soleva dire Paolo Bentivoglio. "Passando a miglior vita", lascia un vuoto difficilmente colmabile, perché nelle dispute, quando sono pur sorte nella dialettica associativa, ha sempre saputo instaurare un atteggiamento di serena apertura, nell’ottica dello scambio di esperienze, di un’osmosi di impegni e contributi operativi e di pensiero, tutti da lui ritenuti rispettabili, tutti ritenuti degni di considerazione e riflessione, rifiutando pregiudiziali acritiche e posizioni preconcette, sterilmente polemiche. Penso, dunque, che sia doveroso tributare al Presidente deceduto un giusto plauso ed esprimergli la gratitudine dei non vedenti irpini, perché egli ha saputo sempre affrontare i problemi associativi con determinazione e spirito costruttivo.
Mi corre l’obbligo di ricordare almeno l’ultimo grande successo conseguito da Peppino Caputo in ordine all’integrazione scolastica per i bambini ciechi irpini inseriti nella scuola comune. Egli per l’anno scolastico 1998/99 ha ottenuto dall’Amministrazione provinciale di Avellino un finanziamento di 100 milioni, che ha permesso l’istituzione dell’assistenza domiciliare pomeridiana ai ragazzi minorati della vista della scuola elementare e media. Ciò non è certamente poco, se si considera che oggi, alle soglie del 2000, il Parlamento, il Governo e le Istituzioni periferiche, sono sempre più restie ad aprire i cordoni della borsa e le valvole del cuore, perseguendo il disegno della riduzione della spesa sociale e del risanamento del debito pubblico. In simili tempi di vacche magre, è difficile promuovere la cultura della specificità della cecità. L’aver strappato attraverso dure lotte l’assistenza domiciliare pomeridiana per i bambini ciechi, torna ad onore del compianto battagliero Peppino, di cui la Sezione Provinciale Uic irpina va giustamente orgogliosa.
Grazie, Presidente. Non ti dimenticheremo. È venuto a mancarci un amico, venuto a mancare un esempio, che noi ci sforzeremo di seguire e riprodurre e nel quale ci specchieremo per attingere incitamento ad un più alto sentire e ad un proficuo operare, lavorando nell’intento di una causa, che tutti sappiamo essere giusta, la difesa delle conquiste raggiunte dai giganti del nostro Sodalizio, Aurelio Nicolodi, Paolo Bentivoglio, Giuseppe Fucà e il nostro grande attuale Presidente, nel corso della storia dell’Unione attraverso lotte e duri sacrifici.
Michele D’Urso
Consigliere Uic di Avellino
Da anni l’Unione Italiana Ciechi e la Biblioteca "R. Margherita" sono consapevoli dell’importanza di fornire agli operatori nel campo musicale una mappa degli indirizzi dei "Centri Musicali di musica in Braille", una premessa utile alla ricerca del materiale e condizione prioritaria per una seria programmazione delle trascrizioni.
Nello spirito auspicato dal XIX Congresso dell’Uic pubblichiamo una serie di indirizzi forniti dal Prof. Luciano Lanfranchi, insegnante di Conservatorio e apprezzato concertista.
Indirizzi di Centri di spartiti musicali in Braille
Argentina
Editora nacion Braille
Hipolito Yrigoyen
Buenos Aires (Argentina)
Belgio
Bibliothèque Braille
57 rue d’Angleterre
Bruxelles
Boemia
Knihova Tiskarna pro Nevidome - Krakovska 21
11517 Praha 1 (Boemia)
Resp. Sig. Pittmann
Danimarca
Danmarks
Blindebibliotex
Teglavaersgade 37
DK-2100 Kobenhavn
fax 0045 45 3927 4422
tel 0045 45 3927 4444
Francia
Association Horus
81 rue de France
P-06000 Nice
Tel. 93888058
Association
Valentin Haüy
5, rue Duroc
F-75007 Paris
Centre
de transcription
Musicale
Braille independant
103, rue
du Commandant Gaté
F-44600 Saint-Nazaire
Croisade des aveugles
39 rue du Douffay
F-33000 Bordeaux
Institut
des Jeunes Aveugles
56 BD des invalides
F-75007 Paris
Societé de
placement et secours
Boulevard
del invalides 56/24
F-75007 Paris
Paul Janffrit
Place Kergoustin
85800 Saint Gilles
Croix de vie
Tel. 0033/51/550594
Marcel Kourjlault
103 rue du Commandant
Gatee
Tel. 40533139
Lapenne Christiane
9 rue e la fenêtre
17100 Saintes (F)
Ovejero
52 Ter rue Max Linder
33450 S.T. Loubes (B)
Tel. 56/789131
Germania
Verein Zur Forderung der Blindenblindung E.V.
Bleekstrasse 26
D 3000 Hannover 71
Tel. 0049 511 527854
Musikbibliothek der Deutschen Fur Blinde
Gustav-Adolf-Str. 7 = Postf, 245
D 7010 Leipzig
Notemberschaffungszan Trale
Blinenstudienanttalt
Liebigstr. 11
D-0355 Marburg Lahn
Musich
Kulter Bilungsstatte
Franz Philipp str. 14
D-77550 Rastatt
Gran Bretagna
Tel. 00441733-370777 Fax 00441733-371555
Royal National
Institute for the blind
Production & Distribution
Centre
Bakewell road
Orton South Gate,
Peter Borough Cambridgeshire,
PE2 OXU
Sig.ra Silvana Berrill
Roger Firman-Music services manager
Royal National
Institute for the blind
224 Great Portland Street
London WIN 6AA
Tel. 004471-3881266
Central Fax 004471-3882034
Grecia
Panellenic Ass. of blind
31 Veranzerou Street
10432 Athens
Israele
Katz Hana
Rehov Hertzel 11
Haifa Israele
Tel. 04/676895
Olanda
Fax. 00 31 20 6208459
Tel. 00 31 20 6266465
Music Department
Dutch students
Library for the blind
Molenpad 2
1016 Gm Amsterdam
Russia
Bibliotheque
Centrale
Republic
Rue Valovaya 29/33
113054 Moscow (Russia)
Moskowskae
Tipografie n. 27
Souzpoligraafproc Polernae UL, 23
I - 282 Moscoscow (Russia)
Ordena
Truwogo Krasnogo
Znameni Izetelustwo Proswexenie-Proezd
Maruinoc Romi 41
1298463
Moscow (Russia)
Spagna
Imprenta Braille
Fargas Boja
De San Pedro 1
Barcelona (Spagna)
Stati Uniti
American Printing
House for the blind
1839 Frankfort Avenue - P.O. Box 6085
40206 Louisville, Kentucky
U.S.A.
National Braille
Ass. Inc.
3 Townline Cricle
Rochester New York 14623-2513
U.S.A.
Tel. 716-427-8260
Fax 716-427-0263
Music Section
National Library
Service
for the Blind and Physically
Handicapped
Library Congress
20542 Washington, D.C.
T. 202-7075100
Svezia
Alaens Bilningsforbu
Berglasgsran 1
3-79100 Fallun
Svizzera
Asile des Aveugles
15 Avenue de France
1004 Lausanne (Ch)
Braille Press
Albisreerst 339
08047 Zurig (Ch)
Fax. 00411/4926475
Schweizeirische
Bibliothek fur Blinde
Albisriederstrasse 399
Ch 8047 Zurich
Schweizeriscer
Blindenbund
Freidacerstrasse 8
Ch 8050 Zurich
Nuova struttura
La Delegazione Calabria della S.I.O.H. ha ottenuto l’incarico dalla ASL n. 8 di Vibo Valentia di istituire il primo centro in Italia per le cure odontostomatologiche dei pazienti disabili non collaboranti e per patologie speciali (emofilia, AIDS, nefropatia, diabete, ecc.) sostenuto dal volontariato medico-odontoiatrico, con l’ausilio di sociologi, psicologi, musicoterapisti, odontotecnici, ausiliari, con apertura nel 1999. Una struttura del genere sarà di grande utilità per i disabili, difficili da curare in normale regime ambulatoriale (celebrolesi, spastici, ecc.) e per i quali è necessario il trattamento in anestesia generale. La presenza di un tale centro nel Sud eviterà i viaggi spesso molto disagevoli di questi pazienti verso le strutture del Nord, talvolta solo per una semplice estrazione dentaria. Per informazioni tel. 06-5813375.
RUBRICHE
L’uomo d’oro
Dieci generazioni di spagnoli disertarono e tradirono pur di trovare il regno del re "coperto d’oro"
La ricerca dell’El Dorado è stata un’impresa della fantasia che ha ossessionato gli avventurieri europei per più di un secolo
Racconti che parlavano di un regno d’oro e di un re tutto d’oro che si sarebbero trovati in qualche landa inesplorata dell’America meridionale, spinsero molti uomini a imprese notevoli per resistenza, spirito cavalleresco e, troppo spesso, criminalità. Nulla riuscì a fermare coloro che inseguivano il sogno dorato, non le montagne coperte di neve né le pianure infuocate, non l’aria rarefatta degli altipiani né il verde intrico delle umide giungle tropicali. Essi continuavano ad andare avanti, uccidendo e saccheggiando, sopportando tormenti incredibili, spesso viaggiando, come scrisse un cronachista di allora, con "el alma en los dientes", "con l’anima tra i denti".
Essi non trovarono l’El Dorado. I sogni non possono essere tramutati facilmente in realtà concreta; i cercatori andavano alla ricerca del loro sogno e le loro gesta sono, al tempo stesso, un monumento all’illusione e un’epopea di emozionanti avventure.
Eppure c’era un nucleo di verità in quella storia fantastica. Quella ricerca cominciò così, quando era ormai trascorso un terzo del cammino del XVI secolo: con una storia scintillante che partendo dagli altipiani di Bogotà giunse lontano, ad abbagliare i conquistadores.
Alla scoperta dell’El Dorado
La mitica città che ossessionò i conquistadores
Robert Silverberg
Piemme - Pagg. 412
Lit. 42.000
El Dorado era in realtà una contrazione di El Hombre Dorado, espressione nata per descrivere un re dell’altopiano andino il quale - durante una cerimonia annuale - si gettava nelle acque di un lago, il corpo coperto di finissima polvere d’oro. Il mitico personaggio divenne prima una città, poi un intero Paese, costruito di metallo lucente.
Imboscate, tradimenti, maledizioni e incontri con le mitiche amazzoni, che davano il nome al bacino del fiume dal quale aveva inizio la salita verso la cordigliera. Il resoconto di Silverberg dei viaggi di Gonzalo Pizzarro e degli altri si legge tutto d’un fiato.
Libri registrati su cassetta
Le Opere vengono registrate dal Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Uic - Roma 00187
Via Borgognona, 38 - Tel. 06 69988360
Segnaliamo le ultime registrazioni
- La più bella storia di Dio (Bottero, Ouaknin, Moingt), saggio
Tremilatrecento anni fa il Dio unico, sulla penisola del Sinai si è rivelato a Mosé, è da quel momento che iniziano a prendere forma le scritture destinate ad entrare nella Bibbia. Sono i due grandi eventi che danno inizio all’avventura moneteista, Ebraica prima, Cristiana poi. Ma come è potuta scoccare quella straordinaria scintilla all’origine del fenomeno che ha improntato tutta la civiltà occidentale? In questo volume a parlare sono tre autorevolissimi studiosi di differente formazione: Bottero, esperto dell’antica Mesopotamia, Ouaknin, Rabbino e filosofo, Moingt, teologo cattolico. Nelle loro risposte sono molti gli interrogativi sollevati: in che cosa il Dio unico della Bibbia si differenziava da altre divinità? Qual è l’autentico significato dell’alleanza dei Dieci Comandamenti? Ma soprattutto come si è evoluta nel tempo la loro interpretazione. Importante poi nella seconda e terza parte del libro il rapporto tra Ebraismo e Cristianesimo.
- Harry Potter e la pietra filosofale (Rowling), romanzo
Harry Potter è quello che potremmo definire un predestinato: ha una cicatrice in fronte a forma di saetta e la capacità di provocare strani e inspiegabili fenomeni come quello di farsi ricrescere i capelli inesorabilmente rasati dai perfidi zii. Al suo undicesimo compleanno quel mondo misterioso cui sembra appartenere gli si rivela interamente. Piogge di lettere lo inseguono fin su un’isola deserta dove un gigante gli svela la sua natura. Un romanzo dove la magia si presenta come la vera vita, capace di stregare il lettore, allontanandolo da questo nostro mondo reale che tanto può apparirgli monotono e privo di sorprese.
- Plenilunio (Molina), romanzo
Fra gli abitanti della provincia andalusa si nasconde un pericoloso killer che in una notte di plenilunio ha ucciso una bambina e forse già ha individuato la sua prossima vittima. A cercare tra la gente quel volto anonimo è un ispettore da poco trasferito nel sud della Spagna, dopo anni trascorsi a combattere il terrorismo nelle province basche. Con sapienza magistrale l’autore anima una serie di pe rsonaggi e di sentimenti che fanno di questo libro, best seller assoluto in Spagna nel 97, molto più che il semplice racconto di un’indagine. Esso rappresenta la storia di un’ossessione, di una paura, di un’improvvisa consapevolezza del male.
Parliamo dell’Irifor
Potrà potenziare la sua attività anche perché considerato
Ente speciale di formazione
Sono in tanti ormai coloro che da tempo continuano a chiedermi il perché nella rubrica "Lavoro Oggi" non si parla mai dell’Irifor, dei suoi obiettivi e della sua attività.
Ho ragione di credere che la domanda non mi viene rivolta dai lettori del mensile dell’irifor "Oltre il confine: le nuove frontiere della riabilitazione".
Altrimenti non avrebbe senso, giacché in quel periodico dell’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione e delle sue finalità se ne parla e con competenza.
"Lavoro Oggi" è una rubrica nella quale ha la precedenza una risposta ai quesiti posti dai lettori e dai giovani non vedenti aspiranti al lavoro. Dunque, la ragione per cui non parlo dell’Irifor è da ricercarsi soltanto nella mancanza di spazio.
Ad ogni modo, parlarne, sia pure in maniera sintetica, non è inutile né troppo tardi, per soddisfare i lettori che ne avvertono il bisogno.
L’Irifor, creatura e fiore all’occhiello dell’Unione, è nato dalla piena consapevolezza che la nostra gloriosa Associazione ha della preminente importanza e della necessità di una soluzione idonea al problema della riabilitazione del minorato della vista e di una concreta formazione professionale, per una sua effettiva integrazione nel mondo del lavoro. Per questo, l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, Onlus, con Sede Centrale in Roma, 15 sedi regionali a 76 sedi provinciali, sin dalla prima ora, ha avuto come fini essenziali la realizzazione di studi e ricerche dei ciechi e l’organizzazione di corsi specifici di formazione finalizzati alla riabilitazione personale e alla qualifica professionale.
Infatti, dal suo riconoscimento avvenuto con legge 379/93, l’Irifor, ormai presente su quasi tutto il territorio nazionale, ha realizzato oltre 400 corsi formativi e di aggiornamento, di cui 369 a livello periferico e 32 a livello nazionale e alcuni a livello internazionale e diversi campi estivi per studenti, anziani e pluriminorati.
Fra i corsi finora svolti sono particolarmente importanti quelli di orientamento e mobilità, di giornalismo, di alfabetizzazione informatica, di tiflologo, di tecnologo dell’informazione, di operatore su banche dati informatiche. I corsi internazionali sono stati svolti nell’ambito del piano "Horizon".
Con la riforma generale del collocamento obbligatorio (Legge 12 marzo 1999, n. 68), l’Irifor, considerato Ente speciale di formazione, potrà certamente potenziare la sua attività affrontando pienamente i problemi connessi con la qualificazione e riqualificazione professionale dei non vedenti mediante convenzioni con le Regioni alle quali è affidata la formazione professionale e con le Aziende tenute o disposte ad assumere le persone con disabilità per la realizzazione del lavoro mirato.
Attraverso una più intensa attività dell’Irifor, i giovani non vedenti potranno dunque aprirsi la via per l’accesso a tutte le attività d’ufficio, in cui giocano un ruolo determinante le nuove tecnologie informatiche; al telelavoro; all’attività di stenotipista; a quella di addetto alla ricerca e selezione del personale, già sperimentata in passato a Padova; all’attività di addetto alle pubbliche relazioni molto richiesta dagli Enti Pubblici anche per il disposto della legge 241/90.
Altre possibilità occupazionali ai minorati della vista sono offerte anche dalla legge 120/91 che consente l’accesso dei laureati ai concorsi per la carriera direttiva e della legge 381/91 per operare nelle cooperative sociali.
Le possibilità di lavoro per i minorati della vista non saranno tante, ma non sono neanche poche; occorre più coraggio soprattutto da parte dei giovani nell’affrontare le difficoltà inevitabili per l’accesso alla nuova formazione e al nuovo lavoro.
Pubblicazione Cd-Rom
Su proposta del gruppo di gestione del sito Internet dell’Uic, la Presidenza Nazionale ha preso in considerazione l’opportunità di predisporre un Cd.Rom contenente tutto il materiale riguardante i ciechi pubblicato attraverso il sito Internet dalla data della sua apertura (Giugno 1996) al 31 dicembre 1998. Il CD-Rom verrà aggiornato annualmente. Trattasi di una grande quantità di documenti (circolari, stampa associativa, verbali delle commissioni, documenti giuridici prodotti dal CDG, ecc.) di attualità, che rappresentano anche un archivio storico di quanto prodotto dall’Unione. Tale iniziativa verrà attuata, però, se vi sarà un congruo numero di richieste da parte delle Sezioni e dei singoli non vedenti. Il CD-Rom sarà distribuito gratuitamente. Tutti coloro che sono interessati a riceverlo sono pregati di farne richiesta, anche telefonica, all’ufficio stampa della Sede Centrale Uic entro il 31 giugno 1999.
Tempo libero
Si è riunito il Consiglio Federale della C.A.P.IT. per discutere e deliberare su alcuni argomenti posti all’ordine del giorno. All’unanimità sono stati approvati il bilancio consuntivo per l’esercizio 1998, le nomine del Dr. Salvatore Falcone a Segretario Provinciale CAPIT per la città di Caltanissetta e del Sig. Desiderio Lancellotti a Responsabile CAPIT per le città di Sassari e Nuoro, la nomina della Dr.ssa Rosa Maria Schillaci a Responsabile dell’ufficio Pubbliche Relazioni ed infine la costituzione di una Commissione con il compito di provvedere allo studio ed elaborazione di un progetto di legge quadro sull’"Associazionismo popolare". Sono state anche tracciate alcune linee di attività istituzionali in vista dell’Anno Santo e programmate importanti e qualificanti manifestazioni, quali ad esempio, il premio nazionale di fotografia "Roma fra passato e futuro".
Continuando a parlare di visione
L’antenna televisiva non è ben
orientata, la centralina elettronica non funziona? Intervenire subito
Siamo soliti raffigurare il funzionamento dell’organo della vista, ovverosia l’occhio, come una macchina fotografica, ma si tratta chiaramente di un paragone restrittivo che merita un approfondimento anche perché dobbiamo considerare che l’occhio è soltanto un tramite per quel complesso di necessità fisiologiche, fisiche e psichiche per arrivare al risultato finale della visione.
Il paragone più consono è quello di una trasmissione televisiva ove esista una centrale di trasmissione, che possiamo paragonare al mondo esterno, un’antenna ricevente con il suo cavo di collegamento, che possiamo paragonare all’occhio, ed infine il televisore, rapportabile alla corteccia cerebrale posteriore, che recependo il segnale lo traduce in immagini comprensibili.
Quando l’antenna ricevente non è correttamente orientata, o la relativa centralina elettronica non funziona, il segnale che giunge al televisore è incomprensibile e quindi l’immagine non raffigura la realtà.
È necessario quindi intervenire nei tre ambiti, ovverosia migliorare la trasmissione, sistemare l’antenna ricevente guasta o regolarizzare il funzionamento del televisore.
In sintesi, quando detto sono gli interventi che si prefigge la riabilitazione visiva ovverosia:
1. interventi sul mondo esterno (trasmissione del segnale): potenziamento del segnale per ottenere una maggiore luminosità e intensità dei colori nonché una definizione dell’immagine meglio dettagliata e quindi più contrastata;
2. interventi sull’occhio (regolazione dell’antenna ricevente): miglioramento della postura e uso di strumentazione specifica, sia ottica che elettronica, per aumentare le capacità di ricezione;
3. interventi sulla corteccia cerebrale (interpretazione corretta dell’immagine): educazione alla decodificazione del messaggio ricevuto.
Sono consapevole del fatto che l’esposizione qui proposta può sembrare alquanto farraginosa ma descrivere con degli esempi il complesso mondo della visione nel quale sono coinvolti anche i ricordi, le memorie e le esperienze personali è assai difficile.
Nei prossimi numeri vedrò di approfondire dettagliatamente i vari passaggi a cui ricorrono i riabilitatori visivi per permettere ai propri pazienti di raggiungere una migliore qualità della vita.
Per i libri di testo
Servizi del sistema di riconoscimento caratteri nella maniera più semplice
Abbiamo ricevuto numerose lettere di utenti, i quali desiderano sapere come è possibile, attualmente, fruire in modo diretto di libri di testo, e, soprattutto, di quali programmi di riconoscimento caratteri sarà possibile servirsi nel prossimo futuro. Abbiamo girato, come di consueto, la domanda al dott. Salvatore Romano, responsabile politico del Centro Nazionale Tiflotecnico.
"In genere, - afferma il dott. Salvatore Romano - i programmi di riconoscimento caratteri, quelli di uso professionale, hanno sempre lavorato con il sistema operativo Windows, già a partire dai primi anni 90. Tuttavia gli scanner impiegati all’epoca erano generati per la gestione sotto sistema operativo Ms-Dos e quindi, come tali, potevano essere tranquillamente riconosciuti dal sistema operativo che ne consentiva una gestione diretta. Per questa ragione si è tentato di creare, in passato, appositi software che girassero sotto Dos, come, tanto per fare un esempio, il "Lecta recognita", al fine di permettere a quelle persone che non avevano intenzione di apprendere l’utilizzo del Personal Computer, di sfruttare questa potenzialità nella fase di lettura. In questo modo il Pc veniva a sostituire i vecchi scanner parlanti, offrendo potenzialità di gran lunga maggiori: mediante l’utilizzo del Personal, infatti, diventava possibile il salvataggio del testo letto, consentendone, altresì, la manipolazione. Attualmente il sistema Ms-Dos comincia ad essere poco utilizzato, quindi tutti gli scanner in produzione non vengono più riconosciuti dal sistema Ms-Dos giacché i produttori non scrivono dei driver che consentano al Pc di vedere lo scanner, mentre della visione dello scanner si occupa il sistema operativo Ms-Windows, il quale contiene, al proprio interno, la lista degli scanner. Insomma, i driver che possono essere installati sono scritti solo sotto Ms-Windows, pertanto, i vecchi programmi che noi avevamo creato non sono più in grado di lavorare, giacché non rilevano lo scanner e quindi ne segnalano l’assenza. Per questa ragione stiamo lavorando per consentire alle persone che non abbiano intenzione di imparare ad utilizzare il Pc, di potersi egualmente servire di questo sistema di riconoscimento caratteri nella maniera più semplice possibile. Stiamo lavorando attorno a dei sistemi anche più validi rispetto a quelli utilizzati sotto Dos, attraverso una interfaccia appositamente creata che permetta al sistema di entrare automaticamente all’interno di Windows 95 o 98, vocalizzare le operazioni di scansione, al fine di essere in condizione di leggere il testo riconosciuto. Siamo in una fase molto avanzata, per la verità, probabilmente, attraverso queste soluzioni saremo in grado di abbattere anche una serie di costi. I nuovi scanner possono essere anche parallelli, cosa assai utile per chi si serve di un Pc portatile. La vocalizzazione di tutti i messaggi verrà garantita dal pacchetto: noi daremo il programma di riconoscimento caratteri, il pacchetto di vocalizzazione della gestione del sistema, insieme allo scanner. Essendo oggi gli scanner molto diffusi sarà possibile avere prezzi estremamente contenuti, per cui, programmi di alto livello, potranno essere acquisiti probabilmente soltanto tramite il contributo previsto dal nomenclatore tariffario, cosa che, per programmi ad alto livello non era possibile far prima, mentre veniva fatto con programmi maggiormente scadenti.Vi sono, dunque, buone prospettive.
Ho già testato un paio di soluzioni e direi che dovremmo essere alla fase definitiva. Per questa volta non darò indicazioni in merito ai costi, mi riserverò di farlo prossimamente. Non dovrebbe passare più di un mese per l’immissione sul mercato di tali prodotti. Come ripeto siamo a buon punto. L’utente non si accorgerà di lavorare sotto Windows.
Per ora si potrà utilizzare esclusivamente la vocalizzazione.
Comunque non sarà un problema provvedere anche al riversamento su display Braille, realizzeremo anche quello".
Ricordiamo che chiunque volesse porre dei quesiti al dott. Salvatore Romano, può farlo scrivendo alla redazione de "Il Corriere dei Ciechi" c/o Unione Italiana Ciechi - Via Borgognona, 38 - 00187 Roma, o faxando allo 06/69988338.
Le domande troveranno sollecite ed esaurienti risposte in questo spazio.
Autonomia
Si vanno moltiplicando, un poco ovunque, in Italia, le iniziative dirette a consentire ai ciechi e agli ipovedenti di raggiungere un sempre più alto livello di autonomia, nelle attività della vita domestica, negli spostamenti, nell’accesso all’informazione e nel lavoro.
Tali iniziative, encomiabili nelle intenzioni, non risultano sempre altrettanto efficaci, perché non sono sufficientemente conosciute dagli interessati, perché realizzate senza tener conto delle reali necessità degli utenti, perché vengono utilizzati sistemi obiettivamente poco funzionali e perché i vari tipi di segnalazione si avvalgono di codici diversi.
Nell’intento di porre rimedio, per quanto possibile, a tali inconvenienti, in modo da trarre il massimo beneficio dalle risorse disponibili, la Direzione Nazionale ha costituito l’ufficio per l’autonomia.
Tale ufficio, la cui attività sarà coordinata dal Vice Presidente Nazionale, prof. Enzo Tioli, è costituito dal dott. Stefan Von Prondzinski e dal prof. Luciano Domenicali. Per la trattazione dei diversi problemi, l’ufficio si avvarrà, di volta in volta, della collaborazione dei componenti delle commissioni per l’abbattimento delle barriere della comunicazione e delle barriere architettoniche, in rapporto alle specifiche competenze. Ove necessario, si farà ricorso anche all’aiuto di tecnici che attualmente non collaborano con l’Unione.
La Direzione Nazionale ha assegnato all’ufficio per l’autonomia i seguenti compiti :
* fornire indicazioni operative agli organi direttivi dell’Unione;
* raccogliere e studiare la normativa italiana e straniera in materia di autonomia;
* condurre un costante monitoraggio dell’esistente, al fine di mantenere aggiornata l’informazione per gli utenti;
* individuare sistemi realmente utili ai ciechi e agli ipovedenti, sceverando tra le diverse soluzioni che il mercato propone non sempre sulla base di criteri adeguati;
* verificare esigenze di autonomia in casa, per la strada, sui mezzi di trasporto e nella comunicazione;
* elaborare linee guida per i progettisti e per i produttori, affinché tengano conto delle reali esigenze dei ciechi e degli ipovedenti fin dalla fase della progettazione,
* collaborare con i Ministeri competenti e con gli Enti che dettano norme nei diversi settori, quali : l’UNI (Unione Normazione Italiana), l’IMQ (Istituto Marchio di Qualità per gli elettrodomestici), il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), l’AIMPA (Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), per ottenere la standardizzazione dei codici e l’accessibilità per ciechi ed ipovedenti delle comunicazioni socialmente utili.
Le strutture periferiche dell’Unione sono invitate a collaborare con l’ufficio per l’autonomia, segnalando iniziative locali, sia in materia di legislazione che come realizzazioni finalizzate a rendere più agevoli gli spostamenti ai ciechi ed agli ipovedenti o, comunque, qualunque altro elemento possa rientrare nell’ambito di attività dell’ufficio, compresi problemi e difficoltà determinati da nuove situazioni. La collaborazione di tutti potrà rendere più efficace il lavoro della nuova struttura.
I risultati che saranno conseguiti verranno tempestivamente pubblicizzati, in modo da facilitarne la fruizione per tutti gli interessati.
Live Music
Esibirsi dal vivo è per l’artista un
momento fondamentale
Tutti i cantanti ed i gruppi musicali suonano dal vivo. Il contatto diretto con il pubblico è indispensabile per l’attore, ma ancor più per il musicista che, salvo le solite eccezioni, ha bisogno di avere un ritorno emotivo immediato, di verificare in prima persona le reazioni che la sua musica provoca su chi la ascolta.
Ci sono poi altri aspetti meno personali, dettati dalle regole del mercato discografico, o da quelle dell’immagine che ogni artista vuole dare di sé al pubblico. Resta il fatto che esibirsi dal vivo, per l’artista è un momento fondamentale e per il pubblico che lo segue attraverso i dischi ed i video, dovrebbe essere l’occasione per verificare le reali capacità del suo idolo. Abbiamo usato qui il condizionale, perché oggi è sempre più difficile poter ascoltare un vero concerto suonato dal vivo. Fino a una decina di anni fa, ogni musicista degno di questo nome aveva nella sua discografia almeno un disco live e proprio dal confronto fra le sue esecuzioni registrate in studio e quelle riprese in concerto, si capiva quale fosse il suo reale talento. Nei concerti i musicisti erano soliti riarrangiare i loro brani. Ciò nasceva dal fatto che riprodurre dal vivo fedelmente ciò che si suonava in sala di incisione, era spesso difficile, se non impossibile. Facciamo un solo esempio: se il brano richiedeva una sezione di archi o di fiati, andare poi in tournée con un’intera orchestra diventava troppo costoso. Con lo svilupparsi delle nuove tecnologie applicate alla musica, i sintetizzatori ed i campionatori (cioè le tastiere elettroniche più evolute) hanno permesso di riprodurre con una fedeltà sempre crescente il suono e l’effetto di tutti gli strumenti di un’orchestra. Ma ci sono altre ragioni meno evidenti e piuttosto subdole, che hanno fatto in modo che si sia raggiunta una omologazione sonora fra il prodotto discografico e l’esecuzione dal vivo. In poche parole, oggi la musica, la sonorità, gli effetti che si ascoltano in un concerto live, sono la copia esatta di ciò che è registrato sul CD. Questo non è solo il risultato dell’evoluzione tecnologica dell’era digitale! Si tratta di una imposizione dettata, ancora una volta, dal mercato discografico miope e basato su schemi fissi, tendenti a garantire, il più possibile, la vendita di un prodotto che poco ha di personale e sempre più obbedisce ai ritmi imposti dall’industria. A ciò contribuisce la dilagante ignoranza di un pubblico privo di ogni capacità critica e di ogni conoscenza specifica, che vuole ascoltare sempre la stessa cosa.
Consentiteci di riferire qui un episodio personale davvero sconcertante: una ragazzina, alla quale avevamo proposto l’ascolto di una versione live de "La canzone di Marinella" eseguita da Fabrizio De André con la P.F.M. e poi quella incisa dal cantautore accompagnato solo dalla chitarra, ha sentenziato: "Ma non è lo stesso cantante!".
s
"Cecità e messaggi visivi mediati", questo il titolo della "tesina" del professor Marcello Lelli, inviataci da Antonia Darin D’Iseppo, iscritta all’Uic e direttrice della Sezione "Italia Nostra" di Conegliano Veneto.
Quattro pedali per due
Non è onesto, né facile spacciarsi per
campioni. Arriva presto la resa dei conti
Una strada tranquilla poco trafficata in mezzo ai campi, mentre splende un bel sole di primavera e un venticello muove lentamente le foglie degli alberi. Questo, senza indulgere troppo in banali descrizioni, può essere lo scenario ideale per una pedalata in tandem. Tutti sanno che è questo il nome dato a quella bicicletta un po’ atipica, più lunga del normale che, pur avendo le solite due ruote, è dotata di due coppie di pedali, due sellini, un manubrio anteriore che controlla la ruota ed uno posteriore fisso. Insomma, per farla breve, il tandem è una bicicletta per due ciclisti, uno seduto avanti che fa da pilota, mentre l’altro dietro deve - si fa per dire - soltanto pedalare.
Proprio per queste sue caratteristiche, il tandem si rivela quale mezzo ideale per consentire anche ad un cieco di praticare il ciclismo, perché, come è ovvio, avvalendosi della collaborazione di un altro ciclista, ci si può cimentare con percorsi di ogni genere, compatibilmente con le capacità della coppia. Dunque, andare in tandem è ben altra cosa di pedalare su una bici da camera, restando inchiodato in casa! Con il tandem si fa del sano e puro ciclismo all’aria aperta e, cosa non meno importante, si fa amicizia con il proprio partner. È questo un punto fondamentale, perché se fra pilota e gregario non si crea un perfetto affiatamento, non si possono condividere né gioie, né dolori. Ma per essere dei bravi ciclisti e, soprattutto, per ottenere buoni risultati e per essere leali con il compagno, è necessario rispettare se stessi e l’altro. Cioè bisogna essere sempre onesti con se stessi, conoscere le proprie effettive capacità, senza sopravvalutarle. Spesso, per non rinunciare alla possibilità di fare una pedalata in tandem, magari per far bella figura con chi è disposto a mettersi alla guida del "velocipede", ci spacciamo per essere dei "novelli Gimondi". Ma poi arriva presto la resa dei conti e quando il fiato si fa corto e le gambe di burro, siamo costretti prima a farci tirare, per poi terminare il giro a piedi. Invece, con un buon allenamento, che si può iniziare anche da soli con la ciclette, anche un cieco può ricavare ottime soddisfazioni ciclistiche dal tandem.
Importante è avere qualche accorgimento anche di carattere tecnico. Per quanto riguarda l’acquisto del tandem, pur essendo reperibili sul mercato alcuni modelli prodotti in serie, spesso si tratta di tandem da passeggio, buoni solo per una pedalatina lungo mare o nel piazzale di casa. Esistono diverse aziende artigianali che sono in grado di assemblare tandem su ordinazione, secondo le specifiche esigenze del cliente. Si possono così avere modelli personalizzati, creati in base alle caratteristiche fisiche dei ciclisti, alle esigenze di affidabilità, di confort e sicurezza. Si può partire da un tandem robusto, dotato di cerchi di un discreto diametro, di ottimi freni, dei cambi per i rapporti anteriori e posteriori. Si può scegliere il tipo di pneumatici più adatto ai percorsi che si dovranno compiere. Se si dovranno percorrere strade asfaltate, si può optare per i classici "tubolari". Se, invece, si dovranno affrontare percorsi misti, anche con strade bianche, allora sarà consigliabile montare dei copertoni con camera d’aria e con un buon battistrada.
Le coppie miste, composte cioè da un cieco e da un vedente, se ritengono di essere sufficientemente allenate, possono partecipare al raid ciclistico, organizzato ogni anno dall’Unione Italiana Ciechi.
Dal 30 maggio con partenza da Bolzano, fino al 5 giugno (Trento) la carovana del Raid ha attraversato le ridenti vallate e si è inerpicata sulle pendici delle Alpi del Trentino Alto Adige.
Il Presidente Nazionale Prof. Tommaso Daniele, puntuale come ogni anno, non ha voluto mancare al consueto appuntamento con il ciclismo, cogliendo l’occasione per riproporre all’attenzione pubblica i problemi più urgenti della categoria dei non vedenti.
Torneremo, comunque, sull’argomento.
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Flavio Vezzosi
Premi
Si è celebrata a Milano l’annuale assemblea della sezione Uic, poi, a conclusione, un pranzo che ha suscitato applausi mentre i piatti si susseguivano. Quindi c’è stata la visita ad un’importante cantina della Franciacorta: abbiamo percorso 350 metri in una cantina del 1400. 16 associati hanno avuto altrettante medaglie per i loro 50 anni di appartenenza all’Unione, 4 ragazzi hanno avuto premi in danaro poiché i loro componimenti sono stati prescelti per aver compreso il significato e le finalità del Concorso che la Presidenza Nazionale dell’Uic promuove ogni anno unitamente al Ministero della Pubblica Istruzione. Così l’Assessore Regionale alla Sanità Carlo Borsani, l’Onorevole Cristiana Muscardini, Marcella Biffi in rappresentanza del Provveditore agli Studi e il Commissario straordinario dell’Istituto dei Ciechi di Milano Rodolfo Masto hanno distribuito i premi a:
Manuela Piazza 5ª elementare Scuola Maddalena di Canossa - Monza;
Luigi Colombo Classe 2ª Media Scuola Luigi Majno - ex aequo;
Giulia Balducci Classe 3ª Media statale A. De Gasperi - San Donato Milanese - ex aequo;
Sara Mansi Classe 5° Istituto Superiore Ipssctar - Olivetti - Monza
SportABILI
Abbiamo ricevuto dalla SportAbili Onlus, con sede in Predazzo (TN) alla via dei Lagorai (tel. 0462 501999), un dettagliato programma turistico-sportivo adatto a tutti e che potrà essere richiesto durante le prossime vacanze estive.
In particolare per i non vedenti la SportAbili Onlus prevede la possibilità di accompagnamento, anche per una intera giornata, per passeggiate in alta montagna al costo di lire 70.000 giornaliere. Inoltre la SportAbili organizza sedute di aroma-cromoterapia e per la lavorazione con argilla per un buon rilassamento al prezzo di lire 8.000 ad ora.
L’associazione provvederà alle sistemazioni alberghiere per i periodi richiesti. Chi desidera trascorrere una vacanza alternativa nella splendida Val di Fiemme potrà contattare la SportAbili al numero suindicato. Altre informazioni, per meglio conoscere le attività della SportAbili Onlus si potranno assumere visitando il sito internet: www.softcom.it/sportabili.
Fare la spesa
Il piccolo negozio sotto casa è spesso un
vantaggio non trascurabile
Nella società di oggi il single è una realtà non trascurabile. Sia uomini che donne, sono in molti ad avere una vita propria vissuta da soli, senza aver voluto o potuto costruire una famiglia.
Affrontare le cose di tutti i giorni, per il single è diverso da chi deve pensare al buon andamento del ménage familiare. Alla categoria dei singles appartengono anche molti non vedenti. La loro età, in media non è giovanissima, per lo più lavorano come centralinisti, ma non mancano anche insegnanti, massofisioterapisti oltre ad una buona percentuale di pensionati. Fare la spesa, per chi vive da solo diventa un momento importante, perché ognuno è libero di scegliere la propria "sorte alimentare". Il single - si sa - tende a viziarsi. Nel suo frigorifero non mancano dolci e leccornie che una famiglia numerosa non può permettersi. Spesso cucinare, organizzare qualche cenetta tra amici, è un’occasione per avere compagnia e, perché no, per conoscere il partner non ancora incontrato. Anche chi non vede ed è single non sfugge alle tentazioni della gola; ma il problema è proprio nel fare la spesa. In questa era del supermercato, per un cieco diventa spesso impossibile andare da solo, in piena libertà a comperarsi quel che gli pare. In un supermercato, un non vedente deve per forza essere accompagnato e, se non può contare sempre sulla stessa persona, diventa oltremodo scomodo istruire ogni volta l’accompagnatore di turno sulle proprie esigenze e sui propri gusti in fatto di cose da mangiare. Ad ostacolare il single non vedente, ci si mettono anche le tecniche di vendita che prevedono continui cambiamenti nella disposizione dei prodotti sugli scaffali e quindi è quasi impossibile che un cieco possa memorizzare con sicurezza l’esatta collocazione di ciò che gli serve, sia per essere autonomo nel riempire il carrello, sia per poter dare le opportune indicazioni a chi lo accompagna.
Una buona soluzione a questo tipo di problemi rimane sempre quella di avere ancora sotto casa il piccolo negozio di alimentari e di frutta e verdura a conduzione familiare. Il non vedente che ha questa fortuna sarà così un cliente speciale, da trattare con particolare riguardo ed egli stesso potrà recarsi da solo a fare la spesa, potendo contare sulla collaborazione (sia pure interessata) del negoziante. Un’altra soluzione è offerta da quei negozi o da alcuni supermercati che offrono alla propria clientela il servizio a domicilio. Ma se ordinare la spesa per telefono e farsela recapitare può essere molto comodo per tutti ed in particolare per chi non può uscire autonomamente, in questo modo ci si priva del "piacere di fare la spesa". C’è anche un altro aspetto, che serve per riequilibrare la questione: spesso, il dover uscire per fare acquisti, è utile per rompere la solitudine e quindi, se si esce in compagnia, da questo punto di vista potrebbe essere anche meglio. Il guaio è che molti non vedenti, anche per fare la spesa, sono costretti a trovare un accompagnatore che deve esser pagato e quindi è necessario programmare con attenzione tutti gli acquisti.
s
Flavio Vezzosi
Si apre il sipario
Teatro, tempo libero, diverse
assemblee e alcune innovazioni
"I nuovi orizzonti dell’integrazione": è questo il tema di diverse interessanti iniziative della sezione di Agrigento, impegnata nell’esplorazione delle potenzialità non ancora pienamente espresse da tanti non vedenti. All’interno di questo progetto, siamo lieti di segnalare una riuscita serata dedicata al teatro che si è svolta al Palacongressi della città siciliana. Un gruppo di nove attori ciechi esordienti, diretti con maestria dal regista Giuseppe Talenti, ha interpretato alcuni atti unici e bozzetti di De Roberto, Martoglio e Galletto, dimostrando talento, tecnica e soprattutto molta passione e capacità comunicativa. Ottimo il successo della serata, che si è conclusa tra gli scroscianti applausi del numeroso pubblico presente. Sempre da Agrigento, giunge notizia di un corso di aggiornamento per insegnanti di sostegno sulla didattica del braille organizzato dall’Irifor, e della visita organizzata in occasione della Festa della donna alla fonderia di Burgio, l’unica in tutto il Meridione, famosa per la qualità del suono delle sue campane.
Restiamo nel campo del tempo libero, spostandoci a Venezia, meta di una gita voluta dal Comitato per la Comunicazione ed il Turismo della sezione di Roma. I numerosi partecipanti hanno potuto, tra l’altro, visitare il Museo Correr con il suo percorso tattile, tutti i luoghi storici della città e le isole di Burano, Murano e Torcello, trascorrendo quattro giorni ricchi di stimoli culturali ed umani.
Mobilità autonoma in primo piano a Milano, con l’assemblea dell’associazione "Noi e il Cane guida", che si è impegnata attraverso i propri dirigenti a collaborare sempre di più con l’Unione per agevolare i molti non vedenti che si avvalgono della compagnia di questi splendidi animali, capaci di donare indipendenza e affetto.
In conclusione, ricordiamo alcune Assemblee Ordinarie delle sezioni Uic. Cominciamo da Catania: la riunione nella città etnea è stata l’occasione per premiare l’avv. Giuseppe Castronovo, da sempre impegnato in favore dei non vedenti della sua regione. Il popolarissimo "Pippo di tutti" ha tra l’altro presentato uno dei suoi ultimi progetti, la creazione di un centro di sostegno per l’integrazione sociale e scolastica degli alunni ciechi con il sostegno della Provincia di Catania.
Al centro della assemblea di Chieti c’è stata invece la presentazione di due ordini del giorno: il primo ha espresso apprezzamento alla Rai, che ha scelto la cittadina abruzzese per il battesimo di "Teleaudio", mentre il secondo ha protestato contro il trattamento discriminatorio nei confronti dei ciechi pensionati, sottoposti a ripetuti ed eccessivi controlli, oltre a sospensioni o revoche del tutto immotivate.
Il dibattito che ha seguito a Belluno i consueti adempimenti statutari ha sottolineato invece il nuovo ruolo delle sezioni provinciali, determinato dal trasferimento di molte competenze dagli organi centrali dello Stato agli Enti Locali. Nel corso dell’incontro il vice Sindaco Perale ha inoltre assicurato l’imminente installazione di sintesi vocali sui mezzi pubblici della città.
Ultima segnalazione per Pavia, una sezione da sempre impegnata nella tutela dei non vedenti e nella prevenzione. I dirigenti hanno presentato la futura collaborazione con la fondazione "Mondino" in favore dei pluriminorati e hanno espresso viva preoccupazione per la riforma dello stato sociale prospettata dalla proposta di legge Signorino.
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CON GLI OCCHI A TERRA
Con gli occhi a terra e il pensiero in alto,
me ne andavo lentamente
e nel pensiero del tempo
la mia vita andava in cerca d’un desiderio.
Vicino alla strada grigia
Vidi un sentiero fiorito
E una rosa
Piena di luce, piena di vita
E di dolore.
Donna, fior che si apre nel giardino:
le rose sono come la tua carne vergine,
con la sua sottile ineffabile fragranza
con la nostalgia della tristezza.
F. Garcìa Lorca