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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Testo della News

Oggetto: Le ultime notizie in ambito lavorativo

Data: 05/12/2018 11:35:00


Ancora risultati positivi per l’Unione, da quando si è deciso di avviare una capillare campagna di sensibilizzazione e di contestazione sul territorio, tesa a garantire, dalla Parte datoriale pubblica e privata, il rispetto delle norme per l’occupabilità, a pari condizioni, delle persone con disabilità visiva.
Ricordiamo che, già da tempo, sul sito dell’Unione alla Sezione “News”, viene data ampia pubblicità alla rubrica dedicata ai Concorsi e Avvisi di selezione, nella speranza che cresca il numero di candidati non vedenti che intendano partecipare a concorsi pubblici.
In particolare, riportiamo la notizia che ci ha visti in contradditorio con il Comune di Reggio Emilia, che, nel proprio Regolamento del Personale e dell’Organizzazione, aveva limitato le attività impiegatizie del personale non vedente al solo smistamento telefonate (si leggeva nel Regolamento Organico del Comune, all’art. 5, lett. i): “I candidati ciechi totali, ciechi parziali o ipovedenti gravi, di cui agli artt. 2 , 3 e 4 della Legge n. 138/2001, possono concorrere per la copertura dei soli posti addetti al Centralino”). Così che dalla lettura testuale del Regolamento, il Comune di Reggio Emilia (che si fregia del titolo di “Città delle persone”) asseriva che a priori una persona con disabilità visiva non potrebbe, per “grave limitazione fisica”, adempiere, con la dovuta diligenza, ad attività amministrative variamente intese, pur se in possesso di tutti i titoli accademici e professionali allo scopo necessari, al solo motivo della riduzione delle capacità visive, considerata ostativa allo svolgimento, appunto, di mansioni tipicamente d’ufficio. Per cui, sempre ad avviso dell’Amministrazione comunale, l’unico posto idoneo, a cui avrebbe potuto aspirare il personale non vedente (ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi) presso i propri Uffici amministrativi, sarebbe stato quello al centralino, per lo smistamento delle telefonate. Tale posizione aveva portato il Comune di Reggio Emilia ad indire tre Bandi di Concorso Pubblico per posti d’ufficio (in “Gestione Processi Amministrativi”, per “Funzionario Reti Sociali” e per “Funzionario Amministrativo”), in cui i candidati privi della vista venivano, a priori, esclusi, a causa della disabilità visiva, dalla possibilità di presentare domanda. L’immediato intervento dell’Unione, che ha contestato l’irrazionale, discriminante posizione dell’Amministrazione comunale, passibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 3 e 4 della legge 1 marzo 2006, n. 67 e, oltretutto, non conforme al principio di pari opportunità sul posto di lavoro, ha spinto il Comune di Reggio Emilia a riscrivere il Regolamento del Personale e dell’Organizzazione eliminando la previsione/causa ostativa alla partecipazione ai Pubblici Concorsi da parte di coloro che si trovino nella condizione di privo della vista (cieco totale, cieco parziale o ipovedente grave). La Deliberazione così rettificata (Deliberazione G.C. n. 189 del 20.11.2018) è stata resa subito eseguibile. Sono stati, contestualmente, modificati anche i tre Bandi di Concorso Pubblico, in corso di svolgimento, con riserva, in favore dei soli “potenziali” candidati privi della vista, di proroga dei termini di presentazione delle domande di partecipazione.
Con il Comune di San Salvo, in Provincia di Chieti, si è discusso, invece, della possibilità, limitata ai soli centralinisti telefonici “ipovedenti”, di presentare domanda di Mobilità volontaria esterna per la copertura di un Posto operatore presso i propri Uffici, all’interno delle Quote d’obbligo di cui alla legge 113/1985. Abbiamo ricordato al Comune di San Salvo che tale limitazione di accesso, in sede di procedura di mobilità, ai soli centralinisti “ipovedenti” rappresentava una arbitraria presa di posizione da parte dell’Amministrazione destinataria, non giustificabile e suscettibile di ricorso da parte di chi, centralinista telefonico cieco parziale o totale, venisse escluso al solo titolo di una maggiore difficoltà visiva; ciò nella consapevolezza che tutte e tre le categorie di non vedenti (ipovedenza grave, cecità parziale e cecità totale) hanno medesima tutela legale ed opportunità impiegatizia di fronte alla legge n. 113/1985 e n. 68/1999. Il Comune, interpellato sul punto, ha tempestivamente provveduto a chiarire all’Uici che l’uso del termine “ipovedente” è stato inopportuno, rassicurando che “saranno ammessi alla selezione tutti coloro che faranno domanda di mobilità, con contratto di lavoro, a tempo indeterminato presso una pubblica amministrazione, appartenenti alla categoria indicata nell’avviso pubblico, senza distinzione tra ipovedenza grave, cecità parziale e cecità totale”. Abbiamo apprezzato la rapidità con cui il Comune di San Salvo, probabilmente fuorviato dalla genericità del termine “ipovedente”, ha accolto le nostre rimostranze, fornendo le necessarie, dovute, rassicurazioni sulla questione.
Non possiamo non rallegrarci, infine, del fatto che, dopo un anno e mezzo di attività coordinata tra Presidenza Nazionale Uici, Sezione territoriale e Consiglio Regionale Uici della Campania, si è conclusa, tra Napoli e Salerno, la procedura di mobilità per compensazione personale profilo di “centralinista telefonico non vedente” tra il Ministero della Difesa e il Ministero della Giustizia, che ha autorizzato a due centraliniste telefoniche non vedenti (l’una dipendente di un Carcere, l’altra in servizio presso un Tribunale) di scambiarsi il posto di lavoro (ovviamente, per comprovate esigenze personali, meritevoli della massima attenzione), avvalendosi della procedura di mobilità “per compensazione con altri dipendenti di corrispondente profilo professionale”, disciplinata dal DPCM n. 325 del 5 agosto 1988.
Il positivo riscontro ottenuto dall’Unione nelle diverse situazioni sopra raccontate è sintomatico del rapporto sinergico costruito, a volte faticosamente, tra gli attori istituzionali e il nostro associazionismo di categoria, al solo scopo di assicurare in maniera permanente l’inclusione socio-lavorativa di tante persone non vedenti, soprattutto laddove sussistono posti e/o mansioni che i Datori di lavoro preferiscono affidare ad altro personale vedente (spesso non affatto titolato), anziché dare fiducia e credito a persone non vedenti, spesso semplicemente perché, in ambito datoriale, non si conosce il mondo della disabilità visiva, sotto tutti i diversi aspetti e possibilità/potenzialità connesse.


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