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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS

 

CONCLUSIONI

Cari amici,

abbiamo ascoltato un racconto non proprio inedito, infatti la maggior parte degli atti, dei temi, dei problemi qui riportati sono stati oggetto della relazione quadriennale del Consiglio Nazionale al XX Congresso dell’Unione Italiana dei Ciechi. Tale relazione, dava conto delle attività del 2001 sino al 30 settembre, il periodo che rimane da esaminare, quindi, è estremamente breve, ma non per questo privo di valore e di importanza.

Sto pensando alla legge finanziaria 2002 e al XX Congresso Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi: due grandi eventi che hanno impegnato il cuore e la mente dell’organizzazione chiamata, da una parte, a difendersi dagli attacchi di un Governo che rozzamente e brutalmente usava la scure per rastrellare risorse economiche e, dall’altra, a disegnare gli scenari giusti per il futuro dei ciechi italiani. Entrambi gli obiettivi sono stati conseguiti alla grande.

Siamo stati bravi ad impedire che tagliassero del 10% il contributo compensativo dell’Unione Italiana dei Ciechi, quello di funzionamento del Centro Nazionale del Libro Parlato e i contributi destinati all’I.Ri.Fo.R. e alla Biblioteca Italiana per Ciechi "Regina Margherita". Siamo stati bravi, insieme agli altri disabili, a scongiurare il pericolo del blocco delle assunzioni negli uffici pubblici, e ad impedire che ci escludessero dai benefici pensionistici previsti per gli anziani ultrasettantenni.

Il notevole successo dell’Assemblea dei Quadri Dirigenti della FAND, presso il Teatro Sistina, rappresenta un indimenticabile momento di aggregazione, destinato ad avere un effetto moltiplicatore su tutto il territorio nazionale.

Siamo stati bravi a dibattere, seriamente e approfonditamente, il tema del Congresso: "Il ruolo dell’associazionismo nell’era della globalizzazione". Le mozioni congressuali ci  consegnano un progetto associativo che guarda avanti e traccia l’identikit di un cieco che accetta le sfide delle novità di questo tempo, e non si rassegna all’emarginazione e all’esclusione.

Personalmente non ho mai dubitato di questa scelta: l’orgoglio, il coraggio, la fantasia, la determinazione, l’ostinazione sono scritti nel dna della storia associativa. Abbiamo sempre guardato in faccia alla realtà senza chiudere gli occhi, senza mai arretrare di un passo.

Qualcuno ha scritto che in ogni bandiera c’è un’anima. Sicuramente è così. Ma nella bandiera dell’Unione Italiana dei Ciechi c’è un’anima speciale: teniamola stretta, essa ci aiuterà ancora una volta a superare i duri sentieri della vita.

Il Congresso Nazionale ha largamente confermato il gruppo dirigente uscente; dal Presidente al Consiglio Nazionale che, a sua volta, ha rieletto gli otto decimi della precedente Direzione. Dobbiamo semplicemente rallegrarci di questa conferma e considerarla il giusto premio per l’eccellente lavoro svolto, unanimemente riconosciuto, o interrogarci anche su possibili altre spiegazioni ? L’ipotesi di una sostanziale indisponibilità a ricoprire cariche associative e a delegare agli altri l’onere della responsabilità della leadership è del tutto peregrina ? Il sensibile calo del numero degli iscritti è solo il riflesso di un più vasto fenomeno di diminuzione della vocazione partecipativa e del fatto che assistiamo anche i non soci o ha anche cause interne ? L’esigua rappresentanza delle donne e dei giovani negli organismi associativi dipende solo dalla loro indisponibilità o è anche il frutto di una scelta politica dei dirigenti in carica ? Ecco una serie di domande a cui occorre dare delle risposte immediate e, qualora le risposte confermassero le ipotesi di segno negativo, lo scenario che ne deriverebbe sarebbe inquietante e la prospettiva poco incoraggiante.

L’Unione di domani e di dopodomani non potrebbe essere  quella del disimpegno, della delega, del tirare a campare, dell’egoismo, del potere per il potere, l’Unione che abbiano immaginato per gli anni 2000 è quella presente nelle mozioni congressuali, nel discorso di Genova in occasione degli 80 anni di storia dell’Unione Italiana dei Ciechi,  nei dibattiti di Montesilvano, nella lettera ai delegati, nel documento di Capo Mulini, nella relazione del Consiglio Nazionale al XX Congresso. Tali documenti indicano chiaramente la via dello spirito di servizio, dell’assunzione di responsabilità, della qualità della partecipazione e della democrazia e, in particolare, chiedono il coinvolgimento dei giovani e delle donne nella realizzazione di un tale progetto, progetto che ha la sua sintesi nel contenuto della circolare n. 27 del 1999: "Idee per un nuovo modello associativo". Tali idee sono state ampiamente dibattute, nel corso di un quadriennio, nelle riunioni dei Presidenti Regionali, in Consiglio Nazionale, nell’Assemblea dei Quadri Dirigenti e sulla stampa associativa, ricevendo un consenso generale e diffuso che sembrava convinto. Ne abbiamo tentato quindi l’attuazione dividendo il progetto in tre fasi: il potenziamento organizzativo delle strutture periferiche, la gestione collegiale e la partecipazione e, infine, l’erogazione dei servizi.

Sembrava ormai pacifico per tutti che le sezioni dell’Unione Italiana dei Ciechi dovessero uscire dagli angusti recinti delle pratiche burocratiche e guadagnare gli spazi immensi delle case dei ciechi italiani per censire bisogni vecchi e nuovi, per tentare di soddisfarli. Questa sembrava a tutti la via maestra per restituire ai soci il gusto dell’appartenenza al sodalizio dando loro le chiavi di casa.

I risultati purtroppo sono stati parziali e deludenti, sicuramente per innegabili difficoltà oggettive ma, altrettanto sicuramente, perché alcuni presidenti, starei per dire molti presidenti, hanno preferito nascondersi dietro il comodo paravento della mancanza delle risorse economiche e umane, e anche quando le risorse sono state offerte sono risultati latitanti. Penso allo scarso utilizzo dei consulenti regionali, penso alle campagne promozionali  del libro parlato, rifiutate o attuate parzialmente, pur in presenza di cospicui contributi economici.

Il dibattito e i documenti del XX Congresso Nazionale hanno riproposto con forza il tema del cambiamento, presentandolo come ineluttabile: o si cambia o si rischia di perdere il contatto con i soci e quel che è peggio con la società civile, trovando in fondo alla strada il tunnel dell’esclusione sociale. I delegati al XX Congresso Nazionale hanno scelto il cambiamento confermando i percorsi da noi indicati.

Occorre dunque rimettersi in marcia e passare dalle parole ai fatti, sapendo che sul nostro cammino incontreremo tanti ostacoli, ma sapendo anche che alla fine della salita ci saranno "le vette dell’azzurro".

La Presidenza Nazionale, la Direzione e il Consiglio come prima, più di prima, saranno vostri compagni di viaggio di questa nuova, straordinaria avventura. Non vi faranno mancare il sostegno morale, economico, organizzativo e tecnico.

Dal canto suo la Direzione Nazionale ha già posto in cantiere alcuni progetti che faranno compiere all’organizzazione un notevole salto di qualità: la creazione di una banca dati centrale e periferica; l’incentivazione di alcune attività manuali; la sperimentazione di nuove forme di comunicazione con la base associativa; la istituzione di una linea verde; la creazione di una rete di TV private per mandare in onda, in collaborazione con l’I.Ri.Fo.R., la Federazione, la Biblioteca e l’Agenzia su tutto il territorio nazionale, il programma settimanale "Le Mani che leggono", già messo in onda dalla Rete News.

È incredibile ma vero, negli anni 2000 noi non conosciamo correttamente la realtà associativa; manca ogni riferimento statistico relativo al numero degli uomini, delle donne, dei bambini, dei giovani, degli anziani, dei disoccupati, degli occupati, la loro professione, le loro vocazioni, i loro problemi, i loro bisogni e quant’altro necessario per una programmazione razionale e moderna.

Da tempo la Presidenza Nazionale ha fornito gratuitamente il programma anagrafico dei soci nella presunzione che tutte le sezioni lo usassero. Purtroppo i primi risultati del censimento in atto sono scoraggianti e preoccupanti. Chiediamo a tutti uno scatto di responsabilità e soprattutto di orgoglio; chi ambisce a rappresentare i ciechi a tutti i livelli ha il dovere di farlo nel modo più efficiente ed efficace possibile. Non è più possibile continuare a navigare a vista, per costruire una bussola che funzioni abbiamo bisogno di punti di riferimento certi e inequivocabili.

Il lavoro manuale è ancora una risorsa economica, educativa e formativa. Questo è il dato emerso dalle attività del Gruppo di lavoro costituito dalla Presidenza Nazionale e dall’apposito Convegno tenuto a Fiuggi dall’Unione in collaborazione con l’I.Ri.Fo.R.. La Presidenza Nazionale intende promuovere tali attività, aiutando alcuni artigiani a crescere e a fare scuola.

A tale scopo sono previsti: un fondo di avviamento al lavoro finanziato dall’Unione Italiana dei Ciechi; corsi di formazione professionale finanziati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi e dall’I.Ri.FoR., nonché mostre permanenti e punti di vendita di livello regionale, possibilmente presso gli ex istituti per ciechi. Viene chiesto ai Presidenti provinciali e regionali  di collaborare a tale iniziativa propagandandola e incoraggiando giovani e meno giovani a partecipare.

Per una democrazia moderna il dialogo con la gente è fondamentale per avvicinare governanti e governati, questo è altrettanto vero per il mondo dell’associazionismo. Alla luce di questa verità la Presidenza Nazionale vuole sperimentare nuove forme di comunicazione con la base associativa, utilizzando la rete internet, che consente il dialogo in tempo reale. A tale scopo ha già commissionato un programma, che consentirà mensilmente un incontro con il Presidente e con gli altri componenti della Direzione Nazionale su un tema libero o programmato; ha inoltre attivato una mailing.list  per i giovani universitari e si accinge a farlo per le donne.

La nostra organizzazione, specialmente negli ultimi tempi, ha acquistato grande visibilità, e soprattutto grande credibilità, grazie allo stile e all’efficacia con cui ha rappresentato i bisogni dei ciechi italiani. Occorre continuare su questa strada e realizzare nuove forme di comunicazione con l’esterno.

L’istituzione di una linea verde e la creazione di una rete di TV private sembrano corrispondere perfettamente allo scopo. La linea verde servirà a far conoscere all’opinione pubblica i servizi erogati dall’Unione Italiana dei Ciechi; per realizzarla saranno affittate due linee dedicate, sarà costituito un gruppo di consulenza che lavorerà dalle ore 9,00 alle 13,00 e sarà effettuata una campagna pubblicitaria per far conoscere il numero verde e i possibili servizi erogabili.

Il programma settimanale "Le mani che leggono", realizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e messo in onda dalla Rete News, ha avuto un notevole successo, ma ha il torto di non arrivare su tutto il territorio nazionale. Per ovviare a tale inconveniente saranno affittati spazi  settimanali, almeno in una TV privata per ogni regione in modo da coprire l’intero territorio nazionale. Il progetto sarà finanziato dalle risorse economiche messe a disposizione dall’Unione Italiana dei Ciechi, dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, dalla Biblioteca Italiana per Ciechi "Regina Margherita" , dall’I.Ri.Fo.R. e dall’Agenzia (circa 30.000 euro).

La diffusione su tutto il territorio nazionale renderà il programma "Le mani che leggono" più appetibile e non è escluso che ad esso potranno partecipare personaggi noti, in particolare i politici, il che non potrà che giovare al nostro prestigio e ai nostri rapporti con il Governo e il Parlamento.

L’elenco delle opere in cantiere non finisce qui, ci sono alcune priorità che pesano come macigni sull’impegno associativo: lo stanziamento nella prossima finanziaria delle somme necessarie per un ulteriore adeguamento dell’indennità speciale dei ciechi ventesimisti; la progettazione, quantomeno, del Centro di recupero sociale per i ciechi pluriminorati; l’approvazione  del regolamento attuativo della Legge 69 del 2000 relativa alla riforma delle scuole atipiche, e conseguente utilizzazione delle risorse disponibili; l’attuazione dei corsi formativi per le nuove professioni per i ciechi previste dal decreto Salvi; l’approvazione della proposta di legge che prevede il riconoscimento per l’Unione Italiana dei Ciechi e per le altre Associazioni storiche della qualifica di Associazione di interesse pubblico; la estensione all’Unione Italiana dei Ciechi e alle altre Associazioni "storiche" dei benefici previsti dalle leggi sul patronato e così via.

Una mole di lavoro enorme, ma qualificante. Insieme possiamo farcela; come ho detto prima in ogni bandiera c’è un’anima ma nella bandiera dell’Unione Italiana dei Ciechi c’è un’anima speciale. Teniamola stretta: essa ci aiuterà ancora a superare i duri sentieri della vita.

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