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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2013

Titolo: ITALIA- La Giornata del Braille

Autore: Emiliano Angelelli


Articolo:
Il 21 febbraio scorso, in occasione della VI Giornata Nazionale del Braille, si è tenuto un convegno presso il teatro Cilea di Napoli, voluto dalla Sede Centrale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, dal Club del Braille e con la partecipazione del Consiglio Regionale dell'Unione della Campania. Tanti i motivi per ricordare Louis Braille, "l'uomo che ha vinto il buio attraverso le vie della cultura", ricorda Tommaso Daniele, presidente nazionale dell'Unione in apertura di convegno. "E per questo la Giornata Nazionale del Braille è una commemorazione che abbiamo voluto fortemente. Si tratta, infatti, di uno strumento importante per la promozione dei problemi dei ciechi, un evento che ci dà nuovamente l'occasione di parlare di integrazione scolastica, che è la via maestra per l'emancipazione dei non vedenti e degli ipovedenti". Nel corso di questa giornata tutte le scuole organizzano, infatti, eventi e convegni per onorare la memoria di Louis Braille e anche la sala del Teatro Cilea è gremita di giovani scolaresche, con in testa gli Allievi Cadetti della Scuola Militare della "Nunziatella".
"Questa sesta edizione si svolge in un contesto politico particolare, al termine di una campagna elettorale in cui il dibattito è avvenuto ad un livello molto basso senza che emergesse un progetto utile che servisse a salvare il nostro paese dalla crisi" dice Daniele. "Si tratta di una crisi finanziaria, economica, sociale, politica, culturale ed etica che non è senza conseguenze per la nostra organizzazione, perché lo Stato da diversi anni sta tagliando i contributi che servono ad erogare i nostri servizi. Ora che i contributi non ci sono più, si mette a rischio l'autonomia dei ciechi e degli ipovedenti italiani".
"A livello nazionale siamo stati costretti a chiudere alcuni centri di distribuzione del Libro Parlato, una delle risorse più importanti per l'accesso alla cultura dei non vedenti. E non meno preoccupanti sono i segnali che provengono dal Ministero dell'Istruzione. In un recente incontro, il direttore dei servizi informatici, di fronte alle nostre segnalazioni riguardo diverse inaccessibilità tecnologiche, ha risposto che non aveva le competenze per risolvere questi problemi. Non ha saputo dare soluzione a questioni che ci angosciano terribilmente, perché non poter accedere all'informazione e alla cultura, significa emarginazione ed esclusione sociale".
"È giusto ricordare oggi che il Braille non è stato messo in soffitta dalla tecnologia ed anzi, è proprio grazie ad esso se molto spesso possiamo utilizzare gli strumenti tecnologici" dice il professor Pietro Piscitelli, presidente del Consiglio Regionale dell'Unione della Campania, nonché presidente della Biblioteca Italiana per ciechi "Regina Margherita" Onlus, ma tutto ciò rischia di essere inutile se non si applicano le leggi che esistono in materia. Grazie alla legge n. 517 del 1977 gli alunni non vedenti sono stati tolti dall'emarginazione delle scuole speciali e inseriti nella scuola pubblica, ma a distanza di anni questo inserimento non si può considerare ancora soddisfacente. "Possiamo affermare ciò" dice Piscitelli "sulla base dei dati estrapolati da due nostre ricerche. La prima risale al 1993 e la seconda, realizzata dall'Irifor in collaborazione con i centri di consulenza tiflodidattica, sta per essere pubblicata proprio in questi giorni".
Un'altra legge importante è la n. 52 del 1994, grazie alla quale la Biblioteca, che svolge un ruolo chiave nella promozione della lettura tra i non vedenti, ha voltato pagina, creando i Centri di Consulenza Tiflodidattica. Sono dodici sparsi su tutto il territorio nazionale, più altri cinque voluti dalla Federazione Nazionale pro Ciechi, e per mezzo di essi sono stati formati i gruppi di lavoro e di appoggio alla scuola, che svolgono un'opera importante e di grande supporto sia per le famiglie che per l'istituzione scolastica.
"Un'altra attività importante della Biblioteca" aggiunge Piscitelli "riguarda la fornitura dei testi scolastici. La Biblioteca ne garantisce infatti tre versioni diverse: testi in Braille, testi ingranditi per gli ipovedenti e i testi digitali per gli alunni che usano il computer".
"Una società si può definire realmente civile" ricorda Piscitelli "solo quando riesce a dare a tutti, a prescindere dalla loro condizione fisica o psichica, le pari opportunità per raggiungere una pari dignità". Disgraziatamente si tratta solo di principi, perché poi allo stato dei fatti gli studenti normodotati ricevono i libri scolastici a settembre mentre molti ragazzi ciechi hanno questa fortuna solo dopo Natale, ma non certo per colpa della Biblioteca, bensì per colpa degli editori, che si ostinano a difendere i propri interessi di categoria. "Avevamo ottenuto tramite il Ministero dell'Istruzione" dice Tommaso Daniele "che i libri fossero adottati nel mese di marzo in modo da riuscire a dare ai nostri ragazzi i libri in formato accessibile all'inizio dell'anno scolastico, ma a causa delle pressioni degli editori l'adozione è tornata ad avvenire nel mese di maggio. E questo naturalmente ci crea moltissimi problemi, in modo particolare alla Biblioteca, che ne deve curare gli adattamenti".
Ma non finisce qui la lista delle disuguaglianze. I ragazzi ciechi, infatti, non riescono a svolgere, nella maggior parte dei casi, le lezioni di educazione fisica a scuola, spesso non hanno i materiali didattici speciali necessari e di frequente vengono consegnati agli insegnanti di sostegno. A queste carenze storiche si aggiungono poi quelle di nuova generazione: l'inaccessibilità dei libri elettronici, delle Lavagne interattive multimediali (le cosiddette LIM), dei registri elettronici e di molti siti Internet. "Per i ragazzi ciechi e ipovedenti non chiediamo la luna" conclude Daniele "ma semplicemente la parità con i ragazzi normodotati. Per fare un esempio, i ragazzi non vedenti hanno bisogno allo stesso modo degli altri di usare Internet e i mezzi di comunicazione in esso più diffusi come Facebook, Twitter o le chat".
Sulla questione della mancata applicazione delle leggi torna anche Annamaria Palmieri, assessore alla scuola del Comune di Napoli, che con il suo intervento accorato lega i problemi dei disabili a quelli delle amministrazioni comunali: "Non si può avere piena integrazione dei disabili se invece di fornire risorse e aumentare l'apporto degli insegnanti di sostegno all'interno delle classi, questi ultimi diminuiscono sistematicamente e non vedono riconosciuto il loro statuto. Come Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) abbiamo fatto una richiesta alla Commissione scuola: smettere di tagliare il sostegno alle scuole pubbliche, perché è un fatto che ricade pesantemente sulla vita delle città, e porre fine allo scandalo dei sussidi scolastici che arrivano a gennaio-marzo".
"Quest'anno il Comune di Napoli" ricorda Palmieri "non ha potuto fornire le cedole librarie perché ha ricevuto i finanziamenti troppo tardi. Non dovremmo avere quei sussidi a marzo, ma a maggio dell'anno precedente prima che inizi l'anno scolastico. Questa è la dimostrazione che in molti casi, i sussidi non vengono tagliati, ma dati quando sono ormai inutilizzabili. Bisogna combattere perché le politiche sociali diventino le priorità dei governi e 320 milioni di tagli agli enti locali sono un segnale negativo in questo senso".
Un'altra testimonianza importante è quella del vice prefetto di Napoli: "Quando sono entrato in servizio ho avuto il piacere e l'onore di essere diretto da un non vedente, che poi nel corso degli anni ha fatto carriera a livello politico. In questa giornata si è parlato molto di tagli. Secondo me per invertire questa tendenza basterebbe capovolgere un concetto semplice: i non vedenti, e i disabili in genere, non sono un peso, bensì una risorsa. In base alla mia esperienza personale, infatti, lavorare con persone non vedenti è stato un vantaggio e mai un ostacolo, sia nel caso di funzionari che di semplici centralinisti".
Dei motivi per gioire ce li dà invece Nunziante Esposito, membro della Commissione Osservatorio Siti Internet dell'Unione, ricordando a tutti i presenti che oltre agli aspetti negativi ce ne sono di positivi per ritrovarsi a celebrare questa giornata: "Per chi lo utilizza, il Braille significa comunicazione perché sollecita la conoscenza ed è fonte di conoscenza. I cittadini, infatti, devono essere liberi di decidere e autonomi nella scelta e in questo il Braille va nella direzione dell'autodeterminazione".
"Secondo un anatomista del Settecento" dice Esposito "il cervello riceve informazioni più sicure dal tocco della mano che non dall'occhio. Noi abbiamo un passato culturale dove andare a curiosare, per capire che l'idea dell'inventore francese di mettere sotto le dita quella forma particolare è perfetta, perché si tratta di una geometria ideale".
"Il Braille, anche secondo le indicazioni delle neuroscienze, è stata la scelta giusta" aggiunge Esposito" perché ha obbligato a costruire la pedagogia dei ciechi mettendo in moto la macchina educativa. Questo ce lo insegna Augusto Romagnoli, che è il maestro della pedagogia per ciechi, senza il quale noi non avremmo potuto svolgere il nostro lavoro. Io ho avuto la fortuna di avere come insegnante di filosofia un non vedente, che era l'esempio massimo di capacità intellettuale. Da questo punto di vista il Braille mette sullo stesso piano chi non vede rispetto a chi vede perché rappresenta l'elemento culturale, la conquista del pensiero astratto".
Secondo lo scrittore Emilio Salgari scrivere e leggere sono come viaggiare senza la seccatura dei bagagli. Perciò il Braille è un segno di libertà. Una libertà sancita nella nostra Costituzione, nella legislazione europea e nella Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità, che forse appare ancora oggi come un'idea astratta, ma per la conquista della quale la concretezza di questo sistema di scrittura risulta essere un esempio fondamentale da seguire.



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