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Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2013

Titolo: ITALIA- La vecchiaia: una conquista

Autore: Cesare Barca


Articolo:
Nella attuale situazione politico sociale che stiamo attraversando non è semplice affrontare questo argomento anche se, per definizione intrinseca, la vecchiaia deve essere decisamente una conquista personale. Ma per divenire una reale conquista deve rappresentare un obiettivo fondamentale presente durante l'intero arco di vita della persona. Ciò implica che è indispensabile, anche se non è affatto semplice, prevedere l'età avanzata, prepararla dal punto di vista comportamentale durante la giovinezza e l'età adulta. Questo rimane tuttavia un impegno difficilmente attuabile e rientra nel concetto più ampio della "cultura della vita". Una bella vecchiaia va comunque conquistata e non tanto attraverso definizioni letterarie e nemmeno utilizzando semplicemente la conoscenza delle conquiste scientifiche. La vecchiaia deve essere conquistata attraverso il sudore prodotto da un impegno costante, attraverso la convinzione profonda che invecchiare è possibile ed è bello, malgrado la continua azione predatrice dello Stato e chiedendosi quale sia il reale senso del vivere attraverso un'attenta analisi socio ambientale della comunità in cui ci si trova e per la quale si tenta di concretizzare le nostre azioni. Tuttavia non è del tutto scontato che la vecchiaia sia una conquista e nemmeno le modalità e le possibilità di conseguirla poiché è subordinata a numerose variabili di carattere personale e comunitario, variabili che normalmente si intersecano e spesso confliggono con il raggiungimento di un traguardo di tappa tenacemente voluto.
La vecchiaia altro non è che una fase naturale della vita e possiamo vedere che il percorso si sta sempre più allungando promettendo, quindi, una realizzazione personale sempre più ricca di attese e di speranze. Sì, perché la vecchiaia dovrebbe renderci più liberi, più equilibrati e più veri. Questo sosteneva anche Dacia Maraini parlando di se stessa e del suo percorso esistenziale. Ma il peso che ci carica addosso sempre più lo "Stato predatore" è talora insopportabile e blocca la spinta naturale verso la conquista della vecchiaia. Gli anziani, infatti, vengono considerati a livello europeo un "peso sociale", un blocco alla occupazione giovanile e si giunge perfino a ipotizzare la possibilità di trasportarli in zone sottosviluppate per ridurne il costo e per provocarne una repentina scomparsa. Non si tiene conto che la disoccupazione giovanile deriva piuttosto da una incapacità di attualizzare convenientemente l'avanzamento della globalizzazione e nel contempo non viene tenuto in alcun conto il fatto che proprio la disoccupazione dei giovani trova sostegno esattamente sugli anziani. Sono proprio i nonni a doversi inventare nuove fonti di guadagno per sostenere figli e nipoti.
La disabilità oltre tutto viene ancor più ritenuta una sciagura economica, il valore sociale complessivo viene considerato un aggravio economico statale insostenibile. Stiamo paurosamente entrando nell'era dell'"Homo Economicus", nella fase della disgregazione comunitaria. Sorge quindi spontanea ancora la domanda: se è vero, come è vero che la vecchiaia è una conquista, quali sono i mezzi per conseguirla? La risposta non va ricercata esclusivamente all'interno del numero sempre crescente di persone che grazie all'avanzamento delle conoscenze medico-scientifiche e alle maggiori attenzioni all'ambiente e ai progressi tecnologici riescono a raggiungere una età così avanzata che fino a cinquant'anni fa era impensabile. Piuttosto diviene sempre più urgente considerare la funzione svolta dalla globalizzazione che giustamente avanza, ma non deve travolgere i più deboli e gli indifesi bensì costruire un mondo aperto tenendo presenti le norme fondamentali che garantiscono la sopravvivenza dell'uomo.
Divenire anziani dunque è veramente una conquista sempreché si accetti di lottare quotidianamente contro le difficoltà che si frappongono al suo raggiungimento. Soltanto così la vecchiaia potrà essere sempre più una meta meravigliosa che rende concreta la naturale esigenza umana di un periodo di vita che ci appartiene e a cui assolutamente non si può rinunciare. La rinuncia all'invecchiamento, infatti, sarebbe la più grande sconfitta non solo degli anziani ma dell'intera società.
Il 2013 è dedicato all'affermazione dei diritti dei cittadini: un motivo in più per ribadire l'urgente applicazione della Carta dei Diritti dell'Anziano nata nel 1995 che precisa esattamente i diritti dell'anziano e i doveri dell'intera società per assicurare a chi invecchia anni di vita dignitosa e meritevole di essere vissuta.
Concludendo, si impone quantomeno il dovere sociale di rispettare l'individualità di ogni persona anziana evitando nei suoi confronti interventi decisi solamente in funzione della sua età anagrafica.
È sempre più urgente rispettare credenze, opinioni e sentimenti delle persone anziane sforzandosi di cogliere il significato profondo dell'evoluzione culturale in atto. In tal modo sarà possibile comprendere il valore della vecchiaia e consentire a quanti riescono a raggiungerla di vivere dignitosamente nel proprio ambiente favorendo ogni possibilità di integrazione sociale.



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