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Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2013

Titolo: CANI GUIDA- La mia vista a quattro zampe

Autore: Carmen Morrone


Articolo:
“Cieco discriminato a causa del cane guida”: suona così il titolo di uno dei tanti articoli che raccontano storie di persone non vedenti vittime di discriminazioni per la presenza dell'animale che le accompagna. L'ultimo caso che ha fatto molto clamore è accaduto lo scorso Natale. A una famiglia ospite di un albergo del bellunese è stato chiesto un costo aggiuntivo di 9 euro al giorno per via del cane guida. Inoltre, sempre per la presenza dell'animale, la famiglia il primo giorno di vacanza ebbe un'amara sorpresa: i quattro componenti (includiamo anche il cane) sono stati fatti accomodare in una stanza separata rispetto a quella degli altri ospiti per consumare la prima colazione. Se sulla spesa dei 9 euro, qualcuno si dice d'accordo perché il cane, anche se molto educato e tenuto benissimo - come tutti i cani guida, come vedremo - richiede che le pulizie della camera siano più minuziose, la colazione servita in disparte urla vendetta. Per la quale non servono chissà quali battaglie, basterebbe far conoscere una regola una: "Il cieco con il cane guida può entrare in luoghi aperti al pubblico". È l'articolo unico di una legge del 1974 e aggiornata al 2006 che lo sancisce e che inoltre ammette e regolamenta anche l'accesso del cane guida sui mezzi di trasporto pubblici. A bandire l'ignoranza, forse, contribuirebbe anche la conoscenza dei cani guida, del loro compito rispetto alla persona cieca, del loro addestramento. In Italia sono tre le scuole affiliate alla Federazione Internazionale delle Scuole per il Cane Guida dei Ciechi (IFGDSB - International Federation of Guide Dog Schools for the Blinds) che quindi seguono standard collaudati e sono il Centro Regionale Helen Keller dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Messina, la Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci, vicino a Firenze e il Servizio cani guida dei Lions di Limbiate, alle porte di Milano. Le prime due sono pubbliche, la terza è privata, ma tutte forniscono gratuitamente i cani guida ai non vedenti che ne facciano richiesta. La più antica è quella di Scandicci, nata nel 1929 ad opera dell'Unione Italiana dei Ciechi e dal 1979 diventata servizio della Regione Toscana. Qui lavora Corrado Migliorucci, responsabile tecnico, che ci ha raccontato in particolare la fase dell'addestramento.
La scuola di Messina nasce per soddisfare il bisogno dei cittadini del sud d'Italia ed è stata intitolata alla sordocieca Helen Keller - la cui storia è racconta nel famoso film "Anna dei miracoli" - che importò negli Stati Uniti i cani giapponesi della razza Akita Inu, molto adatti all'accompagnamento delle persone non vedenti. Giuseppe Terranova, presidente della scuola, nonché vicepresidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ci ha spiegato il ruolo del cane guida e il rapporto con il non vendente. E fu sempre Helen Keller a invitare i Lions a diventare "cavalieri della luce", a svolgere cioè attività a favore delle persone non vedenti. Fra queste il sostegno alle scuole per cani guida.
È con questo spirito che nel 1959 nasce in Italia la scuola di Limbiate, oggi presieduta da Giovanni Fossati, che ha illustrato in particolare cosa impara il cane durante l'adozione in famiglia.

Il cane guida non porta al bar, a casa, al cinema

"È il cieco che deve conoscere la strada. Il cane non è un navigatore satellitare. Il cane guida evita che il cieco corra pericoli, vede gli ostacoli e li fa scansare", spiega Giuseppe Terranova. "È il cieco a prendere le decisioni. Ad esempio, se il cieco deve attraversare una strada senza semaforo deve capire il senso di movimento dei veicoli, fare attenzione ai rumori e decidere quando passare. Il cane porta sulle strisce, perché così gli è stato insegnato, e guarda che non arrivino veicoli, che non ci siano ostacoli e nel caso li fa evitare. Il cane accelera il passo se capisce che un'auto o una moto sta sopraggiungendo". Il cane non capisce i colori del semaforo. "Passa perché gli altri passano" spiega Terranova. "Però un cane guida sta attento e non si fa ingannare da pedoni indisciplinati che stanno passando con il rosso. Il cieco deve capire se ciò che sta facendo l'animale è corretto".

Il cane guida accompagna ciechi che si sanno orientare

È il requisito fondamentale. Può dotarsi di un cane guida solo chi ha un buon orientamento in mobilità. Per questo ogni assegnatario segue un corso per diventare abile a orientarsi in un contesto urbano. Si tratta, quindi, di persone che non si perdono d'animo, a cui piace mettersi in gioco. Che hanno, con grande coraggio, vinto la paura di andare in giro per la città da soli. "Spesso quando un cieco chiede un cane, occorre prima lavorare sui suoi comportamenti, e solo dopo avviene l'assegnazione. Il cane è un compagno di libertà, ma è una scelta importante rispetto alla quale il cieco deve essere consapevole", aggiunge Terranova.

Il cane guida non è fatto per chi non è autonomo

Sfatiamo il mito del cane guida che fa tutto. Il cane aiuta il cieco a vivere meglio. "Rispetto a un bastone o a un ausilio tecnologico è un essere vivente" sostiene Terranova. "Deve essere accudito, deve essere pulito, deve mangiare, bere. E fare i suoi bisogni, che rappresenta il minor problema. Ci sono ciechi che capiscono la posizione e la postura del cane e sanno perfettamente dove il cane ha evacuato. Il cane guida però è educato a fare i suoi bisogni e a mangiare a orari fissi, in questo modo il cieco organizza spostamenti e impegni giornalieri. Se il cieco vive con altri familiari, tutto diventa più semplice". Il cane, inoltre, ha bisogno del suo momento di sfogo quotidiano. "Insegniamo ai ciechi anche a lasciare libero il cane e a farlo correre al parco" aggiunge Terranova. "Se addestrato al richiamo, il cane ritornerà alla gamba del cieco - vale a dire fa sentire la sua presenza toccando il piede o la gamba della persona - per riprendere il suo servizio. Questi cani stabiliscono con l'assegnatario un rapporto molto stretto e rispondono a qualunque ora del giorno e della notte. Appena riceve un comando si mette al servizio".

Il cane guida è un animale sociale

All'età di due mesi viene dato in adozione a una famiglia. Può essere anche una coppia, l'importante che i puppy walkers - così si chiamano questi "genitori adottivi" - amino i cani, sappiano accudirli, siano capaci di seguire un programma di socializzazione che dura circa un anno. "Il cane viene fatto entrare in famiglia per toglierlo dalla vita di canile" afferma Giovanni Fossati. "Tra le mura di casa apprende come vive una famiglia, conosce una casa, conosce la città. Il programma richiede che il cane viva tutte le situazioni di vita quotidiana, che salga sui mezzi pubblici, che cammini nel traffico, che vada al mare, in montagna, che vada sulle scale mobili, in ascensore, in treno, in aereo, in nave. Il cane sino a cinque mesi è curioso e non ha paura di nulla. Poi, tutto ciò che di nuovo incontra lo impaurisce. È importante quindi che nei primi mesi faccia molta esperienza, ad esempio è importante che abbia familiarità con certi rumori come quelli dei lavori stradali. Per questo la famiglia deve aiutarci molto e la sua collaborazione è fondamentale per avere un cane sereno, che non si spaventa, che sia reattivo. Per questo i puppy walkers sono selezionati e spesso frequentano un corso".

Il cane guida è un alunno modello

All'età di 12 mesi il cane torna in canile per l'addestramento con l'istruttore. "Al cane si fanno dei test per capirne il temperamento e le abilità" illustra Corrado Migliorucci. "Per sei mesi, il cane segue un programma che prevede tre ore di lezione tutti i giorni. Il percorso di formazione è molto articolato, ma l'obiettivo è unico: il cane deve sapersi muovere in qualunque contesto. Le scuole hanno strutture in cui è riprodotta una parte di città, con strade, attraversamenti pedonali, semafori, ponti, scale. Con ostacoli più diversi, come veicoli sul marciapiede, tombini aperti e scavi per lavori stradali. Per il cane si tratta di un esercizio di conoscenza, di memoria e di reattività. Un cane diventa guida se è capace di far tutto, ma è vero che ogni animale ha una predisposizione. Ad esempio ci sono cani che sono abili a farsi strada su marciapiedi affollati, senza urtare gli altri passanti, altri meno. Queste caratteristiche conteranno in fase di assegnazione".

Il cane guida è il partner di una coppia

L'abbinamento è una parte delicata. In questo caso conta molto l'esperienza dell'istruttore. "Conosciamo i candidati, facciamo una passeggiata con il cane e il potenziale assegnatario" dice Migliorucci. "E capiamo se ci può essere affinità. Non si tratta di simpatia, ma di modo di interagire. Ci sono persone più o meno lente nei movimenti e cani più o meno vivaci. Il cane sviluppa con l'assegnatario una simbiosi, uno scambio, una relazione. Chi prova il cane guida e si trova bene, continuerà a volerne uno. Ci sono casi, però, in cui la coppia scoppia. In questo caso, spesso, non è stato condotto bene l'abbinamento. Non si sono capite le esigenze. Dalla mia esperienza, la seconda abbinata va sempre, però, a buon fine".

Il cane miglior amico dell'uomo

Il cane guida ha cura della persona a cui è assegnato. Non può pensare di perdere il suo padrone. Il cane gioisce della presenza dell'uomo. Fa tutto per l'uomo. Quindi nel portare in giro il non vedente sceglierà i percorsi non pericolosi e anche più agevoli, ad esempio senza scale.

Il cane guida è un tesoro

Il cane guida è donato, come si è detto. Il suo valore monetario, se cioè dovesse avere un prezzo, andrebbe dai 20 ai 30 mila euro. Nella sua formazione vengono impiegate diverse professionalità. Un istruttore passa con lui almeno tre ore al giorno di addestramento per sei mesi. Per la restante parte del tempo, il cane è accudito da altro personale. Per un anno sta in famiglia, come detto, e solo cibo e spese mediche sono a carico della Scuola. La famiglia adottante non riceve alcun compenso, svolge questa attività per volontariato. I cani guida sono dati gratuitamente alle persone non vedenti che li richiedono e questo servizio è reso possibile per via dei contributi statali e privati che ricevono le scuole.

Il cane guida è raro

Le Scuole hanno una lista d'attesa che va da 12 a 18 mesi perché tanto dura il percorso di addestramento del cane. Il cieco che fa richiesta di un cane sa che non lo riceverà prima di 18 mesi e questo permette un avvicinamento graduale a questa nuova esperienza, la ponderazione di vantaggi e problematicità. Nel caso poi la persona non vedente non abbia un buon orientamento, ha tutto il tempo per frequentare un corso. E in ogni caso riflettere e cambiare idea oppure rafforzarla.



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