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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 3 del 2013

Titolo: RUBRICHE- Lavoro Oggi

Autore: a cura di Vitantonio Zito


Articolo:
Lavoro e nuove professioni: il ruolo dell'informatica

A colloquio con gli aspiranti al lavoro
Seconda parte

Per un'attenta ed approfondita analisi sul ruolo dell'informatica nel lavoro e le nuove professioni va innanzitutto rilevato che se è vero come è vero che il benessere del paese in cui si vive è sempre strettamente legato al lavoro, il momento in cui viviamo non è fra i più rosei, giacché il nostro paese è ormai da tempo attanagliato da una profonda crisi economica, sociale e morale. Inoltre, la popolazione dei minorati della vista non è uniforme e non può quindi porsi tutta su uno stesso piano.
Con riferimento alla classificazione scientifica e giuridica contenuta nella legge 138 del 2001 è necessario avere presenti le diverse esigenze formative dei ciechi e degli ipovedenti.
Non è però possibile non considerare l'avvento delle tecnologie informatiche e telematiche, una delle cause determinanti di una progressiva riduzione delle opportunità di lavoro soprattutto per i massaggiatori e massofisioterapisti nonché per i centralinisti telefonici.
Infatti, la continua riorganizzazione del servizio sanitario nazionale, mirando alla crescita del livello professionale (Dlgs 502 del 92) e alla specializzazione degli enti ospedalieri, nel settore della riabilitazione richiede soltanto fisioterapisti preparati dalle università con il profilo professionale previsto dal D.M. Sanità 741 del 94.
Per quanto riguarda gli operatori telefonici, come è noto, le nuove tecnologie hanno favorito la centralizzazione delle telecomunicazioni e la conseguente riduzione dei centralini telefonici. Oggi, infatti, con un solo centralino automatizzato ed in grado di utilizzare la rete satellitare, un ente può collegare tutte le proprie sedi ovunque esse si trovino.
L'impervia via dell'integrazione sociale attraverso la formazione ed il lavoro è percorribile con l'apporto delle nuove tecnologie in grado di offrire ai ciechi e agli ipovedenti una maggiore autonomia, favorendo l'accesso all'informazione, alla cultura, alla comunicazione ed alla preparazione professionale più avanzata.
Così, l'applicazione dell'informatica trova sempre maggiore concretizzazione nei diversi settori di attività, causando un profondo mutamento nella metodologia dell'organizzazione del lavoro e del profilo professionale degli aspiranti ad una occupazione.
Questa realtà ha consentito al Parlamento italiano di disporre l'ampliamento delle attività occupazionali per i minorati della vista mediante la legge 144 del 1999, impegnando il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ad individuare con proprio decreto nuove figure professionali equipollenti a quella di operatore telefonico, in applicazione della legge 113 del 1985, legge quadro sull'assunzione obbligatoria e sull'inquadramento dei centralinisti telefonici ciechi.
Con D.M. Lavoro del 10 gennaio 2000, il Ministero competente ha individuato tre nuove figure professionali:
- operatore telefonico addetto all'informazione alla clientela e alle relazioni con il pubblico;
- operatore telefonico addetto alla gestione e all'utilizzazione di banche dati;
- operatore telefonico addetto al telemarketing e telesoccorso.
È evidente che si tratta di tre nuove figure professionali che altro non significano che l'evoluzione della figura del centralinista telefonico con il supporto determinante dell'informatica.
Sono però trascorsi oltre 12 anni dall'emanazione del suddetto decreto e tutto è sostanzialmente fermo a quel famoso 10 gennaio 2000: il Ministero del Lavoro non ha ancora dettato l'indirizzo per l'applicazione del suo Decreto, né ha definito la procedura per l'assunzione obbligatoria di quanti riescono a conseguire le nuove qualifiche.
L'articolo 3 del citato Decreto Ministeriale Lavoro assicura che possono essere individuate altre qualifiche professionali equipollenti a quella di centralinista telefonico oltre quelle già indicate.
Non vi sono dubbi; ma è necessario porre i minorati della vista in condizione di prepararsi all'utilizzo di queste professioni e bisogna farlo con la definizione del profilo professionale con i suoi contenuti, i limiti delle specifiche attività professionali e le caratteristiche delle professioni, fornendo anche indicazioni sul contesto lavorativo.
In sostanza la formazione professionale dovrà essere strettamente legata al profilo e alla figura professionale.
Quanto ai programmi di formazione, essi non potranno essere fissi, giacché dovranno adattarsi ai mutamenti del mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda le richieste.
Per questo necessitano non solo una formazione innovativa, ma anche la formazione continua. Quest'ultima, infatti, ha il precipuo compito di adeguare le competenze delle figure professionali esistenti ai cambiamenti delle attività professionali e delle prestazioni lavorative.
Ovviamente, l'esercizio delle nuove professioni, per i minorati della vista, richiede una preparazione che non può prescindere da una concreta conoscenza dell'informatica, la quale dovrà consistere almeno nell'apprendimento di concetti basilari di tecnologia dell'informazione, nell'acquisizione dell'uso del computer e della gestione di file, nella familiarità con i software per l'elaborazione di testi, nella conoscenza di programmi (excel ed access) per la gestione di banche dati, nella dimestichezza con reti intranet ed internet.
Per tutto ciò si rende necessario un adeguamento tecnico-professionale nelle scuole che certamente non sono pronte a far fronte alla rapida evoluzione del settore delle telecomunicazioni e dell'informazione.
Per questa via, già all'indomani del varo della legge 120 del 1991, avremmo sicuramente contribuito in maniera concreta a incoraggiare i minorati della vista a occupare nuovi spazi anche nella pubblica amministrazione. Del resto la citata legge era stata richiesta anche per il conseguimento di un tale obiettivo. Non è però troppo tardi: la costante innovazione tecnologica, supportata dalla "formazione continua", potrà favorire anche l'apertura di nuove prospettive occupazionali soprattutto mediante il telelavoro che, dopo la fase sperimentale, diviene certamente di rilevante utilità.
In un mondo che tende sempre più alla globalizzazione, il telelavoro sarà infatti una delle risposte a logiche economiche che tenderanno a facilitare la separazione degli impianti produttivi dalla direzione e dal marketing. Esso potrà dunque diventare uno dei mezzi più efficaci per il coinvolgimento del Terzo Mondo nello sviluppo industriale.
Naturalmente, per la rapida obsolescenza delle apparecchiature e dei programmi, il telelavoro non sarà mai definitivamente acquisito: l'addetto dovrà permanentemente aggiornare la propria preparazione, avere un'attitudine flessibile alla ricerca ed all'elaborazione di conoscenze soggette ad una continua trasformazione.
In sostanza, dall'affermazione di un'organizzazione del lavoro basata sul decentramento dei compiti, caratteristica fondamentale questa del telelavoro, e dallo sviluppo tecnico generale e specifico degli ausili tiflologici, si può certamente trarre l'auspicio che si possa ridurre il divario professionale ed operativo che separa ancora i minorati della vista dai normodotati, a condizione che l'istruzione professionale svolga realmente la funzione primaria per una risposta adeguata al mondo del lavoro.
Senza la realizzazione di questi obiettivi, le nuove professioni sono destinate a restare contenuti di un Decreto ministeriale e non altro.
Noi, però, non possiamo consentire questo: dobbiamo ad ogni costo riuscire ad essere seriamente propositivi nei confronti delle Regioni che hanno sì competenza in materia di formazione professionale sotto l'aspetto legislativo, ma non conoscono i problemi specifici e le reali esigenze dei minorati della vista; né dispongono delle strutture adatte, della strumentazione idonea e di personale specializzato per una preparazione specifica.
Come è noto, il mondo del lavoro ha bisogno di un'istruzione fondata su basi solide, di una istruzione professionale fondata su una cultura in grado di favorire le scelte dell'inserimento al lavoro; di un'istruzione professionale acquisita con metodologie e didattiche in grado di consentire il superamento di ogni difficoltà ostativa all'apprendimento.
(fine)



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