Circolare Numero: 119
Oggetto: Lettera Aperta al Presidente del Consiglio.
Data: 07/05/2009
Ufficio: PN
Protocollo: 10413
Ai Consigli Regionali
dell'Unione Italiana dei Ciechi
e degli Ipovedenti - ONLUS
Alle Sezioni Provinciali
dell'Unione Italiana dei Ciechi
e degli Ipovedenti - ONLUS
Ai Componenti il Consiglio
Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi
e degli Ipovedenti - ONLUS
Ai Componenti il Collegio
dei Probiviri dell'Unione Italiana dei Ciechi
e degli Ipovedenti - ONLUS
LORO SEDI
Questa circolare e' presente in forma digitale sul Sito Internet: http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp
OGGETTO: Lettera Aperta al Presidente del Consiglio.
Carissimi Amici,
nella presunzione che l'Assemblea dei Quadri di Tirrenia del prossimo 16 maggio faccia propria la proposta del Consiglio Nazionale di organizzare una iniziativa di lotta per il giorno 28 maggio che prevede l'incontro di una delegazione di ciechi e di ipovedenti con i Prefetti della vostra provincia, vi allego una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, da utilizzare in occasione degli incontri, la quale contiene i motivi della protesta.
La delegazione dovra' ottenere dal Prefetto l'invio al Governo di una richiesta di incontro con il Presidente del Consiglio da parte di una delegazione dell'Unione guidata dal Presidente Nazionale.
La stessa lettera aperta sara' inviata subito ai rappresentanti del Governo, del Parlamento, del Sindacato, delle Organizzazioni dei Consumatori, al Forum del Terzo Settore, ai componenti della FAND ed alle Agenzie di Stampa.
Nella certezza che vi impegnerete al massimo affinche' la protesta raggiunga i risultati sperati, vi saluto cordialmente.
IL PRESIDENTE NAZIONALE
Prof. Tommaso Daniele
Alleg. 1
On.le Silvio BERLUSCONI
Presidente Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA
I ciechi italiani si sentono abbandonati dal Governo
Disperato appello al Presidente del Consiglio
Illustrissimo Signor Presidente,
siamo cittadini responsabili e siamo consapevoli dei Suoi numerosi impegni in Italia e all'estero. Siamo tuttavia costretti a bussare alla Sua porta a causa degli assordanti silenzi dei Suoi Ministri e delle loro segreterie, che hanno preso l'abitudine di negare persino una civile risposta alle nostre lettere e ai nostri messaggi che hanno sempre per oggetto i bisogni dei ciechi e degli ipovedenti italiani, un universo di circa due milioni di persone.
Signor Presidente abbiamo molto apprezzato la Sua vicinanza ai cittadini abruzzesi, colpiti dalla tragedia del terremoto e la sincerita' delle Sue lacrime durante i funerali. Vogliamo augurarci che Lei voglia riservare uguale attenzione al disperato appello dei ciechi e degli ipovedenti italiani che si sentono soli di fronte alla possibile tragedia dell'esclusione sociale.
I ciechi non hanno mai chiesto la luna. Pur consapevoli dei loro diritti garantiti dalla Costituzione, nelle loro rivendicazioni hanno sempre tenuto conto delle compatibilita' economiche. Da quando il nostro Paese soffre le conseguenze della grave crisi economica che attraversa l'intero pianeta, responsabilmente ci siamo limitati a difendere i pochi benefici strappati allo Stato nel corso del tempo o ad avanzare richieste il cui accoglimento era a costo zero per la finanza pubblica.
Il nostro senso di responsabilita' e' stato premiato col muro del silenzio delle istituzioni.
Nel corso degli anni lo Stato ha concesso alla nostra Unione e ad altri enti contributi finalizzati all'erogazione di servizi, quali: la produzione di libri parlati, in braille, a caratteri ingranditi, in formato elettronico, la produzione di materiali didattici speciali, la prevenzione della cecita', la riabilitazione, l'accesso all'arte. Tali contributi, che hanno perduto il loro potere di acquisto a causa dell'inflazione, vengono ulteriormente decurtati di circa un terzo per i tagli della spesa con conseguenze facilmente immaginabili. Dopo tre anni di proteste abbiamo ottenuto solo un ordine del giorno della Camera dei Deputati, col parere favorevole del Governo, che attende ancora di essere onorato.
I giovani del servizio civile hanno costituito una risorsa preziosa per l'accompagnamento e l'assistenza dei ciechi, soprattutto degli anziani. Un disegno di legge in discussione alla prima Commissione del Senato, che prevede una speciale attenzione per i progetti aventi per oggetto l'assistenza ai disabili gravi, e' stato bloccato da un parere negativo del Governo.
Una legge dello Stato, la 69 del 2000, che stanzia risorse per l'assistenza scolastica ai minorati sensoriali viene disattesa perche' il Ministero dell'Economia si ostina a dare parere negativo alla bozza di regolamento attuativo, predisposta dalla Pubblica Istruzione.
Una proposta di legge assegnata alla Commissione Affari Sociali della Camera, che prevede l'equiparazione dell'assistenza fornita dalle associazioni dei disabili piu' rappresentative alle attivita' dei patronati, non viene iscritta all'ordine del giorno nonostante le reiterate richieste degli interessati.
Signor Presidente, la necessita' della sintesi non ha consentito di rappresentare adeguatamente la drammaticita' della situazione, sappia pero' che tutti questi no pesano come macigni sul futuro dei nostri ragazzi, dei nostri giovani, delle nostre donne, dei nostri anziani. Sappia che tutti questi no hanno come conseguenza meno istruzione, meno formazione professionale, meno prevenzione, meno riabilitazione, meno impiego, meno accesso all'informazione, alla cultura, all'ambiente, all'arte, meno pari opportunita' per tutti , il che equivale alla possibile morte civile dei ciechi e degli ipovedenti.
Tutto questo nell'anno in cui il Parlamento italiano ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita', da tutti giustamente esibita come conquista di grande civilta', capace di cambiare il destino delle persone disabili nel mondo.
Mi rifiuto di pensare che il no alle nostre richieste da parte delle autorita' di Governo sia il frutto di insensibilita' o di mancanza di volonta' politica; certamente, pero', si tratta di una grave sottovalutazione del problema.
La nostra associazione sta lottando duramente da circa novant'anni per il riscatto dei ciechi e degli ipovedenti italiani, per la esigibilita' dei loro diritti, per la non discriminazione, per la piena cittadinanza, per le pari opportunita', per la pari dignita'. Noi quindi, pur in presenza di una crisi economica oggettiva del Paese, non possiamo rimanere inerti di fronte ai no del Governo, perche' la soluzione dei nostri problemi passa in un caso attraverso l'impegno di pochi spiccioli, negli altri attraverso il costo zero per la finanza pubblica.
Non stiamo minacciando clamorose azioni di protesta; d'altra parte la nostra associazione non possiede le risorse economiche necessarie per portare in piazza decine di migliaia di iscritti, tuttavia non puo' rinunciare a rendere di pubblico dominio in tutte le forme possibili il malessere dei ciechi e degli ipovedenti italiani e la loro solitudine.
Illustrissimo Signor Presidente, Lei puo' evitare tutto questo.
Il cuore mi dice che ci ricevera' a Palazzo Chigi e, dopo aver sentito le nostre ragioni, ci rendera' giustizia. I ciechi non hanno mai chiesto e non chiedono la luna.
In fiduciosa attesa
IL PRESIDENTE NAZIONALE
Prof. Tommaso Daniele