Numero 1 del 2002
Titolo: DIDATTICA
Autore: Manuela Baldeschi
Articolo:
Il disegno dei non vedenti
1. L'immagine
come concetto della cosa
L'attività pittografica è costituita da una quantità di fattori e di bisogni: necessità espressivo-artistica e di autodeterminazione, intenzionalità, comunicazione, ritualità. Tutti questi elementi sono fortemente influenzati dalla componente gnostico-emotiva e, nel loro insieme hanno consentito, in senso ampio, lo sviluppo dell'Arte come espressione del pensiero.
C'è però un'altra potenzialità e funzione nel disegno, quella che è oggetto dei nostri studi: la rappresentazione del reale, senza alcuna intenzione artistica, ovvero quel segno-icona che ha caratteristiche di comunicabilità tali da poter fare le veci dell'oggetto reale. Esso, in qualità di codice, diventa intercambiabile, per la sua inequivocabilità e rappresentatività, con la versione enunciativa verbale e soddisfa l'equivalenza oggetto-icona-parola.
L'individuazione cioè di quelle forme grafiche convenzionali, prossime alla canonicità, che costituiscono le unità minime del linguaggio iconico analogamente alle unità minime del linguaggio verbale.
Nella formulazione di questa equivalenza e negli sforzi per ricercare una efficacia grafica dell'icona che garantisca il postulato, si sottende lo sviluppo delle combinazioni di simboli che, come nel linguaggio verbale, si arricchiscono e si sviluppano con le attività proprie della mente: relazione tra le parti (del discorso o del disegno), collocazione e rapporti spazio-temporali tra gli oggetti, inferenza...(1)
Gli studi sullo sviluppo del grafismo hanno dimostrato la stadialità del processo correlato all'attività percettiva(2) da non intendere come percezione in quanto tale; Piaget (1977) indaga sul fenomeno della formazione dell'immagine mentale data una percezione visiva: