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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Tiflologia per l'Integrazione

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Numero 1 del 2002

Titolo: CON I GENITORI

Autore: Filippo Dragotto


Articolo:
Lettera aperta ai genitori di bambini minorati della vista

Cari amici, comprendendo le vostre difficoltà ed il vostro impegno quotidiano per far crescere bene i vostri figli ed assicurare loro, nel contempo un avvenire migliore, desidero formulare alcuni suggerimenti e fornirvi dei consigli pratici per facilitare, in qualche modo, il vostro compito.
Un figlio con una minorazione visiva, sia essa congenita od acquisita, comporta, oltre ad un comprensibile trauma psicologico, una serie di problemi ai quali non sempre siete in grado di dare una immediata e idonea risposta. Insorgeranno in voi eccessive preoccupazioni e frustrazioni, che troppo spesso si trasformano in comportamenti iperprotettivi che limitano fortemente il normale sviluppo delle potenziali capacità fisiche e mentali dei vostri figli.
Dovrete aver sempre chiaro il concetto che i bambini minorati della vista vanno trattati, innanzitutto, come bambini prima che come minorati.
Infatti durante l'infanzia e la prima adolescenza la natura fornisce a tutti i bambini, quindi anche ai minorati della vista, una quantità tale di dinamismo da spingerli verso una qualsivoglia attività motoria. Le prime reazioni motorie e muscolari del bambino rappresentano gli inizi di un lungo processo di sviluppo e di apprendimento. Attraverso queste prime esplorazioni motorie, il bambino comincia a scoprire se stesso ed il mondo che lo circonda, e le sue esperienze motorie divengono le fondamenta su cui si costruisce questa conoscenza.
Potrete facilmente capire come qualsiasi limitazione a tale prorompente attività, anche se dettata da plausibili motivi (ad esempio il pericolo di farsi male: quale bambino, anche se "normodotato" , non è caduto o ha sbattuto violentemente contro qualche ostacolo?) possa provocare un notevole ritardo nello sviluppo fisico e dar luogo ad una riduzione dell'attività e del dinamismo fisico. Questi bambini denotano una chiara mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità; uno scarso controllo neuromuscolare, una scarsa socialità; un comportamento fisico impacciato. Di contro, l'energia fisica può trovare sfogo in quelli che si definiscono genericamente "cechismi" come picchiettare con le dita, ciondolare la testa, girare il corpo a destra e a sinistra, dondolarsi avanti e indietro, agitare le mani dinnanzi alla faccia, mettersi le dita negli occhi ecc.
Potete facilmente comprendere quindi come sia effettivamente indispensabile per tutti i bambini, e principalmente per i bambini minorati della vista una costante, idonea, corretta attività motoria nell'età infantile ed una idonea attività fisico...sportiva durante l'adolescenza e la pubertà al fine di una loro perfetta crescita psico-fisica ed una loro completa autorealizzazione ed integrazione come soggetti attivi della società.
Comunque, poiché l'impulso al gioco è universale, anche i bambini minorati della vista desiderano esprimere il loro impulso al gioco e quindi voi dovrete stimolarli a giocare con voi e con gli altri bambini. Specialmente i giochi ritmici, corse od altre attività, non soltanto incoraggiano i minorati della vista, ma li aiutano a superare il timore e l'isolamento, e formano in loro dinamismo, coraggio, abilità e senso della direzione. In sintesi, il bambino, mediante la pratica di giochi attivi, acquisisce e sviluppa abitudini sane e piena autonomia.
Dati per accettati questi fondamentali concetti, passo a fornivi alcuni indirizzi pratici:

Prima infanzia
Le prime esperienze motorie si debbono fare in famiglia. Pertanto i bambini dovranno essere da voi stimolati ed opportunamente assistiti ad acquisire una mobilità indipendente attraverso la conoscenza del proprio corpo e del mondo che li circonda.
In sostanza deve imparare a conoscersi ed a conoscere e quindi opportunamente affrontare e risolvere situazioni conosciute e sconosciute.
Dovrete quindi documentarvi presso i Centri di Consulenza Tiflodidattica o presso le Sezioni Provinciali dell'I.Ri.Fo.R., cercando nel contempo di avere la collaborazione di persone qualificate eventualmente da loro indicate.
La seconda esperienza, talvolta traumatica, è la scuola materna dove il bambino inizia la sua vera esperienza di vita sociale. Affinché il trapasso non sia, come detto prima, traumatico, il bambino deve conoscere il proprio schema motorio e deve sapere rapportarlo al suo "nuovo mondo" che non può essere più egocentrico, come spesso avviene in famiglia, ma deve diventare necessariamente "altruistico" in quanto deve collaborare con gli altri, con i quali deve integrarsi e convivere.
Il gruppo dei coetanei svolge dunque un'importante funzione di carattere normativo e disciplinare diventando di fatto un'agenzia educativa integrata e complementare alla famiglia, prima e fondamentale agenzia educativa. Il bambino, infatti, apprende che per essere accettato e desiderato dagli altri, deve imparare a controllare certi impulsi negativi, come quelli aggressivi e asociali.
Quindi proprio in questo delic



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