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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere Braille

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Numero 4-4sup del 2012

Titolo: Le tragicomiche disavventure di un ipovedente: in ricordo di una manifestazione romana

Autore: Angelo Mombelli


Articolo:
Recentemente, la nostra dirigenza associativa sta prendendo in considerazione, qualora non si abbiano risposte esaustive da parte dell'attuale Governo, di organizzare un'imponente manifestazione a Roma per reclamare contro la soppressione di tanti diritti che abbiamo acquisito in anni di dure battaglie.
$è inevitabile che la mente corra ad un lontano passato e alle disavventure di cui sono stato, mio malgrado, protagonista. Ricordo in particolare, una faticosa manifestazione estiva a Roma con gli amici della sezione di Milano. Stanchi ed accaldati, quella volta, si stava rientrando in treno tutti insieme: un contingente di una trentina di persone condotto dall'allora presidente Mario Censabella.
Erano gli anni Ottanta e i treni di allora non erano certo quelli di oggi: ad esempio, a bordo non esisteva un servizio di ristoro. Faceva caldo ed eravamo a bocca asciutta, per cui, giunti a Firenze, tra le lamentele di tanti compagni di viaggio, accettai di scendere dal treno, accompagnato da due collaboratrici della sezione di Milano, per soddisfare le esigenze degli assetati. Accettai questa missione soprattutto perché ero l'unico dirigente associativo con un residuo visivo. Prima di scendere naturalmente mi informai dal capotreno rispetto al tempo che io avessi a disposizione prima di ripartire. La sua risposta mi rassicurò ampiamente e mi recai con sollecitudine in fondo al binario, dove era presente un venditore di bibite. L'acquisto fu decisamente imponente. Dopo aver pagato, ci girammo tutti e tre per risalire sul treno, ma restammo a bocca aperta: il treno stava ripartendo molto prima del preventivato! Mi ritrovai quindi in maniche di camicia, l'unico dei tre ad avere un portafoglio in tasca con qualche lira, mentre le impiegate che erano con me non avevano neppure i documenti; l'unica cosa di cui disponevamo in abbondanza era una quantità industriale di beveraggi. Il venditore fu comprensivo e si offrì di riacquistarci le bibite, il che ci permise almeno di avere un budget per l'acquisto dei nuovi biglietti.
Ci precipitammo quindi allo sportello della stazione per informarci sull'orario del successivo treno diretto a Milano. La sorpresa fu amara. Quello che era partito era l'ultimo! L'unica possibilità era quella di trasferirsi a Bologna nella speranza di incrociare un treno che proveniva da Lecce e che non era mai arrivato in orario; quella sera, manco a dirlo, il treno da Lecce arrivò a Bologna con una puntualità svizzera e lo perdemmo. Non esistendo i cellulari, non potemmo contattare i nostri amici sul treno (che tra l'altro erano rimasti all'asciutto!); il mio pensiero andò a mia moglie, che nel frattempo era in lacrime non sapendo quale sarebbe stata la mia sorte.
Comunque a Bologna dormimmo qualche ora in sala d'attesa e alle quattro del mattino finalmente potemmo riprendere il viaggio, con il primo treno dell'alba, diretti a Milano. Finalmente verso le sette del mattino arrivai a casa, ma la mia cara mogliettina, dopo una notte sveglia, era piombata in un sonno profondo, e nonostante le mie insistenze non si decideva ad aprirmi la porta. Finalmente alle sette e trenta riuscii ad entrare in casa: feci colazione, una rapida toilette e alle otto e trenta ero al lavoro, in condizioni che potete immaginare.
Oggigiorno sorrido rivivendo quei momenti, ripensando alla faccia esterrefatta delle impiegate della sezione di Milano quando a Firenze il treno ci partì sotto il naso. L'episodio fa parte della comune storia degli amici della sezione che cercarono, al loro arrivo a Milano, di avere nostre notizie e attesero l'arrivo del treno proveniente da Lecce nella speranza di vederci scendere, anche senza bibite.
Ora, come accennato in premessa sembra sia in arrivo un'altra importante manifestazione. Mi auguro che non debba essere necessaria, ma se ciò fosse, l'esperienza me l'ha insegnato: non scenderò mai e poi mai dal treno a Firenze per comprare da bere, piuttosto muoio di sete!
Angelo Mombelli



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