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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2013

Titolo: ITALIA- 2012, un anno orribile

Autore: Tommaso Daniele


Articolo:
Le conclusioni alla Relazione Morale 2012

Pagina dopo pagina, abbiamo raccontato la storia di un anno terribile: il 2012, che ha visto il nostro Paese sprofondare in una crisi finanziaria, economica, morale, sociale, etica e politica. Eravamo sull'orlo della bancarotta, la nostra credibilità in Europa era assai vicina allo zero, con il risultato che collocare i nostri titoli di Stato era diventato difficile e costoso; per risanare i nostri conti, la Banca Centrale Europea ci impose gravose misure di rigore che furono tutte recepite nella Legge di Stabilità del 2011 predisposta dal Ministro dell'Economia del tempo e votata dall'intero Governo.
Era il tempo della feroce lotta contro i falsi invalidi, ritenuti responsabili della mancata produttività del Paese; dei tagli indiscriminati a carico delle Regioni, delle Province, dei Comuni che videro pressoché azzerati il Fondo sociale per la non autosufficienza, per il Servizio Civile Volontario, per l'occupazione dei giovani, dei disabili e il tempo del cosiddetto disegno di legge sull'assistenza, il cui articolo 10 conteneva sostanzialmente lo smantellamento di ciò che restava dello stato sociale. Era previsto un risparmio di 40 miliardi in tre anni. Vennero messe in discussione l'indennità di accompagnamento dei disabili gravi, tutte le agevolazioni fiscali e le aliquote Iva ridotte. La Legge di Stabilità e il disegno di legge in parola, scatenarono una forte ed immediata reazione di tutte le associazioni di disabili colpite dai due provvedimenti; naturalmente l'Unione fu in prima fila e fu la più pronta a reagire. La Legge di Stabilità tagliava del 50% il contributo destinato al Centro Nazionale del Libro Parlato e del 98% quelli destinati all'Unione per l'erogazione dei servizi, e all'I.Ri.Fo.R. e allo IERFOP per la formazione, la riabilitazione e la ricerca.
Non appena ne avemmo notizia - eravamo a Trento per una riunione straordinaria della Direzione - organizzammo un sit-in presso il Senato dove si discuteva, presso la Commissione Bilancio, la Legge di Stabilità mobilitando i ciechi della Campania e del Lazio. I nostri emendamenti furono accantonati ma ottenemmo che l'Unione fosse inserita nell'elenco delle organizzazioni che partecipavano alla ripartizione del cosiddetto Fondo Letta; per quel che concerne l'I.Ri.Fo.R. e lo IERFOP, con il sostegno dell'Irfa-Anmil, ottenemmo un contributo straordinario di 1 milione e mezzo per il 2011 e 2 milioni e mezzo per il 2012, da ripartire per il 50% all'Irfa-Anmil, per il 35% all'I.Ri.Fo.R. e per il 15% allo IERFOP.
Intanto la situazione del Paese peggiorava, rendendo necessario l'intervento del Capo dello Stato che chiese al Governo in carica, sostenuto solo dalla Lega e dal PDL, di dimettersi per costituirne uno di larghe intese da affidare al prof. Monti, che godeva della stima e della fiducia dell'Europa per aver ricoperto con successo per oltre dieci anni la carica di Commissario Europeo per la concorrenza.
Il Governo Monti, insediandosi, promise rigore, equità e sviluppo; purtroppo, però, forse anche a causa della brevità del suo Governo, ha potuto o saputo realizzare soltanto il rigore.
Il 2012 è stato, quindi, un anno terribile per tutte le associazioni dei disabili, ma in particolare per la nostra Unione che, oltre ai problemi generati dalla crisi economica e dalle iniziative del Governo, ha dovuto fronteggiare la terribile minaccia di commissariamento da parte del Ministero dell'Interno. Solo la consapevolezza piena delle nostre buone ragioni e la conseguente fiducia nell'esito finale, ci hanno consentito di tenere i nervi saldi e di continuare a lavorare serenamente.
È stato l'anno della paura: la paura che il meraviglioso strumento di tutela e di rappresentanza dei ciechi e degli ipovedenti italiani, costruito in 92 lunghi anni di lotte e di sacrifici, potesse essere costretto ad interrompere il suo luminoso cammino verso la pari dignità e le pari opportunità a causa della superficialità della burocrazia. Non è stato così: abbiamo vinto. Abbiamo vinto perché non potevamo perdere e ne siamo felici, non tanto per noi stessi ma per quelli che credono nell'Unione, perché hanno bisogno dell'Unione. Stendiamo un velo pietoso su quelli che non ci sono stati particolarmente vicini nel momento della fatica e della sofferenza; eppure, senza voler recriminare più di tanto, una cosa la voglio dire: spiace constatare che 25 anni di amministrazione trasparente, pulita, mai neppure sfiorata dall'ombra del dubbio, non siano bastati a far compiere un atto di fede.
Dunque, il 2012, anno della paura, ma anche anno della riscoperta della passione civile, quella delle origini che ha fatto dell'Unione un albero robusto dalle radici profonde. Quante volte ho sentito il cuore dei ciechi e degli ipovedenti italiani battere forte per la paura di perdere quei diritti che fanno dell'uomo un cittadino; quante volte li ho sentiti gridare: basta con le prepotenze, basta con le ingiustizie, basta con il penalizzare sempre i più deboli! Quante volte ne ho dovuto frenare l'impeto, la rabbia, la voglia di menare le mani!
Il 2012, l'anno della paura, l'anno della riscoperta della passione civile, ma anche l'anno della percezione chiara e distinta del ruolo dell'Unione, della sua insostituibilità, l'anno della sua indistruttibilità: come l'Araba Fenice, dalle ceneri risorge ogni volta più forte! La sua bandiera ha un fascino antico che scalda l'anima e ti fa camminare a testa alta verso il traguardo dell'umanità, della solidarietà, della civiltà.
Nel 2012, all'ombra di questa bandiera, più volte abbiamo camminato verso i palazzi del Governo, reclamando i diritti sanciti dalla Costituzione del nostro Paese, dalle Istituzioni Europee, dalle Nazioni Unite. Il 2012 è stato anche l'anno della valorizzazione dell'unità dei disabili; più volte, insieme, sotto la pioggia e sotto il sole, ci siamo battuti per rovesciare la scala dei valori dominanti e pretendere una società a misura di tutti, anche dei più deboli. Insieme abbiamo costretto il Governo Monti a mettere in soffitta il famigerato disegno di legge sull'assistenza, ricevuto in eredità dal precedente Governo. Insieme abbiamo modificato il carattere punitivo dell'articolo 5 del Decreto "Salva Italia" del Governo Monti, che, ancora una volta, metteva in discussione l'indennità di accompagnamento, sottoponendola a un tetto di reddito, peraltro molto basso, e peggiorava i criteri di calcolo dell'indice della situazione economica equivalente per accedere ai servizi sociali, prendendo in considerazione non più solo il reddito individuale ma anche quello familiare, il patrimonio e la struttura della famiglia. È notizia recente che il testo del nuovo Decreto sull'Isee, concordato dalle forze sociali con il Governo, non ha superato l'esame della Conferenza delle Regioni per l'opposizione della Regione Lombardia; tornato in Parlamento per le modifiche si è arenato definitivamente per la crisi di Governo e per le conseguenti elezioni politiche. Insieme abbiamo costruito un evento culturale, "Cresce il Welfare, cresce l'Italia", di grande spessore in cui si è parlato dei diritti dei disabili a 360 gradi.
Nella valorizzazione del movimento dei disabili italiani, l'Unione è stata sempre in prima fila nella difesa degli obiettivi comuni, valorizzando la mia Presidenza onoraria della FAND e quella effettiva nel Forum Italiano sulla Disabilità, espressione dell'European Disability Forum, che ha giocato e gioca un ruolo fondamentale per la tutela dei diritti dei disabili europei.
Naturalmente non abbiamo mai rinunciato a batterci da soli quando abbiamo dovuto promuovere i bisogni specifici dei ciechi e degli ipovedenti. Vorrei ricordare qui la provocatoria iniziativa di consegnare alle autorità di Governo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, consegna effettuata ad opera della Presidenza, della Direzione Nazionale e di folte rappresentanze dei Consigli Regionali; poi, l'altrettanto efficace iniziativa posta in essere dalle nostre sezioni provinciali di effettuare un sit-in presso le Prefetture e consegnare un documento sul lavoro dei ciechi e degli ipovedenti destinato al Governo, iniziativa che ha avuto come risultato la convocazione di una delegazione dell'Unione da parte del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero: l'incontro ha avuto esito positivo perché ha portato alla costituzione di un tavolo tecnico con la partecipazione di tutte le parti coinvolte, Unione compresa.
Il 2012 poteva segnare la morte civile della nostra Unione, invece ha fatto registrare la sua rinascita. Punta nell'orgoglio si è ricordata di essere una grande associazione, si è ribellata, si è mobilitata ed ha ottenuto risultati che nessuno osava immaginare in quel clima e in quel contesto. Abbiamo respinto la minaccia del commissariamento, siamo stati determinanti nella difesa dell'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione; dal Fondo Letta abbiamo ottenuto la ragguardevole cifra di 3 milioni di euro che ci ha consentito di ripristinare l'orario completo al personale dipendente della sede centrale - ridotto nel primo semestre dell'anno a causa della cassa integrazione - e di aumentare a 400 mila euro il Fondo sociale destinato alle nostre strutture periferiche in grave debito di ossigeno. Per inciso, devo rendere noto che la concessione del contributo ha scatenato le ire e le gelosie delle altre associazioni di ciechi e di ipovedenti presenti nel nostro Paese, che hanno inviato velenose missive al Ministero dell'Economia, dell'Interno e alla Corte dei Conti. Ho fatto questo inciso per dire che, forse, l'Unione deve fare qualche passo in più per recuperare un minimo di unità dei ciechi, istituendo prima un tavolo di dialogo per poi arrivare alla costituzione di una struttura più coinvolgente e più partecipativa. Non possiamo essere divisi sulle strategie da mettere in campo per dare una risposta ai bisogni, vecchi e nuovi, dei ciechi e degli ipovedenti.
In tema di risultati positivi non posso non ricordare lo stanziamento di 1 milione e mezzo di euro sul capitolo relativo al contributo compensativo previsto dalla legge 24 del 1996. Oltre ai risultati già menzionati, che per la nostra dimensione possono essere definiti di grande spessore, ne abbiamo conseguiti altri, certamente di spessore inferiore, ma non per questo meno importanti:
- il corso di formazione sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, organizzato on-line dall'Unione in collaborazione con il Forum Italiano sulla Disabilità, che ha visto impegnati esperti qualificatissimi che hanno dato un importante contributo nella diffusione dei principi della Convenzione, un monumento di cultura giuridica che non può rimanere privilegio di pochi ma deve diventare patrimonio del maggior numero di disabili, perché strumento di lotta per l'integrazione sociale e per l'inclusione;
- il corso di formazione dei Quadri Dirigenti della nostra Unione, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in base alla Legge 383/2000, che ha fornito ai nostri dirigenti preziosi elementi di aggiornamento assolutamente indispensabili in un contesto giuridico e sociale in continua evoluzione;
- il giornale elettronico, che si aggiunge agli altri numerosi strumenti di comunicazione posti in essere dalla nostra Unione e dà un grande contributo alla conoscenza, all'informazione e alla partecipazione: elementi, tutti, fondamentali per realizzare una democrazia compiuta;
- la soluzione del problema della casa vacanze di Tirrenia, che tante diffidenze aveva creato negli utenti che temevano di essere abbandonati a se stessi e privati dei piccoli benefici di cui godevano; la fine della gestione istitoria e la stipula di un contratto d'affitto a terzi, non ha avuto alcuna conseguenza negativa per i nostri soci che frequentavano la struttura; infatti, il contratto contiene una clausola a salvaguardia dei diritti dei clienti ciechi ed ipovedenti migliorativa rispetto al passato;
- la Convenzione tra l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e l'Associazione Disabili Visivi, che prevede la realizzazione di un nuovo percorso tattile che presenta i pregi dei due precedenti, il Loges ed il Vettore, costituisce un evento di grande importanza perché mette a disposizione dei ciechi un prodotto nuovo che utilizza le tecnologie di ultima generazione e soprattutto evita un potenziale contenzioso tra due associazioni che hanno un unico interesse: mettere a disposizione dei ciechi tutto ciò che serve alla loro autonomia;
- il corso di formazione per dirigenti nazionali e dipendenti della sede centrale, finalizzato ad acquisire informazioni sulle diverse modalità di raccolta fondi e le strategie da porre in essere per realizzarle. Il corso è risultato molto importante per le molteplici prospettive emerse dalle lezioni dei consulenti; è stato affermato il principio che ad effettuare le campagne di raccolta fondi sia la stessa Unione e non le agenzie specializzate e ciò nella considerazione che la realtà dei ciechi è meglio conosciuta dai ciechi che da persone esterne all'organizzazione. Tuttavia l'Unione non dispone delle risorse necessarie per avviare la campagna e ne ha subordinato l'inizio al reperimento di fondi da realizzare attraverso sponsorizzazioni;
- la convenzione tra l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e il Patronato ANMIL, ha trovato una entusiastica adesione da parte delle strutture periferiche che ha visto in essa una straordinaria occasione per avviare il processo di autofinanziamento richiesto dalle difficoltà, sempre crescenti, nel ricevere risorse pubbliche.
Quelle citate qui, sono soltanto alcune delle numerose iniziative con il segno più, realizzate nel 2012, per le altre rinviamo alla lettura integrale della Relazione Morale, dalla quale emerge la ricchezza di risultati conseguiti dalla dirigenza nazionale e dal personale dipendente della sede centrale, nonostante la crisi.
È stato scritto più volte che ogni crisi economica ha in sé un risvolto positivo, perché ti costringe a guardare in faccia la realtà e ti obbliga ad adottare strategie adeguate alla nuova situazione; la nostra Unione di fronte ai tagli del 98% di alcuni dei contributi ad essa destinati per l'erogazione di servizi a ciechi ed ipovedenti, di fronte alla minaccia di commissariamento, piuttosto che rassegnarsi ha chiamato a raccolta l'intero corpo associativo e ha innalzato la bandiera della resistenza, piuttosto che maledire il buio ha preferito accendere una, dieci, cento, mille candele, facendo emergere la verità.
Ci siamo guardati allo specchio e ci siamo visti così come eravamo veramente: non eravamo brutti, forse eravamo assai più belli della media dei cittadini del nostro Paese, tuttavia, stavamo vivendo al di sopra delle possibilità consentite dalle risorse economiche messe a disposizione dell'Unione dallo Stato. Siamo corsi subito ai rimedi: abbiamo immediatamente eliminato le criticità più volte segnalate dalla Corte dei Conti: le passività del Centro Nazionale Tiflotecnico, del Centro studi e vacanze di Tirrenia, del Centro Nazionale del Libro Parlato. Lo abbiamo fatto con prudenza e con intelligenza nello stesso tempo: abbiamo decentrato il Centro Nazionale Tiflotecnico creando strutture commerciali a livello regionale, avvicinando così il servizio ai soci; la struttura nazionale non era più in grado di reggere i ritardi nei pagamenti da parte delle Asl locali, ritardi che in alcuni casi superavano i dieci anni. Abbiamo eliminato la gestione institoria del Centro studi e vacanze di Tirrenia, i cui bilanci erano sempre in perdita, concedendo in affitto la struttura ad una società specializzata, ottenendo un canone annuo di 80 mila euro (del quale è previsto un incremento nei prossimi anni) e garanzie di un trattamento privilegiato per i clienti ciechi e ipovedenti. Stiamo proseguendo nel completamento della chiusura dei Centri regionali di distribuzione del Libro Parlato, per allargare la rete delle sezioni dell'Unione che praticano il download , avvicinando anche in questo caso il servizio ai soci. Abbiamo messo a reddito gli immobili di via del Tritone e di via Belsiana, faremo altrettanto per l'immobile di viale dei Parioli: immobili concessi, finora, in comodato all'Istituto per la Riabilitazione, la Formazione e la Ricerca quale emanazione della nostra Unione. Abbiamo messo in cassa integrazione, ad ore variabili, il personale dipendente della sede centrale riducendolo, anche, di alcune unità con un risparmio di circa 500 mila euro all'anno.
Ora, però, le Autorità vigilanti ci chiedono di fare ulteriori passi avanti nella direzione dei cambiamenti strutturali e di predisporre bilanci preventivi che tengano conto, esclusivamente, delle somme concretamente disponibili per legge, facendo presagire che per il futuro non ci saranno interventi straordinari. Ci opporremo a tale richiesta, invitando gli Organi vigilanti ad attivarsi, nei confronti del Governo, per ripristinare i contributi originari, legati strettamente all'erogazione di servizi specifici destinati ai ciechi ed agli ipovedenti; contributi che hanno perduto il loro potere di acquisto essendo alcuni di essi vecchi di 20 anni e non essendo mai stati aggiornati.
La storia si ripete: a pagare devono essere sempre i più deboli, anche a costo della loro esclusione sociale. I bonus dei manager non si toccano, non si toccano nemmeno le prebende dei politici e degli alti funzionari.
Se non temessi di imitare il linguaggio di un certo gruppo politico di moda in questo periodo, griderei: vergogna, vergogna, vergogna! Questa mia ultima esclamazione ripetuta tre volte, scaturita da un naturale moto dell'anima di fronte alle prepotenze e alle arroganze della burocrazia e della politica, può sembrare in contraddizione con il sentimento dominante di questa Relazione Morale, tutto teso a dimostrare che eravamo nel baratro e ne siamo venuti fuori grazie al nostro impegno e alla consapevolezza delle nostre buone ragioni.
Ma così non è, perché anche senza il cortese messaggio delle autorità vigilanti, vi avrei detto che i tempi per uscire dalla crisi saranno ancora lunghi, che forse il 2013 sarà ancora più terribile di quanto non sia stato il 2012. Vi avrei detto, e in effetti vi dico, che di fronte ad un così drammatico scenario occorre sempre più un'associazione ancora più consapevole, più forte, più responsabile, più unita. Queste qualità non si acquistano semplicemente per opera dello Spirito Santo - anche se la recente elezione di Papa Francesco apre il cuore alla speranza - occorre mettere in campo un di più di coinvolgimento, di partecipazione, di organizzazione; occorre parlare a tutti: ai dirigenti nazionali e locali, ai soci di ogni età, ai giovani, alle donne in particolare, ai dirigenti centrali e periferici; occorre spiegare a tutti che stare nell'Unione non è come stare in un circolo ricreativo sportivo: siamo su un altro pianeta, abbiamo la grande responsabilità di garantire l'istruzione ai nostri ragazzi, la formazione professionale e il lavoro ai nostri giovani, le pari opportunità alle nostre donne, l'assistenza ai nostri anziani, i servizi specialistici ai pluriminorati; e a tutti la riabilitazione, la prevenzione della cecità, l'accesso all'informazione, l'accesso alla cultura, ai beni culturali, alle attività sportive e ricreative. In altre parole la piena cittadinanza a tutti: compito assolutamente difficile in una società che cambia a ritmi vertiginosi e fa del consumismo il suo principale obiettivo quotidiano, alimentando la fatica del vivere di tutti, costringendo i più deboli ad arrancare per tenere il passo degli altri.
I ciechi e gli ipovedenti vivono sulla propria pelle questa fatica, perché vogliono tenere il passo di tutti, non vogliono rimanere indietro: sanno che rimanere indietro significa emarginazione, esclusione sociale. L'Unione ha il dovere di impedire che i ciechi e gli ipovedenti restino indietro, se non lo facesse verrebbe meno al ruolo di rappresentanza e di tutela che la legge dello Stato le assegna.
Deve impedirlo, anche in un contesto drammaticamente complesso e difficile come quello che caratterizza in questo momento il nostro Paese. Non abbiamo un Governo e la prospettiva di averne uno a breve sostenuto da una maggioranza stabile, sicura, coesa, capace di tirare fuori dalle secche l'Italia, è assai remota; l'Europa considera l'Italia un Paese malato che può contagiare il resto del Continente; la crisi politica sembra avvitarsi su se stessa e non si vedono vie di uscita. Resta la speranza di un colpo di genio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che finora non ha mai deluso.
Il pessimismo non mi si addice, ma confesso che essere ottimisti in questo periodo è assai difficile; il mandato del Capo dello Stato sta per scadere e se i tempi della crisi dovessero allungarsi, con la prospettiva di nuove elezioni politiche, la crisi economica già gravemente precaria, potrebbe ulteriormente precipitare con le conseguenze che non vogliamo neppure immaginare. Dobbiamo prepararci al peggio e fare dell'Unione, della sua bandiera, un presidio sicuro per i ciechi e gli ipovedenti. Questo ci induce a chiedere un supplemento di impegno a tutti: ai dirigenti di qualunque livello, un di più di spirito di servizio, un di più di passione civile, così da non uccidere la speranza; ai soci tutti di farci sentire il calore e la forza del loro sostegno, partecipando attivamente alla vita dell'Unione sino a diventare artefici del proprio destino; ai dipendenti centrali e periferici di sentirsi parte integrante della famiglia dei ciechi e degli ipovedenti e di acquistare la consapevolezza che la nostra sconfitta è la loro sconfitta: i dipendenti possono giocare un ruolo fondamentale nel reperimento dei soci effettivi e sostenitori. Abbiamo bisogno di essere in tanti, di lavorare tutti per lo stesso obiettivo, all'ombra della stessa bandiera.
Vorrei concludere parafrasando le parole di una bellissima canzone di Pierangelo Bertoli: "Canterò le mie canzoni per la strada/ed affronterò la vita a muso duro/un guerriero senza patria e senza spada/con un piede nel passato/e lo sguardo dritto e aperto nel futuro".
Porteremo nelle strade i bisogni dei ciechi e degli ipovedenti, lo faremo a muso duro, in nome dei diritti conquistati a prezzo di dure lotte e di grandi sacrifici; avremo un piede nel passato ma lo sguardo dritto e aperto sul futuro".



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