Numero 5 del 2013
Titolo: ITALIA- Sono falsi (ciechi) ma fanno notizia
Autore: Giuseppe Cordasco
Articolo:
Ristabilire la verità su falsi ciechi e ciechi veri . È tutto qui, in questi pochi, concreti ma chiarissimi concetti il senso della conferenza stampa organizzata lo scorso 11 aprile a Roma dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Un momento di riflessione e anche di denuncia di un accanimento che negli ultimi tempi ha fatto dei portatori di handicap bersagli preferiti di tanta retorica qualunquista. "Negli ultimi anni - ha denunciato il presidente dell'Unione Tommaso Daniele aprendo l'incontro - in conseguenza della crisi e della necessità di risparmiare a livello di conti pubblici, è accresciuto l'interesse mediatico per i falsi invalidi. Si è giunti al punto che la nostra categoria, quella dei portatori di handicap, è stata additata addirittura coma la causa stessa della crisi. Abbiamo quindi deciso di organizzare questa conferenza per ristabilire la verità". E per farlo l'Unione ha chiamato a raccolta giornalisti, specialisti e tecnici, tutti a vario titolo conoscitori delle problematiche legate in particolare alla cecità, e ciascuno a modo proprio ha cercato di denunciare le storture di un sistema che finisce con il punire in maniera indiscriminata furbi e onesti. "Siamo stati oggetto di vere e proprie campagne mediatiche diffamatorie - ha detto il presidente Daniele - che hanno generato una profonda indignazione tra i nostri associati. La categoria di falso cieco è stata affibbiata in maniera arbitraria e inaccettabile al non vedente scoperto a potare una rosa, ad accendersi una sigaretta o a tenere in braccio un bambino, a dimostrazione di quale ignoranza regni ancora nel nostro Paese intorno al tema della cecità". E a nulla è servito finora ricordare, dati alla mano, che in Italia ogni anno i falsi invalidi rappresentano mediamente lo 0,06% del totale degli aventi diritto ad una prestazione di assistenza. Qualche migliaio di furbi che getta discredito su un'intera categoria di cittadini, scatenando un'insensata caccia alle streghe. "Partecipando ad una trasmissione Rai qualche tempo fa - ha ricordato tra l'altro il presidente Daniele - ho dovuto fare i conti con forme di pregiudizio nei nostri confronti inimmaginabili. E quando ho cercato ad un certo punto con fatica di ricordare che ad esempio circa il 70% dei ricorsi contro i risultati di indagini frettolose viene accolto, sono stato zittito e si è chiusa la discussione. A testimonianza che il falso invalido, in particolare il falso cieco, fa certamente più ascolto della verità". E allora basta il caso di un furbo pescato a guidare l'automobile e a cui viene giustamente tolta l'indennità da non vedente per causare un'ondata di sdegno che colpisce tutti i ciechi. "Tra l'altro - ha sottolineato Daniele - noi dell'Unione abbiamo da sempre avuto una posizione chiara, che ci ha visto combattere aspramente il fenomeno dei falsi ciechi, perché sia ben chiaro che tutto quello che viene dato ad un impostore viene in realtà tolto ad un vero cieco. E aggiungo che spesso ci siamo costituiti anche parte civile in processi per truffa allo Stato". Un atteggiamento collaborativo che però ora ha lasciato il posto alla rabbia e all'indignazione di fronte a comportamenti vessatori che nulla hanno a che vedere con il corretto accertamento di eventuali truffe. "In questo senso voglio però precisare che noi non abbiamo nulla contro Carabinieri e Guardia di Finanza al cui lavoro spesso si deve la scoperta di falsi invalidi" ha detto Daniele. "In questo senso avevamo invitato rappresentanti dei due Corpi a partecipare a questa conferenza, anche se abbiamo ricevuto un diniego, dovuto forse al timore che proprio i loro metodi d'indagine potessero essere messi sotto accusa". In realtà sotto accusa, nel corso della conferenza stampa, sono finiti singoli episodi che hanno chiarito in maniera lampante quali danni possa provocare ad un vero cieco una falsa accusa di truffa. È il caso ad esempio di un'anziana signora la cui storia è stata presentata da Luisa Bartolucci, componente dell'ufficio di Presidenza dell'Unione, che ha coordinato gli interventi nel corso della conferenza stampa. Prima di dare la parola agli ospiti infatti, la Bartolucci ha letto una lettera della signora in questione, che denunciava di essere stata seguita e filmata mentre faceva la spesa nel supermercato sotto casa, dove si recava da anni in piena indipendenza. Ma a far male non è stata tanto e solo l'accusa di truffa, rivelatasi poi infondata, quanto l'aver ritrovato proprie immagini disseminate in Internet, prima ancora che si potesse appurare la verità. Inutile sottolineare la violenza dei tanti commenti che si sono accumulati on-line sotto le foto catalogate come quelle di una falsa cieca. Una vicenda tristissima che ha gettato la signora in uno stato di prostrazione, facendole perdere qualsiasi stimolo ad uscire di casa. Una storia emblematica, da cui è partita la riflessione di Francesca De Carolis, giornalista radiofonica, prima ospite ad intervenire, la quale ha sottolineato le storture di meccanismi mediatici infernali. "In un momento di crisi come quello attuale - ha detto la De Carolis - è troppo facile individuare una categoria a cui poter addossare tutte le colpe dell'attuale disagio economico e sociale. Il mio consiglio allora è quello di provare sempre ad immedesimarsi nelle condizioni di un cieco per provare anche per un solo momento a condividerne le condizioni". Un appello a cui la De Carolis ha fatto seguire un'annotazione circa il numero dei truffatori scoperti ogni anno. "Mi dispiace che non sia presente a questo appuntamento la Guardia di Finanza, che avrebbe potuto confermare come il numero di falsi invalidi scoperti nel 2010 era pari a circa 4.480, una cifra scesa nel 2011 a quota 3.000. Il tutto senza considerare che spesso tecniche di comunicazione poco accurate finiscono per inserire sotto la denominazione di falsi invalidi casi di truffe di tutt'altro genere". Una bolla mediatica che dunque va innanzitutto ridimensionata, soprattutto cominciando ad utilizzare toni meno ridondanti e approcci al tema dell'invalidità più aderenti alla realtà. Ma quello che serve per ottenere questo risultato è anche una più corretta conoscenza del fenomeno della cecità. Troppo spesso infatti è l'ignoranza della patologia stessa a far commettere errori pesantissimi di valutazione. Un tema questo che è stato al centro dell'intervento del prof. Filippo Cruciani, Direttore della Clinica oculistica all'Università "La Sapienza" di Roma - Policlinico Umberto I. "È bene ricordare innanzitutto - ha detto Cruciani - che la vista si compone di una visione centrale, quella che ci permette di riconoscere gli oggetti e di leggere ad esempio, e di una visione periferica, che ci permette di muoverci in uno spazio. Quest'ultima è stata sempre sottovalutata, soprattutto dalla medicina legale, mentre ora, grazie anche alla legge n. 138 del 3 aprile 2001, gli è stata data piena dignità. E lo dico perché - ha aggiunto il prof. Cruciani - un cieco con perdita della vista periferica è un soggetto che vive malissimo, più di quello che si possa immaginare". Inoltre, manca una piena considerazione di quali effetti menomanti possa causare la cecità. "Uno studio fatto in Canada - ha spiegato il prof. Cruciani - ha dimostrato come l'impatto della degenerazione maculare , che è la prima causa di cecità nel mondo, è pari a quello di un ictus che costringe un paziente a letto con una paralisi da dieci anni. La stessa ricerca aggiunge inoltre che una degenerazione maculare media è valutata come un infarto". Parole che sono suonate come un monito a chi cerca di sottovalutare gli effetti della cecità e prova a gettare discredito su una forma di handicap tra le più pesanti da sopportare. Concetti che sono riecheggiati anche nelle parole di Mauro Salducci, Specialista e docente universitario in Medicina legale e delle assicurazioni. "Purtroppo - ha detto Salducci - spesso c'è molta ignoranza anche tra i medici sugli effetti della cecità. Molto si è parlato, soprattutto mediaticamente, dei ciechi che sono in grado di fare alcune cose. Si dimentica però che qui non si parla di cecità assoluta, una patologia che colpisce pochi soggetti, ma di persone con problemi di visione periferica che vedono, ma come se guardassero dal buco di una serratura, una condizione che in generale li rende totalmente dipendenti". E proprio da Salducci è venuta anche una proposta concreta per migliorare il livello delle verifiche che in sede Inps vengono fatte per stabilire i vari gradi di cecità. Una proposta che cerca di superare i diversi livelli di competenza dei medici chiamati a queste verifiche, creando standard più omogenei a livello nazionale. "Per ottenere questo obiettivo - ha sostenuto Salducci - si potrebbe istituire uno staff di medici di oftalmologia medico-legale sotto egida dell'Inps, facendo in modo che tutti quelli che fanno richiesta di una forma di assistenza passino un controllo e ricevano una certificazione da questo gruppo ristretto di specialisti". È stata poi la volta di Giuseppe Terranova, vicepresidente nazionale dell'Unione, che nel suo intervento si è chiesto in effetti "quanto si possa risparmiare davvero sui falsi ciechi, considerando i costi delle indagini che vengono messe in campo. Sarebbe bene piuttosto - ha aggiunto - che la stampa in buona fede riflettesse sulle conseguenze di certe denunce, che spesso offrono allo Stato un alibi per tirarsi indietro rispetto alle reali responsabilità che dovrebbe avere nei confronti dei ciechi veri". Una denuncia e una provocazione pienamente condivise da un rappresentante di Cittadinanzattiva presente alla conferenza stampa. Una condivisione di intenti che ha chiamato in causa Raffaele Migliorini, responsabile del Management sanitario esterno Inps. Intervenuto proprio a nome dell'Istituto nazionale che sovrintende a tutte le forme assistenziali nazionali, Migliorini ha cercato di evidenziare quali siano le priorità dell'Inps. "Noi gestiamo circa 2,7 milioni di prestazioni di invalidità, e tra queste circa 125 mila riguardano ciechi. Più difficile è un conteggio degli ipovedenti, che spesso rientrano nella categoria degli invalidi civili. È indubbio - ha sottolineato Migliorini - che dal 2010 sono partite una serie di verifiche straordinarie contro i falsi ciechi, decise però, è bene ricordarlo, con provvedimenti governativi. In tutta questa attività di verifica - ha aggiunto Migliorini - noi abbiamo cercato di darci delle linee guida generali per poter certificare determinate invalidità. E per far questo abbiamo dato indicazioni ai nostri medici di utilizzare metodi che possano essere il più possibile quantificabili: dagli esami elettrofisiologici, a quelli morfostrutturali, fino alle indagini neuroradiologiche. Spesso queste tecniche lasciano la sensazione che tutto venga deciso con strumenti puramente statistici e matematici, ma dobbiamo pur adottare dei sistemi per poter graduare i tipi di invalidità". A fronte dei numeri nudi e crudi c'è chi invece si trova quotidianamente a confronto con gli effetti sociali e psicologici prodotti dalla cecità. È il caso di Stefania Fortini, responsabile del Servizio di psicologia del Polo nazionale di servizi e ricerca per la prevenzione e la riabilitazione visiva degli ipovedenti (Iapb Italia onlus). "Il cieco - ha sottolineato la Fortini - vive in uno stato di sofferenza emotiva che lo caratterizza per tutta la vita. Quindi è come se ci fossero due disabilità con cui fare i conti: una di carattere fisiologico e l'altra di carattere emotivo, che spesso sfocia nella depressione". Facile capire quale enorme lavoro comporti allora ridare fiducia a un cieco e fargli acquistare un minimo di indipendenza nella propria vita. Con risultati a volte straordinari, che però ora, proprio il fenomeno della lotta sconsiderata ai falsi ciechi, rischia di vanificare. "Ultimamente - ha denunciato la Fortini - in concomitanza con i fenomeni di spettacolarizzazione della lotta ai falsi ciechi, molti nostri pazienti, soprattutto anziani, hanno sempre maggiore difficoltà, e a volte c'è un vero e proprio rifiuto ad utilizzare proprie strategie personali per vivere in autonomia. Molti di loro infatti temono che essere scoperti a fare delle cose in maniera indipendente possa portare qualcuno a fotografarli o a riprenderli per accusarli di essere falsi ciechi, facendogli perdere l'assistenza economica della quale hanno assoluto bisogno". Un preoccupante effetto collaterale della lotta ai falsi invalidi che non andrebbe in nessun modo sottovalutato. Soprattutto se si tiene conto di altre testimonianze, raccolte in chiusura della conferenza, di ciechi messi inopinatamente nel mirino di indagini per truffa. Tra i resoconti più toccanti quelli di una signora che ha denunciato di essere stata filmata all'interno della scuola per ciechi che frequenta da trent'anni e di essere stata ripresa mentre saliva delle scale che conosceva ormai da decenni, facendole cadere addosso l'infamante accusa di truffa. "Presidente Daniele - ha affermato la signora con la voce rotta dall'emozione - a cosa sono serviti anni e anni di sforzi per renderci autonomi, e i salti di gioia per tutte le volte che riuscivamo a svolgere azioni quotidiane in maniera indipendente, se poi tutto questo si ritorce contro di noi?". Un accorato grido d'allarme e di dolore che invoca verità e soltanto verità per i ciechi.
INCORNICIATO
L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus coinvolta suo malgrado nei segreti dei paradisi fiscali
Con grande sorpresa e stupore si è appreso dai principali media che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus, insieme ad altre due fondazioni definite "caritatevoli", compare tra i beneficiari di due trust.
Il Presidente Nazionale Tommaso Daniele smentisce categoricamente ogni rapporto con i suddetti trust, del tutto sconosciuti alla sede centrale e alle sedi periferiche dell'Unione: infatti il Presidente dichiara di aver svolto una indagine interna dalla quale risulta l'assoluta estraneità a quanto riportato dai media.
Pertanto si invita chi ha effettuato l'inchiesta a fornire notizie dettagliate su chi avrebbe effettuato le donazioni e sui soggetti che le hanno ricevute, tutto questo per avere la possibilità di tutelare il buon nome e l'immagine dell'Associazione.
L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus si riserva di adire le vie legali ove ne ricorressero gli estremi.
Si prende atto che chi ha effettuato l'inchiesta ha segnalato che le fondazioni hanno dichiarato di essere estranee alla vicenda e che chi ha utilizzato il nome delle "Charities" lo ha fatto, probabilmente, per mettersi al riparo da inchieste della Magistratura.