Logo dell'UIC Logo TUV

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

torna alla visualizzazione del numero 5 del Corriere dei Ciechi

Numero 5 del 2013

Titolo: LAVORO- Un nuovo lavoro per noi

Autore: Emiliano Angelelli


Articolo:
La professione di mediatore civile e commerciale

L’Italia è storicamente la culla del diritto ma è unanimemente anche il paese delle lungaggini burocratiche. Lo conferma un recente rapporto della Commissione europea, dal quale emerge che nel nostro paese ci vogliono in media 500 giorni per risolvere i processi civili e commerciali. Peggio di noi in Europa stanno solo Cipro e Malta. Inoltre siamo anche il paese europeo con il maggior numero di cause civili pendenti per ogni 100 abitanti, ovvero 7. Tanti processi lunghi e costosi che gravano sulle spese dello Stato. In realtà un'alternativa ai processi esiste, ma è assai poco conosciuta: si chiama mediazione civile e commerciale e consente di risparmiare tempo e denaro.
La mediazione ha lo scopo di condurre le parti a una conciliazione, attraverso l'intervento di un mediatore, un soggetto professionale che aiuti a trovare una soluzione, possibilmente amichevole, alla controversia. Per capire di cosa stiamo parlando, basta pensare che una mediazione si risolve in media in 6 mesi per una spesa media di 70-100 euro. Ma non solo, la figura del mediatore è anche una figura professionale relativamente nuova che l'Irifor (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) ha individuato come una fra le nuove professioni accessibili a ciechi e ipovedenti. L'istituto si occupa da anni dell'accertamento di nuovi impieghi per non vedenti e nel mese di febbraio, grazie a una convenzione con Bridge Mediation Italia, ha permesso che si realizzasse il primo corso di formazione per mediatore civile e commerciale solo per disabili visivi. Dal 4 al 9 febbraio scorso, infatti, tredici disabili visivi hanno frequentato un ciclo di lezioni organizzato a Roma, svolgendo e superando con successo le due prove di esame (scritta e orale) e presentando così la domanda d'iscrizione all'albo nazionale dei "mediatori civili e commerciali" istituito presso il Ministero della Giustizia.
"La professione di mediatore civile e commerciale è diventata obbligatoria in Italia con il decreto n. 28 del 4 marzo 2010" spiega il professor Luciano Paschetta, direttore centrale dell'Irifor. "Eravamo convinti che si trattasse di una professione adatta per i non vedenti e quello che abbiamo voluto fare è stato di studiarla a fondo per capire quali erano i problemi per un disabile visivo e in quale modo potessero essere superati. Faccio un esempio: il mediatore deve rompere le difese della persona che ha davanti perché trattandosi di un contenzioso solitamente i soggetti coinvolti tendono a chiudersi; e per fare questo bisogna essere capaci di leggere i linguaggi non verbali. Ora è evidente che ciò per un cieco può rappresentare un problema serio, ma abbiamo verificato che con piccoli accorgimenti, come ad esempio ponendo attenzione al tono della voce e al modo in cui si stringe la mano, o accogliendo il cliente in piedi e accompagnandolo alla sedia, il non vedente può svolgere egregiamente questo lavoro".
"Perciò nell'individuare un partner abbiamo scelto una società che non ne facesse una questione di business, ma di impegno, e che sposasse la nostra causa" aggiunge Paschetta. "La ricerca è stata lunga e alla fine abbiamo scelto la Bridge Mediation Italia, anche grazie al contatto fornitoci dal presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Siena Massimo Vita. Con loro abbiamo fatto un vero e proprio percorso, che è consistito nel far frequentare a due ragazze toscane un corso di formazione che la BMI ha tenuto a Milano nel dicembre scorso e che ha fatto da apripista per questa nuova esperienza. Sulla base di questo primo esperimento i docenti BMI hanno compreso il modo corretto di relazionarsi con i non vedenti. Così insieme alle due ragazze e ad un insegnante, e con la collaborazione del presidente dell'Unione di Firenze, abbiamo affrontato insieme tutte le problematiche che avrebbe incontrato il mediatore civile e successivamente abbiamo dato vita al corso stesso".
"Il corso si è concluso felicemente ed è stato veramente una bella esperienza" continua Paschetta. "Le richieste erano ventisei mentre noi avevamo deciso che sarebbero stati solo dodici i partecipanti, anche perché le spese sono state sostenute in parte dall'Istituto. Alla fine abbiamo deciso di portare il numero a tredici perché ci faceva piacere soddisfare il numero massimo di richieste possibile. Per scegliere i partecipanti abbiamo fatto un colloquio di selezione preliminare. Il corso si è concluso il sabato, ma la domenica è stato fatto un modulo integrativo che BMI di solito organizza per i suoi impiegati o comunque per coloro che intendono lavorare con l'azienda. Nella convenzione stipulata tra Irifor e BMI non c'è solo il corso di formazione, ma anche la possibilità che le sedi periferiche dell'Istituto diventino sedi di mediazione, ovvero luoghi dove si sviluppi concretamente l'attività del mediatore". Ora, tutti coloro che hanno partecipato al corso possono essere a tutti gli effetti operativi come mediatori anche se il percorso prevede che assistano a un certo numero di mediazioni prima di poter iniziare a operare da soli.
Purtroppo lo stesso giorno che è uscita la circolare che annunciava lo svolgimento del corso, la Corte Costituzionale si è pronunciata con una sentenza che ha dichiarato non costituzionale la procedura con cui era stata definita l'obbligatorietà della mediazione. Secondo i giudici, infatti, quest'ultima doveva essere sancita con una legge primaria e non con un decreto. "Noi come Irifor speriamo che questa vicenda venga superata al più presto" commenta Paschetta "perché la mediazione è una pratica molto semplice e molto meno onerosa rispetto alla procedura civile. Quello che manca in Italia purtroppo è una cultura della mediazione che in teoria non dovrebbe essere neanche obbligatoria bensì una scelta di buon senso".
"La decisione della Corte Costituzionale pone evidentemente un freno allo sviluppo di questa professione e dobbiamo ammettere di essere stati poco fortunati in questo" prosegue Paschetta. "In Italia, però, la mediazione impegna già migliaia di persone, ci sono diverse società che hanno investito in questo settore, quindi nonostante la situazione politico-istituzionale che stiamo vivendo non aiuti, credo che sia praticamente impossibile che non venga reistituita l'obbligatorietà, poiché non è quest'ultima che è stata messa in discussione, ma un banale problema di procedura".
"Sicuramente è un momento difficile per l'accesso al lavoro dei non vedenti" continua Paschetta "e questa è un'ulteriore batosta per noi, ma ci vuole grinta e coraggio e non arrendersi al primo ostacolo". E sicuramente grinta e coraggio non mancano ai non vedenti, ce lo dimostrano Marta Ghelli e Claudio La Corte, due dei tredici non vedenti che hanno partecipato al corso. La prima, ventottenne neolaureata ci racconta: "Per me questa esperienza è nata quasi per gioco, ma poi ho trovato il corso molto utile. Secondo me la mediazione è molto poco conosciuta in Italia ed è un peccato che non sia più obbligatoria. Per noi l'accesso al mondo del lavoro è difficile perché la nostra disabilità è poco conosciuta e molte aziende si spaventano di fronte alla possibilità di assumere un cieco. Ma dopo aver studiato tanto non ho nessuna intenzione di starmene a casa ad aspettare. Nel frattempo sto pensando di iscrivermi a un master e di prendere anche la tessera da pubblicista".
"L'esperienza del corso è stata veramente interessante, sotto tutti i punti di vista" dice Claudio La Corte, 56 anni, ex sindaco di un piccolo paese in provincia di Como. "Eravamo un gruppo molto eterogeneo, composto da gente proveniente da diverse parti d'Italia e di diverse età, dai 25 ai 50 anni. Io sono diventato cieco nel 2003 a causa di un incidente e mi rendo conto che alla mia età sono difficilmente collocabile, ma sto comunque cercando un lavoro part-time e sto pensando alla possibilità di fare il tirocinio di BMI a Milano, che mi permetterà di capire come funziona realmente la professione di mediatore".
Con BMI, che gestirà i futuri corsi da mediatore, oltre al corso già effettuato, l'Irifor ha concordato un programma che prevede per ora tre nuove attività. La prima riguarda i corsi di aggiornamento, che tutti i mediatori sono obbligati a seguire periodicamente, e nel corso dei quali uno dei moduli spiegherà come realizzare una mediazione civile con un cliente non vedente. Inoltre prenderà presto il via un nuovo corso per mediatori ciechi nella città ligure di Albenga, mentre a Palermo si terrà un corso misto, probabilmente all'interno della sede locale dell'Irifor. Entrambi i corsi saranno curati da BMI con la consulenza tecnica dell'Istituto.
"Inoltre stiamo lavorando per individuare altre nuove figure professionali per i ciechi" ci racconta Paschetta. "Personalmente mi sto dedicando in particolare a una di queste e a breve la presenterò al pubblico". Nuove professioni che, insieme a quella del mediatore, potrebbero riportare l'Italia in quello stato di avanguardia vissuto fino agli anni '90 quando grazie all'impiego di centralinista telefonico si era raggiunta la piena occupazione dei disabili visivi, contro il 40-50% dei paesi come la Francia e la Germania. Un percorso che l'Unione aveva già individuato nel 2000 con la pubblicazione del Decreto Salvi, che introduceva tre nuove professioni adatte ai tempi (operatore di call center, addetto alle relazioni con il pubblico e gestore di banche dati), ma che purtroppo è rimasto ancora oggi inattuato.



Torna alla pagina iniziale della consultazione delle riviste

Oppure effettua una ricerca per:


Scelta Rapida