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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2013

Titolo: IPOVEDENTI- Noi siamo ciechi… ma loro sono sordi

Autore: Angelo Mombelli


Articolo:
Il rimprovero del Presidente Napolitano rivolto alla classe politica italiana

Sono trascorse poche ore da quando il "neo-rieletto" Presidente Giorgio Napolitano ha presentato il suo discorso davanti agli onorevoli del Parlamento Italiano. A piacermi è stata la strigliata che ha rivolto a tutti i Partiti: il "j’accuse" del Presidente ha immediatamente rievocato in me le enormi difficoltà che in questi ultimi anni noi ciechi e noi ipovedenti abbiamo incontrato nelle trattative con i vari Parlamentari. Sovente, il nocciolo del problema non ha riguardato l’aspetto economico, altrettanto spesso marginale, ma la difficoltà di far comprendere le nostre ragioni. Il problema vero è stato la scarsa ricettività della classe politica di oggi alle nostre questioni, e alle questioni di carattere sociale in genere, in controtendenza all’assioma per il quale più un paese si preoccupa del proprio welfare più è da considerarsi un paese moderno e civile.
Alcuni esempi? Lasciando da parte i tagli che regolarmente si abbattono sui già miserevoli contributi che lo Stato ci concede, molte sono le risposte che attendiamo per quanto concerne diverse, ormai annose, richieste. Pensate, ad esempio, alla revisione delle Tabelle delle percentuali di invalidità: quando la Commissione di esperti nominata dal Parlamento ha terminato il lavoro di revisione, la Commissione Sanità del Senato ha respinto il tutto, affermando che le valutazioni dovevano prendere in considerazione le capacità residue e non la minorazione come era stato predisposto nelle vecchie tabelle. La domanda sorge spontanea: quando hanno nominato la Commissione di esperti, con relativo dispendio di denaro pubblico, non potevano fornirle specifici indirizzi operativi, invece di aspettare la conclusione del lavoro per poi buttar via tutto e dover iniziare da capo?
Passiamo all’accesso al Nomenclatore Tariffario delle Protesi. Da tempo chiediamo che anche agli ipovedenti in età evolutiva sia concesso quanto previsto dalla normativa generale. Ci hanno sempre risposto di no, ribadendo che solo allorquando il nuovo Nomenclatore verrà predisposto potranno essere prese in considerazione le nostre proposte. Sta di fatto però che, nel 1999, l’accordo era che ogni due anni il Nomenclatore sarebbe stato aggiornato. Oggi, dopo quattordici anni, siamo ancora in attesa di un prima revisione! O meglio: una revisione c’è stata nel 2001, ma mai è stata promulgata.
E l’indennità speciale concessa ai ciechi parziali? A fronte di una percentuale di invalidità variante tra l’80 e il 100% i ciechi parziali percepiscono un importo quasi inferiore alla metà rispetto a quello che percepiscono altre categorie di disabili la cui percentuale di invalidità massima raggiunge l’80%. Anche in questo caso, niente: i soldi non ci saranno mai.
Sono molti altri i problemi, ma ad elencarli tutti non basterebbero tutte le pagine de "Il Corriere dei Ciechi".
Accantoniamo ora le nostre rivendicazioni quotidiane, i nostri problemi di categoria, e proponiamo una riflessione più generale, che mi suggerisce il sociologo Francesco Alberoni: ai tempi dell’antica Grecia, erano i paria, ossia gli emarginati, a promuovere i cambiamenti del sistema sociale e politico: il progresso non era certo favorito dalla classe dirigente, per sua natura conservatrice, ma da coloro che ne erano esclusi, dai cosiddetti diversi e dagli emarginati. Questo dovrebbe farci riflettere sul ruolo che le minoranze possono ricoprire nella costituzione di una società migliore. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, per la sua storia, può affermare di aver avuto un ruolo rilevante nel progresso della società italiana. Oggi vorrebbe continuare su questa strada, ma le difficoltà sono tante: noi non ci vediamo o ci vediamo poco, ma loro, il più delle volte, non ci sentono affatto. È altresì vero che quando una crisi economica ci colpisce, la coperta si restringe e coloro che sono ai margini, come noi, sono i primi a rimanere al freddo...



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