Numero 10 del 2013
Titolo: Gli amori-stampella. Come uscire da un rapporto malato
Autore: Redazionale
Articolo:
(da «Riza Psicosomatica» n. 391-2013)
Se uno dei due partner ha sempre bisogno di supporto e comprensione, e l'altro recita sempre la parte del salvatore, alla lunga l'idillio può incrinarsi e la coppia scoppia. Come se ne esce? Scopriamolo assieme
Non si sa bene chi abbia iniziato per primo: se sia stato uno ad appoggiarsi eccessivamente all'altro, oppure se sia stato l'altro a incoraggiare l'appoggio. Quel che è certo è che, nei primi tempi di una storia d'amore, il netto sbilanciamento che, in alcune coppie, si crea tra «chi dà» e «chi prende» è una sorta di magica intesa che appaga entrambi. A quello che «perlopiù chiede» non sembra vero di aver trovato qualcuno che sia disposto a mettersi al suo servizio e appagando i vari bisogni. Quello che «perlopiù dà» si sente, a sua volta, molto gratificato dal recitare il ruolo del salvatore. In pratica tutti e due percepiscono questo schema come vantaggioso e, in qualche modo, idilliaco. Così idilliaco che, senza accorgersene, viene potenziato fino a che si struttura come la modalità fondamentale della coppia. Amici e parenti si accorgono dell'asimmetria, ma per il momento i due non vogliono sentire ragioni: nessuno osi toccare ciò che l'incastro ha unito.
Tutto concesso a uno solo. L'asimmetria prevede una strana (ma frequente) situazione nella quale, innanzitutto, uno dei due può dire e fare cose che all'altro non sono concesse: può mettere i propri problemi sempre al centro dell'attenzione, esprimere ogni sorta di nervosismo o di sbalzo d'umore, lanciare frecciate e critiche feroci durante le discussioni, sbagliare ripetutamente senza chiedere scusa o dispiacersi. Il tutto senza pensare alle conseguenze e, anzi, sicuro che il partner lo capirà, lo comprenderà, lo sosterrà. In secondo luogo, chiede con intransigenza l'appagamento dei propri bisogni e desideri, anche quando prevedono grandi sacrifici da parte dell'altro oppure ne conosce la contrarietà. Tiene il muso, batte i piedi, si impunta, e il partner si farà in quattro per soddisfarlo: sarà la sua missione. E non basta ancora: il «richiedente» pretende che l'altro non si mostri mai scontento nel doversi adattare, anzi si senta «onorato» di rendere tutti questi servigi.
Non incolpatevi a vicenda. Dopo un po' di tempo lo squilibrio inizia a farsi sentire. Quando la fatica della routine e qualche avversità non prevista arrivano a togliere energie, il «donatore», che senza saperlo è già logoro, inizia a non farcela più, ma sente di non poter chiedere né comprensione né aiuto. Il «richiedente», a sua volta, chiede ancora più aiuto e comprensione, ma vede che l'altro non riesce a «servirlo» come al solito, dato che sta annaspando. E' a questo punto che l'idillio diventa il suo opposto: i due si caricano di rabbia e di astio reciproci e, in questa discrepanza tra attese e delusioni, si apre la crisi di coppia. Una crisi sicuramente non facile da risolvere, ma che consente di far emergere i problemi di entrambi. Lo sbilanciamento non si è infatti instaurato per caso.
Le responsabilità vanno condivise. L'unico modo per risolvere la situazione risiede nel prendere atto che la responsabilità è di entrambi. Perché se da un lato è vero che il richiedente ha espresso un carico esagerato di voglie e di bisogni, e l'ha fatto in modo a volte intransigente, a volte ricattatorio, dall'altro il donante non ha affermato le proprie esigenze e desideri; se lo ha fatto, non è stato abbastanza incisivo e si è fatto scoraggiare dall'intransigenza del partner; ha cercato di farsi accettare attraverso la strategia dell'accontentare; ha voluto «fare l'eroe» quando in realtà trascurava aspetti importanti di sé; ha fatto passare l'idea che non ci fossero problemi nell'adattarsi a tutto. Ecco allora che ai due si presenta una grande opportunità di crescita: per l'uno smettere di porre infantilmente il continuo bisogno di essere accudito, per l'altro smettere di porsi, altrettanto infantilmente, come quello che soddisfa le aspettative. Si tratta di fare un bel salto di crescita. Il punto di partenza? Innanzitutto smettere di incolparsi e di rinfacciare e, subito dopo, riconoscere il proprio contributo alla situazione. C'è solo da guadagnarci.
Un rapporto a senso unico. Non c'è un colpevole: entrambi l'hanno creato
Gli errori di chi si appoggia
Mette i propri problemi e desideri al centro dell'attenzione; non frena mai nervosismo o sbalzi d'umore; è facile al sarcasmo contro il partner; non chiede mai scusa per i propri errori; non riconosce gli sforzi e l'impegno dell'altro.
Gli errori di chi sostiene
Appaga e accontenta sempre il partner; corre in suo aiuto in ogni occasione; subisce il suo cattivo carattere scusandolo sempre; si scorda del tutto i propri bisogni e desideri; dà all'altro l'idea di essere felice di servirlo sempre.
Due suggerimenti
Rompete i soliti schemi mentali e tutto potrà cambiare
Oggi si fa quello che voglio io. Quando siete assieme non fate soltanto ciò che piace o ciò che serve al «richiedente», altrimenti il «donatore» diventerà un semplice accompagnatore. E' importante che iniziate ad ascoltare entrambi anche i bisogni e le idee del «donatore». All'inizio non sarà facile soprattutto perché chi è abituato a dare si sente in colpa a chiedere. Ma è un passaggio obbligato. Chi è solito ricevere invece deve provare a immedesimarsi, per una volta, nei panni dell'altro. E' ciò che non fa mai, più che altro per pigrizia mentale, ma potrebbe scoprire addirittura nuovi mondi!
Scegliete l'autoironia. State prendendo troppo sul serio sia tutte le cosiddette urgenze dell'uno, sia il ruolo di eroico salvatore dell'altro. Provate invece a sdrammatizzare: immaginate ad esempio due personaggi che rispecchiano la vostra «strana coppia» in chiave spiritosa. Invece che la fanciulla e l'eroe (ammesso che i ruoli siano divisi tra voi in questo modo), potrebbero essere la Marchesa e il Maggiordomo? O il Burbero e l'Infermiera? Date loro due nomignoli spiritosi e usateli tra voi, per gioco. Questo rimetterà in moto l'intimità e avrà effetti benefici anche per l'intesa sessuale ora spenta.
La guida pratica
Come riequilibrare il rapporto? Scambiandovi i posti
Per chi riceve sempre. Staccati dal biberon e osserva l'altro
Continuare a chiedere e ad appoggiarsi significa trattare il partner come una specie di «biberon» sempre pronto all'uso. Serve uno «svezzamento»: impegnati, per amore di te stesso e della coppia, a risolvere in modo indipendente alcune delle cose che chiedi. O almeno provaci. Se non ci riesci, può essere utile un supporto psicologico.
Avere dei bisogni e delle richieste non deve farti dimenticare che, nella vita di coppia, esiste «l'altro», e che anche lui può avere le sue difficoltà. Impara a condividere più che a chiedere aiuto. Dalla condivisione arriverà un aiuto più maturo, che terrà conto di entrambi.
Per chi dà sempre. Ci sei anche tu, devi convincere prima te stesso
Se non fornisci al tuo partner le «coordinate» su chi sei, su cosa pensi e di cosa hai bisogno, non farai altro che aumentare il suo egocentrismo e la dipendenza da te. Inizia ad affermare in modo chiaro cosa pensi e vuoi. Non è egoismo: in questi casi sforzarti di «chiedere per te» costituisce un sano gesto d'amore per l'altro. Per riuscirci hai bisogno di momenti frequenti di relax, in cui percepire maggiormente la tua interiorità e il tuo corpo, e riportare così il tuo baricentro psichico su te stesso. Se ti senti di più, annullarti per servire il partner sarà più difficile.