Logo dell'UIC Logo TUV

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Kaleîdos

torna alla visualizzazione del numero 10 del Kaleîdos

Numero 10 del 2013

Titolo: Ecco i veri motivi per cui soltanto 1 manager su 5 è donna

Autore: Maurizio Dalla Palma


Articolo:
(da «Donna Moderna» n. 39-2013)
A un anno dalla legge sulle quote rosa, i posti di comando sono ancora tutti (o quasi) occupati dagli uomini. E la ragione non sta unicamente nella mancanza di norme e servizi. Esistono altri ostacoli. Che però possono essere superati. Parola di chi ci è riuscita
Se n'è accorto il premier Enrico Letta davanti agli imprenditori riuniti al Forum Ambrosetti di Cernobbio: «In sala vedo tutti uomini ed è insopportabile. Siamo un Paese per metà di uomini e per metà di donne». Ma l'assenza femminile non era casuale. «La prima difficoltà per le italiane è trovare lavoro: hanno un posto 47 donne su 100, contro 65 uomini. E nel corso della carriera il divario cresce: su 100 manager, solo 22 sono donne» sottolinea Simona Cuomo, coordinatrice dell'Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi. «Un passo avanti è stato fatto con la legge sulle quote rosa» dice Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e «mamma» del provvedimento con Alessia Mosca. «Da quando è entrata in vigore, un anno fa, sono raddoppiate le donne nei consigli di amministrazione: oggi sono il 17,2%». Ma come moltiplicare il numero delle manager, quelle che comandano davvero? «La barriera principale è la conciliazione tra carriera e famiglia» continua Golfo. «Per abbatterla occorrono norme e servizi, dagli asili aziendali ai permessi per assistere i genitori anziani». Ma se cambiare leggi e cultura richiede tempo, alcuni ostacoli possono essere già «saltati». Ne abbiamo individuati 5 e, con l'aiuto delle donne che ce l'hanno fatta, abbiamo trovato anche i modi per superarli.
Non ti promuovono. Capita spesso: sei brava, ma non fai carriera. «Una delle cause principali è la mancanza di assertività. A differenza degli uomini, le donne non chiedono promozioni: si aspettano che i loro meriti siano riconosciuti dal capo» spiega Marisa Montegiove, presidente di Donne Manager Italia, associazione di dirigenti che dà consigli pratici sul blog donne.manageritalia.it. «Bisogna imparare ad affermare il proprio valore, anche con l'aiuto di un coach. Del resto, la presenza femminile ai vertici di una società garantisce risultati migliori, come dimostra uno studio dell'università Bocconi».
Ti senti sola. Per gli uomini è più facile farsi degli amici in ufficio, anche parlando di calcio alla macchinetta del caffè. «Se una donna, che già è «in minoranza», non riesce a stabilire un feeling con le colleghe, resta isolata» nota Claudia Parzani, presidente di Valore D, associazione di grandi imprese a sostegno della leadership femminile. «Bisogna invece costruire una rete di contatti tra donne. Noi, per esempio, organizziamo colazioni tra manager: dopo aver portato i bambini a scuola, ci ritroviamo per condividere idee e informazioni». Non è una questione di lobby. «La rete dà visibilità al proprio lavoro» spiega Simona Cuomo. «Le donne investono tempo ed energie per migliorare il proprio curriculum: si aggiornano, imparano le lingue. Si comportano da brave studentesse. Ma il lavoro si sviluppa in una dimensione sociale. E per fare carriera a volte è più utile prendere un caffè con il capo e raccontargli quello che si fa».
Rinunci per lo stress. «Una donna getta la spugna quando la fatica supera la passione: perché deve impazzire tra ufficio, marito e figli?» dice Simona Cuomo della Sda Bocconi. «Il primo modo per affrontare le tensioni è accettare l'imperfezione. Bisogna capire che, dividendoci tra molti compiti, non possiamo svolgerli sempre tutti al 100%. Ci si deve accontentare del 70. Se non ci riusciamo da sole, sono utili le lezioni di gestione dello stress». Se ne parlerà anche al corso di leadership femminile, da ottobre alla Sda Bocconi.
Ti mancano i modelli femminili. C'è chi non fa carriera perché pensa che sia una «cosa da maschi»: vedendo al comando solo uomini, il passo indietro viene quasi spontaneo. «Per questo è importante conoscere le storie delle donne che hanno raggiunto il vertice. Senza rinunciare alla femminilità e agli affetti. Su 10, ne trovi una davanti alla quale pensi: mi assomiglia!» racconta Claudia Parzani. Che alle socie di Valore D farà incontrare, a Milano, il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza e il presidente di Olivetti Patrizia Greco. «In Italia non funzionano gli esempi di Marissa Mayer di Yahoo! o Sheryl Sandberg di Facebook, che vivono per il lavoro. Servono modelli più flessibili» dice Cuomo.
Pensi che non convenga. Si può rinunciare anche per calcolo. Se fai carriera guadagni di più, ma spesso l'aumento se ne va per lo stipendio della colf e della babysitter dato che tu rimani a lungo in ufficio. Tanto vale non essere promossa. E' davvero così? «E' un ragionamento frequente tra le donne giovani che fanno figli: 27 su 100 restano a casa dopo la prima gravidanza. Altre 15 su 100 con il secondo figlio» dice Claudia Parzani. «Ma chi conosce la vita in azienda invita le ragazze a essere lungimiranti. Se sono brave, riceveranno in pochi anni altre promozioni e aumenti. Un sacrificio fatto oggi può trasformarsi presto in un vantaggio».
Denise De Pasquale - 44 anni, presidente di Progetto Lavoro, società specializzata nella gestione amministrativa. L'ostacolo che ho incontrato: «Creare complicità, «fare rete» con gli uomini. La strada della confidenza con i maschi è in salita: non puoi parlare sempre di moto e belle ragazze». Come l'ho superato: «Se sono sposati, inizio con la frase: «Anche lei ha figli?». Se manca anche questo punto di contatto, parlo subito di lavoro. Quando vedono che sono tosta, l'affiatamento migliora».
Maria Paola Merloni - 49 anni, direttore commerciale di Indesit, la società di famiglia dove ha lavorato anche nel settore amministrativo. L'ostacolo che ho incontrato: «Ho avuto la stessa formazione dei miei fratelli. Ma, all'inizio, ho sentito che in azienda c'era un pregiudizio nei miei confronti perché sono una donna». Come l'ho superato: «Ho puntato sul lavoro di squadra. Stando gomito a gomito, sono riuscita a cambiare i preconcetti e il modo di pensare degli uomini».
Giorgina Gallo - 53 anni, amministratore delegato e presidente di L'Oréal Italia. L'ostacolo che ho incontrato: «Sono stata la prima donna a guidare la direzione commerciale. Un ruolo da «duri», a capo di molti uomini. La diffidenza da parte loro non è mancata». Come l'ho superato: «Ho spiegato ai miei collaboratori che anche io sono partita dal basso e ho affrontato tutti gli «step» della carriera. Per questo conosco i loro problemi, obiettivi e speranze. E posso capirli in tutto».
Antonella Mansi - 39 anni, dirigente della società Nuova Solmine, è appena stata nominata presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, per risanarne il bilancio. L'ostacolo che ho incontrato: «C'è poco da fare, le donne subiscono una sottovalutazione sistematica nel mondo delle aziende. E' capitato anche a me». Come l'ho superato: «Anziché arrabbiarmi, ho affrontato il problema nell'unico modo possibile ora come ora in Italia: facendo il triplo della fatica, studiando e lavorando di più».
Cecilia Eckelmann Battistello - 62 anni, presidente del Gruppo Contship Italia, leader nel trasporto di container. L'ostacolo che ho incontrato: «Ho avuto paura di non essere adeguata al ruolo. Soprattutto nel mio settore, da sempre appannaggio maschile». Come l'ho superato: «La Pnl, programmazione neurolinguistica, una tecnica usata per modificare il comportamento, mi ha dato più sicurezza e consapevolezza delle mie capacità. Senza far venire meno la femminilità».
Maurizio Dalla Palma



Torna alla pagina iniziale della consultazione delle riviste

Oppure effettua una ricerca per:


Scelta Rapida