Numero 10 del 2013
Titolo: Donazione di sperma non si può ma si fa
Autore: Sabina D'Oro e Giuseppe Cucinotta
Articolo:
(da «Donna Moderna» n. 39-2013)
La legge 40 vieta la fecondazione eterologa. Eppure stanno nascendo siti web dedicati a coloro che vogliono un figlio e cercano una madre o un padre «in affitto». Abbiamo indagato tra gli annunci per scoprire come funzionano
«Sono un ragazzo di 33 anni, single, senza nessuna malattia, disposto a presentare tutti i certificati necessari. Mi offro come donatore di sperma per single o coppie. Non escludo la possibilità in futuro di voler conoscere i miei figli». Serge80 (username su www.co-genitori.it) rappresenta un'Italia che cerca di bypassare i divieti della legge 40. La sua storia ricorda «Starbuck, 533 figli e non saperlo», un film ora nelle sale che ha per protagonista un donatore di sperma canadese e la battaglia dei suoi figli biologici per conoscere il padre in provetta. Ma se in Canada la donazione di sperma è permessa, in Italia è vietata come ogni forma di fecondazione eterologa.
Come si aggira la legge? Serge80 e migliaia di altre persone ricorrono ad accordi fra single e coppie, inseminazioni fai-da-te, esami clinici su richiesta. Un vero e proprio esercito di aspiranti genitori è disposto a tutto per coronare il proprio sogno. E oggi ha a disposizione anche il sito co-genitori.it: una bacheca virtuale a pagamento che raccoglie proposte e offerte di donazione del seme, di maternità surrogata e co-genitorialità. E' un sito francese che, nella versione italiana, ha 1.456 iscritti, di cui 891 uomini e 565 donne. «Un dato in controtendenza: in altri Paesi la maggior parte degli utenti è di sesso femminile» dice uno dei creatori. Un sito come co-genitori.it, però, non è in contrasto con la legge 40? «Anche se nel nostro Paese sono vietate la donazione di sperma e la maternità surrogata, la legge non punisce il donatore di seme o chi affitta l'utero, ma solo chi organizza o pubblicizza queste attività» spiega l'avvocato Vanda Lops, fondatrice di Divorzionline.it. «Se il portale avesse sede legale in Italia, i gestori rischierebbero fino a 2 anni di reclusione e fino a 1 milione di euro di multa».
Chi si rivolge a un servizio così? Su co-genitori.it a fare la parte del leone sono gli annunci di donazione di sperma. «Ho 37 anni, il mio futuro è incerto e non so se riuscirò mai a costruire una famiglia» scrive Vesuvio. «Vorrei aiutare una donna a concepire un bambino. Sapere di avere una figlia da qualche parte mi aiuterà a vivere». Il portale ospita utenti single ma non solo. Ci sono anche coppie che non possono avere figli e cercano un donatore. «Mio marito è sterile» racconta un'utente. «Desideriamo un figlio con tutto il cuore, abbiamo provato due volte con la fecondazione artificiale, un percorso doloroso e molto dispendioso. Questo sito è la nostra ultima speranza».
A cosa è dovuto il boom? I fallimenti e i costi eccessivi della procreazione assistita ritornano spesso tra gli annunci. Anche se i numeri reali non sembrano scoraggianti: «Negli ultimi 2 anni le richieste sono diminuite del 5%, probabilmente a causa della crisi» dice Andrea Borini, responsabile clinico del centro di fecondazione assistita Tecnobios di Bologna. «In un anno assistiamo circa un migliaio di pazienti provenienti da tutta Italia, e la media di successi è del 20%. E per le donne sotto i 34 anni la percentuale sale al 40. D'altra parte ricorrere all'inseminazione fai-da-te è rischioso perché non c'è alcun controllo medico sulle patologie che potrebbero essere trasmesse ai bambini». Siti come co-genitori.it nascono anche per assecondare il fenomeno internazionale di «genitorialità condivisa» e aiutare chi cerca una persona insieme a cui diventare genitore, senza implicazioni sentimentali. «Non mi interessa una relazione fissa con una donna, ma da 3 anni ho l'esigenza di diventare padre» svela Dani76. «Sono disposto a donare il mio seme a chi voglia avere un figlio, purché la mia paternità venga riconosciuta e io possa assumerne doveri e diritti». I motivi che spingono a fare questa scelta alternativa? «Sono diversi: la voglia di avere un bambino anche se si è single, la frustrazione di non poter concepire, i fallimenti nell'inseminazione artificiale o, semplicemente, il sogno di diventare genitori» spiega Carmen Silvestri, psicologa e psicoterapeuta esperta in problematiche di coppia. «E' un desiderio normalissimo in ciascuno di noi, ma qualora dovesse servire a colmare frustrazioni o bisogni mancati, allora bisognerebbe affidarsi all'aiuto di esperti, perché le difficoltà potrebbero continuare o moltiplicarsi con l'arrivo di un figlio».
Ci sono interessi economici? Tra le prospettive che animano chi si rivolge a portali web come co-genitori.it c'è addirittura quella di ottenere un guadagno immediato. Non è difficile, infatti, trovare annunci espliciti, lontani da speculazioni economiche, ma dettati dalla necessità. Come quello di David94 che, a 19 anni, offre di donare il proprio sperma per pagare le tasse universitarie, o come quello di Cindy76 che, già mamma, si candida a fare da madre surrogata per poter assicurare a sua figlia un futuro roseo. «L'esistenza di queste bacheche virtuali pone l'attenzione su una questione profondamente intima e privata» conclude Carmen Silvestri. «Impossibile da rinchiudere in leggi o fenomenologie perché tocca una sfera delicatissima: il desiderio di procreare».
Dalla parte dei bambini
Cosa succede ai piccoli nati da single o coppie che, aggirando la legge 40, ricorrono a una fecondazione eterologa fai-da-te?
Se si fa una donazione di seme a una donna single, «il donatore non acquisisce relazione di parentela con il neonato» spiega l'avvocato Vanda Lops, fondatrice di Divorzionline.it. «Quindi non ha diritti né obblighi nei confronti del bambino».
«Lo stesso vale se il seme è donato a una coppia. Inoltre il partner di sesso maschile della coppia non può disconoscere la paternità».
«La donna che si offre per la maternità surrogata (cioè concepisce con il seme del partner maschile della coppia committente) o dà il suo utero in affitto (l'embrione si forma con i gameti della coppia che paga) dopo il parto può riconoscere il figlio».
Sabina D'Oro e Giuseppe Cucinotta