Numero 10 del 2013
Titolo: Se il violento è lei
Autore: Flora Casalinuovo
Articolo:
(da «Donna Moderna» n. 38-2013)
Un bullo su 6 è una ragazza. E 3 uomini su 10 subiscono abusi da una donna. Gli esperti la chiamano «la faccia nascosta del femminicidio». E' un fenomeno in preoccupante crescita. Abbiamo indagato sulle cause e sulle soluzioni
Rubano, picchiano, minacciano. Spietate e aggressive. Così il cinema dipinge l'universo femminile nei film del momento, «Bling Ring» di Sofia Coppola e «Foxfire» di Laurent Cantet. Sono storie di furia omicida anche quelle raccontate da Massimo Carlotto e Marco Videtta nei romanzi del ciclo «Le Vendicatrici» (Einaudi). Intanto, nelle sue foto l'americana Mariel Clayton trasforma Barbie in una serial killer (di maschi) e sui muri di Stoccolma campeggiano murales con Cenerentola armata di pugnale e Biancaneve che stringe un revolver. Registi e artisti captano segnali di realtà. E' la cronaca di queste settimane: la baby gang di ragazze che a Napoli faceva scippi sullo scooter, la donna di Acireale (Ct) che ha sfregiato l'ex compagno con l'acido, la ragazza di Milano che ha accoltellato il fidanzato intenzionato a lasciarla. E se l'assoluta maggioranza di violenze è commessa dagli uomini sulle donne, è pur vero che la brutalità al femminile è un fenomeno che merita di essere indagato.
Il problema: le baby gang in rosa. «Un bullo su 6 è femmina. Dal 2011, a Milano, le ragazze accusate di aggressioni sono raddoppiate». Luca Bernardo, direttore di Pediatria all'ospedale Fatebenefratelli del capoluogo lombardo, snocciola i dati col tono di chi ne ha viste tante, perché ha creato il primo ambulatorio italiano contro il disagio adolescenziale. «Sono insospettabili: carine, brave a scuola. E diventano leader di bande che rubano e ricattano. A differenza dei maschi, non usano solo le botte, ma una sottile brutalità psicologica fatta di minacce e isolamento della vittima. Spesso hanno genitori assenti o aggressivi, manca l'educazione morale e affettiva. E la crisi economica ha peggiorato il problema causando negli adulti squilibri e tensioni». Sotto la maschera da cattive ragazze invincibili, queste adolescenti si rivelano insicure e frustrate. «Quando si indaga si scopre rabbia inespressa, incapacità di accettare fallimenti e problemi» aggiunge Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti (www.cppp.it). «Reagiscono con violenza alle novità, alle difficoltà, a chi è diverso dai loro canoni. Questi atteggiamenti si «curano» insegnando ad ascoltare il punto di vista altrui, a rispettare le differenze e le regole della socialità. E' un compito che spetta soprattutto ai papà. Il padre è la figura chiave dell'adolescenza, argina le pulsioni, dà il limite, ma al tempo stesso incoraggia a superare le sfide, a prendere il largo».
Le conseguenze: donne che abusano. Il problema non si limita all'adolescenza. Gli esperti la chiamano «la faccia nascosta del femminicidio»: se, nel 2013, 78 donne sono morte per mano del compagno, ci sono anche 15 uomini che hanno perso la vita per colpa di mogli o fidanzate, come nota l'Osservatorio nazionale stalking. «Non solo. Secondo i nostri studi, un maschio su 3 è vittima di abusi da parte di una donna» dice Marina Bacciconi, responsabile dell'Osservatorio nazionale violenza domestica. «E potrebbero essere molti di più perché tanti non fanno denuncia per vergogna. Il copione classico? Lei minaccia il partner di andarsene con i figli e di rovinarlo economicamente e lo aggredisce, non solo a parole. Spesso si tratta di una reazione della donna ad anni di abusi subiti. Ma non si può giustificare».
Il rimedio: educazione e parità. «Proprio come gli uomini»: è una frase che diciamo spesso, quando la realtà ci mostra questi episodi. Come se picchiare o sfoderare un coltello fosse un passo avanti verso l'uguaglianza. «In verità è il contrario» dice Doriana Togni, sociologa e autrice del saggio «Ragazze trasgressive in cerca di identità» (Franco Angeli). «L'universo femminile non ha ancora le stesse chance e lo stesso potere dei maschi. E si comporta come loro per colmare questo gap. E' come se lei, magari dopo anni di soprusi e frustrazioni, urlasse: «Hai visto, sono come te». Nella realtà quotidiana o in tv, poi, passa il messaggio che la violenza è sinonimo di forza e invulnerabilità, visto che spesso questi episodi rimangono impuniti». La spirale deve essere fermata sul nascere: «Secondo i dati forniti dalla Procura di Milano, a 24 anni, il 47% delle ex bulle ha già subito 3 condanne penali e nella metà dei casi una stalker è stata un'adolescente difficile» nota Luca Bernardo dell'Ambulatorio contro il disagio adolescenziale. «Serve un percorso serio che preveda punizione e rieducazione». Ma può bastare a fermare la spirale dell'odio femminile? «Ormai non è più una questione di genere, ma un cancro che colpisce chiunque» conclude Marina Bacciconi. «Per questo chiediamo che le istituzioni progettino delle linee guida nazionali con corsi e interventi nelle scuole per estirpare il fenomeno alla radice. La donna genera vita e amore. Se sceglie la violenza, è la fine».
I segnali da cogliere per fermare la rabbia. Un'onda che diventa sempre più potente, fino a trasformarsi in uno tsunami. Gli psicologi descrivono così la rabbia femminile che sfocia in violenza. Marina Bacciconi dell'Osservatorio nazionale violenza domestica elenca i campanelli d'allarme che una donna deve tenere sotto controllo.
Il primo sintomo di qualcosa che non va è il terrore di restare sola e la difficoltà ad accettare incomprensioni e problemi di coppia. Una semplice discussione o un distacco, magari legati a questioni professionali, vengono vissuti come un dramma e portano ansia e crisi di panico.
Attenzione alla gelosia estrema, quel bisogno ossessivo di controllare l'altro: si accusa il partner di infedeltà senza prove, si controllano telefonate, mail e spostamenti. Le giornate diventano una caccia a indizi che non esistono.
Alla fine si degenera e si inizia con urla o spintoni al partner, spesso per un motivo sciocco. A volte si prova vergogna e senso di colpa, si cerca di nascondere l'accaduto e per mesi si torna alla normalità. Però prima o poi la furia riemerge ed è un'escalation. A questo punto potrebbe essere troppo tardi. Allora è fondamentale cercare subito un alleato, una persona amica con cui confidarsi. Ma soprattutto rivolgersi a uno psicologo.
Flora Casalinuovo