Numero 10 del 2013
Titolo: Bambine che hanno un bambino
Autore: Ilaria Morani
Articolo:
(da «Donna Moderna» n. 40-2013)
Sono 10.000 le mamme teenager italiane. E continuano ad aumentare. Cosa le accomuna? Quali problemi? Quali speranze? Mentre un nuovo reality «spia» le loro giornate, «Donna Moderna» indaga
Mentre giocano al parco sembrano fratello e sorella. Lui si nasconde sotto gli alberi, lei gli corre dietro e poi lo spinge sull'altalena. Lei è la mamma, ha 16 anni, lui il figlio e di anni ne ha 2. Teresa è una delle 26 ragazze italiane che nel 2011 sono rimaste incinte a meno di 15 anni. Nel 2010 erano 4 in tutto il Paese. E si calcola che ogni anno il numero si moltiplichi per 7.
Chi sono le madri adolescenti. Le mamme teenager hanno raggiunto quota 10.000, l'1% del totale delle donne che partoriscono, e sarebbero il doppio se contassimo anche le interruzioni volontarie di gravidanza. La concentrazione maggiore è in Campania (a Napoli ogni 4 giorni una minorenne ha un figlio), Sicilia (i dati del 2011 parlano di 1.600 nascite da madri di età compresa tra i 14 e i 19 anni) e Lombardia (in cima Milano, con un incremento dell'11% negli ultimi 10 anni). Non sono molte, certo, ma il numero è un campanello d'allarme, perché la loro età si abbassa sempre più. Bambine che mettono al mondo un bambino. Non provengono soltanto da contesti problematici dal punto di vista sociale ed economico: fanno parte anche di famiglie benestanti, con un livello culturale medio-alto. Ma sono accomunate dall'avere a loro volta madri rimaste incinte molto giovani, oppure genitori single o separati.
Come affrontano la gravidanza. In genere le giovani mamme si accorgono di aspettare un figlio tardi, dopo la 17a settimana, e molto spesso «scatta in loro un meccanismo di rifiuto: continuano a condurre una vita non adatta alla nuova condizione» spiega la dottoressa Margherita Moioli, del centro specializzato nell'aiuto alle madri adolescenti dell'ospedale San Paolo di Milano. «Le ragazze che arrivano da noi sono rimaste incinte per le ragioni più diverse: disattenzione, prostituzione, storie di violenza. Il difficile è aiutarle a comprendere quello che sta accadendo». I problemi maggiori, prima del parto, sono la mancata attenzione dei genitori e la scarsa educazione sessuale. «Queste ragazzine hanno dei tratti in comune» aggiunge Giusi Sellitto, neuropsichiatra infantile dell'ospedale milanese. «Hanno quasi sempre un rapporto conflittuale con la madre e, attraverso la gravidanza, vogliono creare un proprio nucleo familiare, un angolo tutto loro. Ma dalle idee alla realtà il passo è lungo, e si rendono conto tardi di quello che le aspetta».
Chi le aiuta. L'ospedale San Paolo di Milano (www.ao-sanpaolo.it, tel. 0281841) è l'unico centro pubblico in cui esiste una struttura che accompagna le ragazze durante la gravidanza e dopo il parto, fino al primo anno di vita del bambino. «Tra meno di 12 mesi i fondi finiranno: senza l'aiuto della Regione o di privati saremo costretti a chiudere» racconta la dottoressa Moioli. «Dal 2007 abbiamo seguito 79 adolescenti, che sono state aiutate da un team di ginecologi e psicologi, educatori e assistenti sociali». Le teenager rientrano nel grande calderone delle maternità a rischio non tutelate da leggi e servizi ad hoc. «Un peccato: con la prevenzione si risparmierebbero molti soldi che invece pesano sul Sistema sanitario nazionale» spiega Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the children. Poche le iniziative, e tutte sperimentali: a Cesena esiste un corso preparto per mamme sole (www.romagnamamma.it); l'associazione Intervita (www.intervita.it, tel. 0255231193) ha un programma contro l'abbandono scolastico; a Milano il progetto Albaserena (tel. 0287078606) si occupa di ragazze madri di lingua spagnola; a Napoli c'è Piano Terra (www.pianoterra.net, tel. 081293433). In tutta Italia sono attive la rete dei Centri di aiuto per la vita (www.mpv.org) e le associazioni legate a Save the children (www.savethechildren.it). Ma si tratta sempre di enti privati.
Cosa le aspetta dopo il parto. Oltre alle difficoltà, anche economiche, nell'affrontare una nuova vita, le mamme teen hanno davanti il rischio della depressione (che aumenta del 50% nel loro caso). Il 90% delle adolescenti abbandona la scuola, che non è attrezzata ad accoglierle. Poi, una volta avuto il bimbo, non riescono a trovare il tempo per studiare a casa. Ed ecco il buco nero. Se una ragazza ha lavorato 3 mesi l'anno prima del parto può richiedere il contributo dell'Inps; altrimenti si deve rivolgere al Comune di residenza, che eroga l'assegno di maternità (nel 2013 è di 1.672,65 euro). Finiti i soldi, tutto ricade sulle proprie spalle o su quelle della famiglia d'origine. Nelle graduatorie per l'asilo sono avvantaggiati i bambini i cui genitori lavorano e, come tante giovani mamme raccontano, se si chiede un impiego con un bimbo a casa (e senza un papà accanto) le aziende rifiutano. Molte, prese dalla disperazione, cercano stratagemmi: Susanna, 17 anni, di Roma, ha deciso di non far riconoscere il figlio al padre in modo da avere più chance, in quanto madre single, per un posto all'asilo. Cento, mille storie di ordinaria fatica «nel Paese dove ti fanno vergognare di aver commesso l'errore più bello della tua vita». A dirlo è Anna, di Genova, mamma a 15 anni.
Laura e Pietro - «E' successo e sono felice». Laura ha 16 anni, Pietro è suo figlio e ha 6 mesi. Lei era la più brava della scuola, un liceo linguistico di Napoli: aveva la passione per il tedesco. E un fidanzato. Un giorno pensava di avere una colica renale, ma il test di gravidanza è risultato positivo. «Sono fortunata, i miei genitori sono stati sempre con me» dice. «Ma gli amici li ho persi». A causa delle troppe assenze a scuola, poi, è stata bocciata. «Sono a carico dei miei, quindi ho pochi sussidi da parte dello Stato. Per ora non se ne parla di costruirmi una vita per conto mio». La mamma di Laura ha 9 fratelli, il papà 5: una famiglia numerosa e allargata. «Così la vorrei anche io, un giorno» sogna Laura. «E magari riuscirò a iscrivermi all'università».
Sara e Chiara - Sara ha le ballerine blu con un fiore sulla punta. Quelle di Chiara sono piccole e dorate. «E' pazza per le scarpe, ha 1 anno ma è già una donnina» dice Sara, occhi grandi e pelle ambrata. I suoi vengono dall'Ecuador, lei è nata a Milano. In casa erano già tanti: 5 fratelli nella stessa stanza. Ora la famiglia si è ingrandita ancora di più, perché anche la madre di Sara ha partorito da poco. E così lei, mamma 18enne, si ritrova ad avere una figlia e un fratello della stessa età. «Ho dovuto lasciare la scuola e non so se potrò riprenderla» dice Sara. «Nessuno mi tiene la bimba. E se sto io con lei tutto il giorno, non riesco nemmeno a cercare un impiego». E' mamma e giovane, però questo non l'aiuta a ottenere un posto all'asilo per Chiara: «Mi hanno detto che non lavoro e quindi ho tempo per badare a mia figlia. Ma come faccio a studiare? E pensare che da grande vorrei fare il medico...».
Valentina e Maria - «Ho deciso di tenere la bambina appena ho sentito il suo cuore battere». Valentina ha scoperto di essere incinta al quarto mese: aveva 17 anni, il suo fidanzato l'ha lasciata appena lo ha saputo. «Tutti avevano qualcosa da rimproverarmi» racconta. Ora di anni ne ha 22 e abita in un monolocale in affitto a Cormano, alle porte di Milano. «Ho anche cambiato quartiere per non sentirmi gli occhi della gente addosso. Quando ero incinta lavoravo gratis come parrucchiera e alla sera frequentavo la scuola, poi, dopo il parto, sono iniziati i guai. Niente asilo, ero in fondo alla lista perché vivevo con mia mamma; niente sostegno dall'Inps perché non avevo mai avuto un vero lavoro». Per 3 anni ha vissuto così, fino a quando non ha trovato un impiego in un salone di bellezza: «E' stata dura, ma gli amici mi hanno salvata: il giorno del parto erano tutti fuori ad aspettarmi. E ora sono la mia famiglia allargata».
Ilaria Morani