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Kaleîdos

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Numero 10 del 2013

Titolo: Trecento ritratti celebri

Autore: Luise Pusch e Susanne Gretter


Articolo:
(Ed. Il Saggiatore)
Adelina Patti
Nasce il 10 febbraio 1843 a Madrid
Muore il 27 settembre 1919 nel castello di Craig-y-Nos a Brecon, Galles
Soprano italiana
Nel coniugare senso dello spettacolo ed eccellenza tecnica, Adelina Patti corrisponde perfettamente al tipo della primadonna in auge nel secolo scorso. Figlia di una coppia di cantanti italiani, nasce a Madrid durante una tournée dei genitori e a sette anni già conosce perfettamente a memoria intere arie, che canta esibendosi come bambina prodigio negli Stati Uniti. A sedici anni debutta a New York nella parte di Lucia di Lammermoor e ben presto anche in altri ruoli. Due anni più tardi si presenta al Covent Garden di Londra: il pubblico è ai suoi piedi e la cantante venticinquenne inizia la sua folgorante carriera sulle scene inglesi. Compositori quali Verdi, Meyerbeer, Auber, Thomas e Gounod scrivono per lei arie e opere intere. Il suo repertorio comprende all'incirca trenta opere e le recensioni dei critici contemporanei lodano non tanto la presenza scenica (in cui le sono superiori le colleghe Minnie Hauk ed Emma Calvè) quanto l'eccellenza e la versatilità nel canto. A giudizio di Verdi, invece, Adelina Patti è artista in ogni senso e le sue doti di cantante e attrice sono perfettamente equilibrate.
L'entusiasmo, soprattutto del pubblico americano, è immenso. Per la tournée statunitense vien fatto costruire appositamente per lei un vagone ferroviario lungo diciotto metri, provvisto di un salottino con il pianoforte, di camera da letto e cucina lussuosamente arredate. Quando il treno fa il suo ingresso in città, la cantante è spesso accolta da una banda militare. I suoi compensi sono leggendari: nel 1882 riceve a Boston settemila dollari a sera, una somma inaudita per l'epoca. Dietro le quinte si sprecano i pettegolezzi a proposito dei sontuosi gioielli (protetti da detective privati), degli ingaggi astronomici, della sua passione per il lusso, del rifiuto di partecipare alle prove e dei suoi tre matrimoni (l'ultimo con un uomo più giovane di lei di trent'anni). Oggi, l'attenzione è centrata sulla sua voce, che nei momenti migliori copre due ottave e mezza. Quella che Bruno Walter definisce «tecnica innata» ha fatto paragonare il suo canto a una collana di perle sfavillanti, mentre la sicurezza dell'intonazione le è valsa il soprannome di «Paganini del virtuosismo vocale». Alcune registrazioni effettuate a un'età - sessantadue anni - già elevata per una cantante, consentono di ascoltare ancora l'impeccabile duttilità, l'aggraziata sonorità e la perfezione tecnica della sua esecuzione.
Luise Pusch e Susanne Gretter



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