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Corriere dei Ciechi

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Numero 11-12 del 2013

Titolo: EUROPA- Cittadini prima di tutto

Autore: Emiliano Angelelli


Articolo:
Cittadinanza europea e democrazia partecipativa delle persone con disabilità

Consentire a tutti i cittadini europei, disabili compresi, di esercitare pienamente il diritto di cittadinanza e di partecipare attivamente ai processi democratici attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle istituzioni comunitarie: è questo l'obiettivo del convegno intitolato "Cittadini prima di tutto. Cittadinanza e democrazia partecipativa delle persone con disabilità" tenutosi il 3 ottobre scorso a Roma. Gli onori di casa spettano al Forum Italiano sulla Disabilità con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dell'Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento Europeo. Il perché di questo incontro lo spiega in apertura Marco Sabene, giornalista di Radio Rai 1, invitato per l'occasione a fare da moderatore: "Non si parla mai abbastanza di disabilità, specialmente sui mezzi d'informazione. Il Forum è ancora poco conosciuto al di fuori delle realtà di settore e una parte di questa responsabilità è nostra". Occasioni come queste diventano quindi una necessità per approfondire le tematiche in oggetto e per fare loro da megafono attraverso i canali preposti. Non a caso il convegno è stato organizzato all'interno dello spazio Europa di Via IV Novembre, uno spazio pubblico gestito dall'Ufficio d'informazione per l'Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Ma partiamo dal principio. L'idea di questo convegno è scaturita dalla partecipazione del Forum Italiano sulla Disabilità ai lavori preparatori per la celebrazione dell'Anno Europeo dei Cittadini previsto per il 2013, in occasione del XX anniversario dalla istituzione della cittadinanza europea. L'iniziativa in questione è stata curata dall'Alleanza Italiana dell'Anno Europeo dei Cittadini coordinata dal Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dal Forum del Terzo Settore e dall'Associazione delle Agenzie per la Democrazia Locale (ALDA) che hanno coinvolto una molteplicità di organizzazioni della società civile, tra cui anche il Forum Italiano sulla Disabilità, con il proposito di dar vita e sostanza a una nuova idea di cittadinanza europea. Su queste premesse l'alleanza italiana per l'anno europeo dei cittadini 2013 ha presentato nel novembre scorso un documento che si propone di creare una rete allo scopo di scambiare buone pratiche, coordinare le attività che saranno svolte durante l'anno, facilitare il dialogo tra i cittadini e le istituzioni, avviare azioni di sostegno per le iniziative che saranno realizzate utilizzando gli strumenti previsti dall'articolo 11 del Trattato di Lisbona, elaborare proposte da sottoporre sia alla Commissione e al Parlamento Europeo che al governo italiano, in vista della presidenza semestrale che gli spetterà a partire dal luglio 2014. L'alleanza preparerà inoltre un memorandum per i partiti prima delle elezioni legislative europee del 2014, un'occasione ghiotta affinché il nuovo governo adotti le misure necessarie per passare da una cittadinanza attiva teorica a un'effettiva partecipazione alla gestione dei beni comuni. Il Trattato di Lisbona, nelle sue intenzioni, si avvicina molto all'idea di costituzione europea; è stato firmato dai paesi membri nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009, e in particolare l'articolo 11 prevede che "i Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati". Stiamo parlando di qualcosa di molto simile al processo che porta alle iniziative referendarie, certamente lo strumento più democratico e partecipativo che i cittadini hanno a disposizione. "Il concetto di democrazia partecipativa rappresenta un'eccellente attuazione dell'articolo 11 del Trattato di Lisbona" dice Tommaso Daniele, presidente del Forum Italiano sulla Disabilità "che prevede la collaborazione tra i cittadini e le istituzioni, anticipato dall'articolo 118 della nostra Costituzione che riconosce il diritto d'iniziativa dei cittadini e introduce il concetto di sussidiarietà". Per questo motivo il FID, che fa parte del Forum Europeo sulla disabilità, non si è fatto sfuggire l'occasione di organizzare la raccolta di un milione trecentomila firme per ottenere dall'Unione Europea una direttiva specifica sulla disabilità. "Il FID inoltre si è impegnato nella strategia 2010-2020 sulla disabilità" aggiunge Daniele, "ha lavorato affinché i fondi strutturali venissero utilizzati anche per i disabili, ha collaborato con il Consiglio d'Europa per attuare il piano di azione sulla disabilità, si è speso molto per l'approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e ha dato un suo importante contributo partecipando ai gruppi di lavoro per una società inclusiva e per una cultura creativa sostenendo il concetto di accessibilità per tutti attraverso l'eliminazione delle barriere discriminanti e la necessità del ruolo attivo delle persone con disabilità nella società per una autentica integrazione sociale". Questo perché, come dice Adam Kosar, presidente ungherese dell'intergruppo disabilità al Parlamento Europeo, "l'ostacolo non è la disabilità bensì la società" ed è perciò necessario operarsi affinché ogni tipo di ostacolo venga rimosso attraverso l'impiego di tutti gli strumenti legislativi a disposizione. E quando si parla di ostacoli per i disabili, evidentemente l'accesso al mondo del lavoro rappresenta un punto fondamentale della questione. Come ricorda Valeria Fiore, dell'Ufficio informazione in Italia del Parlamento Europeo, "nel 2000 il Parlamento ha approvato una direttiva che prevede tutte le tutele necessarie all'inserimento al lavoro dei disabili e proprio sulla base di questa direttiva c'è stata una condanna della Corte di Giustizia europea nei confronti dell'Italia". Quindi il discorso è sempre lo stesso, gli strumenti esistono ma non trovano applicazione. "Da quasi trent'anni noi non chiediamo altro che uguaglianza per l'autonomia per l'inserimento professionale e per la partecipazione democratica" aggiunge Fiore "ed è sconfortante constatare come tutto questo in Italia purtroppo non avvenga". Un esempio di questa mancata applicazione delle leggi nel nostro paese è il Decreto Salvi del 2000, per l'equiparazione di tre nuove figure professionali rivolte ai non vedenti, che da tredici anni aspetta senza risposta un decreto attuativo. Come ricorda, infatti, Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento Europeo, l'Italia è all'avanguardia dal punto di vista legislativo, mentre è in ritardo per ciò che concerne l'applicazione delle leggi. "Una volta il settore pubblico assorbiva la gran parte dell'occupazione dei disabili" dice Angelilli "mentre da qualche anno, anche a causa della crisi si è bloccato tutto". "È evidente che in un momento come quello attuale le disponibilità finanziarie degli stati membri e dell'Unione Europea sono diminuite" continua Angelilli "e questo ha in parte causato un aumento della disoccupazione tra i soggetti più vulnerabili, come giovani, donne e disabili". Ma il fattore economico è solo una parte della spiegazione "perché le barriere culturali" prosegue Angelilli "hanno un ruolo anche maggiore e possono diventare dei muri impenetrabili". "Si è verificato un peggioramento non solo dal punto di vista dell'accessibilità professionale" afferma Angelilli "ma anche per ciò che riguarda l'accessibilità formativa. E non poter seguire un corso di studi o un corso di aggiornamento professionale significa essere relegati ai margini della società. Questo è ancora più grave se si pensa che le persone diversamente abili non sono una sparuta minoranza, ma rappresentano una fetta importante della società, circa una persona su sei, infatti, all'interno dell'Unione Europea ha una qualche forma di disabilità". E allora quali sono le vie d'uscita da questa situazione? Una proposta viene proprio dalla Angelilli: "Dal primo gennaio 2014 abbiamo una grande opportunità, rappresentata dalla nuova programmazione dei fondi comunitari 2010-2020. A dicembre scadrà la programmazione in corso e in termini di spesa e progetti ci attesteremo intorno al 40-45%, vale a dire circa 30 miliardi di euro, che saranno spesi in due anni. Una cifra non da poco. Inoltre nella prossima programmazione le città avranno un ruolo più importante perché una parte di questi fondi andrà direttamente alle amministrazioni locali. Si tratta di un fattore importante da tenere in considerazione perché gli amministratori locali conoscono meglio le problematiche del territorio e un fatto del genere consentirebbe una maggiore accessibilità ai fondi oltre che tracciabilità e trasparenza". Analizzando tutti questi aspetti emerge chiaramente che una maggiore partecipazione ai processi decisionali, garantiti da costituzioni e trattati, e il riconoscimento di una cittadinanza europea a tutti gli effetti consentirebbero ai disabili di avere maggiore voce in capitolo su tutto ciò che li riguarda. Allo stesso tempo, però, si pone all'attenzione di tutti un'altra importante questione; ovvero la necessità che tutti si inizino a occupare di politica della disabilità. Non solo i disabili. Il rischio, nel caso in cui ciò non avvenga, è che si scateni un meccanismo simile a quello a cui faceva riferimento Sabene in apertura, per cui solo i disabili parlano di disabilità e i media generalisti finiscono per trascurare l'argomento. Nel caso opposto, invece, tanto per citare le parole di Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, lo status immobile di titolare di diritti passerebbe a quello dinamico di portatore di diritti. Dove il movimento insito in questa azione condurrebbe finalmente diretto ai meccanismi di partecipazione e cittadinanza.
Cittadini prima di tutto Cittadinanza europea e democrazia partecipativa delle persone con disabilità Intervento del Prof. Tommaso Daniele Presidente Forum Italiano sulla Disabilità (F.I.D.)

Buongiorno a tutti, benvenuti al nostro Convegno. è un piacere per me essere qui nella qualità di Presidente del Forum Italiano sulla Disabilità che rappresenta unitariamente i disabili italiani nel Forum Europeo della Disabilità (EDF). A differenza di FAND e FISH che si occupano delle politiche nazionali sulla disabilità, il FID è impegnato a diffondere in Italia la normativa europea e a trasferire nel resto d'Europa le buone prassi del nostro Paese. Il FID aderisce alla filosofia del Forum Europeo della Disabilità (EDF) che in poco più di 15 anni ha compiuto una vera e propria rivoluzione culturale in tema di disabilità attraverso il superamento del modello sanitario per approdare a quello bio-psicosociale. L'EDF ha elaborato principi nuovi quali: il mainstreaming, l'accessibilità, la progettazione universale, ha dato vita a slogan importanti quali "non discriminazione + discriminazione positiva = integrazione sociale", "niente su di noi senza di noi"; ha organizzato la raccolta di un milione trecentomila firme per ottenere dall'Unione Europea una direttiva specifica sulla disabilità; si è impegnato nella strategia 2010-2020 sulla disabilità e ha lavorato affinché i fondi strutturali venissero utilizzati anche per i disabili; ha collaborato con il Consiglio d'Europa per attuare il piano di azione sulla disabilità e si è speso molto per l'approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La Convenzione rappresenta un vero monumento di civiltà giuridica, mai un trattato internazionale è stato approvato in così poco tempo. Il Forum Italiano sulla Disabilità è qui per dar vita ad un convegno dal titolo suggestivo ed affascinante "Cittadini prima di tutto - Cittadinanza europea e democrazia partecipativa delle persone con disabilità", tre concetti questi che rappresentano i cardini di una cultura moderna ed inclusiva. L'idea di questo convegno è scaturita dalla partecipazione del FID ai lavori preparatori per la celebrazione dell'"Anno Europeo dei Cittadini" previsto per il 2013 in occasione del ventesimo anniversario dalla istituzione della cittadinanza europea. L'iniziativa è stata curata dall'Alleanza Italiana dell'Anno Europeo dei Cittadini coordinata dal Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dal Forum del Terzo Settore e dall'Associazione delle Agenzie per la Democrazia Locale (ALDA) che hanno coinvolto una molteplicità di organizzazioni della società civile. La rete di queste associazioni ha avuto il compito di dar vita e sostanza ad una nuova idea di cittadinanza europea intesa come condivisione di valori che trovano la loro massima espressione nei concetti di democrazia partecipativa e coesione sociale. Il FID ha dato un suo importante contributo partecipando ai gruppi di lavoro per una "società inclusiva" e per una "cultura creativa" sostenendo il concetto di accessibilità per tutti attraverso la eliminazione delle barriere discriminanti e la necessità del ruolo attivo delle persone con disabilità nella società per una autentica integrazione sociale. La nuova idea di cittadinanza europea rappresenta un superamento della vecchia idea di cittadinanza intesa come diritto dei cittadini a circolare liberamente e a soggiornare in Europa, diritto di voto attivo e passivo, diritto di ricevere assistenza presso i consolati di altri paesi dell'Ue in caso ci si trovi in un paese terzo ove non vi è un consolato del proprio paese e infine come possibilità di presentare petizioni al Parlamento Europeo attraverso la raccolta di un milione di firme. Il concetto di democrazia partecipativa rappresenta un'eccellente attuazione dell'art. 11 del Trattato di Lisbona del 2007 che prevede la collaborazione tra i cittadini e le istituzioni, anticipato dall' art. 118 della nostra Costituzione che riconosce il diritto di iniziativa dei cittadini ed introduce il concetto di sussidiarietà. Questa nuova visione della cittadinanza europea riveste una importanza particolare per l'imminenza delle elezioni europee che si terranno nel maggio 2014, una grande occasione per rilanciare il tema di una Europa politica. A ciò si aggiunga che nel luglio 2014 l'Italia avrà la presidenza dell'Unione Europea con la possibilità di invitare le istituzioni europee a dar vita ad atti giuridici che tengano conto delle petizioni dei cittadini, specie se supportate dalla raccolta di un milione di firme. I contenuti del convegno hanno come punto di riferimento la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità: le relazioni, infatti, si occuperanno degli aspetti principali della legislazione italiana e della possibilità che essa sia fruita da cittadini stranieri presenti nel nostro paese. Sarà compiuta una comparazione della legislazione dei vari paesi europei in relazione ad alcuni temi quali: accessibilità, istruzione, lavoro, previdenza sociale, standard di vita e cultura. Sarà svolta una analisi della legislazione europea in relazione con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite. Saranno esaminati gli strumenti della legislazione europea per favorire la partecipazione democratica. Sarà analizzato il ruolo attivo dei cittadini nei vari Paesi europei e l'influenza che può avere la cultura dei disabili nei confronti degli altri cittadini. Ma quel che conta di più è che sullo sfondo del convegno c'è la globalità dei diritti umani e la necessità della loro attuazione. I diritti umani riconosciuti dagli Stati assoluti del '700, quelli presenti nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, quelli presenti nel trattato di Nizza sui diritti fondamentali dell'uomo, ma soprattutto i diritti nuovi che quotidianamente scaturiscono dai bisogni dei cittadini, quelli che hanno determinato ad esempio la Primavera Araba, in Libia, in Tunisia, in Egitto, in Turchia. In nome di questi diritti dobbiamo lottare per cambiare l'attuale visione del mondo dominata dai poteri forti che regolano il mondo e la vita dei cittadini affidando alle leggi del mercato il governo della società con la conseguenza di creare la crisi economica che ha sconvolto l'intero pianeta, approfondire il solco delle disuguaglianze ed aumentare il numero dei poveri. Contro questa visione dobbiamo innalzare la bandiera della resistenza e batterci per una diversa civiltà che ponga al centro delle politiche sociali la dignità dell'uomo, i suoi valori quali il concetto di uguaglianza e di pari opportunità. Voglio chiudere questo mio intervento con le parole di un dissidente cinese "vi pentirete dei vostri silenzi sui diritti umani quando i diritti fondamentali saranno sostituiti dal danaro, quando la democrazia sarà sostituita dalla dittatura nessuno di voi sarà più libero".



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