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Corriere dei Ciechi

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Numero 11-12 del 2013

Titolo: PREVENZIONE- Una storia di ordinaria ignoranza

Autore: Angelo Mombelli


Articolo:
Nei giorni scorsi ho avuto l'opportunità di partecipare, per conto della Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, ad una tavola rotonda, organizzata dal Sole24ore, ove si discuteva tra l'altro delle problematiche inerenti l'ipovisione. In quel contesto mi ha particolarmente colpito un episodio raccontato dal professor Staurenghi, Direttore dell'Uo di Oculistica dell'Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano, che riguardava una persona colpita dalla degenerazione maculare correlata all'età del tipo umido. Si tratta di una storia particolarmente significativa, perché sicuramente non è l'unica che si è verificata nel nostro paese: una persona monocola improvvisamente si accorge che il mondo che gli sta attorno non ha più linee dritte, ma solo curve: classico sintomo di una degenerazione maculare. Il medico di famiglia gli prescrive quindi una visita specialistica dall'oculista. Per sua fortuna, essendo il periodo natalizio, l'interessato riesce ad ottenere un appuntamento piuttosto ravvicinato, per il 27 di dicembre. A questa prima visita il suo residuo visivo nell'unico occhio è di 8 decimi. L'oculista, valutata la situazione, consiglia di fare immediatamente una floroangiografia. L'interessato torna quindi dal medico di famiglia il quale gli fa la consueta prescrizione, ma per ignoranza, pone un bollino verde sull'impegnativa (urgenza minore), per cui l'esame slitta alla fine di gennaio. Nuovo appuntamento, sempre con bollino verde, dall'oculista: qui, a causa questa volta della distrazione dell'infermiera, che avrebbe l'ordine di accelerare i tempi per casi come il suo, la visita successiva viene fissata a marzo. In quest'occasione gli viene chiesto di svolgere un altro esame, che il solito medico di base gli prescrive con l'ennesimo bollino verde, con tempistiche ancora piuttosto dilatate. Finalmente l'interessato, nel mese di maggio, fa ritorno dall'oculista con la documentazione completa inerente la sua situazione visiva. Il risultato? La diagnosi è di degenerazione maculare correlata all'età, come già noto; il problema vero è che, purtroppo, dopo tutto questo tempo (ben 6 mesi), ormai il residuo visivo del nostro paziente è calato ad 1 decimo, rendendo quindi inutile qualsiasi intervento perché la patologia è giunta al termine della sua evoluzione. Nel mondo scientifico è noto che nel 15% circa dei casi di degenerazione maculare correlata all'età è possibile intervenire positivamente, bloccandone l'evoluzione: quanto più è precoce l'intervento, tanto più questo risulta efficace, economico e privo di complicazioni. Raccontava il professor Staurenghi che in Italia solo il 7-8% circa della popolazione conosce la patologia in questione, ovvero la degenerazione maculare correlata all'età, i cui sintomi sono facilmente individuabili attraverso un banale esercizio, servendosi della cosiddetta Griglia di Amsler. In Australia, al contrario, circa l'85% delle persone conosce questa patologia, semplicemente perché il locale Ministero della Salute ha avuto l'idea di porre una griglia di Amsler alle fermate dei mezzi pubblici, per cui chiunque, mentre attende l'arrivo del mezzo, può verificare che la sua vista sia in ordine. È da supporre che in Italia una cosa del genere sia di difficile attuazione, ma questa è l'ennesima dimostrazione che la prevenzione, a costo zero o quasi e «autodidatta» è pienamente realizzabile e auspicabile, soprattutto per certe malattie come la degenerazione maculare correlata all'età che con l'allungarsi della vita media sta assumendo dimensioni sempre meno marginali.



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