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Corriere dei Ciechi

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Numero 11-12 del 2013

Titolo: RUBRICHE- Segnalibro

Autore: a cura di Renato Terrosi


Articolo:
Il diritto di avere diritti Il diritto di ogni individuo di appartenere all'umanità dovrebbe essere garantito dall'umanità stessa

Ho posto a mo' di sottotitolo una "sorta" di sentenza di Hannah Arendt. Ricordo un suo capolavoro "Le origini del totalitarismo" del 1951. Tempi lontani. Per me la giovinezza e l'incantamento della novità e della speranza. Credo che una giustapposizione ben calibrata serva ad esaltare il meraviglioso discorso che Stefano Rodotà politico e guida in questa difficile temperie che ci occupa e ci preoccupa, faccia al caso. Già dal prologo, del resto, arriva il cupo ma non triste rimbombo di un tamburo di battaglia (la battaglia per i diritti) accompagnato da squillanti chiarine, indispensabili nei tempi grami. Di questo prologo vale ascoltare e meditare un brano: "Diritti senza terra vagano nel mondo globale alla ricerca di un costituzionalismo anch'esso globale che offra loro ancoraggio e garanzia. Orfani di un territorio che dava loro radici e affidava alla sovranità nazionale la loro concreta tutela, sembrano ora dissolversi in un mondo senza confini dove sono all'opera poteri che appaiono non controllabili. Un tempo, al sovrano prepotente l'umile mugnaio di Sans-Souci poteva semplicemente ricordare i giudici che sedevano a Berlino. Ma oggi chi è il sovrano e dove sono i giudici? Dovremo altrimenti rassegnarci al fatto che "non avendo alcun appello sulla terra che renda loro giustizia" troppi siano ormai destinati a essere "abbandonati all'unico rimedio che rimane in tali casi, cioè l'appello al cielo? Nello spazio globale i diritti si dilatano e scompaiono, si moltiplicano e si impoveriscono, offrono opportunità collettive e si rinserrano nell'ambito individuale, redistribuiscono poteri e subiscono soggezioni, soprattutto agli imperativi della sicurezza e alla prepotenza del mercato. Andamenti contradditori che sono il segno d'un tempo che non conosce tragitti lineari e vive di conflitti acutissimi". Ma il mondo è un altro par che gridi l'autore: sconfinato, produce spaesamento, produce sacrosanti diritti. Alla salute, alla comunicazione, agli orizzonti non più legati alla logica del territorio e si fa avanti la logica del cambiamento. Scrive il professor Rodotà: "Guardiamo ad alcune situazioni concrete, cominciando dalla cittadinanza, la cui vicenda storica descrive un progressivo proiettarsi della persona al di là di frontiere concepite appunto come dispositivo di esclusione del non cittadino. Quando i diritti di cittadinanza divengono quelli che accompagnano la persona quale sia il luogo in cui si trova, l'individuazione di questo spazio infinito, di questo nuovo common, porta con sé uno stare nel mondo che certamente sfida la cittadinanza oppositiva, nazionale, puramente identitaria. Di fronte a situazioni come questa, tuttavia, la reazione non può essere quella di un impossibile ritorno al passato che, quando è perseguito si rivela fonte di nuovi e talora drammatici conflitti. La logica deve essere piuttosto quella della convivenza, di una diversa dialettica, appunto quella di un continuo attraversamento di frontiere, quale è messa in evidenza, ad esempio, dal nuovo rapporto tra globale e locale, e da una loro relazione non necessariamente escludente che si vuol descrivere con il termine "glocalismo". Ma l'abbattimento dei confini, in questa dimensione, è vicenda antica, anche se sempre difficile, che ci porta al biblico "lo straniero che risiede tra voi lo tratterete come chi è nato tra voi", che oggi ci parla del fondamento della cittadinanza e che trovò civilissima eco nel già ricordato, e per l'epoca davvero rivoluzionario, art. 3 del Codice Civile italiano del 1865, ispirato al principio di accoglienza, dove si affermava che lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino". Corrono i capitoli: "Lo spazio dell'Europa, un patrimonio comune"; "Il mondo nuovo dei diritti, un processo mai compiuto"; "Il mondo delle persone e dei beni, col diritto al cibo adeguato"; "Dal soggetto alla persona, con la sfida relativa". E via via, una sorta di corsa, sempre più veloce, a vasto raggio, alla scoperta di orizzonti verdi, di sviluppo. "Uomini e macchine. Una nuova vulnerabilità sociale". In massima sintesi diciamo che l'ultima fatica letteraria del Professor Rodotà offre una lettura accattivante, piana, che invita. Concludendo: "Poteri privati forti e prepotenti sfuggono agli storici controlli degli Stati e ridisegnano il mondo e le vite. Ma sempre più donne e uomini li combattono, denunciano le diseguaglianze, si organizzano su internet, sfidano regimi politici autoritari. La loro azione è planetaria, quotidiana dichiarazione di diritti, che si oppone alla pretesa di far regolare tutto solo dal mercato, mette al centro la dignità delle persone, fa emergere i beni comuni e guarda a un futuro dove la tecnoscienza sta costruendo una diversa immagine dell'uomo. È nata una nuova idea di cittadinanza, di un patrimonio di diritti che accompagna la persona in ogni luogo del mondo".
Stefano Rodotà
Il diritto di avere diritti
Stefano Rodotà
Professore emerito di Diritto Civile dell'Università di Roma La Sapienza. È tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. È stato presidente dell'autorità garante per la protezione dei dati personali e ha presieduto il gruppo europeo per la tutela della privacy. Editorialista di "Repubblica", autore di diverse opere.

La storia del coraggio. Gino Bartali eroe silenzioso
Ho "corso" con Bartali. Roba da non credere. In un giro d'Italia. La tappa passava per Magione (Perugia) a pochi chilometri da casa mia. I "girini" sarebbero passati verso mezzogiorno ed io, con un paio di amici, anche loro amanti delle due ruote, ero pronto all'alba. Un'alba, rosea e fresca di un maggio dell'immediato dopoguerra. Stravaccati in un prato pieno di sole, le biciclette ammucchiate in fondo a un fiumiciattolo asciutto. Aspettammo un mucchio di tempo e d'improvviso vedemmo il gruppo compatto che veniva da Perugia. Bandierine, moto di scorta, camion di supporto, altoparlanti per ordini di servizio e canzoni. L'eccitazione era salita al massimo. Quando proprio Bartali, il solito Ginettaccio, con il bel naso robusto e i muscoli al posto giusto, fece un allungo e affrontò la salitella di Magione con cinque metri di vantaggio. Il momento buono per noi: un salto sulla sella e via addosso al campione. Abbozzò una risata e gridò: levatevi di torno! Ci levammo dopo una cinquantina di metri. Soddisfatti per la "partecipazione". Era simpatico Bartali e si faceva voler bene. Soprattutto quando si mangiava le salite come sfilatini. Gli anni sono filati via come jet, purtroppo. Restano i ricordi, certo. Tanti. Sportivi e non. Ora è uscito un libro. Di vicende extra sportive. Di guerra, di eroismo: diamo la parola agli esperti della Editrice: "Arriva nelle librerie italiane il volume "La strada del coraggio-Gino Bartali, eroe silenzioso" scritto dalla giornalista del "New York Times" Aili McConnon e da suo fratello Andres sulla base delle ultime testimonianze relative all'eroismo di Gino Bartali e alla sua opera di salvataggio di numerosi perseguitati durante il nazifascismo, uscito originariamente negli Stati Uniti sotto il titolo di Road to Valor, il corposo scritto - oltre 300 pagine - sarà in circolazione grazie alla casa editrice indipendente 66thand2nd che ne ha curato la traduzione. Suddiviso in tre parti - l'infanzia e la giovinezza fino al trionfo nel Tour de France del 1938; il periodo bellico e l'attività clandestina; il ritorno alle competizioni e la seconda memorabile vittoria al Tour nel 1948 - la strada del coraggio ruota attorno alla testimonianza di Giorgio Goldenberg, ebreo di origine fiumana rintracciato nel dicembre 2010 dalla redazione di Pagine Ebraiche. Una volta aperto il cassetto dei ricordi, Goldenberg - che da quando vive in Israele ha cambiato il suo nome in Shlomo Pas - ha immediatamente inviato allo Yad Vashem il resoconto del contributo dato da Gino per salvare la sua famiglia dai nazifascisti. Un nuovo appassionante capitolo nell'eroica vicenda extra sportiva di Bartali che ha suscitato grande emozione nell'opinione pubblica italiana e internazionale arricchendo di particolari inediti il fascicolo già da tempo depositato a Gerusalemme. "Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca". Parole di Gino. Parole sante.
Aili e Andres McConnon
La strada del coraggio.
Gino Bartali, eroe silenzioso



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