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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2014

Titolo: ITALIA- Uscire dagli anni della crisi

Autore: Tommaso Daniele


Articolo:
Le conclusioni alla Relazione Programmatica 2014
Ancora una volta abbiamo messo in fila i problemi da risolvere, i bisogni da soddisfare, le iniziative da assumere, gli appuntamenti con la storia da non mancare, così come ci chiede il nostro diritto-dovere di tutela e di rappresentanza degli interessi materiali e morali dei ciechi e degli ipovedenti italiani che, quotidianamente, devono sostenere le proverbiali fatiche di Sisifo per evitare l'emarginazione e l'esclusione sociale. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che gli impegni assunti con questa Relazione Programmatica sono infinitamente superiori rispetto ai mezzi che abbiamo per onorarli; chiunque volesse fare della facile ironia, della critica gratuita, avrebbe facile gioco a dire che si tratta di un elenco di utopie, di un libro dei sogni, di un libero gioco della fantasia. Riteniamo, tuttavia, che si tratti solo di una ipotesi, perché chiunque esamini i contenuti di questa relazione serenamente, senza pregiudizio, si accorgerà che essi scaturiscono tutti dalla società nella quale viviamo che sta cambiando a velocità supersonica, imponendo ritmi pressoché insostenibili per i più deboli. Dunque: consapevolezza piena circa la inadeguatezza dei mezzi rispetto alle necessità del momento socio-politico; consapevolezza piena anche del fatto che nessuno dei contenuti della Relazione Programmatica può essere cancellato, lasciato indietro o messo tra parentesi, a meno che non si voglia, consapevolmente, correre il rischio di rendere più complicato il già complesso e difficile processo di avvicinamento al traguardo delle pari opportunità dei ciechi e degli ipovedenti con il resto della società. Di fronte a questa evidente sproporzione tra impegni assunti e mezzi disponibili per onorarli, rimane solo il ricorso all'immaginazione, che tante volte ci ha aiutato, nel corso di questa nostra esperienza associativa, a risolvere problemi che sembravano irrisolvibili. L'immaginazione mi suggerisce di rivolgere un caldo appello affinché altre mani si aggiungano a quelle disponibili del Presidente Nazionale, della Direzione e del Consiglio Nazionali. Mi riferisco in particolare alle mani dei componenti delle Commissioni di lavoro che dovrebbero andare oltre il ruolo consuntivo fin qui svolto, per assumere quello della concreta attuazione dei contenuti della Relazione Programmatica. È già accaduto in anni ormai lontani che le mie Relazioni Programmatiche venissero definite un "libro dei sogni": giudizio puntualmente smentito dai fatti, in virtù di una ritrovata passione associativa e di un ampliamento dell'area della responsabilità. Oggi siamo più forti di ieri, più responsabili, più consapevoli; dobbiamo riprovarci ancora, dobbiamo scommettere ancora: sono sicuro che nessuno si tirerà indietro! Per fortuna sono lontani i tempi dell'uomo solo o del gruppo ristretto al comando, i tempi, cioè, della delega al Presidente Nazionale o alla Direzione Nazionale; siamo una parte della società e, come tutta la società, siamo cresciuti, siamo più sensibili al concetto di responsabilità e abbiamo più dimestichezza con la partecipazione e la democrazia. Tutto questo mi fa pensare che il mio appello alle Commissioni di lavoro affinché assumano un ruolo attivo nella realizzazione dei contenuti della Relazione Programmatica 2014 non cada nel vuoto. Abbiamo dato il meglio di noi stessi negli anni bui e terribili della crisi che ha attraversato l'intero pianeta, sconvolgendo dalle fondamenta la finanza, l'economia, la politica, la società, la morale. Sembrava che lo tsunami dovesse spazzar via in un sol colpo tutte le nostre conquiste strappate al prezzo di dure lotte e di grandi sacrifici; poi abbiamo scoperto che i diritti hanno una loro vita e una loro forza e siamo rimasti in piedi. L'approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ci ha dato una consapevolezza nuova, un coraggio nuovo: ora sappiamo "di avere il diritto ad avere i diritti". L'approvazione di questa Convenzione e la sua ratifica da parte del nostro Paese hanno coinciso con l'avvento della crisi finanziaria che ha fatto temere il peggio su tutto il pianeta, a partire dagli Stati Uniti. In Italia la crisi si presentò con le dimensioni di un ciclone; il Ministro dell'Economia del tempo, che pure passava per essere un creativo, non seppe immaginare altra risposta che l'abbattimento dello stato sociale. Il disegno di legge sull'assistenza prevedeva un risparmio di 40 miliardi di euro in tre anni con la sparizione dell'indennità di accompagnamento e di tutte le agevolazioni previste per i disabili; la pronta reazione di tutte le associazioni delle persone con disabilità e di una parte del Parlamento, il parere negativo della Corte dei Conti e la caduta del Governo in carica scongiurarono questo pericolo che si ripresentò qualche mese dopo nella forma di una modifica dell'Indice della Situazione Economica Equivalente che, ancora una volta, metteva in discussione l'indennità di accompagnamento. Con l'avvento della crisi, la nostra Unione è stata oggetto di particolare attenzione: i contributi concessi dallo Stato per l'erogazione dei servizi ai ciechi ed agli ipovedenti sono stati in qualche caso dimezzati, in altri casi azzerati; inoltre, è stata aperta una procedura di commissariamento nei nostri confronti per aver chiuso per due anni consecutivi il bilancio con un deficit di poche centinaia di migliaia di euro. Ne siamo venuti fuori grazie alla credibilità che la nostra associazione ha saputo conquistarsi in tanti anni di lotta politica, grazie alla correttezza che ha sempre caratterizzato la nostra amministrazione e, soprattutto, grazie alla immediata e massiccia risposta della nostra organizzazione che ha avuto fiducia nella dirigenza nazionale ha capito che volevano eliminarci soltanto perché eravamo scomodi. Questo sguardo al passato semplicemente per dire che il pericolo non è ancora passato, che anzi esso è sempre in agguato. Il fatto che nella Legge di Stabilità, ora in discussione al Senato, grazie ad una nostra faticosa opera di sensibilizzazione, sia previsto il ripristino dei nostri contributi non ci deve tranquillizzare. Intanto il ripristino riguarda soltanto il 2014: questo significa che per gli anni successivi dovremo ricominciare da capo. Inoltre il Disegno di Legge sulla stabilità per essere legge deve essere approvato dai due rami del Parlamento. Naturalmente, noi abbiamo il dovere dell'ottimismo. Tuttavia, da ora in poi non potremo contare più su finanziamenti pubblici stabili, che peraltro, non essendo stati mai aggiornati, hanno perduto gran parte del loro potere di acquisto. Significa anche approfondire insieme il tema dell'autofinanziamento, largamente presente nella Relazione Programmatica; una organica campagna per il reclutamento di soci sostenitori; la realizzazione di un periodico per la raccolta fondi; un corso di formazione del nostro personale per la predisposizione e gestione di progetti nazionali ed europei. Diversamente da quanto annunciato più volte dai giornali, il testo del disegno di legge di stabilità presentato al Senato non prevede di sottoporre l'indennità di accompagnamento ad un tetto di reddito. A tale risultato ha contribuito, a mio avviso, anche la ferma posizione della Fand, della Fish, del Forum Italiano sulla Disabilità e di tutte le altre organizzazioni di disabili che hanno reagito prontamente ed hanno minacciato manifestazioni di piazza. Vorrei sottolineare che questa difesa unanime dell'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione rappresenta una assoluta novità; per il passato, infatti, c'era chi privilegiava i servizi alla compensazione monetaria, e chi non si stracciava le vesti per difendere ad ogni costo l'indennità di accompagnamento. Mi sia consentito di dire con un pizzico di orgoglio che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è l'unica associazione che ha difeso l'indennità di accompagnamento a titolo della minorazione senza se e senza ma. È legittimo, quindi, rivendicare il merito della crescita culturale, in questa materia, dell'intero mondo della disabilità. Purtroppo abbiamo vinto una battaglia, non abbiamo ancora vinto la guerra; infatti, la favola che personaggi come gli Agnelli ed i Bocelli possano aver diritto all'indennità di accompagnamento è ancora molto presente nella cultura e nella filosofia dei nostri parlamentari. L'istruzione e il lavoro sono sempre state considerate dalla nostra Unione due priorità assolute, le strade maestre per una piena integrazione sociale; il diritto allo studio non è ancora pienamente esigibile, nonostante le leggi sull'inserimento scolastico, sull'insegnante di sostegno, sul facilitatore della comunicazione e le numerose sentenze della Corte Costituzionale. Dobbiamo ancora scontrarci con il tentativo di ricostituire le classi speciali, con la impreparazione degli insegnanti di sostegno e di quelli curriculari, i quali ignorano, pressoché totalmente, la didattica e la pedagogia speciali; dovremo batterci, da subito, per recuperare gli stanziamenti previsti dalla legge 69 del 2000 a favore dei minorati sensoriali, mai utilizzati per la finalità della legge e distratti prima a favore dell'offerta formativa e successivamente per finalità del tutto estranee a detta legge. Dovremo, inoltre, impegnarci per restituire all'Istituto per i ciechi "Augusto Romagnoli" l'antico e glorioso ruolo di centro specializzato per la tiflologia e la pedagogia speciale. L'altra priorità, il lavoro, giustamente considerato da Paolo Bentivoglio "luce che ritorna", ha conosciuto una stagione felice al tempo dell'approvazione della Legge 594 del 1957 e della Legge 113 del 1985, che ha occupato circa 10.000 centralinisti ciechi e della Legge 403 del 1971 che ha dato lavoro a migliaia di massofisioterapisti. Entrambe queste figure hanno dimostrato grande professionalità, contribuendo a migliorare l'immagine del cieco nell'immaginario collettivo; entrambe queste figure sono ora in profonda crisi a causa dell'avvento delle nuove tecnologie e dell'aumento della disoccupazione dovuta alla profonda crisi economica che attraversa l'Italia, l'Europa e l'intero pianeta. A nulla è valsa la strenua difesa delle leggi speciali in occasione dell'ultima riforma del collocamento obbligatorio; a nulla è valsa l'approvazione di una legge che demanda al Ministero del Lavoro il compito di individuare nuove figure professionali per il lavoro dei ciechi e degli ipovedenti; a nulla è valso il Decreto Salvi del 2000 che individua tre nuove figure professionali per i ciechi; a nulla è valsa la costituzione di un tavolo tecnico e l'impegno della Conferenza delle Regioni: il Ministero del Lavoro si ostina a non voler iscrivere all'albo professionale le tre figure previste dal Decreto Salvi. Per 13 anni abbiamo praticato un duro esercizio di pazienza, a questo punto, però, ritengo che sia inevitabile praticare una dura azione di lotta per rivendicare il diritto al lavoro dei ciechi, senza se e senza ma. Il Centro Nazionale del Libro Parlato è diventato il fiore all'occhiello dell'impegno associativo; purtroppo l'avvento delle nuove tecnologie ha reso inutile la presenza di alcuni centri regionali: nostro malgrado, quindi, saremo costretti a mettere in mobilità una parte del nostro personale. D'altro canto dovremo aiutare le Sezioni Provinciali che si fanno carico di effettuare il download mediante la creazione di un piccolo fondo speciale ad esse destinato. La rubrica "Parla con l'Unione" è diventata un potente strumento di comunicazione e di informazione; è cresciuto notevolmente il livello di partecipazione e di conseguenza la capacità di dialogo e di confronto. La rubrica "Parla con l'Unione" si rivolge prevalentemente ai ciechi ed agli ipovedenti, l'attivazione della web tv dovrà servirci ad entrare in contatto con il maggior numero possibile di vedenti per sensibilizzarli sulla nostra realtà ed aiutarli a superare i pregiudizi che, purtroppo, ancora oggi persistono. L'accessibilità ai siti web costituisce ancora un problema nonostante il formidabile impegno del nostro gruppo Osi che svolge una preziosa azione di consulenza; vorrei ricordare qui in particolare l'impegno profuso per rendere accessibili le piattaforme informatiche delle scuole ai fini dell'uso del registro elettronico degli insegnanti ciechi. Nel giugno 2014 avrà inizio il semestre della Presidenza Italiana del Consiglio Europeo: dovremo impegnarci affinché il nostro Presidente del Consiglio dia priorità alle rivendicazioni dell'Edf, in particolare alla direttiva sull'accessibilità dei siti web in Europa e alla realizzazione dell'atto europeo dell'accessibilità. Nel 2013 è scaduto l'Osservatorio sulla disabilità di cui l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti faceva parte; l'Osservatorio nel trascorso biennio ha svolto una preziosa opera di monitoraggio sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ed ha realizzato per i prossimi due anni un buon piano d'azione che abbiamo esaminato ed approvato in occasione della IV Conferenza sulla disabilità tenutasi a Bologna. Ora, dovremo impegnarci, insieme alle altre associazioni di disabili, affinché l'Osservatorio venga ricostituito e rifinanziato. È innegabile che la nostra Unione si è spesa moltissimo per allargare l'area della partecipazione e migliorare la qualità della democrazia, dalla forma alla sostanza, ed è altrettanto innegabile che in questo campo non si fa mai abbastanza: essendo la partecipazione e la democrazia un processo, esse non conoscono mai un punto di arrivo. Nel 2014 dovremo fare qualche altro passo nella direzione della qualità della democrazia, dovremo rendere possibile la partecipazione di tutti alle attività delle commissioni e dei gruppi di lavoro; vi risparmio i dettagli tecnici, tutti potranno partecipare inviando opinioni e suggerimenti tramite e-mail. Nel primo semestre del 2014 dovremo sperimentare la rete di comunicazione in entrata e in uscita tra la sede centrale e i dirigenti nazionali e locali: sono convinto che una dirigenza informata minuto per minuto di quello che accade sia meglio attrezzata per svolgere il proprio ruolo di rappresentanza e di tutela dei ciechi e degli ipovedenti italiani. Nel secondo semestre dovremo affrontare il più difficile compito di creare una rete di comunicazione tra la Sezione Provinciale ed i propri iscritti e viceversa. Poter ricevere informazioni sull'attività della Sezione, del Consiglio Regionale, della sede centrale, costituirebbe per i soci, o almeno per una parte di essi, una grande occasione di crescita e svilupperebbe il loro maggior senso di appartenenza alla organizzazione. Un altro obiettivo prioritario della nostra Unione consiste nel portare a termine il tentativo di costituire una qualche forma di aggregazione tra le associazioni di ciechi e di ipovedenti che tutelano un interesse di carattere nazionale; lo scopo dell'iniziativa sta nel portare a sintesi tutti i bisogni dei ciechi e degli ipovedenti italiani per rappresentarli al meglio con una sola voce. Non è stato sempre così nel passato e abbiamo dato alle istituzioni l'alibi per ignorare le nostre richieste. I bisogni dei ciechi e degli ipovedenti, quale che sia la loro appartenenza associativa, sono tutti meritevoli di tutela. I problemi, i bisogni, le iniziative da assumere, gli appuntamenti da non mancare, appena accennati in queste mie conclusioni, rappresentano solo una parte, una piccolissima parte della Relazione Programmatica 2014. Tuttavia, per essere portati a buon fine, questi richiedono grande impegno e passione civile, oltre che un salto di qualità organizzativa, qualità che noi abbiamo dimostrato di possedere in più di una circostanza. Siamo ancora la più grande e la più prestigiosa associazione di ciechi e di ipovedenti in Europa e forse nel mondo: i risultati conseguiti in 93 anni di storia ci sono invidiati da tutti, la credibilità che ci siamo conquistati sul campo rappresenta un tesoro inestimabile che ci fa guardare al futuro con fiducia e speranza. Tuttavia, c'è un'insidia dalla quale dobbiamo guardarci: fra due anni si celebrerà il XXIII Congresso Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti; gli aspiranti alla carica di Presidente Nazionale e alle altre cariche associative si stanno posizionando ai blocchi di partenza; questo di per sé è positivo, perché sta a significare che le cariche associative sono ancora oggetto di desiderio e chi vi ambisce è mosso soltanto dalla voglia di mettersi al servizio di una causa giusta: la tutela e la rappresentanza dei ciechi e degli ipovedenti italiani. Ben venga, dunque, la competizione, a patto, però, che essa si svolga all'interno di un sano e corretto confronto democratico secondo le regole del buon vivere civile e a patto che non si perdano di vista gli obiettivi programmati per il 2014 e quelli che programmeremo per il 2015. Due anni sono un tempo troppo lungo per essere impegnato anche solo prevalentemente al servizio del successo personale; i ciechi e gli ipovedenti non lo capirebbero e considererebbero una tale evenienza come un tradimento dei loro interessi. Ho troppa fiducia nelle persone che potrebbero aspirare alle cariche associative: non servono appelli, non servono raccomandazioni, occorre solo richiamare l'attenzione su ciò che è bene per l'Unione e ciò che bene non è. A questo punto delle mie conclusioni resta solo di augurare che il Parlamento approvi, nel più breve tempo possibile, il disegno di legge di stabilità 2014 per liberarci definitivamente delle residue paure e brindare al ripristino dei contributi concessi all'Unione e al mantenimento dell'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione. Non ci resta che dire grazie, grazie dal profondo dell'anima a tutti quelli, e sono tanti, che si sono impegnati per questo risultato. Infine, lasciatemi dire: "è bello lavorare per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è bello portare un po' più in là le sue bandiere e vestirle dei diritti dei ciechi e degli ipovedenti". È così che "l'anima vola", così nasce la speranza.



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