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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2014

Titolo: ITALIA- Dalla pelle al cuore

Autore: Carmen Morrone


Articolo:
Cecità ed ipovisione: sessualità, affettività, diritti e amore. Come passare dagli stereotipi e tabù ad una cultura di condivisione?
È stato l'intervento più atteso e lui non ha deluso le aspettative. Marco Rossi, sessuologo e psichiatra - scrittore del best seller "Loveline" che ha dato anche il nome a una trasmissione tv dove lo stesso Rossi trattava con garbo e ironia i temi della sessualità - ha svolto una relazione che si è trasformata ben presto in un dialogo con i partecipanti al convegno "Dalla pelle al cuore. Cecità e ipovisione: sessualità, affettività, diritti e amore. Come passare dagli stereotipi e tabù a una cultura di condivisione?" che si è tenuto a Brescia dal 16 al 17 novembre. Sulle note di "Love is blindness" degli U2, Marco Rossi ha snocciolato esempi che nella storia dell'uomo dimostrano quanto la cecità non sia ostacolo per una vita sessuale piena e soddisfacente. Nel campo della letteratura è stato citato fra gli altri Shakespeare che ha scritto più volte che "L'amore guarda con la mente" e anche "L'amore guarda attraverso l'anima". Fra i pittori sono stati chiamati in causa Paul Gauguin il quale, mentre soffriva di momenti di cecità, riusciva a immaginare e a disegnare le sue famose ragazze; e ancora François Gerard che dipinse il famoso quadro "Amore e psiche" esposto al Louvre, dove una farfalla, che nell'iconografia classica rappresenta l'anima, sovraintende i due personaggi entrambi con lo sguardo perso in un'estasi di sentimento e passione. Marco Rossi ha iniziato a rispondere così alla domanda al centro dell'iniziativa promossa dalla Presidenza Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in collaborazione con la Commissione Nazionale per le Pari Opportunità Uomo Donna, il Consiglio regionale della Lombardia dell'Unione, l'Irifor regionale Lombardo e grazie al parziale finanziamento dell'Irifor centrale. Luisa Bartolucci, coordinatore della Commissione Nazionale per le Pari Opportunità Uomo Donna dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS e moderatrice della due giorni bresciana ha chiesto a Marco Rossi come passare dagli stereotipi e tabù a una cultura di condivisione. Lo psichiatra sessuologo ha da subito suggerito di aumentare le occasioni di comunicazione su certi temi come il sesso per sgretolare luoghi comuni. "In generale si pensa che il sesso sia fatto per super uomini e super donne" ha spiegato Rossi. "Il sesso lo può fare - è naturale che lo faccia, è un suo diritto - la persona adulta, bella, sana, affermata socialmente. Tutti gli altri non lo devono fare. Non solo sono esclusi i non vedenti, ma pure i paraplegici, gli amputati, gli anziani. L'attività sessuale della persona disabile quando non è dimenticata, è addirittura negata. Si taglia l'argomento in diversi modi. Le stesse persone disabili raccontano di dover ascoltare discorsi come questo: "avete voluto andare a scuola, poi avete voluto lavorare, adesso volete anche fare sesso, ma non state esagerando?". Oppure le persone con disabilità riportano episodi di compassione nei loro confronti. Nessuno vuole essere oggetto di compassione, piuttosto anche la persona disabile vuole condividere la sua passione". Parlare di disabilità è riduttivo perché si rischia di raggruppare situazioni ben diverse, come l'amputato e il disabile intellettivo. Marco Rossi sposta l'attenzione sulla cecità. "Non possiamo nascondere che la comunicazione sessuale passi attraverso la vista. Ma i ciechi usano sostituti cognitivi, come l'ascolto, il contatto fisico. In questo modo superano la comunicazione visiva senza perdere l'emozione, vivendo in maniera piena il momento. Questo accade non perché i non vedenti siano dotati - per una sorta di legge compensatoria - di doti straordinarie". E Rossi spiega: "Il motore del sesso è il cervello. Non serve vedere per provare emozioni. L'orgasmo è un evento cerebrale, l'organo erogeno è il punto emme, una lettera che sta per mente. Il fisico è il punto di partenza, ma il piacere è registrato dal cervello". Le fantasie sono il motore del sesso, approfondisce Marco Rossi per rispondere a una domanda del pubblico che racconta di un uomo che da quando è diventato cieco non riesce più ad avere attività sessuale perché non può più vedere le bellezze femminili. Rossi specifica che le tappe dell'attività sessuale sono: fantasia, desiderio, eccitazione, orgasmo. E alla persona diventata non vedente consiglia l'ascolto della letteratura erotica. Presente anche nel catalogo del Libro Parlato, come hanno specificato i rappresentanti dell'Unione. La persona non vedente non solo non vede gli altri, ma non vede neppure se stesso. Non è una banalità quando si parla di sessualità. "Le persone non vedenti per il fatto di non vedere il proprio corpo sentono di non essere attraenti" considera Rossi. "Quando non si può vedere il proprio corpo si arriva a pensare quasi che non ci sia oppure che sia una prigione. La persona non vedente deve imparare a conoscere il proprio corpo attraverso gli altri sensi. Prima lo fa, prima troverà un equilibrio con se stessa. Questo però vale per tutti, non vedenti e vedenti. È dimostrato che occorre amare il proprio corpo per provare piacere". Con le stesse parole Marco Rossi risponde al pubblico che sottolinea l'importanza dello sguardo e tutte le sue espressioni, aspetti preclusi ai non vedenti. "Nessun essere umano è perfetto, tutti dobbiamo accettare come siamo fatti. Solo a questo punto viviamo pienamente la vita anche nella sfera sessuale". Durante il dibattito il pubblico chiede informazioni sull'assistente sessuale, figura resa famosa anche da un noto film "The session". "Questo è un argomento tabù in Italia, ma prima o poi se ne dovrà parlare. Conosco persone che in questo momento sono all'estero per seguire corsi per diventare assistente sessuale, sono curioso di sapere se una volta tornati in Italia potranno svolgere il loro nuovo lavoro". Pessimista sulla presenza nel nostro Paese del tutor sessuale, anche Maria Teresa Coglitore, altro relatore molto applaudito. "Non si riesce a fare educazione sessuale nelle scuole - se non con esperienze isolate di qualche preside illuminato -, dubito che i tempi siano maturi per il tutor sessuale", è intervenuta la Coglitore, psicoterapeuta e docente all'università di Pavia. Al convegno, la Coglitore si è occupata di quando l'amore si trasforma in violenza e ha parlato della sua esperienza di psicologa che ha seguito il progetto "Stop. Fermiamo Caino". "La disabilità non ferma gli uomini violenti. Anzi spesso costituisce una condizione di ulteriore vulnerabilità", ha esordito. "Oggi i maschi vivono un periodo di confusione, oscillano fra il romanticismo e la violenza" ha continuato. "Il maschio è ancora guidato dagli stereotipi: a lui si chiede sempre la prestazione, di essere sempre sull'onda del successo. Ma rispetto al passato gli uomini devono fare i conti con femmine più decise, autonome. Questo li mette in crisi". Le donne hanno saputo cambiare i luoghi comuni che le caratterizzavano, l'uomo ne è ancora vittima. Non solo. "Le donne stanno reagendo alle violenze degli uomini, stanno lavorando insieme" racconta la Coglitore. "Gli uomini vivono, invece, un generale disinteresse. Mentre il momento chiede che gli uomini si facciano carico delle violenze di genere. Gli uomini devono fermare Caino". Le parole della Coglitore hanno chiamato in causa l'associazione Maschile Plurale che accompagna gli uomini artefici di violenze in un percorso riabilitativo. "Sono uomini che hanno accettato di capire le ragioni delle violenze da loro commesse e di non commettere più lo stesso errore", spiega Domenico Matarozzo, counselor per il disagio maschile e socio di Maschile Plurale. "In questi uomini notiamo un'incapacità di stare nelle relazioni. L'uomo cresce con l'idea che chi gli sta di fronte sia un nemico da combattere. Un comportamento a cui contribuisce anche il fatto che ai bambini vengono regalati i soldatini, alle bambine le bambole. Questo atteggiamento aggressivo da parte dei maschi è riprodotto anche nella vita di coppia". Gli uomini non sono capaci di stare nelle relazioni anche quando finiscono. "Gli uomini devono imparare a vivere l'abbandono, che è una situazione che può capitare nella vita" aggiunge Matarozzo. "Devono capire di lasciare andare la persona che non vuole più stare con loro. Perché in amore non c'è possesso". L'esperienza di Maschile Plurale fotografa dunque una realtà basata su stereotipi. Come fare a cambiare le cose? "Invitiamo gli uomini a parlare fra loro, a confidarsi reciprocamente debolezze, perplessità. Diciamo di condividere domande e interrogativi. Gli uomini non sono abituati a parlarsi in questi termini. Quegli uomini che lo stanno facendo stanno cambiando il modello di maschio con cui sono cresciuti. "Un uomo che non deve chieder mai", recitava lo slogan di un tormentone pubblicitario degli anni 80. Esprimere un disagio, riuscire a piangere, rappresentano delle conquiste che liberano dai lacci di stereotipi ereditati". "È vero però che alle donne non piacciono gli uomini pacati", interviene la Coglitore all'inizio di un suo altro intervento sul tema dei tabù legati al piacere. Tabù che si accentuano se a reclamare il piacere è una persona con disabilità. "Il piacere - dice la Coglitore - è sempre stato considerato un lusso, vicino al peccato, un atteggiamento di cui vergognarsi, di cui sentirsi in colpa. I medici si sono sempre occupati del dolore. Solo da qualche anno si è cominciato a parlare del benessere e del piacere. Anche con riferimento a chi ha una disabilità. Gli stessi umani, però, sono abituati a vivere il dolore ma sono ancora impreparati a vivere il piacere". E nella persona disabile, il dolore ha più facilità a radicarsi e a rimanere nella memoria. Lo ha spiegato lo psicologo Marco Silvaggi. "L'esperienza dolorosa va dimenticata e questo è un processo che richiede diversi interventi. Per prima cosa la persona sofferente va messa nelle condizioni di sicurezza e protezione. Poi le vanno fornite occasioni di distrazione ad esempio con la lettura di un libro, la visione di film, un viaggio. Sono tutte attività - accessibili alle persone disabili, anche ai non vedenti - che spostano l'attenzione di corpo e mente verso una direzione nuova e diversa dall'esperienza dolorosa". Le persone ipo e non vedenti che vivono un momento di dolore personale però corrono un rischio in più: l'isolamento dovuto ai pregiudizi. Dal pubblico il racconto di una giovane non vedente che ha dovuto cambiare diversi medici prima di trovare il professionista che l'ascoltasse seriamente e facesse la diagnosi di endometriosi. Accadeva infatti che i suoi malesseri venissero ricondotti alla disabilità. Non solo. La giovane non vedente ha raccontato che i medici non si rivolgevano a lei, pur maggiorenne e consapevole, ma dopo la visita volevano parlare alla mamma o, in ogni caso, a chi l'accompagnava, mettendo chiaramente a rischio la sua privacy. Ignoranza, impreparazione da parte dei cosiddetti normodotati, sono gli elementi da cui nascono incomprensioni che possono trasformarsi in ingiustizie. I partecipanti al convegno hanno portato molte testimonianze. La maggior parte dei soprusi sono patiti dagli ipovedenti, "perché - è stato detto - non siamo ciechi, ma neanche vedenti e questa incertezza crea qualche frizione nei rapporti". Il disagio delle persone gravemente ipovedenti è stato sottolineato anche da Giuseppe Arconzo, esperto di diritto nel suo intervento "Donne e disabilità visiva: diritti negati e diritti contesi". Ma ecco l'urlo del cambiamento che si solleva dalla sala. "Ogni cieco, ogni ipovedente deve essere pioniere perché nessuno agisce per te" è stato detto da alcuni giovanissimi. "Dobbiamo farci conoscere dai vedenti, dobbiamo relazionarci con loro, invitarli a farlo. Ognuno nel proprio piccolo deve essere pioniere della propria libertà e dell'applicazione dei diritti". Un invito fatto proprio dal vicepresidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Giuseppe Terranova che condividendo il pensiero del presidente Tommaso Daniele, ha rilanciato il ruolo dell'Unione, come associazione che si assume la responsabilità di essere attiva nella società, di rivendicare diritti e di fare cultura. Dal pubblico in sala e da quello da casa che ha seguito l'evento in streaming, sono arrivati molti ringraziamenti per questa iniziativa che ha coinvolto ed emozionato tutti. Dalla pelle al cuore, appunto.
Questa è la favola che Marco Rossi ha fatto ascoltare durante il suo intervento
Tanto tempo fa, la Follia decise di invitare i sentimenti per un'insolita riunione conviviale... Raccoltisi tutti intorno ad un caffè, per animare l'incontro la Follia propose: "Si gioca a nascondino?". "Nascondino? Che cos'è?" domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco", rispose la Follia. "Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, comincerò a cercare e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia che rimasero a guardare in disparte... "1, 2, 3", la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, esitante come sempre, si nascose su un gruppo d'alberi. La Gioia corse festosamente per tutto il giardino non curante di un vero e proprio nascondiglio. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per occultarsi. L'Invidia si unì all'Orgoglio e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia proseguiva con la conta mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era sconfortata vedendo che si era già a novantanove. "CENTO!", gridò la Follia. "Adesso verrò a cercarvi!". La prima ad essere trovata fu la Curiosità, perché non aveva potuto resistere di vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide l'Insicurezza sopra un recinto che non sapeva da quale lato avrebbe potuto nascondersi meglio. E così di seguito furono scoperte la Gioia, la Tristezza, la Timidezza e via via tutti gli altri. Quando tutti finalmente si radunarono, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?". Nessuno l'aveva visto... Il gioco non poteva considerarsi concluso e la Follia cominciò a cercarlo. Provò in cima ad una montagna, lungo il fiume, sotto le rocce. Ma dell'Amore nessuna traccia... setacciando ogni luogo... la Follia si accorse di un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a frugare fra i rami spinosi, quando ad un tratto sentì un lamento. Era l'Amore, che soffriva perché una spina gli aveva appena perforato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare, si scusò per aver organizzato un gioco così stupido, implorò l'Amore per ottenere il suo perdono e commossa dagli esiti di quel danno irreversibile arrivò al punto di promettergli che l'avrebbe assistito per sempre. L'Amore rincuorato accettò le promesse e quelle scuse così sincere... Così da allora... l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre...



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