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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2014

Titolo: UNIVERSITÀ- Un laboratorio per gli studenti disabili

Autore: Michele Novaga


Articolo:
Per 30 anni è stata la sede di una delle librerie storiche dell’ateneo, la Cuem, dove generazioni di studenti hanno acquistato libri e dispense d’esame. Poi la chiusura e la decisione dei vertici dell’Università Statale di Milano di destinare quello spazio di 150 metri quadrati agli studenti disabili fino a quel momento troppo stretti in un piccolo locale dell’università tra l’altro confinante con la ex libreria. E invece arrivò l’occupazione da parte di un gruppo di studenti vicini all’area antagonista e ai centri sociali che per mesi hanno fatto l’epicentro delle loro rivendicazioni. Ma l’area ex Cuem è diventata suo malgrado anche protagonista delle cronache dei quotidiani d’informazione cittadina per fatti di cronaca nera (l’aggressione a uno studente, poi finito in coma, durante un concerto) e per essere stata sgombrata per ben tre volte da agenti di polizia in assetto antisommossa. Ora, a pochi mesi da quei fatti, lo spazio si è trasformato: le scritte sono state cancellate, i muri riverniciati. E finalmente è diventata un’aula dove gli studenti disabili possono trovare accesso e servizi per poter studiare. Nel mare magnum di una delle università più grandi d’Italia, non è facile orientarsi. Specialmente per coloro che ne hanno frequentata un’altra. È una soleggiata mattina d’autunno e molti studenti sono fuori all’aria aperta nell’enorme cortile e nei chiostri progettati dall'architetto toscano Antonio Averlino detto il Filarete nel 1465. È sufficiente chiedere a uno di loro dove si trovi l’ex auletta occupata e immediatamente veniamo indirizzati. Ad attendere all’ingresso dell’aula c’è Simona Tosca, responsabile di questo progetto che ci conduce all’interno e ci spiega molto dettagliatamente ogni cosa. "Il grosso dei lavori è stato fatto ad agosto rifacendo tutti gli impianti e risanando tutto il resto. Ci saranno dieci postazioni a regime a lavori ultimati con barre braille (che già abbiamo), sintesi vocale e con strumenti per altre disabilità come ingranditore per ipovedenti. E poi ci saranno postazioni di sala lettura cablati con possibilità, per gli studenti, di portare i propri pc". Simona lavora da 20 anni all’università e si vede dalla passione con cui spiega che crede molto a questi progetti di inclusione. E, così, continua a raccontarci: "Ci sarà anche una saletta per altre attività come e-learning e per utilizzare al meglio le risorse già disponibili su questo tema e implementarle. Verranno inoltre fatti seminari per studenti con dislessia disgrafia e disortografia per consentire agli studenti di riuscire a compensare i disturbi dell’apprendimento. Sono infatti in aumento gli studenti con disturbi di apprendimento: circa 150", aggiunge ancora Simona che spiega anche di fondi appena ricevuti da destinare ad una ricerca sulla disabilità psichica. "E sono previsti anche tre box per i tutorati didattici per far lavorare in tranquillità i tutor e i loro studenti". Saranno infatti loro, 12 educatori in gran parte psicologi dell’associazione AIAS di Milano Onlus che ha vinto il concorso esterno indetto dall’università, a seguire gli oltre 800 studenti disabili dell’Università. Durante la visita arriva anche Stella Agostini professoressa della facoltà di agraria che da anni è impegnata in un progetto Unesco che va oltre la cosiddetta Heritage List (e cioè il patrimonio dell’Umanità) dato che mira a comprendere nell’elenco oltre alle architetture e ai paesaggi agrari, un nuovo patrimonio rurale-vernacolare che includa relazioni umane, ambientali e paesaggistiche. "Noi abbiamo proposto di capire come alcune categorie di abilità diverse percepiscono questo patrimonio ascoltando e rilevando cose che magari noi non vediamo in un altro modo". Obiettivo quello di selezionare nelle università di tutto il mondo le relazioni più importanti e fare vedere come possono cambiare le normative. Sotto le finestre, seduta alla sua postazione in compagnia del suo cane guida di nome Rasta dal quale non si separa mai, c’è Roberta Gerini, studentessa non vedente iscritta al quarto anno di giurisprudenza. "Vivo a Milano - dice - e vengo qui praticamente tutti i giorni anche se uso molto anche le aule studio". Originaria di Cremona, Roberta segue sempre le lezioni "perché - afferma - mi rendo conto che seguendo rendo di più". Sul suo futuro, anche se le mancano una decina di esami alla laurea, sembra avere le idee chiarissime: "Sogno di fare il PM perché mi piace metterli dentro...", conclude. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Dario Ozzimo, studente della specialistica di lettere antiche (e frequentatore dell’aula) e aspirante giornalista che qui ci viene quasi tutti i giorni da Rho, hinterland milanese. "Il progetto sembra promettere bene anche se, per adesso, affinché lo spazio sia completato, mancano ancora degli strumenti come i nuovi pc". Ma l’apertura di questo spazio destinato ad accogliere gli studenti disabili (ma ovviamente anche i loro compagni non disabili con cui studiano e si relazionano nell’ottica della piena integrazione e della socializzazione) rientra in una politica attenta alle esigenze degli studenti disabili che da sempre l’ateneo promuove. Infatti postazioni ad hoc riservate ai vari tipi di disabilità sono presenti anche nelle altre biblioteche. E molto si è fatto e si fa anche nell’ambito della formazione al personale docente su come integrare le categorie di disabili sotto vari punti di vista. Come ci conferma ancora Dario Ozzimo, che quotidianamente si trova a dover affrontare problemi relativi all’interpretazione di mappe archeologiche oltre che alla lettura di testi in greco antico scritti con caratteri particolari: "Prima che cominciasse il corso scrissi una mail al professore chiedendogli se durante la proiezione delle mappe e delle immagini dei monumenti, si poteva soffermare su ognuna di loro descrivendole quanto più potesse. Lui lo ha fatto e mi ha anche spedito le immagini in modo che potessi farmi aiutare da qualcuno a casa".



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