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Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2014

Titolo: STORIE DI CITTÀ- “Io, cieco, rischio la vita per andare a lavorare”

Autore: Giampiero Maggio


Articolo:
Ivrea, la battaglia di un disabile: "Scendo dal bus e resto senza aiuto"
Umberto Breglia ha 43 anni ed è cieco. A portargli via la vista, un po' per volta, è stata una retinite pigmentosa genetica. Lui, che all'epoca aveva 20 anni, ha capito quel che gli stava capitando. Si è adeguato all'handicap e ha lottato: ha imparato il linguaggio braille, ha continuato a studiare e ha insegnato in un centro professionale. Fino a 25 mesi fa, quando è rimasto senza lavoro. Ma nemmeno questa volta si è arreso. Dopo aver vinto un concorso, farà il centralinista al carcere di Ivrea. Poco più di 1100 euro al mese. Ogni mattina partirà da Torino, dove vive, per raggiungere la casa circondariale. Un'ora di viaggio, tra metro, treno e autobus, senza problemi. Fino all'ultima fermata del pullman prima del carcere: scenderà direttamente sulla statale, dove sfrecciano decine di auto al minuto. Da qui in avanti per lui sarà impossibile raggiungere il posto di lavoro. "A meno che - spiega - io non voglia rischiare la vita finendo sotto una macchina". Quasi 150 metri di tragitto pieno di ostacoli. Senza strisce pedonali, senza un semaforo con un segnalatore acustico, senza un marciapiede che conduca alla casa circondariale. Banalità per chi non è costretto a convivere con un handicap del genere, una priorità per chi, come Umberto, deve muoversi sfidando il buio. Ora lancia un appello: "Aiutatemi, mettetemi nelle condizioni di poter andare al lavoro senza dover rischiare la vita ogni giorno". Ha chiesto al Comune di Ivrea che venisse spostata la fermata il più vicino possibile al carcere. E che, soprattutto, venissero disegnate le strisce pedonali a ridosso del semaforo. Tutto inutile. La prima risposta lo ha lasciato impietrito. Poche righe inviate via mail dal Comune. C'era scritto: "Le devo comunicare che, purtroppo, ci sono criticità strutturali su quel nodo per cui nell'immediato risulta molto complicato attuare delle modifiche". Detto in burocratese, si dovrà arrangiare. Il sindaco della città, Carlo Della Pepa, ora assicura: "Faremo il possibile per aiutarlo". L'alternativa, per Breglia, sarà il taxi: "Ma ho già fatto i conti. Dalla stazione di Ivrea al carcere mi costerà più di 400 euro al mese...". Fra 4 giorni dovrà prendere servizio al centralino. Sveglia alle 5,30, anche se il treno, a Torino, partirà due ore dopo: "Chi è come me deve essere il più lucido possibile, nessuna imprudenza. Dovrò essere bello sveglio". Poi, prima delle 9, puntuale, sarà alla fermata vicino al carcere: "Rinunciare a quel lavoro? Non ci penso nemmeno". In fondo chiede soltanto una cosa: poterci arrivare sano e salvo. (da La Stampa.it del 29-11-2013)



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