Numero 7-8 del 2014
Titolo: LAVORO- Il lavoro negato
Autore: Mario Barbuto
Articolo:
Uno spreco di risorse - Una questione di dignità
In questi ultimi giorni la stampa e i media hanno portato all’attenzione generale l’episodio di un centralinista telefonico cieco il quale, stanco di non fare nulla sul proprio posto di lavoro dopo la soppressione del centralino, ha denunciato pubblicamente la propria situazione e i dirigenti responsabili di tenerlo in quella condizione di inerzia.
Il caso potrebbe apparire incredibile, ma purtroppo rappresenta soltanto l’estremizzazione di un fenomeno che sta diventando sempre più diffuso e consistente.
Lo sviluppo tecnologico e la necessità di razionalizzare costi e organizzazione del lavoro portano in molti casi a misure di soppressione del centralino telefonico che viene sostituito da risponditori automatici, posti in condizione di smistare le chiamate in arrivo e indirizzare il chiamante verso il servizio o l’ufficio desiderato.
Senza voler entrare in questa sede nel merito di vantaggi e svantaggi circa l’impiego di un operatore in carne e ossa o di un risponditore robotico; senza voler dare l’impressione di mettersi in una posizione di retroguardia basata sempre e comunque sulla opposizione alle innovazioni consentite dalla evoluzione tecnica; vogliamo soltanto riaffermare con tutta la forza e la fermezza necessarie che lasciare un lavoratore a non fare nulla, rappresenta un inaccettabile spreco di risorse e costituisce una offesa alla dignità personale, tanto più quando questo lavoratore appartiene a una categoria protetta.
Proprio le nuove tecnologie, infatti, consentono oggi ai centralinisti ciechi di svolgere mansioni più ampie, più qualificate e più varie, al servizio dell’azienda o dell’ufficio presso il quale svolgono la loro attività, consentendo addirittura un ampliamento delle opportunità di lavoro e un incremento del numero dei posti disponibili, così come confermato anche da una legge dello Stato, la 68/1999.
Da oltre cinquant’anni, la professione del centralinista telefonico ha consentito a migliaia e migliaia di ciechi e di ipovedenti in Italia di svolgere una propria attività lavorativa di tutto rispetto, dando loro la gioia personale e la soddisfazione di sentirsi parte integrante di un contesto sociale produttivo.
Queste migliaia di lavoratori con handicap visivo hanno potuto giovarsi di un processo di vera inclusione; hanno goduto di una capacità reale di indipendenza e di autonomia; hanno saputo riacquisire la dignità personale di chi si sente in condizione di dare il proprio contributo nell’ambito del contesto sociale in cui vive.
Questi lavoratori, totalmente recuperati a una vita sociale attiva, nella maggior parte dei casi hanno potuto formare una famiglia propria; hanno svolto un ruolo attivo anche oltre il momento puramente professionale; sono stati, in molti casi, il perno fondamentale sul quale ha poggiato l’azione di tutela e di promozione della nostra associazione. Insomma, hanno vissuto e vivono tutt’ora un processo di reale integrazione, costituendo una risorsa per la società che si sviluppa e non già soggetti improduttivi, bisognosi di assistenza.
Oggi tuttavia, mentre il centralino classico tende a essere superato da nuove soluzioni tecnologiche in una diversa prospettiva di organizzazione del lavoro, occorrerà avere una maggiore attenzione e una più aperta disponibilità per continuare ad accogliere i lavoratori ciechi e ipovedenti nell’ambito di importantissime mansioni aziendali legate alla gestione dell’informazione, semmai ampliando le loro funzioni e la gamma delle attività che sono in grado di svolgere.
Al ruolo tradizionale di centralinista, infatti, si può e si deve progressivamente affiancare e sovrapporre la funzione di "operatore dell’informazione", di gestore dell’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico, di attore, insomma, di una nuova modalità di rapporto con la propria mansione e soprattutto con l’utenza, così come prospettato anche dalla norma di legge prima richiamata.
Le scuole di formazione dei centralinisti hanno già adeguato i loro programmi e i loro metodi formativi in modo da garantire i profili professionali sopra descritti, anche grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie assistive che consentono oggi a lavoratori ciechi e ipovedenti una gestione in totale autonomia di computer, dispositivi mobili, database e ogni altro strumento di lavoro usato in un contesto produttivo e professionale avanzato.
I lavoratori ciechi e ipovedenti sono ancora e sempre pronti a svolgere il proprio compito e a esercitare il proprio ruolo attivo nel tessuto produttivo, senza dover mendicare un posto di lavoro e senza rubare addirittura lo stipendio, ma ben consapevoli delle loro capacità professionali e della loro formazione di qualità.
L’automazione, la strumentazione tecnologica avanzata, la conoscenza delle lingue estere, la gestione dell’informazione in senso moderno, non rappresentano un ostacolo o un impedimento allo svolgimento delle proprie mansioni per un lavoratore cieco; al contrario, costituiscono una risorsa grazie alla quale egli può esprimere tutto il proprio valore e dimostrare la propria specifica competenza.
Ora occorre però che gli altri attori del mercato del lavoro facciano la propria parte: adottino un atteggiamento di disponibilità e di apertura che favorisca l’inserimento in azienda o in ufficio di queste nuove e più complete figure professionali, dando loro ogni strumento utile per svolgere al meglio le loro mansioni senza nutrire riserve mentali o pregiudizi dovuti all’handicap visivo.
Occorre, insomma, che i datori di lavoro e i responsabili delle risorse umane pubblici e privati abbiano coraggio e disponibilità, offrendo fiducia e non diffidenza; occorre che le organizzazioni sindacali si facciano interpreti delle problematiche particolari, ma numericamente molto diffuse che riguardano i lavoratori ciechi e ipovedenti, per tutelarne il diritto al lavoro e la dignità personale.
Occorrerà infine, che il legislatore sappia emanare adeguate norme vincolanti di tutela, volte a dare certezza di futuro a queste nuove figure professionali che oggi costituiscono la naturale estensione e la moderna maturazione dei tradizionali profili del centralinista telefonico e che rappresentano ancora una vera prospettiva di impiego per migliaia di persone con handicap visivo, alle quali, purtroppo, sono riservate scelte occupazionali molto più limitate.
La nostra Unione e questa Presidenza Nazionale in particolare, intendono adoperarsi su tutti i fronti e in tutti i modi per dare sostanza e concretezza a questa prospettiva occupazionale, continuando a esercitare in ogni sede il proprio ruolo di tutela e di salvaguardia dei lavoratori ciechi e ipovedenti attuali e potenziali, sollecitando in tal senso i datori di lavoro privati e pubblici, le organizzazioni sindacali e la politica.
La nostra speranza è di trovare ascolto, comprensione e fiducia presso tutti questi soggetti sociali. La nostra convinzione, che sia necessario costruire una volontà comune di progresso sociale, fondata sull'affermazione del lavoro come diritto e della dignità umana come presupposto.