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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2015

Titolo: MUSICA- Greta, Luciana e Marco: storie di musicisti ciechi

Autore: Stefano Caredda


Articolo:
Greta è romagnola e ha appena 14 anni, Luciana ne ha 16 e vive a Benevento: le unisce non solo la giovanissima età, ma anche una grande passione, quella per il pianoforte. Non sanno solo suonare, ma conoscono la musica molto bene, la imparano, la studiano, la leggono in Braille. Non è una cosa comune: in tutta Italia, le persone cieche o ipovedenti che suonano sono centinaia, ma quelle che conoscono davvero la musica, che sanno leggere uno spartito, sono molte meno. Una decina, forse due. Greta e Luciana sono una bella realtà dell'oggi e una grande speranza per il domani: l'esempio vivente che se appositamente guidati e indirizzati, tanti ragazzi ciechi (c'è chi stima almeno un terzo del totale, quindi circa mille) saprebbero avvicinarsi ad un'arte che, basandosi sui suoni, è da sempre particolarmente indicata a chi non vede. Fino a quarant'anni fa la musica era una delle discipline più praticate dai non vedenti e dava lavoro ad almeno 600 insegnanti: oggi trovarne uno che sappia padroneggiare i mezzi (lo spartito in Braille ma anche i nuovi sistemi informatici) e rapportarsi con un alunno cieco, è davvero difficile. Ormai questo insegnamento è di fatto demandato a singoli personaggi, veri cultori della materia: un numero risicatissimo che ora l'IRIFOR ha deciso di provare ad ingrossare con un corso di formazione per insegnanti di musica (prima esperienza a Roma lo scorso marzo, che ha coinvolto 43 docenti di scuole statali di tutta Italia). Un'iniziativa che fa il paio con le borse di studio da tempo concesse per incentivare nei non vedenti l'amore per la musica. Quanto sia importante un sostegno attivo e un insegnante preparato, soprattutto nei primi anni di studio della materia, lo si capisce considerando gli enormi ostacoli che un ragazzo cieco che vorrebbe fare musica si trova oggi davanti: mentre lo studente con disabilità che va all'università ha diritto ad un servizio di tutoraggio, quello che si iscrive al conservatorio (che pure è classificato anche come un corso di livello universitario) non ha diritto a niente. Un buco enorme, che impedisce a molti la realizzazione di una grande aspirazione personale.
Luciana al Conservatorio di Benevento ha appena inciso un disco con le sue esecuzioni al pianoforte: conosce a memoria tante suonate di Beethoven e i 24 preludi di Chopin: "Mi piace molto suonare, quando lo faccio provo tanta gioia, e vedo che sono felici anche i miei genitori e le altre persone che mi sono vicine". Greta invece al pianoforte c'è arrivata dopo aver provato moltissimi altri strumenti: "All'inizio è stato stancante, ma da quando ha iniziato a piacermi non me ne sono più allontanata". Ha trovato un maestro bravo, ha iniziato a leggere la musica in Braille con le metodiche tradizionali, quasi per niente facilitate dalle nuove tecnologie. Ora frequenta una scuola di musica comunale a Savignano sul Rubicone, vicino Rimini, e pur essendosi formata sulla musica classica le piace molto suonare la musica leggera. "Può fare quello che vuole, una volta che le ho dato le basi non posso interferire più di tanto in ciò che fa: non oso rischiare che non mi voglia più neppure come amico", scherza il suo insegnante, Marcello Indelicato, sottolineandone la bravura e la perseveranza.
Indelicato è proprio uno di quegli insegnanti che alla musica hanno dedicato gran parte della propria vita. Lui stesso non vedente, inizia da piccolo con la musica leggera (a 12 anni era già iscritto alla Siae) e poi frequenta il Conservatorio imparando ad amare la classica. Insegna per molti anni musica alla scuola pubblica, dove fra i tanti alunni gli capita anche qualche non vedente: "Confesso - dice - che non mi sono trovato subito benissimo perché ci sono tecniche da imparare e applicare". Poi invece si specializza e da allora, dalle sue parti, lo chiamano "la trottola". Girando per tutta l'Emilia e la Romagna, da Piacenza a Rimini passando per Cervia, grazie alle borse di studio dell’IRIFOR, ha potuto insegnare pianoforte e flauto dolce a tanti ragazzi. "Il mio metodo è quello tradizionale, non posso prescindere dalla scrittura alfanumerica e dalla scrittura musicale in Braille: anche se le tecnologie oggi aiutano tanto, fino a rendere autonoma una persona cieca, quella è la base che ti permette di capire in fondo la musica e decidere poi la propria strada".
Uno che la propria strada l'ha trovata molto presto è Marco Orsini, che di anni ne ha 30 e oggi è ormai un pianista affermato, oltre che direttore d'orchestra e - a tempo perso - campione di nuoto. Anche lui cieco, il pianoforte l'ha iniziato a studiare a sette anni, insieme alla notazione musicale in Braille, per poi entrare al Conservatorio Bellini di Palermo, la sua città natale. Potrebbe capitarvi di ascoltare le sue esecuzioni in qualche concerto in giro per l'Italia, e non stupitevi se a volte non usa neppure gli spartiti: il "Clavicembalo ben temperato" di Bach (che sono quattro ore filate di musica) lui ad esempio lo sa interamente a memoria. Ha suonato anche in orchestre e ha fatto anche il direttore; e sul rapporto con i musicisti vedenti ha le idee chiare: "quando sale sul podio, il non vedente deve sapere duecento volte più degli altri orchestrali, perché non gliene importa niente a nessuno che tu sei cieco". Certo, "finché sei solo e fai il concertista, sono fatti tuoi come leggi la musica, ma quando un non vedente va a dirigere un'orchestra è bersaglio di molteplici pregiudizi e soprusi. In quei casi - dice Marco - o ti imponi con cognizione di causa oppure puoi solo rinunciare perché quei tanti che non hanno voglia di mettersi in gioco non aspettano altro che liberarsi di te. Per questo ci vogliono grande costanza, tenacia e perseveranza".
Quelle stesse doti che il professor Antonio Quatraro spera di trovare nella quarantina di insegnanti che hanno partecipato al corso di formazione da lui diretto per conto dell'IRIFOR, esperienza che - spiega - non rimarrà isolata. "Vogliamo impegnarci sempre di più per consentire a tanti ragazzi di conoscere la musica e amarla".
(da Oltre il Confine n. 2-2015)



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