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Corriere dei Ciechi

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Numero 9 del 2015

Titolo: RUBRICHE- Segnalibro

Autore: a cura di Renato Terrosi


Articolo:
Vittorio De Sica
All'inizio della salitella che reca a Porta Sole, il punto più elevato di Perugia, il cinema - teatro Turreno sembrava il salotto del mondo.
Due ottimi bar, tre negozi di classe, il Duomo, la Fontana Maggiore, la Maestà delle Volte, a far da quinte plurisecolari. A due passi il capolinea del tram imbandierato pronto a scendere a Fontivegge. Era il mio mondo di dodicenne solitario, lontano dal paese e dalla famiglia. Il mattino la scuola e dopo il pranzo e i compiti mi piazzavo davanti al Turreno. Le locandine dei film e talvolta quelle di qualche commedia o spettacolo di varietà mi portavano in paradiso.
Poi quando riuscivo a trovare la liretta per il biglietto ed entravo nella piccionaia della "fabbrica delle favole", era il massimo.
Uscivo con gli occhi umidi. Un altro ragazzo vicino di banco, Oliviero, mi teneva compagnia. Era pazzo per i film Americani, i cowboy che assaltavano i treni, i macchinisti che imboccavano con il carbone la locomotiva che correva dietro ai bisonti.
Purtroppo, nel 1932 l'amicizia con Oliviero si appannò un po' per via di Vittorio De Sica, il giovane simpatico attore era apparso sullo schermo del nostro cinema e in quelli di tutto il Paese.
Due film italiani, due commedie di squisita fattura, "Gli Uomini che mascalzoni...", regia di Mario Camerini e "Due cuori felici", regia di Baldassarre Negroni raccolsero valanghe di applausi. Oliviero, però, non si appassionò come me a quella novità cinematografica, restò fedele ai treni del Texas e alle bellone platinate. Ma tant'è.
Questi ricordi della mia prima gioventù sono saltati fuori dal lago della memoria per via di un libro, un bel libro di Vittorio Esposito, giornalista e scrittore e Carlo Riccardi, super fotografo della "Dolce Vita" e non solo.
Così insieme hanno fatto questo libro, dal titolo semplice ma parlante: "Vittorio De Sica".
Il caro amico Esposito me l'ha mandato a casa con una dedica da sturbo.
Figurarsi! Mi è venuto il groppo alla gola e ho subito preso a scrivere.
Già la prefazione di Emi De Sica, figlia del grande attore e regista, mi facilita il compito di parlare di una storia straordinaria, la storia di un artista che milioni di italiani e stranieri hanno amato.
Comunque, Vittorio Esposito con questa attenta e avvincente opera non ha inteso fare una biografia o un saggio critico sulla filmografia di De Sica.
Ha tracciato un ampio ricordo di uno spettatore che con i suoi film si è divertito e commosso.
Io ho guardato i primi film con gli occhi di un ragazzo, con gli occhi di un ragazzo che scopre un mondo, mentre Esposito da scrittore diligente e accorto qual è ha guardato la vita e le numerose opere da ricercatore quanto mai abile nel contesto di tempi e modi di vita assai differenti.
Il debutto, i film di anteguerra, del dopo guerra e via via con gli anni dell'Italia che si sta ricostruendo dopo la rovina determinata dal terribile conflitto 1940-1945.
Aneddoti, episodi curiosi.
Il cinema italiano tra le due guerre - ricorda l'autore - ha avuto il merito di preparare una generazione di giovani, tra i quali De Sica che avrebbe dato il meglio di sé verso la fine della seconda guerra mondiale e nell'immediato dopo guerra affermandosi con una produzione personale ad alto livello artistico, che ha reagito allo stile dominante dei "telefoni bianchi" con un nuovo modo di percepire la realtà attraverso i film, nella consapevolezza che la recitazione cinematografica debba essere il più possibile naturale e diversa da quella teatrale, che i film debbono essere girati sui luoghi stessi dell'azione e con gente vera, "attori" estranei alla professione, presi dalla strada, riproponendo, più o meno consapevolmente, le scelte di Nino Martoglio con "Sperduti nel buio" (1914). Film ricco di suggerimenti del verismo di Alessandro Blasetti in "1860" (1934), sobria epopea della conquista Garibaldina della Sicilia e di Augusto Genina che nel film "Squadrone bianco" (1935-36), aveva affiancato a Fosco Giachetti e Antonio Centa una patrizia romana con il nome di Fulvia Lanzi.
Nel 1940 Vittorio De Sica iniziò l'attività di regista con il film "Rose scarlatte", nel quale diede una garbata trasposizione di una commedia di successo ("Due dozzine di rose scarlatte" di Aldo De Benedetti), rivelandosi subito padrone della tecnica più smaliziata, e girò numerose commedie, di cui fu anche protagonista nelle quali l'esplicita ricerca di puro svago non è mai totalmente slegata dai disagi della quotidianità: "Maddalena zero in condotta" (1940), "Teresa Venerdì" (1941); "Un garibaldino al convento" (1942), nel quale ha "ingentilito" la vicenda risorgimentale. Nel 1946 il film " Sciuscià" anche questo con la sceneggiatura di Zavattini, è il suo primo capolavoro. Nel 1948 un altro capolavoro, "Ladri di biciclette", struggente indagine nel mondo della disoccupazione.
Con "Miracolo a Milano" del 1950 la favola poetica che narra la vita di un gruppo di barboni. Nel 1955 "Il tetto", il suo ultimo film neorealista.
Come attore, regista e sceneggiatore quattro premi Oscar, una nomination all'Oscar, quattro David di Donatello, tre Nastri d'Argento, una Palma d'Oro, un Orso d'Oro.
Il cinema di De Sica è stato, dunque, un cinema drammatico e ironico colto e popolare, sempre capace di coinvolgere per la forte tensione espressiva.
Un excursus meraviglioso quello di Esposito che ora mi riporta a un recente viaggio a Perugia, un lungo struscio a Corso Vannucci e la visita di rigore alla piazzetta del Turreno, l'emozioni degli anni verdi sono lontane, ma fanno ancora palpitare il cuore, le locandine del tempo passato non servono, basta lo scritto di Esposito e le belle artistiche figure di Carlo Riccardi, primo paparazzo della "Dolce Vita" e pittore di quadri astratti e figurativi. Le sue tele fanno il giro del mondo e l'archivio fotografico conta un milione di negativi documentando più di 60 anni di storia italiana.
Sento scendere da Porta Sole una dolce musica, la rammento immediatamente e riconosco il giovane Vittorio De Sica che la fece conoscere a mezzo mondo: "Parlami d'amore Mariù/ tutta la mia vita sei tu/ gli occhi tuoi belli brillano/ fiamme di sogno scintillano/ dimmi che illusione non è/ dimmi che sei tutta per me/ qui sul tuo cuor non soffro più/ parlami d'amore Mariù).
La lettura del libro "Vittorio De Sica" mi ha regalato una rimembranza splendida, mi ha arricchito di un ricordo eccezionale.
Li ringrazio.
Sono certo che tanti altri lettori li ringrazieranno di cuore.
"Vittorio De Sica"
di Vittorio Esposito, Foto di Carlo Riccardi

"Un amore di carta" di Jean-Paul Didierlaurent
Una storia d'amore tra un uomo e una donna uniti dalla passione per i libri.
Così, il grigiore di una vita si colora.
Un romanzo avvincente di Didierlaurent dopo racconti premiati.
"Un amore di carta"
Jean-Paul Didierlaurent



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