Numero 10 del 2016
Titolo: C'era una volta
Autore: Redazionale
Articolo:
Perché le donne non hanno la barba
Tanto tempo fa le donne avevano la barba. Non era come quella degli uomini. La barba delle donne era più lunga, sottile e più bella. Le donne si prendevano grande cura della loro barba. La maggior parte ne andava così orgogliosa da gareggiare con gli uomini, anche con fratelli, mariti o padri. Una delle donne più attente alla propria peluria del mento era Nkemdiche. Lei e le sue tre sorelle erano le figlie di un uomo chiamato Enyioma. Le ragazze erano ammirate da tutti per la loro bellezza, soprattutto per la raffinatezza della loro barba. Vicino alla loro casa abitava il re EnyiMba. Il suo tesoro più prezioso era un anello d'oro. La figlia del re era una ragazza di buon cuore che quando c'era bisogno dava una mano ai servi che tenevano in ordine la casa.
Un giorno stava lavando i piatti e non si accorse che l'anello del padre era stato dimenticato su uno di questi. Rassettando la cucina, gettò senza volere l'anello nell'acqua usata per risciacquare. L'anello finì nelle fogne e poi in mare, dove venne mangiato da un pesce. Un giovane pescatore, quello stesso pomeriggio, pescò così tanto pesce da sfamare per un po' la sua famiglia e da avere abbastanza merce da portare al mercato. Mentre stava pulendo una delle carpe, trovò nelle sue viscere l'anello perso dal re. Allegro per la scoperta, andò subito al mercato a vendere il gioiello, che venne comprato da Nkemdiche. Mentre il pescatore non sapeva di chi fosse l'anello, Nkemdiche lo aveva capito ma non volle ridare il monile al suo proprietario. Anzi, lo nascose nella barba. Quando il re si accorse di non avere più l'anello, cominciò a cercarlo ovunque. Nessuno aveva idea di dove fosse finito.
Il pescatore, venuto a conoscenza della ricerca del re, capì di chi era l'anello trovato nel pesce. Sapendo che il re non lo avrebbe punito per la sua buona fede, andò al castello a raccontare la storia della sua pesca miracolosa e della vendita dell'oggetto. I servi del re cercarono ovunque Nkemdiche, ma senza successo. La ragazza si era nascosta, sperando di cavarsela. Il re mise una taglia sull'anello. Allora Nkemdiche si presentò dal re, facendo finta di avere trovato solo allora il gioiello. La giovane lo tirò fuori dalla barba e tutti capirono che l'aveva sempre avuto lei.
Gli uomini presenti si scandalizzarono, ma le donne erano orgogliose che Nkemdiche avesse beffato i ricercatori grazie alla barba. Il re voleva condannare a morte la ragazza, ma i servi uomini dissero: «Perché non la costringe a tagliare la barba?».
«Sì, anzi farò in modo che tutte le donne non se la facciano mai più crescere», disse il re. Da allora le donne non hanno più avuto la barba.
La storia del vicino buono e del vicino cattivo
(Fiaba di Kathmandu)
C'erano una volta in un villaggio del Tibet due vicini che avevano un carattere completamente diverso. Uno era molto ricco, ma estremamente avaro, l'altro molto povero, ma sempre pronto a dare e ad aiutare chiunque fosse in difficoltà.
Un giorno, due passeri costruirono il nido sopra la finestra della casa del povero e vi deposero alcune uova. Dopo alcuni giorni le uova si schiusero e i genitori furono costretti a restare per molto tempo fuori dal nido in cerca di cibo.
Un mattino, un uccellino cadde dal nido e si ruppe una zampa. Fortunatamente, il povero lo raccolse, gli steccò la zampina e lo rimise nel nido. Quando si fu rimesso, l'uccellino tornò dal povero con dei chicchi di frumento nel becco per dimostrargli la sua gratitudine, dicendogli di piantare i chicchi nel suo giardino ed aspettare il raccolto. Quel passero era, in realtà, uno spirito buono con le sembianze di un uccello. Il povero non poteva saperlo, ma piantò ugualmente i chicchi come gli era stato detto e non ci pensò più.
Immaginatevi la sua sorpresa quando, parecchie settimane dopo, apparvero sugli steli, al posto del frumento, delle pietre preziose! Così il pover'uomo diventò improvvisamente ricco.
Il suo vicino ne fu estremamente geloso e fu colto dalla curiosità di sapere a cosa fosse dovuto quel colpo di fortuna.
Invitò il brav'uomo a pranzo e gli chiese come mai fosse diventato ricco. L'ingenuo, senza farsi pregare, gli raccontò l'accaduto.
L'avido vicino decise di diventare ricco anche lui, dal momento che sembrava una cosa tanto facile. Per caso, una famiglia di passeri aveva costruito un nido anche sulla sua finestra. Si sporse dalla finestra all'ultimo piano della sua casa, prese un pulcino dal nido e lo fece cadere per terra. Il piccolo uccellino si ruppe così una zampa. Poi corse giù, legò con una cinghia la zampa dell'uccellino e lo rimise nel nido, con la speranza di ottenere anche lui una ricompensa.
Come aveva sperato, gli furono dati dei chicchi da piantare nel giardino. Ma quando crebbero, l'uomo ebbe la spiacevole sorpresa di trovarsi davanti, al posto delle pietre preziose, un brutto ceffo con un fascio di carte sotto il braccio. Lo strano tipo lo minacciò dicendogli di pagare tutti i debiti che aveva accumulato durante la sua vita, presentandogli i documenti come prova. Così, l'avido spilorcio perse tutto ciò che possedeva.
Questo fatto aumentò in lui l'odio e l'invidia per il vicino onesto, mentre quest'ultimo aveva ormai dimenticato le loro divergenze. Un giorno l'uomo onesto chiese al vicino di custodirgli una borsa piena d'oro, mentre lui si assentava per un viaggio. Il vicino disonesto non seppe resistere e si lasciò sopraffare dall'avidità. Quando l'uomo onesto ritornò, trovò che l'oro nella borsa era stato sostituito con della sabbia.
L'avaro disse che l'oro che gli era stato lasciato si era sorprendentemente tramutato in sabbia. Senza discutere, il vicino onesto ritornò a casa.
Trascorsero molti giorni e il brav'uomo manteneva sempre dei buoni rapporti con il vicino. Un giorno, l'avaro dovette andare per qualche tempo in un altro villaggio e decise di lasciare il suo figlio più piccolo dal vicino, certo che ormai questi avesse dimenticato la faccenda.
In realtà, l'uomo buono voleva dargli una lezione. Addomesticò una scimmia e le insegnò a dire: «Padre, padre, sono tuo figlio». Quando l'avaro ritornò e chiese del figlio, il buon vicino rispose: «È in casa». Egli guardò dentro e rimase sconvolto nell'udire una scimmia che, da un angolo, gridava: «Padre, padre, sono tuo figlio».
L'avaro incollerito chiese che suo figlio gli fosse subito restituito. Il buon vicino gli disse con calma: «Ma questo è tuo figlio; si è trasformato in una scimmia».
Allora il cattivo vicino di casa si rese conto di essere stato un imbroglione. Pregò il brav'uomo di restituirgli il figlio, promettendogli di ridargli la borsa d'oro che gli aveva ingiustamente sottratto.
E giurò che in futuro non avrebbe più ingannato nessuno.