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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 10 del 2016

Titolo: EMERGENZE- Quando la natura colpisce

Autore: Ida Palisi


Articolo:
Da Amatrice alla Calabria, impariamo a far fronte alle calamità naturali

"È stato un risveglio tremendo, perché stava cadendo tutto: la casa, le pareti esterne... Ho realizzato in un millesimo di secondo che c'era il terremoto. Ho messo i piedi a terra e ho calpestato un mucchio di detriti. Sono riuscito a trovare le scarpe nell'armadietto e so di averne indossata una diversa dall'altra ma mi sono precipitato nella camera di mia moglie e l'ho trovata immobilizzata: era caduto un tramezzo dalla casa accanto che la bloccava dall'inguine in giù. È stato terribile". Erano le 3.36 della notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 e Luigi Leonardi Paris stava dormendo nella sua casa di Amatrice, quando il terremoto l'ha svegliato di soprassalto. A pochi passi c'era l'hotel Roma, l'albergo che si è letteralmente sbriciolato dopo le prime scosse del sisma. Il signor Luigi abitava in un appartamento indipendente con giardino e garage, in via del Castagneto, nella zona orientale del paesino laziale. Sessantasette anni, da venti sposato con la cinquantenne Ernestina, conosciuta quando faceva il fisioterapista a tempo pieno. È diventato famoso in tutto il mondo per averla salvata dal crollo della casa, pur essendo cieco. Sente le urla e corre a salvarla, senza pensarci su neanche un secondo. "Per fortuna sono riuscito a liberarla" racconta "solo che poi ho avuto qualche problema nell'aprire le porte. Gli infissi non erano più al loro posto ma con la mano sinistra li ho mossi, ho spostato la porta e sono riuscito a uscire". Il signor Luigi racconta che la sua maggiore preoccupazione era il tramezzo addosso alla moglie: "Se si fosse spostato anche di poco, l'avrebbe uccisa", dice. "E per fortuna le pareti sono crollate tutte all'esterno, altrimenti saremmo morti". A più di un mese di distanza, il suo racconto è molto dettagliato, abituato com'è a visualizzare nella mente ogni piccolo particolare. "Sulla porta c'era un pomello a croce, sono riuscito a prenderlo con due mani fino a che non ho allineato l'anta e sono uscito portando fuori anche mia moglie. Poi ho sentito la cagnetta con il campanello e mi sono detto: evviva, siamo salvi tutti e tre". "Il buio - ricorda ancora il signor Luigi - in questo caso mi è stato amico: mi muovo bene nell'oscurità, ci sono abituato. Chi non vede usa tutto ciò che ha: l'olfatto, l'udito e il tatto. In questo caso era complicato perché a terra c'era di tutto, ci sarà stato uno strato di almeno novanta centimetri di detriti". Luigi Leonardi Paris racconta di aver perso la vista con una malattia autoimmune a ventitré anni. Oggi ne ha sessantasette ma dice di sentirsene quaranta. Come fisioterapista era responsabile di reparto nell'ospedale di Amatrice. Ora fa solo consulenze private, ed è molto richiesto, anche fuori regione. "Avrei potuto scegliere altri posti - spiega - ma mi piace questa montagna". E qui si muove bene, tanto che, una volta fuori, è riuscito a fare anche da guida alla moglie Ernestina, perché è miope e in quel momento non aveva gli occhiali. "Tutto è durato ottanta secondi - ricorda ancora Luigi - ma sono stati lunghissimi. A parte la difficoltà di uscire da casa, sono stato agevolato dal fatto di riuscire a muovermi al buio". La percezione del terremoto, secondo il signor Leonardi Paris, non è diversa da quella degli altri che possono vedere. "I rumori sono talmente brutti dentro che hai paura che la tua casa diventi una bara". Secondo lui in casi come questo "si muove molto meglio uno che non vede, mentre dopo, fuori, siamo come dei bambini che vengono presi sotto braccio". Lui non si è allontanato subito dall'abitazione, non se la sentiva di abbandonarla. "A un certo punto è passato un signore che mi ha spiegato cosa stava succedendo" dice. "Solo dopo un po' mi ha detto di essere un giornalista di Tv2000, è stato gentile e io l'ho autorizzato a trasmettere quello che avevo detto". Ora con la labrador Andrea e con la moglie vive in un appartamento a Poggio Cancelli nel comune di Campodosso, in una delle case prefabbricate che furono costruite dopo il terremoto dell'Aquila nel 2009 e che all'epoca venne assegnata alla suocera. "Mi trovo bene, è una casa confortevole e non mi manca niente. Non ci metterò molto ad abituarmici - dice il signor Luigi - e a muovermi in questo villaggio. Non è complicato, conosco ormai tutti, so quali sono le strade e dove sono le case". I postumi del sisma però si fanno ancora sentire: il signor Leonardi Paris ha fatto uno sforzo enorme per liberare la moglie dal tramezzo e la schiena ne ha risentito, costringendolo poi a indossare un busto e ad assumere medicinali. "Ma mi rimetterò presto" afferma. "Con un terremoto come quello di Amatrice sarebbero bastati pochi secondi in più e saremmo rimasti sotto le macerie. Invece non mi ha sfiorato nemmeno un sassolino". Ma se Luigi Leonardi Paris ha dimostrato coraggio e sangue freddo ed è stato aiutato dalla perfetta conoscenza degli spazi in cui abitava, non è in alcun modo scontato che, in caso di calamità naturali tanto gravi come un terremoto devastante, una persona non vedente riesca a cavarsela come e meglio degli altri. Anzi. È per questo che è necessario organizzarsi in termini di formazione e anche di organizzazione per il post emergenza, come spiega il presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Cosenza, l'architetto Giuseppe Bilotti. "Ad Amatrice - dice Bilotti - il signor Luigi ha messo in pratica la conoscenza che aveva del posto, la sua mappa mentale: si ricordava bene dove si stava spostando, i luoghi del paesino e le strade ed è riuscito a prendere la moglie e a portarla fuori dal centro abitato. Se così non fosse stato, avrebbe corso un grande pericolo. Perciò occorre sapere bene dove ci si muove, se ci sono ostacoli, come alberi e pali della luce". Bilotti con l'IRIFOR (l'istituto di formazione, ricerca e riabilitazione per la disabilità visiva riconosciuto dal Miur) ha organizzato a Castelsilano, piccolo borgo di montagna nel crotonese, un progetto di formazione per ragazzi e ragazze non vedenti e ipovedenti affinché siano in grado di affrontare le situazioni di emergenza in caso di calamità naturali. La seconda edizione del progetto "Noi lo facciamo! E tu?" promosso con il supporto della Protezione Civile Regionale e di numerose associazioni di volontariato, ha visto impegnati per due settimane trentacinque ragazzi e ragazze in corsi di sopravvivenza, sport estremi, corsi di primo soccorso. Tutto il paese ha collaborato al progetto, ospitando i partecipanti mentre una cinquantina di abitanti si sono attivati come volontari, apprendendo insieme le tecniche di primo soccorso e l'utilizzo del defibrillatore automatico, che anche un non vedente deve saper utilizzare in caso di necessità. L'idea è che il binomio formazione-prevenzione sia fondamentale per affrontare con maggiore tranquillità le situazioni di emergenza e di calamità naturali. "Dall'esperienza che abbiamo fatto quest'anno - spiega ancora Giuseppe Bilotti - abbiamo acquisito anche conoscenze utili a creare un modulo tecnico di allestimento di protezione civile che sia accessibile a tutti, utile anche ai vedenti, con mappe tattili, colori di contrasto, segnaletica adatta". Quella dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Cosenza è un'iniziativa unica in Italia e ora Bilotti, già autore qualche anno fa di un piccolo vademecum su come muoversi in casa propria ("Pillole di sicurezza"), in collaborazione con il Dipartimento Regionale di Protezione Civile sta realizzando un manuale per garantire alle persone con disabilità, come ciechi e ipovedenti, l'accessibilità e la mobilità in piena autonomia. "È da quando sono crollate le Torri Gemelle - spiega Bilotti - che ho in mente il pallino della formazione. Al venticinquesimo piano di una delle Torri, sono morte persone non vedenti perché non sapevano come muoversi e attendevano i soccorsi, ma non hanno fatto in tempo perché l'aereo dei terroristi ha attraversato il grattacielo e li ha uccisi, insieme a migliaia di altre persone. Se fossero stati adeguatamente formati, avrebbero potuto benissimo scendere dalle scale. Da allora mi sono detto: perché dobbiamo aspettare gli altri, se abbiamo la capacità di poter fare tutto da soli? Solo che bisogna avere la formazione adatta". Conoscenza del posto di lavoro, dell'abitazione, dell'ambiente esterno: questo è ciò che occorre prima di tutto secondo il presidente calabrese che, da architetto non vedente, si è sempre dedicato allo studio dell'autonomia del cieco, anche con l'aiuto delle tecnologie. "In casa - spiega - bastano piccole accortezze: il non vedente quando succede qualcosa deve sapere dove posizionarsi e dove sono le vie d'uscita ma anche formarsi su cosa avere nell'abitazione, come pure su come deve essere predisposto un campo di protezione civile. C'è bisogno di formazione anche per i volontari, su come si devono comportare con le persone con disabilità. Se il cieco è opportunamente formato è più agevolato, come lo è anche il Dipartimento di protezione civile". Secondo il presidente dell'Unione di Cosenza, se il campo di protezione civile è allestito con una logica adeguata, il non vedente non ha bisogno di niente. "Si deve posizionare la tenda grande dove si mangia e dove si fanno le attività comuni, differenziare le tende e predisporre un percorso tattile. Piccole attenzioni come queste e come le scritte ingrandite, agevolano non solo il cieco assoluto e l'ipovedente ma anche le persone normali, che avrebbero a disposizione una logica più immediata per capire come muoversi in caso di calamità". Secondo Bilotti, non occorre stravolgere del tutto l'allestimento dei campi di protezione civile: "Bastano quattro-cinque tende che vengono collegate con la tenda centrale e con quella dei servizi, in modo che il non vedente sappia come spostarsi. Campi di questo tipo possono accogliere anche persone con disabilità e bambini". Una prima sperimentazione di successo è stata proprio quella del corso a Castelsilano dove è stato predisposto un vero e proprio campo in un'area di 4000 metri quadri, con il posizionamento di tende da otto posti letto, un'infermeria, servizi igienici, un tendone di circa 300 posti, una cucina da campo e tanti mezzi per il soccorso. Tutto ciò che è stato usato dai partecipanti alla fine è andato ad Amatrice.



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