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Corriere dei Ciechi

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Numero 10 del 2016

Titolo: RUBRICHE- Ti presento l'IRIFOR

Autore: a cura di Gianluca Rapisarda


Articolo:
Le attività di alternanza scuola lavoro degli studenti disabili visivi

Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall'applicazione delle nuove tecnologie, se è vero che hanno reso obsolete professioni che in passato avevano garantito la piena occupazione delle persone con disabilità visiva - quale quella del centralinista - è altrettanto vero che hanno creato nuove e diverse "situazioni di lavoro", idonee all'inserimento lavorativo dei disabili in generale, e di quelli visivi in particolare, che vanno al di là delle professioni "tipiche" del passato.
È questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei giovani con disabilità: cercare cioè il "posto giusto" per "la persona giusta", modalità questa che, se pur prevista dalla Legge 68/99, è stata, in questi anni, sottovalutata dai ciechi italiani e comunque non sempre presa a modello per l'inclusione di persone con disabilità nel mondo del lavoro che, ancora troppo spesso, interpreta l'assunzione di un disabile in termini assistenziali e non, come dovrebbe essere, secondo parametri di inclusione sociale.
Dietro le odierne difficoltà per l'occupazione dei giovani minorati della vista vi è tuttavia anche l'inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado.
E questo nonostante l'articolo 8 della Legge 104/92 - che individua gli interventi necessari a realizzare l'inserimento e l'integrazione sociale delle persone con disabilità - preveda l'attuazione di "misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro".
Sebbene l'autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, la scuola secondaria superiore - che ha tra l'altro, fra i propri obiettivi primari, la formazione verso l'inclusione sociale dei giovani - non ha saputo dunque sviluppare una progettazione didattica riferita a una vera e propria "cultura dell'inclusione" delle persone con disabilità, capace di guardare al di là degli stretti confini dell'aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi "caratteristici", per così dire, della scuola dell'obbligo.
In altre parole, il percorso formativo si svolge nell'angusto "orticello" della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le risorse culturali e il sistema socio economico e produttivo di esso.
A questo limite potrebbe porre rimedio l'alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un percorso formativo che rientra a pieno titolo nell'attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica ecc.), che accoglierà l'alunno in stage.
Per i ragazzi con disabilità visiva, in particolare, tale sistema sarebbe molto importante per l'acquisizione di una migliore autonomia di movimento e personale, arricchirebbe il loro bagaglio di esperienze, permettendo loro di mettersi in gioco in un ambiente diverso e meno protetto della scuola, di assimilare le competenze relative al ruolo del lavoratore e di verificarsi e scoprirsi capaci di svolgere - se messi in condizione di operare in pari opportunità - le mansioni dei colleghi. Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro contribuirebbe a sviluppare la cultura dell'accessibilità degli ambienti e di quella digitale e a incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo sulle potenzialità operative delle persone cieche ed ipovedenti.
Forse qualcuno ha sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nella recente Legge della Buona Scuola del 2015. Essa, invece, era già stata normata dieci anni fa dal Decreto Legislativo n. 77 del 2005, dal 2014 è stata presente - in via sperimentale - in diverse realtà scolastiche ed infine, a partire dall'a.s. 2015-16, ai sensi della già citata 107, è stata istituzionalizzata oltre che negli Istituti tecnici e professionali anche nei Licei per tutti gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età.
A tal proposito l'I.Ri.Fo.R nazionale ha appena avviato una ricerca mirante a conoscere e determinare con precisione quanti siano gli studenti con disabilità visiva inseriti in questi percorsi formativi, rivolgendosi ai nostri CCT ed Istituti dei ciechi e direttamente agli interessati, al fine di individuare eventuali criticità e buone prassi da segnalare al MIUR, affinché intervenga per rendere efficace e veramente inclusiva la pratica dell'alternanza scuola lavoro anche per gli alunni disabili visivi.
In questa prospettiva la ricerca, articolata nelle fasi che saranno descritte oltre, intende indagare i vari piani che, dalla formazione alle esperienze di alternanza scuola lavoro, i minorati della vista si trovano a percorrere per giungere a un effettivo ingresso nel mondo del lavoro.
Come si può intendere, sarà decisivo l'apporto che ogni struttura territoriale vorrà offrire per assicurare la maggior attendibilità scientifica a tale rilevante iniziativa.
Sotto l'aspetto operativo la ricerca punterà, in prima battuta, a rintracciare sull'intero territorio nazionale gli studenti minorati della vista nati tra il 1999 ed il 2000 e frequentanti il terzo anno della scuola secondaria superiore, ma anche quelli iscritti in altre classi delle superiori, se inseriti in percorsi sperimentali di alternanza scuola lavoro. Si mirerà solo a tale tipologia di destinatari al fine di circoscrivere il campione analizzato ad una fascia di popolazione effettivamente coinvolta nei percorsi di alternanza scuola lavoro.
Seguirà una fase in cui, agli alunni individuati, sarà somministrato un questionario conoscitivo finalizzato a verificare il tipo di stage professionale espletato e il lavoro svolto, oppure se essi abbiano incontrato ostacoli, impedimenti o addirittura rifiuti nel praticare percorsi di alternanza scuola lavoro.
Tale fase consentirà di distinguere tra gli studenti che abbiano svolto lo stage di alternanza con successo e soddisfazione e quelli che, invece, per motivi vari, lo hanno vissuto negativamente o sono stati impossibilitati a sperimentarlo.
A questi ultimi sarà rivolta la terza fase della ricerca, mirata a conoscere le motivazioni e i condizionamenti che hanno condotto a tale situazione di insuccesso.
L'ultima fase della ricerca sarà costituita dalla elaborazione dei dati raccolti nonché dalla elaborazione delle ipotesi di lavoro future.



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