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Kaleîdos

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Numero 19 del 2017

Titolo: Non sediamoci!

Autore: Anna Tagliacarne


Articolo:
(da «F» n. 41-2017)
Acuta osservatrice dei cambiamenti sociali, cronista e inviata fin dagli Anni 50, Natalia Aspesi è stata assunta al quotidiano «Il Giorno» - unica donna - quando in redazione lavoravano 300 uomini. Giornalista di rango, dal 76 scrive per «la Repubblica» di costume, cinema, moda, cultura, di donne, di uomini, di amori e di tutto quello che le piace. Ironica come poche, pungente, anche un po' cattiva, ma sempre spiritosa, sostiene che dietro a una poltrona o «poltroncina» che rappresenta un potere, offerta da un uomo a una donna, si nasconde sempre una pericolosa trappola. O perlomeno un pasticcio (combinato, naturalmente, dai maschi) da risolvere.
D. Signora Aspesi, di recente ha scritto che il potere femminile è illusorio: lo pensa davvero o era una provocazione?
R. Teniamo conto della Storia. Ogni volta che c'è stato un progresso nella vita femminile si è poi tornati indietro. Prendiamo l'amministrazione Trump: il presidente degli Stati Uniti ha tagliato i fondi alle associazioni e ai consultori che praticano aborti e aiutano le donne nella contraccezione.
D. Niente è conquistato per sempre, dunque.
R. Margaret Atwood ha scritto nel 1985 «Il racconto dell'ancella», da cui è stata tratta una serie tv da pochi giorni in onda anche in Italia, immaginando un futuro spaventoso, che riassume tutte le persecuzioni subite dalle donne: con l'ascesa al potere di un regime misogino e maschilista, diventano solo strumenti per la riproduzione.
D. E nella realtà?
R. Le donne hanno preso per scontate le conquiste fatte. Per quanto riguarda le giovani che dicono: «Non sono femminista», perché forse temono che questo significhi «Odio gli uomini», be', magari fanno bene a dire così, ma se hanno il diritto di voto che permette loro anche di non andare a votare, dovrebbero pensare a quando, non molti anni fa, le donne non votavano. Non è detto che in futuro, anche in Europa dove stanno vincendo le destre estreme, questo diritto verrà mantenuto.
D. Vede nero oppure è realista?
R. Rispondo con un esempio. L'insegnamento era un lavoro maschile, che è diventato femminile solo perché era uno dei lavori meno pagati e dunque gli uomini l'hanno lasciato alle donne. Anche il medico ospedaliero è poco pagato - oramai gli ospedali pagano i medici come gli impiegati - per cui sempre più donne occupano quei posti. Questo per dire che la donna è sempre, ancora, una seconda scelta. Normalmente. Tranne rarissimi casi.
D. Anche nei posti di potere che occupa?
R. Sì. Non viene scelta perché è brava. Una mia cara amica, che ha un ruolo importante a Roma e non c'entra con il governo della città, mi ha detto: «Mi hanno dato questa carica solo perché nella società non c'era nessuna donna. Non hanno scelto me, avevano bisogno di una donna simbolica».
D. Essere una quota rosa è triste.
T. Lo è. Ma in un consesso di uomini - perché quasi sempre nei Cda ci sono 10 persone di cui 8 uomini - l'ultima cosa che viene in mente è il valore che una donna può avere.
D. Donne al potere in Italia: secondo lei, le signore sono pedine manovrate?
R. L'idea di manovrarle è certa. Poi, per quel poco che conosco, sono sicura che Laura Boldrini non sia manovrabile. Invece, Virginia Raggi, o anche Di Maio, sono messi lì per essere manovrati, quindi la «manovrabilità» non riguarda solo le donne. Di sicuro, però, se alle donne viene dato potere, è perché quel potere vale sempre meno.
D. Per esempio?
R. È ovvio che la Raggi è stata messa dove è non solo perché è manovrabile, ma anche perché andava a fare un lavoro impossibile: Roma è irrimediabile o ci vorranno mille anni perché venga recuperata. Quindi è stata una fregatura, e lei ha dimostrato di essere sciocca accettando quella carica. Sapeva benissimo che era un compito disumano, sapeva che sarebbe stata circondata dalla mafia, ma per ambizione ha accettato. Se fosse stata più intelligente avrebbe detto: «No, grazie».
D. E questo cosa ci spiega?
R. Non voglio la santificazione delle donne, anche noi possiamo essere delle stronze immani. Come gli uomini. Quello che ci ha rese genericamente delle eroine è l'essere state schiave dei maschi per secoli. Tranne quelle poche, una ogni 600 mila, che riusciva a diventare qualcuna. La femminilità è stata perseguitata, annullata, non considerata ed era giusto essere in tante a ribellarsi. Oggi però non c'è più quella spinta, un movimento che possa portare ad altre conquiste.
D. Siamo tornate indietro?
R. No, non esageriamo: le donne non avevano nemmeno la patria potestà. Prima del 75 non c'era il divorzio, e la legge sull'aborto è del 78. Se pensiamo alla storia delle donne, molto è cambiato: non avevamo il diritto all'eredità, non avevamo diritti sui figli, durante il fascismo non potevamo frequentare l'università. Ci sono dei passi importanti che abbiamo fatto, ma certo è difficile andare avanti.
D. Il femminismo oggi che peso ha?
R. È più culturale e ideologico che pratico. Ma se continuiamo a riferire al femminismo ogni conquista femminile, va a finire che non conquistiamo più niente! Molte giovanissime stanno perdendo terreno: sono circondate da messaggi che vengono dalla pubblicità e dai social, dove quello che conta è la bellezza unita alla giovinezza. Come nei secoli passati. E questa è una scelta delle donne.
D. Si è creata una frattura tra uomini e donne?
R. Oggi la frattura più che tra donne e uomini è tra democrazia e fascismo, e questo implica anche una frattura tra uomini e donne. Tuttavia non possiamo sempre vedere il maschio come un nemico, perché il maschio ci ha anche aiutate: le leggi che hanno sancito i diritti che abbiamo acquisito sono state approvate da governi e parlamenti al 90 per cento composti da uomini. Se tornassimo al fascismo, mettiamo alla Lega piuttosto che ai 5 Stelle, non sappiamo come potrebbe andare a finire.
D. Quindi è il cambiamento politico che fa paura?
R. Oggi c'è un'ipotesi di cambiamento politico che, come possiamo già osservare negli Usa, sta già avvenendo e riguarda la democrazia o la non democrazia. Non tanto gli uomini o le donne. Perché anche le donne di Trump, quelle che l'hanno votato, non vogliono l'aborto. La vera frattura è politica, non di genere. E questo è importantissimo: perché continuando a parlare delle donne buone e degli uomini cattivi ci dimentichiamo che tantissime donne hanno votato Trump e tantissime donne votano Lega. È una questione politica.
D. Quindi la sorellanza è una fantasia?
R. Ma certo! Io potrei mai essere sorella della Santanchè? Preferisco essere sorella di Pisapia.



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