Numero 19 del 2017
Titolo: Femminilità nuova
Autore: Antonella Fiori
Articolo:
(da «F» n. 41-2017)
Ragazze fuori dagli schemi. Con i capelli cortissimi e lo sguardo deciso. Opposte al modello velina: quelle che, ancora adolescenti, fanno le seduttive mostrando scollature generose, pose provocanti, in selfie studiati a tavolino. Il nuovo modello femminile che si sta imponendo invece delle curve sfoggia il coraggio: quello di cercare dentro di sé la scintilla che le rende uniche, originali. In «Tartarughe all'infinito», il nuovo romanzo di John Green (Rizzoli), l'autore di «Colpa delle stelle» (45 milioni di copie vendute nel mondo, di cui oltre un milione in Italia), la protagonista Aza è una ragazzina «tomboy», come altre eroine dei libri di questo scrittore di culto per gli adolescenti: maschiacce erano infatti sia Hazel di «Colpa delle stelle» sia Margo di «Città di carta». Una tipologia di giovani combattenti che ritroviamo anche nelle guerriere della serie tv «Il Trono di Spade» o in «Orange Is the New Black». Hanno i volti bellissimi, ma non stereotipati, di Cara Delevingne, Kristen Stewart, Shailene Woodley, le sorelle Rooney e Kate Mara. Per conoscerle meglio abbiamo intervistato Stefania Andreoli, psicoterapeuta che lavora da molti anni con adolescenti, famiglie, scuola.
D. Dottoressa, chi sono le ragazze maschiaccio?
R. Sono ragazze che rompono lo stereotipo della «bambina-principessa», che ha lungamente dettato legge, imponendo come dovessero essere fatte le femmine, sia nell'estetica sia nei comportamenti. Oggi queste ragazze non ci stanno a essere delle «signorine perfette». Ma attenzione: non sono certa che amerebbero la definizione di «ragazze maschiaccio», per due motivi. Non amano le classificazioni e desiderano sentirsi libere di essere se stesse, che per loro non equivale necessariamente a omologarsi a una versione maschile.
D. Che coraggio ci vuole a essere differenti dal modello corrente?
R. Il coraggio di essere se stessi non basta mai. Agli adolescenti di oggi ne occorre una quantità ancora maggiore del solito. Uscire dal modello corrente è certamente più ammissibile che in passato, ma chi lo fa incontra due grossi ostacoli: dover fare i conti con le aspettative dei genitori e, ancora di più, misurarsi con la propria reputazione, che in adolescenza è un concetto fondamentale: è il modo in cui si parla di te. Se senti la spinta alla diversità e all'originalità, ma non sai giocartela bene, rischi il linciaggio sociale: con i social può diventare una moderna e infamante caccia alle streghe.
D. Come evitarla?
R. Cercando di mettere il proprio modo di essere dentro a una fitta tela di relazioni, amicali e d'amore, che proteggano e amino la tua identità. Proprio come accade nei romanzi di John Green, che degli equilibri di queste dinamiche è un vero maestro.
D. Sono più forti rispetto a ragazze che chiedono alla madre di avere il seno nuovo?
R. Certo. Quanti di noi, anche se adulti, sarebbero capaci di uscire per andare nel mondo senza maschere, senza orpelli? Queste ragazze rinunciano ai tratti tipici della femminilità - curve sinuose, capelli fluenti, ciglia lunghe - sfidando il fatto di poter essere belle senza armi di seduzione, solo portando in giro se stesse. Spesso il risultato è riuscitissimo, un mix dove è difficile distinguere se il merito sia della zazzera corta, della sicurezza in se stesse o di entrambe le cose.
D. Attrici come Cara Delevingne, Kristen Stewart che messaggio di femminilità trasmettono?
R. Intanto piacciono moltissimo alle adolescenti. Non solo portano sulla scena il successo di un tipo femminile non canonico, ma trasmettono il messaggio fondamentale da fare arrivare alle ragazze: va bene, va sempre bene in qualunque modo siano fatte. Non ci sono più dettami di bellezza dentro i quali stare, regole di comportamento o sogni di futuro riservati ai soli maschi, catene corte che lasciavano al palo coloro che non si conformavano: oggi ci sono delle ambasciatrici della pluralità. E sono preziosissime, perché non fanno sentire sole. In riferimento a queste attrici, penso a quando entrambe si rasarono i capelli, quando Cara li tinse di grigio, quando si dichiararono fluide nell'orientamento sessuale: non è un attacco all'ordine costituito, è l'occasione di frequentare tutte le possibili versioni di sé.
D. Che rapporti hanno coi maschi queste ragazze rispetto alle altre?
R. Facili, spesso. Soprattutto perché non li vedono solo come potenziali prede o fidanzati, bensì come amici con cui instaurare relazioni profonde, che possono sfociare anche in storie d'amore. La fatica è con le altre ragazze, che possono sentirsi minacciate da qualcuno che attenta al modello di riferimento, ottenendo successo e popolarità.
D. È un modello vincente rispetto a quello delle veline?
R. Sicuramente. Queste ragazze androgine nei tratti segnano un cambiamento che racconta anche un certo tramonto del tentativo tradizionale di piacere e di piacersi «mettendo in mostra la mercanzia». Le millennial sanno che esistono infiniti modi di comunicare se stesse e hanno, con i social, un pubblico vastissimo. Se non piaci a Gigi e Anna, piacerai a Marco e Camilla.
D. Le madri che si ritrovano con una ragazza adolescente di questo tipo cosa devono fare? Incoraggiarla, aiutarla?
R. Qui ci vuole un monito: le madri non dovrebbero fare un bel niente, a meno che non siano le figlie a chiederlo. Stiamo attente a non cadere nell'«overparenting»: anticipare, prevenire, andare in ansia per qualcosa che temiamo succeda alle nostre figlie, che non mettono una gonna neanche alla comunione della cuginetta. In questo modo, anche se siamo in buona fede, rischiamo di dire tra le righe che pensiamo che qualcosa non vada. Che quella figlia non dovrebbe essere diversa, ma omologata come le altre. Quindi né incoraggiamento né aiuto. Solo amore per la figlia che abbiamo.