Numero 1 del 2018
Titolo: Se diventi nessuno, emergeranno tutti i tuoi volti
Autore: Davide Mosca
Articolo:
(da «Riza Psicosomatica» n. 442-2017)
Poetessa misteriosa e grandissima che in vita pubblicò poco, Emily Dickinson conservava nascosto un tesoro di saggezza. L'intervista «immaginaria» del nostro Davide Mosca è un'occasione d'oro per riscoprirla e apprezzarla come merita
Emily Dickinson mi aspetta in camera sua, al secondo piano della casa famigliare dove abita fin da quando è nata. Lascio la porta aperta e mi siedo sulla poltrona di pelle rossa che lei mi indica. Le finestre affacciano su un giardino ben curato. Vedo alberi svettare sopra il prato tosato e siepi correre tutt'intorno alla proprietà. I pesanti mobili di legno scuro assorbono la luce pomeridiana che proviene dall'esterno. Nella stanza aleggia odore di rosa e miele. Emily siede allo scrittoio tra le due finestre: indossa un vestito bianco, alto fino al collo, su cui pende un ciondolo ovale. Tiene le mani giunte in grembo, le gambe ripiegate in modo obliquo rispetto al pavimento, gli stivaletti che spuntano dall'orlo inferiore dell'abito. I capelli, folti e neri, sono divisi da una scriminatura in perfetta linea con il naso, gli occhi distanti, scuri e intelligenti. Sono occhi che paiono guardare dentro e oltre me. Mi muovo a disagio sul sedile. Nessuno dei due ha ancora aperto bocca ed è passato un minuto buono da quando ho chiesto permesso. Conosco il suo stile laconico, fatto di piccole rivelazioni e verità appena accennate, e la sua allergia ai lunghi discorsi e alle luci della ribalta, le propongo un'intervista a botta e risposta. Accetta con sollievo. «Comincia pure» mi invita con un gesto della mano. Ha una voce limpida, che mi aiuta a rilassarmi.
D. Molte persone sono convinte che per vivere bene o realizzarsi sia necessario conoscere se stessi. Tu, però, nelle tue poesie ci inviti a lasciar perdere questa inutile e impossibile operazione e a diventare «nessuno». È un consiglio che apprezzo molto.
R. Io sono nessuno. Tu chi sei? Nessuno pure tu? Allora siamo in due, ma non dirlo - potrebbero prendersela a male, lo sai! Che fastidio essere qualcuno: essere soltanto in un modo, non poter esprimere tutti i volti che conteniamo. Io vivo di contraddizioni, che sono l'asse portante della nostra anima. Sono tutto e il contrario di tutto e soltanto in questa tensione permanente realizzo la mia natura.
D. Nell'intimo di ciascuno di noi sono però contenuti svariati volti che in genere vengono ritenuti negativi, come la tendenza alla solitudine o la debolezza. Per te invece sono valori, energie dell'anima.
R. Sarei forse più sola senza la mia solitudine. È parte di me, arriva dal mio interno. Perché dovrei rifiutarla? Se la respingessi rifiuterai un mio volto, e sarei più sola. Quanto alla forza... Ebbene, non scoprire la propria debolezza è l'artificio della forza. La debolezza è in realtà l'intelligenza misteriosa di assecondare la nostra anima senza combattere o opporci alla direzione che ha scelto per noi.
D. A questo proposito spicca nei tuoi versi la fiducia verso il nostro progetto interno e il destino che ci attende.
R. Il pettirosso prova le sue ali. Non conosce la via, ma si mette in viaggio verso una primavera di cui ha udito parlare. La speranza è qualcosa con le ali, che dimora nell'anima e canta la melodia senza parole, e non si ferma mai. Dobbiamo fidarci della nostra anima e del suo progetto di vita. Più ci lasciamo andare, e più facilmente arriviamo dove dobbiamo andare.
D. Ciascuno di noi custodisce dunque un tesoro interno, ma molti lo ignorano o ne diffidano, preferendo omologarsi alle mode del momento piuttosto che osare.
R. Non conosciamo mai la nostra altezza, finché non ci chiamano ad alzarci. E se siamo fedeli al destino, tocca il cielo la nostra statura. Sarebbe allora l'eroismo l'opera di ogni giorno, se noi stessi non curvassimo la schiena, per paura di essere dei re. Siamo re, proprio così. Ci basta lasciar emergere ciò che abbiamo dentro. Non ci sono rivoluzioni da fare, non c'è nemmeno da cambiare posto. Possiamo realizzarci ovunque ci troviamo: infatti, come dico sempre io, gli angeli stanno nella casa accanto alla nostra, ovunque siamo.
D. Non dobbiamo cambiare luogo e nemmeno rimpiangere il tempo passato o agognare quello futuro. Ho capito bene?
R. Il sempre è fatto di tanti attimi; non è un tempo diverso, se non per l'infinito. Ogni attimo è prezioso, ogni attimo è quello giusto. Noi non diventiamo vecchi con gli anni, ma più nuovi ogni giorno. Questo è il vero mistero: perché ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo di noi e lasciamo andare qualcosa di vecchio, che non ci appartiene più.
D. Realizzarsi è dunque assecondare il proprio progetto interno giorno dopo giorno, senza preoccuparsi o voler sapere tutto in anticipo?
R. Ciò che posso fare, lo farò. Quello che non posso, deve restare ignoto alla possibilità. In questo senso possiamo dire che il Paradiso dipende da noi. Chiunque voglia, vive nell'Eden. Il Paradiso è appunto lasciar affiorare di volta in volta il mistero che custodiamo, senza rifiutarlo o volerlo modificare a nostro piacimento. Allora può manifestarsi appieno la meraviglia del vivere, così sorprendente che quasi non rimane tempo per qualsiasi altra cosa.
D. E l'amore? Che cos'è per te?
R. Che l'amore sia tutto quel che c'è, è tutto ciò che sappiamo dell'amore. Chi è amato non conosce morte, perché l'amore è immortalità o, meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perché l'amore fa rinascere la vita nella divinità. L'amore è il fuoco che ci anima, è la perenne trasmutazione di cui siamo protagonisti inconsapevoli.
D. Prima di andare posso chiederti un ultimo consiglio?
R. Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità.
Emily Dickinson
Duemila poesie chiuse in un cassetto rivelarono la poetessa più grande
Emily Dickinson nacque nel 1830 a Ahmerst, nel Massachusetts dove morì nel 1886. Considerata una delle maggiori poetesse statunitensi di ogni tempo, in vita pubblicò appena una manciata di componimenti. Alla sua morte la sorella scoprì nella sua stanza - dove si era ritirata a vivere nell'ultima fase della vita, in uno stato simile alla clausura - quasi duemila poesie, fulminanti rivelazioni di poche righe che potevano avere per oggetto tanto la vita quotidiana quanto grandi temi, come la Guerra di Secessione americana, di cui fu testimone.